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lunedì 27 ottobre 2014

III LA Brigata Ancona


Le Brigate dal Nome marchigiano La Brigata Ancona
La Brigata Ancona  era composta dal 69° e 70° Reggimento fanteria. Il 69° Reggimento fanteria “Ancona”, fu costituito in Alessandria il 1 agosto 1862 con elementi del 6° deposito provvisorio di Sicilia e con due compagnie dei reggimenti di fanteria di stanza nell’isola.
Prese parte alla terza guerra di indipendenza; partecipò con la sua 12a compagnia alla spedizione in Cina del 1900, a Tien Sin, partecipando, quindi, alla azioni di reperti internazioni nella guerra dei Boxer.
Concorse alla formazione dei battaglioni d’Africa del corpo di operazione per la guerra italo-etiopica del 1896-98. Ebbe larga parte nella mobilitazione di tre reggimenti per la guerra Italo-turca del 1911-1912.
Il 70° Reggimento fanteria “Ancona” aveva come motto  “in arduis rebus virtus”, e si costituì, come il suo gemello, il 1 agosto 1862, e le vicende sono similari fino al 1881; concorse alla formazione della Brigata con l’ordinamento di quell’anno. Partecipò alla terza guerra d’indipendenza, e concorse con sue unità minori alla formazione dei battaglioni d’Africa per la guerra italo-etiopica del 1896-98 e per la guerra di Libia del 1911-12.
Entrambi avevano, ANCHE LORO, come stemma quello della città di Ancona, il Guerriero a cavallo con il tridente di casa d’Angiò.[1]
Nel 1915 la sede dei reggimenti in pace era Firenze. I Distretti di reclutamento  sono: Ascoli Piceno, Bergamo, Campagna, Catania, Gaeta, Orvieto, Torino, Treviso.
Impiego nella I Guerra Mondiale
La Brigata svolse le operazioni dal 1915 al 1918.
Nel 1915 anche la Brigata Ancona è nel settore Dolomitico, ed opera quasi a fianco della Brigata Marche, ad oriente delle Tre Cime di Lavaredo. Ad ottobre viene trasferita sul fronte dell’Isonzo, ove partecipa alla 4a Battaglia dell’Isonzo nella zona di Oslavia.
Nel 1916, dopo un periodo di ordinamento, viene trasferita, in aprile, nel Trentino, nell’alto Astico alle dipendenze della 35a Divisione. Nel giugno è nel settore di Monte Corno ove partecipa alle operazioni in cui fu catturato Cesare Battisti.
Nel 1917 partecipa alla 10a battaglia dell’Isonzo e, come rincalzo,  alla successiva. E’ investita appieno dall’offensiva austriaca dell’ottobre, la battaglia di Caporetto, dove i suoi reggimenti oppongono una ordinata ritirata, lasciando dietro di se numerose perdite, ma non si disunisce ne si disintegra.
 Il 2 novembre passa il Tagliamento al ponte della Delizia; raggiunto il Piave è riordinata nella zona di Padova. Nel 1918, di nuovo ricostituita, ad aprile è assegnata nel settore di Valbella e partecipa a tutte le operazioni della primavera estate, compresa la battaglia del Solstizio, nel basso Piave. Ad ottobre a quella di Vittorio Veneto, tanto da essere citata sul Bollettino del Comando Supremo del 2 novembre 1918.
I Riconoscimenti e le Perdite
Per il suo valore ha avuto la Medaglia d’Argento al V.M. alla Bandiera del 69° Reggimento, per i combattimenti dell’ottobre 1917 sul Fajiti, durante la ritirata di Caporetto, la Medaglia di Bronzo alla bandiera del 70° Reggimento per il ciclo di operazioni del 1918,  Due suoi Militari sono decorati di Medaglia d’Oro, mentre 101 ufficiali e 83 uomini di truppa hanno avuto la Medaglia d’Argento; 280 ufficiali e83 uomini di truppa quella di bronzo.
4 suoi Comandanti hanno avuto l’Ordine Militare di Savoia sul campo, segno indubbio che la Brigata è stata ben diretta e condotta.
Per il suo impiego, e quasi stupefacente dirlo, la Brigata Ancona ha avuto tra Caduti feriti e Dispersi, 18900 uomini, ovvero è stata ricostituita in tre anni e mezzo di guerra, quasi cinque volte.



[1]Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939  - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), Edizioni Luigi Alfieri, Milano, 1938.


IV Conferenza. La Brigata Macerata

Le Brigate dal Nome marchigiano La Brigata Macerata

L’ossatura generale dell’Esercito Italiano prevista sin dal 1873 ( le riforme che vanno sotto il nome di chi ne fu l’ispiratore, Ricotti Magnani) prevedeva forze di 1a, 2a, e 3°. Questo ordinamento si sviluppò in oltre quarant’anni ed ebbe  pratica attuazione nel 1910, con la costituzione dei Nuclei di Milizia Territoriale (2a linea) per ciascun Deposito di reggimento di fanteria, cavalleria, artiglieria e battaglione alpino. La costituzione di tali nuclei avvenne per fasi successive, si che, alla vigilia del primo conflitto mondiale, l’Esercito Italiano disponeva già di un cospicuo numero di unità di seconda linea e precisamente 52 reggimenti di fanteria, 11 battaglioni bersaglieri, 38 compagnie alpine, 23 squadroni di cavalleria, 13 reggimenti artiglieria da campagna. I 52 reggimenti di fanteria numerati dal 111° al 162° andarono a costituire 26 nuove Brigate.[1] Tra questi, i reggimenti 121° e 122° costituirono la Brigata Macerata.
Impiego nella I Guerra Mondiale
La Brigata Macerata fu costituita, quindi,  il 1 marzo 1915. Il Comando di Brigata ed il 122° Reggimento dal deposito del 12° Fanteria[2], il 121° Reggimento dal deposito dal 93° reggimento.[3] L’area in cui questa Brigata fu radunata sono proprio le Marche. Nelle provincie di Macerata ed Ancona, con le sedi principali a Macerata e Chiaravalle. Da queste località la Brigata partì per il fronte il 2 giugno 1915. e fu impiegata nell’ estate del 1915 nella zona di Redipuglia e sul Carso, in posizioni che divennero note come la Trincea delle Frasche, la Trincea di Razzi, ecc. Alternando a riposo rimane per il 1916 in queste posizioni, e partecipa alla Battaglia di Gorizia, ove si distingue. In autunno è nel settore di Doberdò, ove svolge pesanti azioni che però, nonostante sacrifici, non danno i risultati sperati.
Per dare respiro agli uomini, per tutto il 1917, è inviata a presidiare il Settore Brentonico-Crosano, ritenuto tranquillo e vi rimane tutto l’anno. Il 1918, dopo un periodo in Val Lagarina, è sul Piave nelle truppe di rincalzo per la Battaglia del Solstizio, giugno 1915 e combatte alle Grave di Pappadopoli. Partecipa alla battaglia di Vittorio Veneto ed il 31 ottobre passa il Monticano e raggiunge, a sera, la Livenza ed il 4 novembre libera San Vito al Tagliamento, ove la raggiunge la notizia dell’armistizio.
I Riconoscimenti e le Perdite
La Brigata Macerata ha avuto la Medaglia d’Argento al V.M. alla bandiera del suo 121° reggimento, per la partecipazione alla Battaglia del Solstizio e di Vittorio veneto;  Una medaglia d’Oro fra i suoi Uomini, mentre 80 Ufficiali e 120 uomini di truppa sono stati decorati di Medaglia d’Argento, e 194 Ufficiali e 103 Militari di truppa decorati di Medaglia di bronzo
Il tributo in termini di Perdite della Macerata è anch’esso alto: oltre 10200 uomini fra Caduti Feriti e Disperi, ovvero fu ricostituita due volte.



[1] Le nuove brigate ebbero questi nomi Piacenza (111° e 112° Reggimento), Mantova (113° e 114° Reggimento), Treviso (115° e 116° Reggimento), Padova (117° e 118° Reggimento), Emilia (119° e 120° Reggimento), la citata Macerata (121° e 122° Reggimento), Chieti (123° e 124° Reggimento), Spezia (125° e 126° Reggimento), Firenze (127° e 128° Reggimento), Perugia (129° e 130° Reggimento), Lazio (131° e 132° Reggimento), Benevento (133° e 134° Reggimento), Campania (135° e 136° Reggimento), Barletta (137° e 138° Reggimento), Bari (139° e 140° Reggimento), Catanzaro (141° e 142° Reggimento), Taranto (143° e 144° Reggimento), Catania (145° e 146° Reggimento), Caltanisetta (147° e 148° Reggimento), Trapani (149° e 150° Reggimento), Sassari (151° e 152° Reggimento), Novara (153° e 154° Reggimento), Alessandria (155° e 156° Reggimento), Liguria (157° e 158° Reggimento), Milano (159° e 160° Reggimento), Ivrea (161° e 162° Reggimento).
[2] Il 12° Reggimento Fanteria “Casale” (motto: per calvarium ad laurum) proveniente dalla trasformazione del 2° Reggimento della brigata originaria, ebbe l’anzianità della Brigata Casale (13 novembre 1821) con l’11° Reggimento, depositario della fiera tradizione del reggimento del Monferrato di Sua Altezza Reale. Organicamente costituito alla data del 4 maggio 1839, partecipò ai fatti d’arme della prima guerra d’indipendenza 1848-1849 combattendo a Mantova. Santa Lucia, Canale della Muzza, Milano, alla Sforzesca ed alla battaglia di Novara. Per i combattimenti sostenuti nella prima fase della campagna e per l’assedio di Peschiera, la 1a compagnia del reggimento fu decorata con medaglia di bronzo al valor militare. Concorse alla formazione di reparti di fanteria d’Africa per la guerra italo-abissina 1895-96 ed alla mobilitazione di cinque reggimenti di fanteria del corpo di operazione per la guerra italo-turca 1911-1912. Un reggimento dalle solide tradizioni militari.
[3] IL 93° reggimento fanteria “Messina” (motto:impetuosa messanensis legio”) si formo a Gaeta il 1 novembre 1884 in virtù del Regio Decreto 4 settembre 1884 con elementi di cinque reggimenti di fanteria destinati a formare le unità contemplate nel’ordinamento del 1882. Fece parte, col 94° Reggimento fanteria, della Brigata Messina di nuova formazione, rimanendovi fino allo scioglimento di questa, che avvenne nel 1926. Partecipò con la sua 4a compagnia alla prima guerra d’Africa 1887-1888; prese parte, mobilitato, alla guerra italo-turca 1911-1912.

V Conferenza. La Brigata Piceno


Le Brigate dal Nome marchigiano La Brigata Piceno
La brigata Piceno si costituisce il 6 febbraio 1917 da due dei più prestigiosi e ricchi di tradizione reggimenti dell’Esercito Italiano; il Comando di Brigata ed il 235° Reggimento dal Deposito del 17° Reggimento fanteria Acqui[1]; il 236° dal Deposito del 13° Fanteria Casale.[2]
Impiego nella I Guerra Mondiale
Come la Pesaro, anche la Piceno ebbe circa il 20% del personale composto da reclute delle nuove classi del 1897 e 1898; siamo al limite della disponibilità di uomini di leva; solo l’anno dopo sarà chiamata la classe del 1899. Per vari mesi, dopo la costituzione, la Brigata attese ad intensi cicli di addestramento ed amalgama; poi fu impiegata nell’area di Monfalcone e quindi nel Carso e si distingue, insieme alla Brigata Granatieri, nei combattimenti di Selo. Per questi combattimenti i suoi reggimenti ricevono la Medaglia d’Argento alla Bandiera del 235° Reggimento e  quella di Bronzo al suo gemello 236°. Inoltre  è citata sul Bollettino di Guerra del Comando Supremo del 19 dicembre 1917, in piena battaglia di arresto.
 Ritirata per riordinarsi nel 1918 è successivamente impiegata sul Pasubio e sulle Porte del Pasubio, settore di Cosmagnon; Nell’offensiva finale, conquista varie posizioni ed il 3 novembre entra in Rovereto, che presidia per intero ed il giorno dopo, 4 novembre, ove la raggiunge la notizia dell’armistizio di Villa Giusti
I Riconoscimenti e le Perdite
Già detto delle ricompense collettive, non ha militari di truppa decorati di Medaglia d’oro, mentre 31 Ufficiali e 16 Militari sono decorati di Medaglia d’Argento e 31 Ufficiali e 11 Militari di truppa con quella di Bronzo. Riceve anche un Ordine Militare di Savoia.
In due anni di guerra la Brigata perde un quarto dei suoi effettivi: infatti ha 1150 fra caduti, feriti e dispersi.



[1] Il 17° Reggimento fanteria “Acqui” ha origini nel vecchio reggimento Deportes (1703) formato nel Regno di Sardegna da stranieri di varia nazionalità, che divenne reggimento Audibert nel 1730, Monfort nel 1746, De Sury nel 1769, Chiabese nel 1774, nazionale nel 1794. Il 26 ottobre 1796 prese il nome di “Reggimento Alessandria”. Coi reggimenti Monferrato e Saluzzo costituì la 2a mezza brigata di linea del reggimento piemontese durante il periodo napoleonico, si organizzò poi, al ritorno di Sua Maestà Vittorio Emanuele I nei propri Stati di terraferma, prendendo il nome di brigata Alessandria che, nel 1821, rinforzato dalle classi provinciali chiamate alle armi, si tramutò in brigata Acqui. I due reggimenti di questa, 1° e 2° inquadrando gli uomini dei battaglioni Cacciatori di Savoia, La Regina ed Aosta, il 4 maggio 1883 cambiarono il loro ordinativo in 16° e 17° reggimento fanteria Aqui. Colla brigata ebbe anzianità 13 novembre 1821, e nel 1909 fu reso depositario della antica brigata Alessandria. Vanta così l’eroica difesa di Chivasso, quella memorabile di Torino, l’assedio della fortezza di Fenestrelle, la battaglia di Parma, il fatto d’arme di Guastalla, la guerra del 1742-48 di Carlo Emanuele, la difesa dell’Assietta e la campagna delle Alpi contro gli eserciti della repubblica del 1792-1796. Prese parte alla guerra 1848-49 meritando la medaglia d’argento al valor militare per il fatto d’arme della Sforzesca e per la battaglia di Novara. Con quattro compagnie, inquadrate nel 5° reggimento provvisorio, combattè alla Cernaia nel 1855-56. Tre anni dopo, durante la seconda guerra d’indipendenza, fu a Frassineto, sulla Sesia, alla battaglia di San Martino, all’investimento di Peschiera, guadagnando la seconda medaglia d’argento. Concorse alla seconda spedizione d’Africa colla formazione dei battaglioni che combatterono nella giornata del 1 marzo 1896  (Adua) ed ebbe larga parte nella mobilitazione di tre reggimenti per la guerra italo-turca 1911-1912. Cfr. Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939  - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), Edizioni Luigi Alfieri, Milano, 1938.
[2] Il 13° Reggimento fanteria “Pinerolo” ha origini nell’antico reggimento savoiardo comandato da marchese Lullin de Geneve che fu costituito durante la Guerra del Piemonte contro Genova (1672). Divenne proprietà del Bagnasco , quattro anni dopo del Masino nel 1768, ed entrò a far parte, nel 1680, dei reggimenti d’ordinanza col nome di Saluzzo di Sua Altezza Reale . Coi reggimento Monferrato ed Alessandria formò, nel periodo 1798-1812 la 2a mezza brigata di fanteria di linea dell’esercito della nazione piemontese, ed alla restaurazione ebbe  nome di brigata Saluzzo. Il 13 novembre 1821 formò la brigata di Pinerolo che, accresciuta da elementi del battaglione cacciatori reali piemontesi e dei cacciatori di Savoia, si divise in due reggimento (1° e 2°) che presero rispettivamente la denominazione di 13° e 14° reggimento fanteria (Brigata Pinerolo) nel 1839. Partecipò alle guerre del XVIII secolo, combattendo a Staffarda, alla Marsaglia, nei memorabili assedi di Cuneo, Pinerolo, Valenza e Torino. Fu in Sicilia alla difesa di Trapani nella guerra contro la Spagna (1718-19), combattè contro gli Imperiali a Parma e Guastalla (1733 -35 ) partecipò alla guerra della “pragmatica sanzione” (1742-48) distinguendosi a Castelbellino, Villafranca, Montalbano, Pietralunga, Madonna dell’Olmo. Fu uno dei reggimenti che si immolarono nella bella difesa dell’Authion durante la campagna 1792-96 contro gli eserciti della repubblica. Meritò la medaglia di bronzo all’assedio di peschiera; una seconda medaglia di bronzo guadagnò il I battaglione nei fatti d’arme del 1848; ebbe la medaglia d’argento nella giornata di Novara (1849), altra medaglia d’argento per la campagna del 1959. Prese parte a tutte le campagne per l’indipendenza; alla spedizione di Crimea concorse con 4 compagnie alla formazione del 3° reggimento provvisorio che fu a Sebastopoli; partecipò a quella d’Africa con una compagnia. Cfr. Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939  - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), cit.

VI. Conferenza. La Brigata Pesaro

Le Brigate dal Nome marchigiano La Brigata Pesaro
La Brigata Pesaro, composta da oltre il 20% di reclute, fu costituita nel gennaio 1917. Il Comando di Brigata ed il 239° Reggimento dal deposito del 59° Reggimento fanteria[1]; il 240° Reggimento dal deposito del 60° Reggimento fanteria.[2]
Impiego nella I Guerra Mondiale
Si costituisce nella zona di Asolo e di Maser  e segue cicli addestrativi fino a maggio, quando viene impiegata in linea in settori relativamente calmi. Nell’estate del 1917 partecipa alle operazioni per la conquista di Monte Zebio, sugli Altipiani, con alterne vicende. Partecipa alla battaglia di arresto, sempre negli Altipiani distinguendosi per bravura e spirito di sacrificio. Nel 1918 la sua più brillante azione è sul Monte Pertica; poi è impiegata nel sistema difensivo che fa perno sul Monte Grappa. E’ un impiego valoroso e costante tanto che ne è prova la citazione sul Bollettino di Guerra e la concessione della medaglia d’Argento al valor militare alle bandiere dei sue due reggimenti. Segno questo del rinnovato spirito di adesione alla guerra: una brigata costituita da poco con reclute e uomini con alle spalle provate esperienze, ancora mostrano ardire e slancio.
I Riconoscimenti e le Perdite
La Brigata Pesaro ha Due suoi militari decorati di medaglia d’oro, 74 Ufficiali e 54 Militari decorai di medaglia d’Argento,  e 106 Ufficiali e 20 Militari di Truppa di medaglia di bronzo. Oltre alla Citazione sul Bollettino di guerra già detta, che è del 19 dicembre 1917, la brigata Pesaro ha altre due citazioni, una il 23 giugno 1918, per la sua partecipazione alla battaglia del Solstizio, l’altra il 26 ottobre 1918 per la partecipazione alla battaglia di Vittorio veneto. Tanto valore non poteva no avere il suo rilevate tributo in termini di perdite. In due anni di impiego la Pesaro ebbe ben 7100 uomini fra caduti, feriti e dispersi, ovvero la brigata fu ricostituita ben due volte, praticamente ogni anno di impiego.



[1] Il 59° Reggimento fanteria “Calabria” (motto: acriter in hostes) si formò il 18 aprile 1861, in conseguenza del riordinamento 24 gennaio 1861 dell’arma di fanteria, con elementi di tre reggimenti di fanteria dell’esercito regolare, ciascuno dei quali fornì un battaglione. Entrò a far parte della brigata di nuova formazione “Calabria”. Con lo scioglimento delle brigate permanenti nel 1871 assunse la denominazione  59° reggimento fanteria (Calabria) concorrendo quindi alla ricostruzione dell’antica brigata nel 1881. Partecipò alla terza guerra di indipendenza nazionale; concorse alla formazione dei battaglioni di fanteria d’Africa del corpo di operazione per la guerra italo-abissina 1895-1896; ed ebbe larga parte nella mobilitazione di 4 reggimenti per la guerra Italo-turca 1911-12.  Cfr. Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939  - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), Edizioni Luigi Alfieri, Milano, 1938
[2] Il 60° Reggimento fanteria “Calabria”, (motto: forte come la morte) in linea generale ha la stessa storia, fino al 1915, del gemello 59° Reggimento fanteria, di cui sopra. In particolare effettuò lo sbarco di Macabes e prese parte al combattimento di Sidi Said nel giugno 1912 meritando, per la bella condotta tenuta, una medaglia di bronzo al valor militare. Cfr. Cfr. Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939  - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), cit.

VII. Conferenza. Fatta L'Italia Occorre fare gli Italiani)

(conferenza del 23 ottobre 2014. Le Brigate con il nome marchigiano. VII Parte
Fatta l’Italia occorre fare gli Italiani
Aver citato le brigate di fanteria dal nome marchigiano è uno dei tanti esempi che si possono fare per comprendere come la I Guerra Mondiale sia veramente stata la IV guerra di indipendenza nazionale e non solo perché si raggiunsero i confini naturali della Nazione italiana, combattendo il nemico ereditario.
Lo studio qui esposto è volto a sottolineare  come l’Esercito Italiano, e in particolare,  la sua Fanteria,  fosse un fondamentale fattore di amalgama tra  e per gli Italiani.
Il nome geografico della Brigata non significava che era composta da soldati provenienti da quella città o da quella regione o da quella vallata, come era ad esempio il reclutamento alpino; ma quei soldati rappresentavano solo il nucleo iniziale del Reparto che portava il nome geografico; via via ad esso venivano immessi gruppi di soldati provenienti da almeno 8/10 distretti di alimentazione diversi tra loro. Tutto questo affinchè l’amalgama che necessariamente si doveva ottenere sotto l’aspetto operativo, doveva essere ottenuto anche sotto l’aspetto della provenienza, oggi si direbbe della “socializzazione” e conoscenza. Tutti dovevano conosce tutto e tutti. Si sviluppò in senso di appartenenza alla nazione italiana, il riconoscimento nella bandiera, nell’essere prima di tutto Italiani. E questo si otteneva in vari modi e si perseguiva in ogni occasione fino a creare le scuole reggimentali, che avevano il compito di combattere l’analfabetismo e la non conoscenza dell’Italia, tradizione, questa delle scuole reggimentali, che rimase in essere fino agli anni del 900.
Si puntava, quindi, decisamente a formare oltre che il soldato combattente, anche l’Italiano, il cittadino che in armi serviva la patria e che aveva al suo fianco altri Italiani provenienti da tutte le regioni del paese, nello spirito che oggi si può sintetizzare nell’espressione di derivazione anglosassone “Giusto o Sbagliato, questo è il mio Paese”.. Ma. almeno, apparteniamo ad un paese.
Questa lettura dell’ordinamento di queste brigate dal nome marchigiano, che  sono state portate ad esempio, serve anche per avere una più ampia intesa del significato di Grande Guerra, che abbiamo sopra accennato,  e di quello che è stata: il crogiuolo per gli Italiani in cui si sono amalgamati, fusi e superati i regionalismi, le differenze di ogni genere, il concetto di minoranza, dialetti, costumi particolari, tradizioni obsolete e localismi, ed altro fattori in cui si erano in gran parte persi gli Italiani, come Nazione e come Stato, nei secoli passati.

Conclusione
E’ stato portato come esempio l’aspetto ordinativo, cioè le Brigate; ma queste erano composta da uomini e quindi non possiamo non prendere in esame il valore umano di questo apporto e partecipazione. Ovvero il valore dei soldati Marchigiani in questa guerra: le singole figure e i singoli combattenti, il cui comportamento è significativo della adesione e del consenso che questa Guerra ha generato sia nella buona che nella cattiva sorte.
Questo aspetto, il cui qui accenno conclude l’intervento odierno, è stato fatto in quanto al termine del ciclo di conferenze previste  sarà proprio questo tema,  il valore del soldato marchigiano quello scelto per la chiusura delle celebrazioni ed iniziative messe in atto occasione della data anniversaria della I Guerra Mondiale.

In loro onore e in loro memoria.

lunedì 20 ottobre 2014

Mostra: Pietralacroce e la Prima Guerra Mondiale

Il manifesto della Mostra, che sarà aperta dal 27 settembre al 4 novembre

DI SEGUITO ALCUNE IMMAGINI DELLA MOSTRA "PIETRALACROCE E LA PRIMA GUERRA MONDIALE"











PER VISITARE LA MOSTRA, AL FORTE ALTAVILLA DI PIETRALACROCE, CONTATTARE IL CELLULARE 333 1288868

lunedì 22 settembre 2014

Ancona. Contributo allo studio della Piazzaforte Marittima. Un volume di Claudio Bruschi

Giuseppe Morando 
Architetto militare nell’Ancona Piazzaforte del Regno d’Italia


     In occasione del completamento del restauro della Polveriera Castelfidardo sono state svolte delle ricerche sull’architetto che progettò e diresse i lavori di costruzione dell’edificio. Ne è scaturita la figura di un militare e un tecnico di doti non comuni che ha svolto un ruolo importante nello sviluppo della città di Ancona nel periodo 1860- 1868 durante l’ampliamento della città e la realizzazione del piano regolatore del 1861.
     Giuseppe Morando, questo è il nome del personaggio, in qualità di Direttore del Genio Militare di Ancona,  ha predisposto il piano di difesa della città, ha progettato e diretto i lavori di tutte le costruzioni militari di Ancona nel periodo cruciale della militarizzazione succedutasi all’annessione al nuovo Regno d’Italia quando la città divenne piazzaforte di 1° classe.
      Sue sono le realizzazioni dei Forti Altavilla, Umberto, Scrima e Marano, della nuova cinta muraria con le monumentali porte Cavour e S. Stefano, della caserma Villarey e del nuovo ospedale militare, senza contare le opere di supporto come le due polveriere, le batterie, il laboratorio pirotecnico e il laboratorio maestranze.
      Egli, con le sue opere militari ed anche con le osservazioni al piano regolatore civile, ha lasciato un’impronta nel tessuto urbano ancor oggi visibile, ma nulla su di lui è mai stato scritto dagli storici locali, a partire dal Natalucci fino ai giorni nostri.
      La sua azione, peraltro, travalica il mero ambito locale avendo egli operato anche a Genova e a Venezia oltre ad aver svolto un ruolo fondamentale durante gli assedi di S. Leo e Civitella del Tronto per il quale fu insignito di importanti riconoscimenti.
     Giuseppe Morando fu un vero uomo del Risorgimento e in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia appare opportuno dedicargli questo tardivo riconoscimento.
      Sono state svolte ricerche negli Archivi di Stato di Roma, Torino, Asti, Genova, Ancona e in quelli dei Comuni di Torino, Firenze ed Asti, presso l’Istituto di Storia e Cultura dell’Arma del Genio di Roma, in archivi parrocchiali e presso lo Stato Maggiore dell’Esercito.
     I dati raccolti hanno consentito di tracciare in modo esauriente, anche se non esaustivo, tutta la carriera militare con le imprese compiute e le opere realizzate. Si è potuto ricostruire anche parte della sua vita privata così da completarne il profilo di uomo oltre che di architetto.
     Sono stati inoltre trovati 38 disegni a colori a china ed acquarello tutti datati 10 agosto 1868, numerati e firmati Giuseppe Morando raffiguranti le opere militari da lui eseguite ad Ancona. Si tratta di una raccolta completa mai pubblicata sino ad ora, se non parzialmente per descrivere alcune singole opere, i quali rappresentano un documento eccezionale sulla Ancona militare dell’ottocento. Le riproduzioni dei disegni potrebbero essere pubblicate in appendice a coronamento dell’opera.
 La pubblicazione potrebbe essere stampata in formato 25x18 così da risultare di circa 100 pagine tra testo e figure più l’appendice con le tavole a colori.

La suddivisione per capitoli è così articolata:

1.    La formazione
2.    Genova
3.    Le imprese militari
·       3.1  Crimea
·       3.2  S. Leo
·       3.3  Civitella del Tronto
4.    Ancona
·       4.1    Il piano di difesa della città
·       4.2    Le opere
·      4.2.1  La cinta muraria
·      4.2.2  I forti
·      4.2.3  La caserma Villarey
·      4.2.4  La polveriera Castelfidardo
·      4.2.5  La trasformazione delle chiese
·      4.2.6  Le strutture ausiliarie
5.    Venezia
6.    Gli ultimi anni
7.    Le onorificenze
Postfazione: Morando architetto
Cronologia
Bibliografia

      Le ricerche,così come il testo, sono state svolte e curate da Claudio Bruschi, ufficiale del Genio della Marina Militare in pensione che da tempo collabora con il Comune di Ancona per quanto ha riguardato la realizzazione del Parco del Cardeto e la sua valorizzazione in special modo sul lato storico/militare. Sua una precedente pubblicazione sul Bastione di S. Paolo che si trova all’interno del Parco.
     Il commento conclusivo sull’intera opera potrebbe essere scritta dall’Arch. Fausto Pugnaloni, direttore del Dipartimento di Architettura Rilievo Disegno Urbanistica e Storia  della facoltà di Ingegneria/Architettura dell’Università Politecnica delle Marche, che ha già dato la propria disponibilità.

     

giovedì 11 settembre 2014

Ancona: tre appuntamenti per conoscere la città

DOMENICA LA VISITA ALLA POLVERIERA,
 IL 21 APERTURA STRAORDINARIA DEI SOTTERRANEI DI PALAZZO
                                            DEGLI ANZIANI, 
AL VIA LE VISITE GUIDATE GRATUITE     
Tre appuntamenti da non perdere alla scoperta di angoli poco noti della città a cura del settore Turismo del Comune. Oltre alle visite alla polveriera Castelfidardo, nuovo centro polivalente del Comune al Cardeto, e della chiesa del Gesù, per la prima volta si aprono al pubblico i sotterranei di Palazzo degli Anziani. Per la notte bianca del 27 settembre, infine, visita guidata alla Mole e al Museo Omero.   
Prenotazione obbligatoria (max 50 persone): Infopoint comunale, via della Loggia 50.
Tel. 320.0196321 (solo 13-20).
 Questi gli itinerari:
Parco del Cardeto tra sentieri e fortificazioni. Visita alla Polveriera Castelfidardo.  
Domeniche 14 settembre, 5 ottobre, 12 ottobre dalle 16 (alle 18). Appuntamento a piazzale Martelli.
Passeggiando attraverso sentieri e fortificazioni, la visita guidata permetterà di ammirare il Parco del Cardeto, vero e proprio museo a cielo aperto: Campo degli Ebrei, antico cimitero della Comunità ebraica di Ancona, e un focus con apertura straordinaria sulla Polveriera Castelfidardo, oggi nuova sala polivalente del Comune di Ancona.
 - Palazzo degli Anziani e piazza Stracca con il nuovo ascensore.
Domenica 21 settembre dalle 16 (alle 18). Appuntamento a piazza Dante Alighieri. 
Il percorso inizia a piazza Dante Alighieri, dove si presenta il prospetto di Palazzo degli Anziani; utilizzando il nuovo ascensore comunale si arriva quindi in piazza Stracca e si potranno visitare gli spazi interni dell’antico edificio comunale, inclusi la sala consiliare e, mai aperti prima, i sotterranei. La visita si conclude con l’apertura della Chiesa del Gesù.
 Notte Bianca alla Mole e visita al Museo Omero.  
Sabato 27 settembre. Triplice visita guidata ore 18 – 20; 21–23; 22 – 24. Appuntamento a Porta Pia. 
Visite alla Mole Vanvitelliana per scoprire la storia di questo straordinario complesso. La visita inizia da Porta Pia, dove sarà illustrato il complesso architettonico focalizzando l’attenzione sul Rivellino e sul Mandracchio. Si prosegue con la visita nel camminamento interno e il cortile con il tempietto dedicato a San Rocco. La visita si conclude al Museo Omero, aperto per l’occasione fino alle 24.
dott. Sergio Sparapani Settore Beni e Attività Culturali, Biblioteche, Turismo tel. 071-222.3125 fax 071-222.5015 mob: 338.7019177 e_mail sergio.sparapani@comune.ancona.it

lunedì 8 settembre 2014

Lo scalo "delamoriciere".



LA FOTOGRAFIA MOSTRA QUELLO CHE GLI ANCONETANI CHIAMAVANO E CHIAMANO IL "DELAMOCIOERE", OVVERO LA VIA UFFICIALMENTE DENOMINATA "SCALO VITTORIO EMANUELE II", 
NEL 1860 IL COMANDANTE PONTIFICIO GENERALE DE LA MOCIERE FECE ABBATTERE UNA DELLE OTTO PORTELLE, DETTA DELLA PESCHERIA, PER DARE CAMPO DI TIRO ALLE SUE BATTERIE DA CAMPAGNA SULL'ENTRATA DEL PORTO. QUESTO VARCO SULLE MURA CHE CHIUDEVANO ANCONA VERSO IL PORTO, CH ERA INTERVALLATO DA "PORTELLE"  RIMASE ED  ATTRAVERSO DI ESSO IL 5 OTTOBRE 1860 ARRIVA IN ANCONA IL RE VITTORIO EMANUELE II, DA CUI IL NOME.

A DESTRA NELLA FOTO UN PALAZZO CHE FU DISTRUTTO DAI BOMBARDAMENTI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, CHE FU SOSTITUITO DALLA ATTUALE PALAZZO DELLA SEDE DELLA BANCA D'ITALIA. A SINISTRA LE STESSE COSTRUZIONI DANNEGGIATE DAI BOMBARDAMENTI FURONO SOTITUITE DAL PALAZZO DELLA RAI. 
NOVELLI BARBARI VORREBBERO, PER DARE PIU' AMPIO SPAZIO ALLA PIAZZA DEL TEATRO DELLE MUSE ABBATTERE IL PALAZZO  IL PALAZZO DELLA RAI, COME SE L'ANCONA DI OGGI AVESSE BISOGNO  DI QUESTE INIZIATIVE DAL VENATO SAPORE "FANCAZZICHEZZANTE"

mercoledì 3 settembre 2014

Buona Lettura

Dopo la pausa estiva riprende l'inserimento dei post. In particolare sarà data ampia documentazione delle cerimonie ed iniziative del passaggio del fronte tenutesi nel luglio scorso. A tutti i lettori un augurio di un felice rientro dalle vacanze

martedì 1 luglio 2014

Ancona: 70° Anniversario del Passaggio del Fronte

 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Le foto sono state tratte dal volume di
 
Massimo Coltrinari,
IL CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE E ANCONA.
 Il tempo delle oche verdi e e del lardo rosso. Il passaggio del fronte: giugno-luglio 1944,
Roma, Università La Sapienza,
Casa Editrice Nuova Cultura,
2014, pag. 350, Euro 25,  ISBN 9788868123222
info: www.storiainlaboratorio.blogspot.com             email. ricerca23@libero.it.
 
 

martedì 17 giugno 2014

L'ultimo libro di Luca Guazzati

La Hoz, l'Alba del Risorgimento
di Luca Guazzati
Sta diventando un eroe del nostro tempo grazie all’etichetta prestigiosa del miglior millesimato di Umani Ronchi che porta il suo nome: LA HOZ, l’ultimo romanzo storico del giornalista e scrittore Luca Guazzati.
 
La Pixel editore è tornata a promuovere una bellissima e avvincente storia dell’epoca napoleonica che vede protagonista Giuseppe La Hoz, generale che abbandona l’esercito francese, fonda la società segreta dei Raggi e cospirando insieme alle bande di insorgenti marchigiani, cerca di liberare Ancona dall’invasore e rendere l’Italia libera, unita e indipendente. Tutto questo prima di Mazzini e Garibaldi che non erano ancora nati: infatti La Hoz muore nel 1799 a 26 anni in un’imboscata tesagli dal suo migliore amico che aveva preso il suo posto come generale dei francesi nel dominio di Ancona. Muore solo, abbandonato e dimenticato da tutti in località Varano, mentre le sue spoglie vengono raccolte e sepolte con una lapide ancora oggi visibile nella cripta della basilica di Loreto. Il romanzo storico, letto dalla voce di Luca Violini nella bottaia di Umani Ronchi, sarà anche presentato nella biblioteca comunale di Ancona l’11 aprile 2014. È già in libreria a 10 euro.

martedì 27 maggio 2014

Ancona: appuntamentii con la Stroia

ANNULLATO L'APPUNTAMENTO SULLA SETTIMANA ROSSA, NUOVI INCONTRI SU FIABE, ARTE E...BERLUSCONI   
                                                 
Alcuni incontri dedicati a storia e cultura locale sono in programma nelle prossime due settimane. Sono tutti a ingresso libero:
 
Giovedì 29 maggio, ore 18. Sala Anpi, via Palestro 6. Berlusconi in Europa, presentazione del fascicolo n. 64 di Storia e problemi contemporanei, rivista dell'Istituto storia Marche. Partecipano i curatori, Ilaria Biagioli e Alfonso Botti. Coordina Luca Andreoni.    
 
Venerdì 30 maggio, ore 18. Teatro delle Muse, foyer di prima galleria. Dolce terra di Marca. Fiabe popolari marchigiane. Presentazione del volume (edizione Italic Pequod), a cura di Laura Borgiani, Flavia Emanuelli, Mirella Mazzarini. Presenta Antonio Luccarini. 

Venerdì 6 giugno, ore 17. Biblioteca comunale Benincasa, via Bernabei 32. Incontro - dibattito su Linguaggi creativi: dalla parola all'immagine, fissa o in movimento. Nell'ambito della personale Love for comics dell'artista Sergio Cavallerin in esposizione alla Galleria Pucicni (corso Matteotti) dal 31 maggio al 15 giugno. Si parlerà di creatività, fiction e fumetto con Claudio Ferracci, Luca Tiraboschi, direttore di Italia 1, Ade Capone, Sergio Cavallerin, Sudario Branco e Marco Cannavò.
  
Non si terrà invece l'annunciato incontro fissato per venerdì 6 giugno, al Teatro delle Muse, di presentazione dei libri Ancona e il mito della Settimana rossa di Massimo Papini e Tempo rosso. Cent'anni fa per una settimana di Mariano Guzzini (entrambi Affinità elettive).

dott. Sergio Sparapani Settore Beni e Attività Culturali, Biblioteche,Turismo tel. 071-222.3125 fax 071-222.5015 mob: 338.7019177 e_mail sergio.sparapani@comune.ancona.it

 

sabato 17 maggio 2014

Ancona Luglio 1944. I Comandanti Alleati

Il gen Leese ed il gen Anders Comandante della VIII Armata e Comandante del 2 Corpo Polacco


Il Maresciallo Alexander e il gen Leese al Campo Sportivo dorico nei giorni successivi alla liberazione di Ancona nel luglio 1944. Il gen Leese ricevette la Medaglia "Virtute" polacca proprio allo Stadio Dorico, come dimostra la foto
 per la biografia del gen leese vds: www.coltrinarimarche 1944

mercoledì 14 maggio 2014

Stemma di Ancona. Definizione.



Prendendo dallottimo lavoro di Barbone, di cui al post precedente, la definizione delllo stemma di Ancona è la seguente:

SCUDO DI ROSSO AL CAPO D'ANGIO' 
AL GUERRIERO D'ORO ARMATO DI SPADA 
SUL CAVALLO CORRENTE.
IL CAPO D'ANGIO' E' D'AZZURRO 
AL LAMBELLO DI ROSSO 
DI QUATTRO PENDENTI 
CON TRE GIGLI D'ORO SOTTOSTANTI ALLINEATI

martedì 13 maggio 2014

Lo stemma di Ancona. Il Volume di Giuseppe Barone


GIUSEPPE BARONE

IL GUERRIERO D'ORO ARMATO DI SPADA SUL CAVALLO CORRENTE 
E LO STEMMA DELLA CITTA' D'ANCONA

 ANCONA
 LIBRERIA CANONICI  2009


domenica 4 maggio 2014

Lo Stemma di Ancona. Un inizio di percorso

Riportiamo, dando iniziò ad una serie di interventi sul tema dello stemma di Ancona quando Barboni ha aggiunto al suo pregevole libro dedicato al tema in argomento