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Notizie,documenti, contributi,riguardanti la Storia di Ancona e delle Marche.Inoltre contributi e note alla Storia Militare delle Marche sotto l'egida del Comitato Scientifico del Club Ufficiali Marchigiani. E' spazio esterno del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro per la collaborazione il CUM. (Info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
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mercoledì 12 novembre 2014
lunedì 27 ottobre 2014
I Conferenza. Le Brigate di Fanteria dal nome Marchigiano
ANCONA
23 OTTOBRE 2014
Polo Museale della Marina Militare. Caserma Cialdini.
Promossa dal Comando Militare Esercito - Marche
Testo della Conferenza
di Massimo Coltrianri
Le Marche e la Grande Guerra
Le Brigate di Fanteria dal nome
Marchigiano
Brigate
Marche, Ancona, Macerata, Piceno, Pesaro
Nel evidenziare le peculiarità del rapporto tra le Marche e
la I Guerra Mondiale è stato, tra gli altri, scelto per quest’oggi il tema “I Reparti di Fanteria con nome marchigiano
nella Prima Guerra Mondiale”. Si è
evidenziato un aspetto della Fanteria Italiana del primo novecento, che aveva
la sua spina dorsale nelle Brigate, composte da due reggimenti, ( di circa 4000
uomini in totale) a cui era dato il nome geografico di una regione, di una città,
di fiumi e di altre peculiarità geografiche del nostro territorio per
rinsaldare il vincolo tra il mondo militare e la Nazione.
La numerazione ordinativa della Brigata, che era parallela in
termini di anzianità a quella reggimentale, partiva dal n. 1 e determinava
l’anzianità e la tradizione del reggimento e quindi della Brigata. Rappresenta
uno specchio della evoluzione dell’Esercito Italiano dall’Unità ad oggi
Infatti questa
impostazione terminologica risale agli ordinamenti settecenteschi del Regno di
Sardegna, riconfermati all’indomani
della restaurazione del 1815, dopo il periodo Napoleonico. In questo periodo,
in piena Santa Alleanza, la numerazione va da 1 al numero 18. Sono i “vecchi”
reggimenti del Regno di Sardegna e della tradizione Sabauda. Questi reggimenti saranno, poi, a fine ottocento e nel novecento le matrici
istitutive delle nuove Brigate via via costituite.
Con gli eventi del 1859-60, La II Guerra d’indipendenza contro
l’Austria e l’”anno Mirabilis” in cui, con la Spedizione dei Mille, l’Italia fu
unità, si costituirono i Reggimenti di fanteria dal n. 19 fino al n. 110 , che
presero il nome delle terre annesse:
Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Marche Umbria, Sicilia e meridione in
genere.
L’Italia era stata fatta e bisognava fare gli Italiani. Su
questo assunto si imperniò tutta la architettura dell’Esercito Italiano dal
1861 in poi, dalle riforme di Ricotti Magnani del 1873 all’indomani della presa
di Roma alla I Guerra Mondiale.
LE MARCHE NELLA
STRUTTURA ORDINATIVA DELLE’ESERCITO ITALIANO
Nel quadro di battaglia dell’Esercito Italiano dalla sua
costituzione, il 4 maggio 1861 ad oggi, i reparti di Fanteria che portano il
nome delle Marche o marchigiani sono cinque.
Dal 1861 ad oggi, in ordine di anzianità abbiamo la Brigata Marche, e ne fa fede il numero
ordinativo del reggimento.
E stata la
prima Brigata costituita, nel 1861; segue nell’ordinamento
del 1881 la Brigata Ancona e, quindi, alla vigilia della guerra
mondiale nel 1914, la
Brigata Macerata
Guerra durante, nel
1917, all’inizio dell’anno, furono costituite, a poche settimane l’una
dall’alta la Brigata Piceno e la
Brigata Pesaro
Negli ordinamenti del primo dopoguerra, negli anni venti, non
compaiono e vennero sciolte, le Brigate Pesaro
e Piceno, mentre nel quadro di
battaglia dell’Esercito Italiano del 1940 non compare la Brigata Macerata. Sono esistenti solo la Marche e la Ancona, a livello divisionale.
Con lo scioglimento del Corpo Italiano di Liberazione, nell’
agosto 1944, e la costituzione dei Gruppi
di Combattimenti, abbiamo il Gruppo di
Combattimento Piceno, che però non è una unità combattente ma addestrativa.
Da questo Gruppo di Combattimento discente l’unico reparto dal nome marchigiano
oggi esistente, il 235° Reggimento che ha stanza ad Ascoli Piceno. L’altro
reparto presente nelle Marche oggi, è il 28° Reggimento Pavia, che discende
dalla Brigata Pavia, brigata che si copri di gloria alla presa di Gorizia nel
1916.
II Conferenza. La Brigata Marche
Le Brigate dal Nome
marchigiano La Brigata Marche
Il 56° Reggimento fanteria Marche, che aveva come motto “Memento audere semper”, molto prima
che Gabriele d’Annunzio lo suggerì per i Mas della Regia Marina, fu fondato
come il suo gemello nel 1861 ed ebbe, grosso modo, la stessa storia fino al
1915.
I reggimenti avevano come stemma quello di Ancona, ovvero il
cavaliere armato e il tridente di Carlo d’Angiò in campo rosso.[1]
La sede dei reggimenti in pace era, nel 1915, per il 55°
Reggimento fanteria, Treviso, per il 56° Reggimento fanteria, Belluno, ovvero erano
già nel Veneto e quindi prontamente impiegabili. I Distretti di reclutamento
sono: Benevento, Casale, Caserta, Chieti, Cosenza, Forlì, Messina, Modena.
Napoli, Siracusa, Vercelli.
Impiego nella I guerra Mondiale
La Brigata svolse le operazioni dal 1915 al 1918.
La Brigata Marche,
nel 1915, fu subito schierata in linea alla dichiarazione di guerra. Con la 10°
Divisione, si schierò nell’area di Misurina, Auronzo Monte Piana ed iniziò le
operazioni già all’indomani del 24
maggio. Fu protagonista dei primi assalti e si distingue in queste operazioni,
soprattutto sul Monte Piana, di fronte alle tre Cime.
Nel 1916 è trasferita
in Albania ove presidia le posizioni tra
Valona ed Elbasan, ma il fronte e tranquillo. La tragedia si ebbe al rientro.
L’8 giugno 1916, il piroscafo che trasportava l’intera Brigata in Italia fu
silurato nel basso Adriatico. Perirono 54 Ufficiali e 1900 uomini di truppa. Un
destino quanto mai crudele.
Nel 1917 la Brigata,
ricostituita ex novo, e viene assegnata al fronte della Val Camonica ed Alta
Valtellina, un settore tranquillo ove rimane per un intero anno.
Nel 1918 dopo essere
stata schierata a rincalzo delle prime linee del basso Piave, viene inviata sul
Grappa e vi resta vari mesi. Dopo i normali avvicendamenti, la Brigata ad
ottobre viene inviata all’Altipiano di
Asiago, ove la raggiunge la notizia dell’armistizio.
I Riconoscimenti e le Perdite
La Brigata ebbe, Tre suoi Militari decorati di Medaglia
d’Oro, 44 Ufficiali e 21 Militari di Truppa decorati di medaglia d’argento e 53
Ufficiali e 51 Militari di truppa decorati con medaglia di bronzo. Tre
suoi Comandanti ebbero l’Ordine Militare di Savoia
Le perdite furono consistenti: 2988 Caduti, 5992 Feriti e
1978 Dispersi, ovvero un totale di 11265 Uomini persi, ovvero la Brigata Marche
fu ricostruita circa tre volte. Un contributo molto significativo.
[1]
Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939 - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio
Informazioni Militari), Edizioni Luigi Alfieri, Milano, 1938.
III LA Brigata Ancona
Le Brigate dal Nome
marchigiano La Brigata Ancona
Prese parte alla terza guerra di indipendenza; partecipò con
la sua 12a compagnia alla spedizione in Cina del 1900, a Tien Sin,
partecipando, quindi, alla azioni di reperti internazioni nella guerra dei
Boxer.
Concorse alla formazione dei battaglioni d’Africa del corpo
di operazione per la guerra italo-etiopica del 1896-98. Ebbe larga parte nella
mobilitazione di tre reggimenti per la guerra Italo-turca
del 1911-1912.
Il 70° Reggimento fanteria “Ancona” aveva come motto “in arduis rebus virtus”, e si costituì, come
il suo gemello, il 1 agosto 1862, e le vicende sono similari fino al 1881;
concorse alla formazione della Brigata con l’ordinamento di quell’anno.
Partecipò alla terza guerra d’indipendenza, e concorse con sue unità minori
alla formazione dei battaglioni d’Africa per la guerra italo-etiopica del
1896-98 e per la guerra di Libia del 1911-12.
Entrambi avevano, ANCHE LORO, come stemma quello della città
di Ancona, il Guerriero a cavallo con il tridente di casa d’Angiò.[1]
Nel 1915 la sede dei reggimenti in pace era Firenze. I Distretti
di reclutamento sono: Ascoli Piceno,
Bergamo, Campagna, Catania, Gaeta, Orvieto, Torino, Treviso.
Impiego nella I Guerra Mondiale
La Brigata svolse le operazioni dal 1915 al 1918.
Nel 1915 anche la Brigata Ancona è nel settore Dolomitico, ed opera
quasi a fianco della Brigata Marche,
ad oriente delle Tre Cime di Lavaredo. Ad ottobre viene trasferita sul fronte
dell’Isonzo, ove partecipa alla 4a Battaglia dell’Isonzo nella zona di Oslavia.
Nel 1916, dopo un periodo di ordinamento, viene trasferita,
in aprile, nel Trentino, nell’alto Astico alle dipendenze della 35a Divisione.
Nel giugno è nel settore di Monte Corno ove partecipa alle operazioni in cui fu
catturato Cesare Battisti.
Nel 1917 partecipa alla 10a battaglia dell’Isonzo e, come
rincalzo, alla successiva. E’ investita
appieno dall’offensiva austriaca dell’ottobre, la battaglia di Caporetto, dove
i suoi reggimenti oppongono una ordinata ritirata, lasciando dietro di se numerose
perdite, ma non si disunisce ne si disintegra.
Il 2 novembre passa il
Tagliamento al ponte della Delizia; raggiunto il Piave è riordinata nella zona
di Padova. Nel 1918, di nuovo ricostituita, ad aprile è assegnata nel settore
di Valbella e partecipa a tutte le operazioni della primavera estate, compresa
la battaglia del Solstizio, nel basso Piave. Ad ottobre a quella di Vittorio
Veneto, tanto da essere citata sul Bollettino del Comando Supremo del 2
novembre 1918.
I Riconoscimenti e le Perdite
Per il suo valore ha avuto la Medaglia d’Argento al V.M. alla
Bandiera del 69° Reggimento, per i combattimenti dell’ottobre 1917 sul Fajiti,
durante la ritirata di Caporetto, la Medaglia di Bronzo alla bandiera del 70°
Reggimento per il ciclo di operazioni del 1918,
Due suoi Militari sono
decorati di Medaglia d’Oro, mentre 101 ufficiali e 83 uomini di truppa hanno
avuto la Medaglia d’Argento; 280 ufficiali e83 uomini di truppa quella di
bronzo.
4 suoi Comandanti hanno avuto l’Ordine Militare di Savoia sul
campo, segno indubbio che la Brigata è stata ben diretta e condotta.
Per il suo impiego, e quasi stupefacente dirlo, la Brigata Ancona ha avuto tra Caduti feriti e
Dispersi, 18900 uomini, ovvero è
stata ricostituita in tre anni e mezzo di guerra, quasi cinque volte.
[1]Ministero
della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939 - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio
Informazioni Militari), Edizioni Luigi Alfieri, Milano, 1938.
IV Conferenza. La Brigata Macerata
Le Brigate dal Nome
marchigiano La Brigata Macerata
L’ossatura generale dell’Esercito Italiano prevista sin dal
1873 ( le riforme che vanno sotto il nome di chi ne fu l’ispiratore, Ricotti
Magnani) prevedeva forze di 1a, 2a, e 3°. Questo ordinamento si sviluppò in oltre
quarant’anni ed ebbe pratica attuazione
nel 1910, con la costituzione dei Nuclei di Milizia Territoriale (2a linea) per
ciascun Deposito di reggimento di fanteria, cavalleria, artiglieria e
battaglione alpino. La costituzione di tali nuclei avvenne per fasi successive,
si che, alla vigilia del primo conflitto mondiale, l’Esercito Italiano
disponeva già di un cospicuo numero di unità di seconda linea e precisamente 52
reggimenti di fanteria, 11 battaglioni bersaglieri, 38 compagnie alpine, 23
squadroni di cavalleria, 13 reggimenti artiglieria da campagna. I 52 reggimenti
di fanteria numerati dal 111° al 162° andarono a costituire 26 nuove Brigate.[1]
Tra questi, i reggimenti 121° e 122° costituirono la Brigata Macerata.
Impiego nella I Guerra Mondiale
Per dare respiro agli uomini, per tutto il 1917, è inviata a
presidiare il Settore Brentonico-Crosano, ritenuto tranquillo e vi rimane tutto
l’anno. Il 1918, dopo un periodo in Val Lagarina, è sul Piave nelle truppe di
rincalzo per la Battaglia del Solstizio, giugno 1915 e combatte alle Grave di
Pappadopoli. Partecipa alla battaglia di Vittorio Veneto ed il 31 ottobre passa
il Monticano e raggiunge, a sera, la Livenza ed il 4 novembre libera San Vito
al Tagliamento, ove la raggiunge la notizia dell’armistizio.
I Riconoscimenti e le Perdite
La Brigata Macerata
ha avuto la Medaglia d’Argento al V.M. alla bandiera del suo 121° reggimento,
per la partecipazione alla Battaglia del Solstizio e di Vittorio veneto; Una
medaglia d’Oro fra i suoi Uomini, mentre 80 Ufficiali e 120 uomini di truppa
sono stati decorati di Medaglia d’Argento, e 194 Ufficiali e 103 Militari di
truppa decorati di Medaglia di bronzo
Il tributo in termini di Perdite della Macerata è anch’esso alto: oltre 10200 uomini fra Caduti Feriti e
Disperi, ovvero fu ricostituita due volte.
[1] Le nuove
brigate ebbero questi nomi Piacenza (111°
e 112° Reggimento), Mantova (113° e 114°
Reggimento), Treviso (115° e 116°
Reggimento), Padova (117° e 118°
Reggimento), Emilia (119° e 120°
Reggimento), la citata
Macerata (121° e 122° Reggimento), Chieti (123° e 124° Reggimento), Spezia (125° e 126° Reggimento), Firenze (127° e 128° Reggimento), Perugia (129° e 130° Reggimento), Lazio (131° e 132° Reggimento), Benevento (133° e 134° Reggimento), Campania (135° e 136° Reggimento), Barletta (137° e 138° Reggimento), Bari (139° e 140° Reggimento), Catanzaro (141° e 142° Reggimento), Taranto (143° e 144° Reggimento), Catania (145° e 146° Reggimento), Caltanisetta (147° e 148° Reggimento), Trapani (149° e 150° Reggimento), Sassari (151° e 152° Reggimento), Novara (153° e 154° Reggimento), Alessandria (155° e 156° Reggimento), Liguria (157° e 158° Reggimento), Milano (159° e 160° Reggimento), Ivrea (161° e 162° Reggimento).
[2] Il 12°
Reggimento Fanteria “Casale” (motto: per
calvarium ad laurum) proveniente dalla trasformazione del 2° Reggimento
della brigata originaria, ebbe l’anzianità della Brigata Casale (13 novembre
1821) con l’11° Reggimento, depositario della fiera tradizione del reggimento
del Monferrato di Sua Altezza Reale. Organicamente costituito alla data del 4
maggio 1839, partecipò ai fatti d’arme della prima guerra d’indipendenza 1848-1849
combattendo a Mantova. Santa Lucia, Canale della Muzza, Milano, alla Sforzesca
ed alla battaglia di Novara. Per i combattimenti sostenuti nella prima fase
della campagna e per l’assedio di Peschiera, la 1a compagnia del reggimento fu
decorata con medaglia di bronzo al valor militare. Concorse alla formazione di
reparti di fanteria d’Africa per la guerra italo-abissina 1895-96 ed alla
mobilitazione di cinque reggimenti di fanteria del corpo di operazione per la
guerra italo-turca 1911-1912. Un reggimento dalle solide tradizioni militari.
[3] IL 93°
reggimento fanteria “Messina” (motto:impetuosa
messanensis legio”) si formo a Gaeta il 1 novembre 1884 in virtù del Regio
Decreto 4 settembre 1884 con elementi di cinque reggimenti di fanteria
destinati a formare le unità contemplate nel’ordinamento del 1882. Fece parte,
col 94° Reggimento fanteria, della Brigata Messina
di nuova formazione, rimanendovi fino allo scioglimento di questa, che
avvenne nel 1926. Partecipò con la sua 4a compagnia alla prima guerra d’Africa
1887-1888; prese parte, mobilitato, alla guerra italo-turca 1911-1912.
V Conferenza. La Brigata Piceno
Le Brigate dal Nome
marchigiano La Brigata Piceno
Impiego nella I Guerra Mondiale
Come la Pesaro,
anche la Piceno ebbe circa il 20%
del personale composto da reclute delle nuove classi del 1897 e 1898; siamo al
limite della disponibilità di uomini di leva; solo l’anno dopo sarà chiamata la
classe del 1899. Per vari mesi, dopo la costituzione, la Brigata attese ad
intensi cicli di addestramento ed amalgama; poi fu impiegata nell’area di
Monfalcone e quindi nel Carso e si distingue, insieme alla Brigata Granatieri,
nei combattimenti di Selo. Per questi combattimenti i suoi reggimenti ricevono
la Medaglia d’Argento alla Bandiera del 235° Reggimento e quella di Bronzo al suo gemello 236°.
Inoltre è citata sul Bollettino di
Guerra del Comando Supremo del 19 dicembre 1917, in piena battaglia di arresto.
Ritirata per
riordinarsi nel 1918 è successivamente impiegata sul Pasubio e sulle Porte del Pasubio,
settore di Cosmagnon; Nell’offensiva finale, conquista varie posizioni ed il 3
novembre entra in Rovereto, che presidia per intero ed il giorno dopo, 4
novembre, ove la raggiunge la notizia dell’armistizio di Villa Giusti
I Riconoscimenti e le Perdite
Già detto delle ricompense collettive, non ha militari di
truppa decorati di Medaglia d’oro, mentre 31 Ufficiali e 16 Militari sono
decorati di Medaglia d’Argento e 31 Ufficiali e 11 Militari di truppa con
quella di Bronzo. Riceve anche un Ordine Militare di Savoia.
In due anni di guerra la Brigata perde un quarto dei suoi effettivi:
infatti ha 1150 fra caduti, feriti e dispersi.
[1] Il 17°
Reggimento fanteria “Acqui” ha origini nel vecchio reggimento Deportes (1703)
formato nel Regno di Sardegna da stranieri di varia nazionalità, che divenne
reggimento Audibert nel 1730, Monfort nel 1746, De Sury nel 1769, Chiabese nel
1774, nazionale nel 1794. Il 26 ottobre 1796 prese il nome di “Reggimento
Alessandria”. Coi reggimenti Monferrato e Saluzzo costituì la 2a mezza brigata
di linea del reggimento piemontese durante il periodo napoleonico, si organizzò
poi, al ritorno di Sua Maestà Vittorio Emanuele I nei propri Stati di
terraferma, prendendo il nome di brigata Alessandria che, nel 1821, rinforzato
dalle classi provinciali chiamate alle armi, si tramutò in brigata Acqui. I due reggimenti di questa, 1° e
2° inquadrando gli uomini dei battaglioni Cacciatori di Savoia, La Regina ed
Aosta, il 4 maggio 1883 cambiarono il loro ordinativo in 16° e 17° reggimento
fanteria Aqui. Colla brigata ebbe
anzianità 13 novembre 1821, e nel 1909 fu reso depositario della antica brigata
Alessandria. Vanta così l’eroica
difesa di Chivasso, quella memorabile di Torino, l’assedio della fortezza di
Fenestrelle, la battaglia di Parma, il fatto d’arme di Guastalla, la guerra del
1742-48 di Carlo Emanuele, la difesa dell’Assietta e la campagna delle Alpi
contro gli eserciti della repubblica del 1792-1796. Prese parte alla guerra
1848-49 meritando la medaglia d’argento al valor militare per il fatto d’arme
della Sforzesca e per la battaglia di Novara. Con quattro compagnie, inquadrate
nel 5° reggimento provvisorio, combattè alla Cernaia nel 1855-56. Tre anni
dopo, durante la seconda guerra d’indipendenza, fu a Frassineto, sulla Sesia,
alla battaglia di San Martino, all’investimento di Peschiera, guadagnando la
seconda medaglia d’argento. Concorse alla seconda spedizione d’Africa colla
formazione dei battaglioni che combatterono nella giornata del 1 marzo
1896 (Adua) ed ebbe larga parte nella
mobilitazione di tre reggimenti per la guerra italo-turca 1911-1912. Cfr.
Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939 - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio
Informazioni Militari), Edizioni Luigi Alfieri, Milano, 1938.
[2] Il 13°
Reggimento fanteria “Pinerolo” ha origini nell’antico reggimento savoiardo
comandato da marchese Lullin de Geneve che fu costituito durante la Guerra del
Piemonte contro Genova (1672). Divenne proprietà del Bagnasco , quattro anni
dopo del Masino nel 1768, ed entrò a far parte, nel 1680, dei reggimenti
d’ordinanza col nome di Saluzzo di Sua
Altezza Reale . Coi reggimento Monferrato ed Alessandria formò, nel periodo
1798-1812 la 2a mezza brigata di fanteria di linea dell’esercito della nazione
piemontese, ed alla restaurazione ebbe
nome di brigata Saluzzo. Il 13
novembre 1821 formò la brigata di Pinerolo che, accresciuta da elementi del
battaglione cacciatori reali piemontesi e dei cacciatori di Savoia, si divise
in due reggimento (1° e 2°) che presero rispettivamente la denominazione di 13°
e 14° reggimento fanteria (Brigata Pinerolo) nel 1839. Partecipò alle guerre
del XVIII secolo, combattendo a Staffarda, alla Marsaglia, nei memorabili
assedi di Cuneo, Pinerolo, Valenza e Torino. Fu in Sicilia alla difesa di
Trapani nella guerra contro la Spagna (1718-19), combattè contro gli Imperiali
a Parma e Guastalla (1733 -35 ) partecipò alla guerra della “pragmatica
sanzione” (1742-48) distinguendosi a Castelbellino, Villafranca, Montalbano,
Pietralunga, Madonna dell’Olmo. Fu uno dei reggimenti che si immolarono nella
bella difesa dell’Authion durante la campagna 1792-96 contro gli eserciti della
repubblica. Meritò la medaglia di bronzo all’assedio di peschiera; una seconda
medaglia di bronzo guadagnò il I battaglione nei fatti d’arme del 1848; ebbe la
medaglia d’argento nella giornata di Novara (1849), altra medaglia d’argento
per la campagna del 1959. Prese parte a tutte le campagne per l’indipendenza;
alla spedizione di Crimea concorse con 4 compagnie alla formazione del 3°
reggimento provvisorio che fu a Sebastopoli; partecipò a quella d’Africa con
una compagnia. Cfr. Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII
-1939 - XVIII, a cura del S.I.M.
(Servizio Informazioni Militari), cit.
VI. Conferenza. La Brigata Pesaro
Le Brigate dal Nome
marchigiano La Brigata Pesaro
La Brigata Pesaro, composta
da oltre il 20% di reclute, fu
costituita nel gennaio 1917. Il Comando di Brigata ed il 239° Reggimento dal
deposito del 59° Reggimento fanteria[1];
il 240° Reggimento dal deposito del 60° Reggimento fanteria.[2]
Impiego nella I Guerra Mondiale
Si costituisce nella zona di Asolo e di Maser e segue cicli addestrativi fino a maggio,
quando viene impiegata in linea in settori relativamente calmi. Nell’estate del
1917 partecipa alle operazioni per la conquista di Monte Zebio, sugli
Altipiani, con alterne vicende. Partecipa alla battaglia di arresto, sempre
negli Altipiani distinguendosi per bravura e spirito di sacrificio. Nel 1918 la
sua più brillante azione è sul Monte Pertica; poi è impiegata nel sistema
difensivo che fa perno sul Monte Grappa. E’ un impiego valoroso e costante
tanto che ne è prova la citazione sul Bollettino di Guerra e la concessione
della medaglia d’Argento al valor militare alle bandiere dei sue due
reggimenti. Segno questo del rinnovato spirito di adesione alla guerra: una
brigata costituita da poco con reclute e uomini con alle spalle provate esperienze,
ancora mostrano ardire e slancio.
I Riconoscimenti e le Perdite
La Brigata Pesaro ha Due suoi militari decorati di medaglia
d’oro, 74 Ufficiali e 54 Militari decorai di medaglia d’Argento, e 106 Ufficiali e 20 Militari di Truppa di
medaglia di bronzo. Oltre alla Citazione sul Bollettino di guerra già detta,
che è del 19 dicembre 1917, la brigata Pesaro
ha altre due citazioni, una il 23 giugno 1918, per la sua partecipazione alla
battaglia del Solstizio, l’altra il 26 ottobre 1918 per la partecipazione alla
battaglia di Vittorio veneto. Tanto valore non poteva no avere il suo rilevate
tributo in termini di perdite. In due anni di impiego la Pesaro ebbe ben 7100 uomini fra caduti, feriti e dispersi, ovvero
la brigata fu ricostituita ben due volte, praticamente ogni anno di impiego.
[1] Il 59°
Reggimento fanteria “Calabria” (motto: acriter
in hostes) si formò il 18 aprile 1861, in conseguenza del riordinamento 24
gennaio 1861 dell’arma di fanteria, con elementi di tre reggimenti di fanteria
dell’esercito regolare, ciascuno dei quali fornì un battaglione. Entrò a far
parte della brigata di nuova formazione “Calabria”. Con lo scioglimento delle
brigate permanenti nel 1871 assunse la denominazione 59° reggimento fanteria (Calabria)
concorrendo quindi alla ricostruzione dell’antica brigata nel 1881. Partecipò
alla terza guerra di indipendenza nazionale; concorse alla formazione dei
battaglioni di fanteria d’Africa del corpo di operazione per la guerra
italo-abissina 1895-1896; ed ebbe larga parte nella mobilitazione di 4
reggimenti per la
guerra Italo-turca 1911-12.
Cfr. Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939 - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio
Informazioni Militari), Edizioni Luigi Alfieri, Milano, 1938
[2] Il 60°
Reggimento fanteria “Calabria”, (motto: forte
come la morte) in linea generale ha la stessa storia, fino al 1915, del
gemello 59° Reggimento fanteria, di cui sopra. In particolare effettuò lo
sbarco di Macabes e prese parte al combattimento di Sidi Said nel giugno 1912
meritando, per la bella condotta tenuta, una medaglia di bronzo al valor
militare. Cfr. Cfr. Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII
-1939 - XVIII, a cura del S.I.M.
(Servizio Informazioni Militari), cit.
VII. Conferenza. Fatta L'Italia Occorre fare gli Italiani)
(conferenza del 23 ottobre 2014. Le Brigate con il nome marchigiano. VII Parte
Fatta l’Italia occorre
fare gli Italiani
Aver citato le brigate di fanteria dal nome marchigiano è uno
dei tanti esempi che si possono fare per comprendere come la I Guerra Mondiale
sia veramente stata la IV guerra di indipendenza nazionale e non solo perché si
raggiunsero i confini naturali della Nazione italiana, combattendo il nemico
ereditario.
Lo studio qui esposto è volto a sottolineare come l’Esercito Italiano, e in particolare, la sua Fanteria, fosse un fondamentale fattore di amalgama
tra e per gli Italiani.
Il nome geografico della Brigata non significava che era
composta da soldati provenienti da quella città o da quella regione o da quella
vallata, come era ad esempio il reclutamento alpino; ma quei soldati rappresentavano
solo il nucleo iniziale del Reparto che portava il nome geografico; via via ad
esso venivano immessi gruppi di soldati provenienti da almeno 8/10 distretti di
alimentazione diversi tra loro. Tutto questo affinchè l’amalgama che
necessariamente si doveva ottenere sotto l’aspetto operativo, doveva essere
ottenuto anche sotto l’aspetto della provenienza, oggi si direbbe della
“socializzazione” e conoscenza. Tutti dovevano conosce tutto e tutti. Si
sviluppò in senso di appartenenza alla nazione italiana, il riconoscimento
nella bandiera, nell’essere prima di tutto Italiani. E questo si otteneva in
vari modi e si perseguiva in ogni occasione fino a creare le scuole
reggimentali, che avevano il compito di combattere l’analfabetismo e la non
conoscenza dell’Italia, tradizione, questa delle scuole reggimentali, che
rimase in essere fino agli anni del 900.
Si puntava, quindi, decisamente a formare oltre che il
soldato combattente, anche l’Italiano, il cittadino che in armi serviva la
patria e che aveva al suo fianco altri Italiani provenienti da tutte le regioni
del paese, nello spirito che oggi si può sintetizzare nell’espressione di
derivazione anglosassone “Giusto o
Sbagliato, questo è il mio Paese”.. Ma. almeno, apparteniamo ad un paese.
Questa lettura dell’ordinamento di queste brigate dal nome
marchigiano, che sono state portate ad
esempio, serve anche per avere una più ampia intesa del significato di Grande
Guerra, che abbiamo sopra accennato, e di
quello che è stata: il crogiuolo per gli Italiani in cui si sono amalgamati,
fusi e superati i regionalismi, le differenze di ogni genere, il concetto di
minoranza, dialetti, costumi particolari, tradizioni obsolete e localismi, ed
altro fattori in cui si erano in gran parte persi gli Italiani, come Nazione e
come Stato, nei secoli passati.
Conclusione
E’ stato portato come esempio l’aspetto ordinativo, cioè le
Brigate; ma queste erano composta da uomini e quindi non possiamo non prendere
in esame il valore umano di questo apporto e partecipazione. Ovvero il valore
dei soldati Marchigiani in questa guerra: le singole figure e i singoli
combattenti, il cui comportamento è significativo della adesione e del consenso
che questa Guerra ha generato sia nella buona che nella cattiva sorte.
Questo aspetto, il cui qui accenno conclude l’intervento
odierno, è stato fatto in quanto al termine del ciclo di conferenze previste sarà proprio questo tema, il
valore del soldato marchigiano quello scelto per la chiusura delle
celebrazioni ed iniziative messe in atto occasione della data anniversaria
della I Guerra Mondiale.
In loro onore e in loro memoria.
lunedì 20 ottobre 2014
Mostra: Pietralacroce e la Prima Guerra Mondiale
lunedì 22 settembre 2014
Ancona. Contributo allo studio della Piazzaforte Marittima. Un volume di Claudio Bruschi
Giuseppe Morando
Architetto militare nell’Ancona Piazzaforte
del Regno d’Italia
In
occasione del completamento del restauro della Polveriera Castelfidardo sono
state svolte delle ricerche sull’architetto che progettò e diresse i lavori di
costruzione dell’edificio. Ne è scaturita la figura di un militare e un tecnico
di doti non comuni che ha svolto un ruolo importante nello sviluppo della città
di Ancona nel periodo 1860- 1868 durante l’ampliamento della città e la
realizzazione del piano regolatore del 1861.
Giuseppe Morando, questo è il nome del
personaggio, in qualità di Direttore del Genio Militare di Ancona, ha predisposto il piano di difesa della città,
ha progettato e diretto i lavori di tutte le costruzioni militari di Ancona nel
periodo cruciale della militarizzazione succedutasi all’annessione al nuovo
Regno d’Italia quando la città divenne piazzaforte di 1° classe.
Sue sono le realizzazioni dei Forti
Altavilla, Umberto, Scrima e Marano, della nuova cinta muraria con le monumentali
porte Cavour e S. Stefano, della caserma Villarey e del nuovo ospedale
militare, senza contare le opere di supporto come le due polveriere, le
batterie, il laboratorio pirotecnico e il laboratorio maestranze.
Egli, con le sue opere militari ed anche
con le osservazioni al piano regolatore civile, ha lasciato un’impronta nel
tessuto urbano ancor oggi visibile, ma nulla su di lui è mai stato scritto
dagli storici locali, a partire dal Natalucci fino ai giorni nostri.
La sua azione, peraltro, travalica il
mero ambito locale avendo egli operato anche a Genova e a Venezia oltre ad aver
svolto un ruolo fondamentale durante gli assedi di S. Leo e Civitella del
Tronto per il quale fu insignito di importanti riconoscimenti.
Giuseppe Morando fu un vero uomo del
Risorgimento e in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario della
proclamazione del Regno d’Italia appare opportuno dedicargli questo tardivo
riconoscimento.
Sono state svolte ricerche negli Archivi
di Stato di Roma, Torino, Asti, Genova, Ancona e in quelli dei Comuni di
Torino, Firenze ed Asti, presso l’Istituto di Storia e Cultura dell’Arma del
Genio di Roma, in archivi parrocchiali e presso lo Stato Maggiore
dell’Esercito.
I dati raccolti hanno consentito di tracciare
in modo esauriente, anche se non esaustivo, tutta la carriera militare con le
imprese compiute e le opere realizzate. Si è potuto ricostruire anche parte
della sua vita privata così da completarne il profilo di uomo oltre che di
architetto.
Sono
stati inoltre trovati 38 disegni a colori a china ed acquarello tutti datati 10
agosto 1868, numerati e firmati Giuseppe Morando raffiguranti le opere militari
da lui eseguite ad Ancona. Si tratta di una raccolta completa mai pubblicata
sino ad ora, se non parzialmente per descrivere alcune singole opere, i quali
rappresentano un documento eccezionale sulla Ancona militare dell’ottocento. Le
riproduzioni dei disegni potrebbero essere pubblicate in appendice a
coronamento dell’opera.
La pubblicazione potrebbe essere stampata in
formato 25x18 così da risultare di circa 100 pagine tra testo e figure più
l’appendice con le tavole a colori.
La
suddivisione per capitoli è così articolata:
1. La formazione
2. Genova
3. Le imprese militari
· 3.1 Crimea
· 3.2 S. Leo
· 3.3 Civitella
del Tronto
4. Ancona
· 4.1 Il piano
di difesa della città
· 4.2 Le opere
· 4.2.1 La cinta
muraria
· 4.2.2 I forti
· 4.2.3 La
caserma Villarey
· 4.2.4 La
polveriera Castelfidardo
· 4.2.5 La
trasformazione delle chiese
· 4.2.6 Le
strutture ausiliarie
5. Venezia
6. Gli ultimi anni
7. Le onorificenze
Postfazione: Morando architetto
Cronologia
Bibliografia
Le ricerche,così come il testo, sono state
svolte e curate da Claudio Bruschi, ufficiale del Genio della Marina Militare
in pensione che da tempo collabora con il Comune di Ancona per quanto ha
riguardato la realizzazione del Parco del Cardeto e la sua valorizzazione in
special modo sul lato storico/militare. Sua una precedente pubblicazione sul
Bastione di S. Paolo che si trova all’interno del Parco.
Il commento
conclusivo sull’intera opera potrebbe essere scritta dall’Arch. Fausto
Pugnaloni, direttore del Dipartimento di Architettura Rilievo Disegno
Urbanistica e Storia della facoltà di
Ingegneria/Architettura dell’Università Politecnica delle Marche, che ha già
dato la propria disponibilità.
giovedì 11 settembre 2014
Ancona: tre appuntamenti per conoscere la città
DOMENICA LA VISITA ALLA POLVERIERA,
IL 21 APERTURA STRAORDINARIA DEI SOTTERRANEI DI PALAZZO
DEGLI ANZIANI,
AL VIA LE VISITE GUIDATE GRATUITE
Tre appuntamenti da non perdere alla scoperta di angoli poco noti della città a cura del settore Turismo del Comune. Oltre alle visite alla polveriera Castelfidardo, nuovo centro polivalente del Comune al Cardeto, e della chiesa del Gesù, per la prima volta si aprono al pubblico i sotterranei di Palazzo degli Anziani. Per la notte bianca del 27 settembre, infine, visita guidata alla Mole e al Museo Omero.
Prenotazione obbligatoria (max 50 persone): Infopoint comunale, via della Loggia 50.
Tel. 320.0196321 (solo 13-20).
E-mail: infopoint@comune.ancona.it
- Parco del Cardeto tra sentieri e fortificazioni. Visita alla Polveriera Castelfidardo.
Domeniche 14 settembre, 5 ottobre, 12 ottobre dalle 16 (alle 18). Appuntamento a piazzale Martelli.
Passeggiando attraverso sentieri e fortificazioni, la visita guidata permetterà di ammirare il Parco del Cardeto, vero e proprio museo a cielo aperto: Campo degli Ebrei, antico cimitero della Comunità ebraica di Ancona, e un focus con apertura straordinaria sulla Polveriera Castelfidardo, oggi nuova sala polivalente del Comune di Ancona.
Domenica 21 settembre dalle 16 (alle 18). Appuntamento a piazza Dante Alighieri.
Il percorso inizia a piazza Dante Alighieri, dove si presenta il prospetto di Palazzo degli Anziani; utilizzando il nuovo ascensore comunale si arriva quindi in piazza Stracca e si potranno visitare gli spazi interni dell’antico edificio comunale, inclusi la sala consiliare e, mai aperti prima, i sotterranei. La visita si conclude con l’apertura della Chiesa del Gesù.
Sabato 27 settembre. Triplice visita guidata ore 18 – 20; 21–23; 22 – 24. Appuntamento a Porta Pia.
Visite alla Mole Vanvitelliana per scoprire la storia di questo straordinario complesso. La visita inizia da Porta Pia, dove sarà illustrato il complesso architettonico focalizzando l’attenzione sul Rivellino e sul Mandracchio. Si prosegue con la visita nel camminamento interno e il cortile con il tempietto dedicato a San Rocco. La visita si conclude al Museo Omero, aperto per l’occasione fino alle 24.
dott. Sergio Sparapani Settore Beni e Attività Culturali, Biblioteche, Turismo tel. 071-222.3125 fax 071-222.5015 mob: 338.7019177 e_mail sergio.sparapani@comune.ancona.it
lunedì 8 settembre 2014
Lo scalo "delamoriciere".
LA FOTOGRAFIA MOSTRA QUELLO CHE GLI ANCONETANI CHIAMAVANO E CHIAMANO IL "DELAMOCIOERE", OVVERO LA VIA UFFICIALMENTE DENOMINATA "SCALO VITTORIO EMANUELE II",
NEL 1860 IL COMANDANTE PONTIFICIO GENERALE DE LA MOCIERE FECE ABBATTERE UNA DELLE OTTO PORTELLE, DETTA DELLA PESCHERIA, PER DARE CAMPO DI TIRO ALLE SUE BATTERIE DA CAMPAGNA SULL'ENTRATA DEL PORTO. QUESTO VARCO SULLE MURA CHE CHIUDEVANO ANCONA VERSO IL PORTO, CH ERA INTERVALLATO DA "PORTELLE" RIMASE ED ATTRAVERSO DI ESSO IL 5 OTTOBRE 1860 ARRIVA IN ANCONA IL RE VITTORIO EMANUELE II, DA CUI IL NOME.
A DESTRA NELLA FOTO UN PALAZZO CHE FU DISTRUTTO DAI BOMBARDAMENTI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, CHE FU SOSTITUITO DALLA ATTUALE PALAZZO DELLA SEDE DELLA BANCA D'ITALIA. A SINISTRA LE STESSE COSTRUZIONI DANNEGGIATE DAI BOMBARDAMENTI FURONO SOTITUITE DAL PALAZZO DELLA RAI.
NOVELLI BARBARI VORREBBERO, PER DARE PIU' AMPIO SPAZIO ALLA PIAZZA DEL TEATRO DELLE MUSE ABBATTERE IL PALAZZO IL PALAZZO DELLA RAI, COME SE L'ANCONA DI OGGI AVESSE BISOGNO DI QUESTE INIZIATIVE DAL VENATO SAPORE "FANCAZZICHEZZANTE"
mercoledì 3 settembre 2014
Buona Lettura
Dopo la pausa estiva riprende l'inserimento dei post. In particolare sarà data ampia documentazione delle cerimonie ed iniziative del passaggio del fronte tenutesi nel luglio scorso. A tutti i lettori un augurio di un felice rientro dalle vacanze
martedì 1 luglio 2014
Ancona: 70° Anniversario del Passaggio del Fronte
Le foto sono state tratte dal volume di
Massimo
Coltrinari,
IL CORPO
ITALIANO DI LIBERAZIONE E ANCONA.
Il tempo delle oche verdi e e del lardo rosso.
Il passaggio del fronte: giugno-luglio 1944,
Roma, Università La Sapienza,
Casa Editrice Nuova Cultura,
2014, pag. 350, Euro 25, ISBN 9788868123222
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