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martedì 8 gennaio 2019

Aspirante Giulio Morresi III Parte





Passo Varano 1 settembre 1917
Cara e povera Signora
Conscia del tristissimo avvenimento, commossa fui nel più profondo dell'animo, non ho una parola che sappia esprimerle l'infinito mio compianto e la grande pietà che loro tutti mi ispirano. Povera, povera signora, povera madre esemplare. Ella non meritava tanto, dico davvero. Quando proprio ieri in Osimo appresi la notizia, mi s'agghiacciò il sangue nelle vene per l'orrore che mi feriva e ripensai con tanto rimpianto a quel suo bravo, buono, ottimo figliuolo parendomi impossibile di poter credere alla verità e con profonda angoscia immaginai lo strazio suo. Oh, mai lei si faccia una ragione. Le è necessario per non soccombere al colpo spietato, ed io su la prego, io che sento per lei un rispettoso ammirato quasi filiale affetto. Si faccia un dovere di essere forte e coraggiosa per la stessa, sacra memoria del suo eroico figlio adorato: le sarà grave e difficile, lo comprendo, ma pensi che certamente egli stesso glielo chiede dal cielo, perchè lo deve a sè stesso e al bene degli altri suoi figliuoli. Povero giovane! Triste coronamento ai suoi studi, alle sue speranze, al suo ardore. Tristissima fine delle tante fatiche, dello sconfinato affetto di lei! È inutile ricordare lo scopo per cui s'è compiuto il sacrificio, lo comprendo: ben prima della Patria, i figli, i parenti! Eppure un qualche sollievo deve portare al suo dolore materno, il pensiero grande che il suo adorato è morto facendo del bene, sacrificando sè stesso a un dovere! Non è l'orrore assoluto e completo ci pensi bene povera signora, e vedrà che è una luce santificante; possa questa illuminarle .... e placarvi in queste lo strazio che la dilania. Anche il mio caro fratello maggiore, ora uscito dalla scuola di Modena, attende l'ordine per la partenza al fronte! Può immaginare l'angoscia che mi pesi nell'animo! Già tante volte colpita e delusa, io non so più nemmeno sperare e non faccio che supplicare Dio! Ora lo supplicherò anche per Lei, perchè consoli il suo povero eroe! Invio sentitissime condoglianze del mio babbo per i suoi tutti e protestandone l'alta mia stima, il mio affetto e la mia devozione la prego credermi sua aff.ma
Anna Nisi
Ad Osimo ancora oggi è attivo il Collegio Convitto Campana, centro di attività culturali di rilievo. Vi avevano studiato nell’ottocento tanti personaggi e protagonisti della vita pubblica e culturale delle marche e delle Regioni vicine tra cui Aurelio Saffi. Targhe e Lapidi a ricordo ornano ancor oggi la sua facciata.

Collegio Convitto Camparra                                                                            Osimo li 3 agosto 917
Carissimi
Provati da uguale sventura sentiamo fuorid'ogni altro bisogno di esservi vicini in quest'ora infinitamente triste piangendo sventurato Giulio.
Vivissime Condoglianze
Domenico Figoli e Famiglia

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Le due lettere che seguono sono di Associazioni scolastiche e studentesche che esprimo le loro condoglianze

Associazione Magistrale Italiana Nicolò Tomaseo
                                                                                                   Osimo 2 settembre 1917
Gentile signora maestra,
Nell'apprendere l’immane sventura che è venuta a colpire fulmineamente la sua amata famiglia con la perdita irreparabile del figlio suo adorato che tanto profumo di bontà e di florida giovinezza spandeva in essa, l'assemblea della nostra società magistrale ha provato un indicibile dolore, ed il cuore di ciascuno socio è rimasto scosso dinanzi a tale calamità. Ed io assumendo il compito d'esprimere a Lei il compianto vivisssimo di tutti noi, mi sento muta dinanzi ad un dolore che non ha confini, dinanzi ad una sventura che non ha paragoni. È vero, ella ha perduto con il suo figlio adorato un vero gioiello, perchè tutti conoscevano il suo nobile cuore le sue…… nobili virtù. Ed il rimpianto della sua dipartita non si estinguerà che con la vita; però possa alleviare anche tenuamente lo strazio del suo cuore esuberato di madre il pensiero ch'egli è morto volontariamente da Eroe, ch'egli ha sacrificato sorridente la vita sua piena di speranze, il suo avvenire lusinghiero di promesse per un ideale vagheggiato da gran tempo per una madre che comprende innumerevoli figli, per la sua Patria ch'egli amava e sognava pienamente gloriosa. E lui, pur nel tremendo vuoto della sua tragica scomparsa si potrà rassegnare nella certezza che il suo adorato figlio è nell'albo degli Eroi, di quell'interminabile fila a cui migliaia di madri italiane han dato in olocausto tutto ciò che avevano di più caro e prezioso nel mondo; e nello stesso tempo pensi ch'egli si trova ora in un bagno di gloria a godere il premio del sacrificio della sua giovine e nobile esistenza. Passa la certezza di tutto ciò e la fiducia di riunirsi a lui in una vita eterna dopo il passaggio dolorosisimo di questa vita materiale, possa l'amore di suo marito e degli altri più giovani suoi figli i quali del suo amore e del suo aiuto hanno ancora tanto bisogno, dare a lei la forza di sopportare una così grande sventura. Nello stesso tempo sia certa che noi tutti della società magistrale condividiamo sinceramente il suo dolore profondo.
La Presidente
Gesmina Carbonetti Graziosi

Circolo studentesco Osimo                                                                          Osimo 4 settembre 1917

Signora,
anche questo Circolo studentesco osimano si associa al dolore suo e della sua famiglia per la grave perdita del loro Giulio, questo Circolo che conta più compagni di scuola del povero scomparso e che già ebbe ad avere come iscritto il fratello Carlo, il quale pure appartenne alla filodrammatica. Preghiamo per l'anima del suo figliuolo, la memoria del quale non è spenta in noi!
Con ossequio
Devotissimo
Per il Consiglio Direttivo del Circolo Studentesco Osimo
(firmato) Ferruccio Pergolesi
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Sono riportate le lettere di amici e conoscenti, che esprimono alla famiglia la loro partecipazione
Ostra – Vetere – 5 settembre
Il Cav. Francesco Gioacchini e Consorte
rimpiangono amaramente il caro baldo giovane perduto che amavano come loro figliuolo, memori di averlo avuto ospite gradito e desiderato e presentando vive, cordiali sentite condoglianze alla desolata famiglia. La confortano nel pensiero che il loro Giulio Cesare è morto da valoroso per la Patria e che la sua fine immatura si cangi in apoteosi!

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Napoli 1 settembre 1917
Gentile signora, ho appreso oggi, con grave cordoglio, la sventura che la volle compagna alla. schiera delle madri gloriose. So che la mia parola di conforto è una stilla che si perde nel mare sconfinato del suo dolore, ma io gliela dico perchè ella sappia che v'è fra noi amici, un altro che soffre col suo, e sente tutta l'amarezza del dolore che trafigge in quest'ora, il suo cuore di madre.
Devotamente Aldina Scocchi
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Ancona li 2 settembre 1917
Egregio Signor Francesco Morresi
Mia moglie ed io abbiamo letto con vivivissimo dolore la morte eroica del suo ottimo figlioGiulio Cesare. Anche i miei bambini piccoli e cari amici di Giulio hanno appreso la triste notizia con profonda commozione. Non so dirle in questo momento nessuna parola di conforto. Che Iddio protegga la sua cara famiglia! A nome di tutti e tutti i suoi, i più cordiali saluti. Affettuosamente
Dott. Umberto Baccarani
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Ottima Collega                                                                                               
Osimo, 2 settembre 1917
quanto volentieri avrei evitato la compilazione della lettera che con vera angoscia le trasmetto! Le esprimo peraltro che i tanti sentimenti espressi dai suoi colleghi del Consiglio, sono incondizionatamente anche i miei. La fortezza e generosità del suo animo, che ha affrontato nobilmente altre prove, possa resistere a questa nuova, la più ardua! Le offre cordialmente i propri servigi, ove possa esserle utile in qualche modo, il devotissimo
Suo M(aestro) Olindo Barbieri Albani
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La lettera che segue è stata trascritta con una calligrafia difficile da interpretare. Dalle diverse calligrafie si può dedurre che l’Album die Ricordi e Condiglianze sia stato compilato da più persone, presumibilmente dalla Madre e dalle Sorelle del Caduto, non escluso anche il fratello data la diversa chiarezza delle calligrafie stesse. In questa lasciamo spazi bianch per quelle parole illegibili o non facilmente intepretabili. Questa lettera è di un collega della Sig. Moresi, anche lui richiaato ed in zona di guerra.
Egregia Collega                                                                                        
Zona di guerra, 5 settembre 1917
Se le mie parole rinverdiscono il mio tanto dolore ....,  a me la sventura. c'è solo il desiderio e la fiducia di confortare. La comunanza nel dolore e nella sventura, la tragicità di questi luttuosi momenti, lo ..., che le notizie orribili, il ripresentarsi di queste, lontano, fui ... dove si vive .. la lotta e ... la speranza, si fa sentire, anche, un affratellamento ed una angusta .... al lutto di voi ...., .... del fato. Domani quando l'..... del duolo, non sarà diventa santa. Come tutto ciò che .... sangue e lacrime, allora ricordando l'unanime compianto di chi ci è ... la ora della sventura e sempre più dire coraggio, divide con noi il .... di questa, sentiamo che il nostro dolore ha avuto un eco nel mondo. E allora, da questa voce che ritorna attingere si potrà il vero coraggio che è quello di resistere, ai colpi ...., quello di perseverare e continuare per chi rimane, le .... offre della vita. Pensi ai suoi tanti figliuoli, e ... l'amore di questi si ..... : attinga da loro la forza di sopportare la perdita non ...., ma la lontananza lunga del suo caro. E più presto egli, sarà alla loro memoria, e metterà nel cuore dei fratelli e delle sorelle ciò che di buono e di gentile egli ebbe. .... che io penso a lei, con devoto affetto e mi auguro che il dolore della sua casa, ripercorra in tutte le nostre case, in noi e nei nostri cuori, le giunga confortevole al cuore. E a suo marito, e alle sue sorelle, dico .... sincera del mio cordoglio, sia forte, egregia collega, e .... da lei, verso i suoi, come .... l'esempio austero che educa al dolore e lo vince.
Con affetto, le stringo le mani
Suo  S. Tenente: Bruno Marsili, 217a Compagnia d‘Assedio
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Segreteria della Regia Procura
Vicenza, 4 settembre 1917
Carissimo Morresi,
l'amicizia che ci unisce e ci affratella, ci accomuna nel dolore. Stamane, al ricevere la partecipazione della morte gloriosa del povero Giulio, abbiamo sentito uno schianto come se fosse venuto a mancare uno dei nostri figli: purchè la quotidiana consuetudine di famigliarità, che avevano, ci faceva considerare nostri i figli vostri, come voi tenevate come vostri figli Gigi e Alfredo. Vana è qualunque parola di conforto dinanzi allo strazio inumano dei vostri cuori, alla lacerazione delle vostre anime. Avrete sempre dinanzi a voi l'immagine radiosa di gloria del figlio immolatogli eroicamente per la patria nel puro e tanto entusiasmo dei suoi 20 anni, ma la vostra crudele ferita mai rimarginerà. Egli dall'alto vi sorriderà, lancerà baci al padre che amava, alla mamma che adorava, ai fratelli di cui era l'orgoglio. Ebbene, anche voi in mezzo alle vostre tante lacrime sorridete a lui già sublimato nella gloria eterna, farà per voi la maggiore, l'unica consolazione in mezzo alla desolazione che vi opprime. A questa mezza consolazione sarà di granlunga superiore anche all'orgoglio che provate per la morte eroica del figlio caduto per una patria più grande. Una cosa sola vi racomandiamo Giulia ed io: siate forti nel dolore. Ed un augurio vi facciamo che la compartecipazione dei veri amici al vostro cordoglio sia balsamo salutare agli animi vostri.
Affettuosi  amici, Giulia e Antonio Marchi
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Alla Famiglia Morresi.
Abbiamo tardato a scrivere perchè sotto la prima impressione della notizia serale avremmo forte dato un dolore ed un essenza troppo rattristante alle nostre frasi. Il dovere dell'amico è invece di confortare, di togliere per quanto possibile i triboli che fan più penoso il giacere dell'afflitto, ed a quel luogo accumular fiori. Nel mortuario avviso dinanzi a un... "Fieri del supremo sacrificio che li conforta nella loro desolazione". Ecco appunto il poco di fiori che noi avremmo potuto esibire in tacito martirio di ...: la consolazione che Giulio Morresi offerse spontaneo la sua fiorente giovinezza sull'ara della Patria l'immortalò nel sacrificio. La vita degli uomini è transitoria: la gloria rimane e con essa la Patria. Quinci  la consolazione nostra, il balsamo che può fluire lo strazio.
Poichè il dolore vostro è ancor molto, il vostro conforto è ancor nostro, non abbiamo altro da dirci, Animo dunque !
Ci confermiamo veri amici
Ancona – 9 settembre 1917    Luciano Croci, Bona (Croci), Clara (Croci) Pietro (Croci)
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Varano, 9 ottobre 1917
Cara Signora
Sempre la ricordo, sempre la penso, condividendo il suo dolore quanto ella non può immaginare. E tanta è la pietà sincerissima che non posso, da non poter fare a meno di tornare ad esprimergliela. Povera, buona Signora si faccia coraggio! Ricevetti la sua lettera ed il leggerla mi fece strazio. Vii sentìi profondamente tutta la sua desolazione. Eppure, dal profondo del cuore, le desidero la assefuazione e la calma, uniche condizioni che permettono di vivere dopo un dolore, e di vivere in maniera utile e nobile. Il pensiero del figlio Suo, sarà sempre fisso a straziarle il cuore e la mente, ma se ella ha fede, si volga a Dio e gli offra tutto, con estrema rinunzia, con estremo sottomesso sacrificio, glielo offra per il bene del suo diletto perduto e pel bene dei suoi cari viventi. È la massima abnegazione della Madre, in Ella. così ottima, così esemplare, ne sarà certo capace. Cara signore, senti il mio ardere che mi permette di scriverle ancora, ma che mi è dato il cuore, tanto pieno per lei di mille affettuosi sentimenti. Gradisca con affetto un bacio e l‘espressione di tutta la mia considerazione e stima.
Anna Nesi

(continua)




lunedì 7 gennaio 2019

Aspirante Giulio Morresi IV parte



Anche questa lettera è stata trascritta da un componente della famiglia dalla calligrafia di difficle interpretazione. Pertanto, come già detto, lasciamo in bianco le parole di diffile interpretazione e trascrizione

Egregio Signor Francesco Morresi – Osimo
Da "La Sentinella"[1] apprendo oggi l'eroica fine del suo Diletto Giulio. È troppo vivo il dolor mio per rimanere silenzioso verso lei e verso la sua buona Famiglia. È questo un lutto che non colpisce semplicemente la sua casa e i suoi parenti, ma esso si estende a quanti ebbero modo di conoscere Giulio, di apprezzarne le di lui virtù, di mente e di cuore, specie per chi lo ebbe compagno di studi e amico carissimo E non credo di esagerare che è vivo il dolore, anche verso coloro che lo conoscevano solamente di vista, poichè quel suo spiccatissimo gioviale carattere che possedeva ogni ora: faceva subito intuire e rimarcare una infinita bontà di animo. Era veramente amato da tutti. Tutto il tributo di affetto che oggi riceverà dovrà Sig. Morresi ....., lenire in parte l'immenso dolore suo e quello della sua famiglia. E credo che Giulio oggi è nel mezzo dei Cieli! Trovi il suo paterno travagliato cuore, conforto grande nella religione di Cristo. Tanto lui quanto quelli della sua famiglia sono militi di Cristo.  Per essere però degni militi di Cristo bisogna ubbidire alle sante leggi di questi: e la morte eroica di Giulio, avvenuta sul più grande campo di battaglia del mondo, non è altro che un disegno di colui che è il Re dei cieli. Nella preghiera fervida vi si trova tanta rassegnazione. Preghiamolo Iddio per il bene di Giulio. Giulio poi si ricorderà di noi: egli, dal regno celeste, guarderà sempre la sua casa e le farà piovere sante celeste benedizioni. Le dico questo, Sig. Morresi, poichè il vero conforto non lo troverà mai negli uomini. Il suo .... in lato in alto si elevi: lo troverà lassù il conforto più grande!! Voglia gradire tutta l'espressione del mio sincero cordoglio. Schianto dal mio cuore il fiore più bello e con riverente affetto lo depongo sulla tomba del suo Giulio, haimè innanzi ....! Si abbia anche i miei ossequi migliori estendibili a tutti i suoi di casa.
Verona – 3 – IX – 17 Suo devoto, Oddo Carrapa
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Ancona – Villa Flora 13 settembre
Mia buona signora, non ho parole per esprimerle la mia angoscia. Ricordo con fraterno affetto il suo diletto figliuolo, lo ricordo vibrante di vita e di entusiasmo e non so persuadermi che tutto sia finito, che non lo riavremo qui fra noi. Il pensiero della bella morte gloriosa aiuti lei, povera mamma derelitta e sventurata a superare questa prova terribile. Io sono con lei e vorrei poter far tanto per sollevarla un poco. Ho ricevuto la partecipazione e i giornali, anche i bimbi hanno letto con commozione tutto ciò che riguardava il loro buon amico. E hanno ricordato con me i giorni che ci sembrano ora così lontani. Mi faccia avere notizie sue, le aspetto con ansia. Mi ricordi a tutti gradisca il mio affettuoso abbraccio.
Maria Baccarani

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Commossa e dolente per la grande sventura che l'ha colpita le mando le mie più vive condoglianze.
Malvina Srersare (??).
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Ida carissima                                                                                                   Recanati 3 – 9 – 1917
con immenso dolore abbiamo appreso la triste notizia della morte del nostro caro Giulio. Immaginiamo il tuo stato d'animo! Vorremmo esserti tutti vicini per asciugare le tue lacrime e per infonderti con parole d'amore quel coraggio necessario in un momento così triste! Il destino crudele ha voluto provare il tuo cuore togliendoti uno degli affetti più cari. Ida nostra  carissima, non esser debole, sii forte e coraggiosa. Ricordati che devi essere forte e coraggiosa anche per incoraggiare gli altri figli che saranno il tuo conforto e che anche loro potrebbero risentire troppo un dolore così grande. Ti sia di sollievo il pensare che oggi è morto da Eroe sul campo di battaglia compiendo un sacro dovere, che egli rimarrà eternamente nel ricordo di quanti lo conobbero. Sii dunque forte nel dolore. Condividiamo il nostro al tuo grande dolore, inviamo le più sentite e vive condoglianze. Baci tanti a tutti e un fiore sulla tomba dell'indimenticabile Eroe.
Tua cugina,  Vincenzina…. …......
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Carissima Ida,                                                                                                 
 Numana 3 settembre. 1917
ho appreso, con vero dolore, la disgrazia che t'ha colpito in modo così inaspettato e crudele. Povero Giulio! Egli era il tuo conforto e il tuo orgoglio, ed ora non ti resta più che il tuo caro, incancellabile ricordo. Io non ho parole che valgano a recarti un pò di sollievo, solo il pensiero che lui più non soffre e il tempo potranno diminuire l'acerbità del tuo dolore. La vita ci dà delle grandi amarezze e sofferenze e noi dobbiamo cercare di farci animo a sopportarle per non soccombere. Anch'io, cara Ida, oso dirti di farti coraggio, per amore dei tuoi figli, essi hanno ancora tanto bisogno del tuo aiuto e del tuo consiglio. Forte a questo grande dolore ti si concederanno in compenso altri conforti; la Provvidenza Divina fa tutto per il nostro meglio e solo la fiducia in essa può sollevarci dalla disperazione. Tutte le condoglianze in tanto lutto saranno state vane per te, ma tu accetta le mie con segno d'amicizia. Appena sarò di ritorno verrò a trovarti; avrei già voluto rivederti. La mia famiglia si unisce a me nell'inviarti le più vive condoglianze e i più vivi saluti. Abbracciandoti con affetto vi dico   
Affettusisssima amica, Pina Viglietti

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Cara Signora Ida,                                                                                      Jesi, 4 settembre 1917
l'impressione dolorosa da me provata al triste annunzio della gravissima disgrazia fu così acuta, che mi turbò profondamente e ancora non so trovare parole per manifestarle tutto il mio sentimento. Che le dirò io per tentare di recarle conforto in momenti sì dolorosi? Ogni parola sarebbe vana, lo so, pure tengo ad assicurarla che tanto io quanto la mia mamnma prendiamo parte all'immenso dolore suo e de' suoi. Coraggio, cara Signora Ida, nell'amore pel marito e per gli altri figli trovi la forza necessaria per apportare la grave sciagura. Pensi che il suo Giulio ha fatto una morte gloriosa e che quanti lo conobbero e poterono apprezzare le sue buone qualità e il suo infinito amor di Patria, lo ricorderanno sempre con simpatia ed ammirazione. La prego di far partecipi dei nostri sentimenti anche suo marito ed i figliuoli, giunga a tutti in questo momento il mio augurio di pace e di fede. Tanti affettuosi saluti le invio unitamente alla mia mamma.
Vannia Gatti
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Falconara 4 settembre 1917
Ida carissima, che dire innanzi a un dolore così atroce! La luce di gloria che lo rende immortale per aver dato, magnifico dono alla Patria, la sua giovinezza, faccia sublime il sacrificio e renda anche lui eroicamente .... Cara Ida, vorrei esserle vicina per abbracciarla e dirle di non piangere, chi volontariamente ha sofferto sè stesso per la sua terra!!.... Non volevo credere alla triste notizia, ma poi ho dovuto convincermi che le anime elette sono le più provate ! La penso continuamente e sono con lei in quest'ora di prova e di dolore .....
Mi creda sempre                 
                                                                              Affettuosissima  amica, Albertina Pacetti
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Ditta – The Escess Insurance Company Londra
Milano 3-9-17
Egregio Signor Morresi Francesco,
Abbiamo appreso con vivo dolore l'annuncio della morte del v/ figliuolo, e vi preghiamo accogliere i sensi del n/ sincero cordoglio. Sia di conforto per voi e per la Madre il pensiero che l'alto sacrificio non sarà stato fatto inutilmente, da ogni vita che cade germoglia la prosperità della Patria, che vi compenserà poi con ogni maggiore benedizione. Gradite i molti distinti saluti.
Il Rappresentante Generale per l'Italia
N. N. 

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Ditta Unione Grandine
Milano 5 settembre 1917

Signor Francesco Morresi – Agente Generale – Osimo
alle condoglianze particolari inviatevi dal Sig. Direttore, vogliamo noi pure unire le nostre più vive per la perdita del Caro v/ figlio Giulio, Ufficiale dei Bersaglieri, caduto sul campo dell'Onore per la maggior grandezza della nostra Patria. Vada a lui il nostro rispettoso saluto ed a voi e famiglia il nostro cordoglio per un lutto che è però vanto di ogni vero Italiano – Con particolari saluti
Il Consigliere Delegato                          Il Direttore
N. N.                                                       N. N.
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Gentilissima Sig.ra Ida                                                              Ancona 20 settembre 1917
Vi sono dei momenti, nella vita, in cui la parola non riesce ad esprimere ampiamente il proprio pensiero, vi sono dei casi in cui non si può, come si vorrebbe portare, agli essere crudelmente colpiti dalla sventura, quel conforto morale di cui avrebbero tanto bisogno. Ed io non so, Signora che unirmi a lei, io non so che accompagnarla sul calvario doloroso che il nostro Dio dona per ricompensa ai più buoni, ai più eletti, a coloro che ripongono in lui la fiducia e la speranza. Sia forte, Signora, i poveri esseri perduti, bevono è vero ogni nostra lacrima, fremono di sollievo ad ogni nostra preghiera, sentono ancora una volta il loro cuore ghiacciato ardere di amore per chi ha l'anima straziata dal loro abbandono, ma piangerebbero lacrime di sangue, ma agonizzerebbero e morirebbero una seconda volta, se sapessero i loro cari infelici ed in preda alla disperazione. ... a lei, intorno a lei, sono gli altri suoi figli, ed il mondo dell'Eroe, del martire, di colui che vita, gioventù, amore, felicità offrì per la grandezza della Patria nostra, sia la guida delle loro anime. Egli poi sia l'interprete preesso Dio, delle sue sofferenze. Lenisca il suo dolore nell'affetto di quelli che le ....., cerchi ora conforto e rassegnazione tra i suoi figli, non faccia che il suo martire soffra, alla soglia del nuovo mondo, per la disperazione della povera mamma sua.
Con affetto Giulia ....
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Addoloratissima Signora                                                                                           5 ottobre 1917
La sua ha indugiato molto a giungerni, perciò anche la mia risposta le perverrà tardi. La fine gloriosa fatta dal suo ottimo figlio mi ha adolorato moltissimo. Ci eravamo conosciuti da bambini al ginnasio di Osimo, abbiamo frequentato la stessa scuola militare di Caserta e ci siamo sempre amati con grande affetto. La sorte poi volle che anche nell'ora del cimento fossimo uniti. Dopo un terribile bombardamento si uscì all'assalto. Si avanzò sotto intenso fuoco di mitragliatrici che ci investì appena usciti fuori dalle nostre posizioni. Ad un tratto vidi ciò che mai avrei voluto vedere. Il povero Giulio colpito senza dir una parola, senza mandare un grido. Il mio plotone avanzava. Il fervore della lotta. L'impressione ricevuta dalla morte del mio carissimo amico, il proposito di rivendicarlo mi avevano trasformato. Corsi dove il dovere mi chiamava. E la vendetta avvenne e fu completata. Da quel giorno fui sempre in prima linea. Quando la Brigata andò a riposo e fu il 25 agosto passai per il luogo dove l’amatissimo Giulio era Caduto. Non trovai la sua salma. Già era stato seppellito.
Mia addoloratissima Signora ho cercato di rintracciare il nome dell’Ufficial del 90° Reggimento fanteria che prese in consegna gli oggetti prezionis che aveva il povero Giulio, ma non mi è stato possibile.. Il 15 ottobre dovrei venire in licenza per esami. Se potrò passare per Osimo e potrò darle più ampie notizie. L’Immagine cara di suo figlio resterà sempre nella mente del suo devotissimo Giuseppe Danti

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Zona di Guerra 15 ottobre 1917
Stimatissima Signora,
la notizia ch’ella mi ha comunicato mi ha reso triste oltremodo. Non me la asoettavo davvero, Signora. E‘ una di quelle notizie che ci lasciano muti e perplessi.
A Le mamma del mio prezioso amico, alla di lei famiglia, non ho parole sufficienti per esprimere le mie vivissime condoglianze Nè del resto sono sicure le mie parole qualunque esse siano corrette tali da lenire il loro senso di doloree di sacrificio, calmi e sereni oggi noi dobbiamo incidere. E guai se il dubbio ci assale nella via aspra e dura. Circa a quanto il poveo Giulio portava indosso mi interesserò subito della cosa e nel modo più consciensoso. Forse fra qualche giorno di passaggio in Osimo Le potrò dare qualche risposta in proposito. I miei rispetti Signorae saluti cordiali alla sua famiglia. Devotissimo. Aspirante Luisi Antonio.

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Zona di guerra 22 ottobre 1917
Giuntami appema da di Lei lettera, come subito dopo la disgrazia, come amico e compagno di studi mi sono dato a ricercare quelle che il povero Giulio aveva lasciate care. Io seppi la sua morte da Fenici che scese dalla linea pochi giorni di essa. Trovandomi ora con il Fascilli ho saputo come è avvenuta la disgrazia. Egli mi dice di avergli scritto epurtroppo io ho poco da aggiungere tanto più che il suo attendente con cui ho parlato non è stato presente alla disgrazia. Se il ricordare sempre la disgrazia  è per lei, madr, tanto tanto doloroso pure  le sia di conforto, Cara Signora,il pensiero che la sua morte calma e serena. Dal come mi è stata riferita da testimonianze oculari dal Fascilli, nel mentre usciva dalla nostra trincea di partenza una pallottola lo ha colpito in fronte inginocchiandolo  calmo e sereno sena una parola è caduto  riverso.
 E‘ morto duecento metri avanti a me mentre anche io mi incamminavo verso la battaglia. Non ho assistituo ai suoi funerali ma sinceramente come mi è stato evidenziato con gli onori dovuto al suo grado ed alla sua serenità di sacrificio . Sarà stato sepolto in uno die cimiteri vicini. Ed io credo che sia precisamente quello di Pietra Rossa sapendo che dopo la battaglia parecchi ufficialidi quel settore furono colà portati. Ed egli sarà sicuramente là tanto che il suo corpo non è stato deturpato. Per quanto il 90° Reggimento fanteria mi sia vicino non posso avere un conttto molto diretto per ricercare l’Ufficiale depositario. E poi quelle cose care furon prese durate la battaglia e chi lo sa?
Come le riferito io, quale amico e compagno e con il dovere del fratello d’arme continuerò le mie ricerche tenendola informata se esse portano qualche frutto. Speriamo  che qualche cosa cara cara ci riporti ancora da lui e porti a Lei un dolce sollievo. C’eravamo rivisti pochi giorni prima  io lui e Fenici. Ci siamo salutati con una speranza e con un augurio…
Mi creda distitamente
Aspirante Filiberto Teodosi

Le due ultime lettere, una del 5 ed una del 22 ottobre, sono a significare che la famiglia ha cercato di avere notizie di come era avvenuta la morte  e sopratutto chiedeva delle cose personali lasciate dal S. ten Morresi presso i suoi compagni d’arme e conoscenti della famiglia.
L’Album die Ricordi  riporta l’ultima lettera datata 22 ottobre 1917, due giorni prima della offensiva Austriaca che costrinse le truppe italiane a retrocedere dall’Isonzo al Piave. E‘ verosimile che si sia interrotta ogni corrispondenza per la tragicità degli eventi.
L’ultim apagina di questo Album riporta la seguente dicitura
Senigallia 19 agosto 1920
Due date memorabili in questo giorno
Terzo anniversario della morte del nostro adorato figlio, del nostro eroe……
Le Nostre nozze d’argento……     





[1] “La Sentinella” era il giornale di Osimo nella versione di quattro facciate, al pari di tutti i giornli del tempo. Ogni cittadina marchigiana aveva uno o più giornli generalente espressione degli orientamenti politici del tempo ( clericali, socialisti, repubblicani monarchici moderati) e rappresentavano il nerbo della comunicazione del tempo.

sabato 5 gennaio 2019

Dati Statistici alla data del 31 dicembre 2018


Aperto nel 2009 ha un totale di 26981 visitatori,

con una media mensile di 850/900 contatti mensili.

Sono stati pubblicati 234 post.

I paesi di origine dei visitatori vede
 la Russia con 287 contatti, Francia con 133 gli Stati Uniti
 con 23 l’Italia con 18,
 e poi altri paesi sull’ordine delle unità.

(info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)

martedì 27 novembre 2018

Sassocorvaro e Pasquale Rotondi 1944.- 1945


Materiali per il Master di Storia Militare Contemporanea 1796  - 1960
La meritoria opera di Pasquale Rotondi
Sovrintende alle gallerie ed alle Opere d'Arte delle Marche
nel 1944-1945
per il salvataggio di inestimabili tesori d'arte.


L’Operazione Salvataggio

di Alessia Biasiolo*


Quando era diventato chiaro che una nuova guerra sarebbe scoppiata in Europa, molti si resero conto che le opere d’arte erano da mettere subito in salvo, sia per evitare che venissero distrutte da un conflitto, sia per evitare trafugamenti a scopo di ottenerne denaro; oppure, per evitare che cadessero in mano ai nazisti che avevano già condotto operazioni di epurazione dell’arte definita degenerata.
Nel 1939, il Ministero dell’Educazione Nazionale italiano, il cui ministro era Giuseppe Bottai, per idea del funzionario Giulio Carlo Argan, decise di identificare le opere d’arte da mettere in salvo e di incaricare il Soprintendente alle Gallerie e alle Opere d’Arte delle Marche, amico di Argan, Pasquale Rotondi, di occuparsene. Rotondi, dopo lunghe ricerche, scelse come luogo ideale dove ricoverare le opere, in provincia di Urbino, una rocca fortificata, la Rocca di Sassocorvaro nel Montefeltro. L’attività venne soprannominata Operazione Salvataggio.
Rotondi ottenne una Balilla, un camioncino e quattro uomini per costituire il suo manipolo di salvatori di opere d’arte, oltre al suo fidato autista Augusto Pretelli. Cominciò a selezionare le opere da mettere al sicuro, trasferendole in casse dove potessero essere protette anche durante il viaggio. Il gruppo imballò lavori di Tiziano, Piero della Francesca, Lorenzetto, Tintoretto, Rubens, Caravaggio, quella che venne denominata “la lista di Pasquale Rotondi”, detto lo Schindler delle opere d’arte italiane. Accanto alle tele, anche ceramiche del Museo di Pesaro, ad esempio, disegni, libri, spartiti musicali. L’attività divenne febbrile e un giorno, al Furlo, passando con il camion carico, videro che la gente si radunava davanti agli altoparlanti di una piazza: ascoltava l’annuncio di guerra da parte di Mussolini. Era la guerra, allora, nel 1940, anche per l’Italia.
L’Operazione doveva essere conclusa prima che anche il fronte arrivasse nel Belpaese. “L’armata Brancaleone” dei quadri doveva sbrigarsi.
L’11 giugno il manipolo trasferisce le opere da Ancona; il 26 giugno da Macerata, e avanti così, finché era possibile e finché di casse piene di opere ce ne stavano alla Rocca, malgrado il denaro fosse limitatissimo e con scarsi mezzi.
Tutta la popolazione di Sassocorvaro aiutò Rotondi in “un lavoro imponente”. Nessuno doveva sapere cosa contenevano le casse che arrivavano giorno e notte in paese. Giulio Montagna, uno dei ragazzi del posto, venne assoldato con gli amici per fare la guardia ad un camion carico di casse che non passava per l’ingresso della Rocca. Nei documenti Sassocorvaro non era mai citato con il suo nome per non indicare dove venivano mandate le opere d’arte. Si diceva solo di contattare il prof. Rotondi perché le opere venissero portate nel Ricovero, come veniva inteso nei messaggi.
Nell’agosto 1940 Sassocorvaro ospita già 77 casse e comincia a spargersi la voce tra gli addetti ai lavori della possibilità di mettere in salvo le preziose testimonianze di secoli.
Rodolfo Palucchini, Ispettore della Soprintendenza di Venezia, saputo della cosa, andò a visitare il Ricovero per fare in modo di mettere in salvo anche le opere di Venezia. Rimase stupito dell’organizzazione del Ricovero e così diede disposizione di mettere le opere selezionate in casse di legno, portate sulle gondole a piazza Venezia e quindi in camion a Sassocorvaro. Non senza rischi e problemi.
Il 16 ottobre 1940 arrivano 54 casse e 16 rulli con più di 100 opere, tra cui “La tempesta” del Giorgione, forse uno dei quadri più rari e suggestivi che possiede l’Italia. Si contano in tutto 34 rulli e 132 casse.
Nel 1941, comincia l’offensiva in Grecia e Iugoslavia, poi l’Operazione Barbarossa. Si teme sempre di più per il patrimonio artistico.
Rotondi, intanto, incomincia il controllo delle casse e delle opere ivi contenute, operazione che ripete spesso per controllare che non ci fossero danneggiamenti, muffe e altri pericoli per le delicate ospiti della Rocca, ma le opere sono tutte a posto.
Antonio Magi, abitante di Sassocorvaro, testimonia come il timore di quadri rovinati mettesse in ansia Rotondi. Le uniche persone che sapevano davvero cosa c’era nelle casse erano la moglie Zea e il fedele autista Augusto.
Quando Rotondi tornava tardi a casa a bordo della sua Balilla, si annunciava con tre squilli di campanello e un fischietto di famiglia per farsi riconoscere, dicendo alle sue bambine Paola e Giovanna di corrergli incontro. Chiudeva fuori casa il lavoro, per mantenere la serenità e apparentemente le occupazioni di routine, malgrado custodisse un segreto così grande.
Nel novembre 1942 cambiano le sorti della guerra con la resa italiana nel nord Africa; l’11 dicembre le truppe sovietiche cominciano la controffensiva e l’Armir si deve arrendere.
Tutti prendono contatto con Rotondi per salvare le opere dei propri musei, perché la vittoria nazifascista non è più così certa.
Il commendatore De Tomasi lo convoca a Roma per parlargli delle richieste di far pervenire a Sassocorvaro le opere, ma la Rocca era già piena, e così Rotondi dice di avere già individuato un altro ricovero nel palazzo dei Principi di Carpegna, a pochi chilometri da Sassocorvaro. Nella Sala Verde del Palazzo, il 15 febbraio 1943, avvenne il primo incontro tra l’incaricato dell’amministrazione dei principi e Pasquale Rotondi, come ricorderà Francesco Falconieri, principe di Carpegna, per trattare la disposizione delle opere nei loro locali. Tra aprile e giugno 1943 arrivano tanti lavori di Raffaello, Bramante, Masaccio, Mantegna, da Venezia, Milano, e altre città: nessuna assicurazione sarebbe stata in grado di valutare il valore di tutto quel patrimonio.
Dal Conservatorio di Pesaro vengono depositate due casse e un baule contenente manoscritti e cimeli di Rossini, collocati al piano superiore del palazzo.
Ad un certo punto del conflitto bellico Rotondi si è trovato custode di una massa di capolavori: 3.800 opere di pittura, scultura e arti minori, mentre 4.000 pezzi erano costituiti da materiale bibliografico e archivistico. Intensifica anche la sua attività di controllo perché ha paura dei furti e dello stato di conservazione delle opere, così come delle notizie sempre più preoccupanti che arrivano dal fronte. Fino a quando, il 10 luglio 1943, si realizza lo sbarco alleato in Sicilia. I custodi dei due ricoveri sono contenti perché pensano di potere andare a casa, ma Rotondi capisce che bisogna avere prudenza ancora. Cominciano infatti ad arrivare le truppe tedesche in Italia.
“Dopo l’8 settembre c’è stato un momento di grande smarrimento”, dirà Rotondi. “Avere la responsabilità della custodia di una quantità così notevole di grandi capolavori, ma non avere più qualcuno al quale potersi rivolgere nel caso di necessità” lo viveva con apprensione e scoramento, non sapendo bene che fare per proteggere e difendere le opere che gli erano state affidate.
A Urbino nessuno ha notizie certe. L’unica fonte affidabile era Radio Londra che Rotondi ascoltava regolarmente con le sue formule passate alla storia: “Felice non è felice”, “I cavalli scalpitano”, “La mia barba è bionda”, “La mucca non dà latte”. Frasi in codice per comunicare con i gruppi partigiani o con le truppe o con gli infiltrati nei territori nemici. Frasi che cercavano di mantenere alto il morale di chi ricominciava ad avere speranza di uscire dal buio delle dittature. In quel momento di confusione, un altro pericolo minaccia il patrimonio artistico italiano.
I tedeschi hanno fondato a Bergamo il Kunstschutz, un ufficio per la protezione delle opere d’arte; in realtà dietro la facciata di un’istituzione culturale si nasconde il progetto di trafugare in Germania quante più opere d’arte italiane, al comando di un colonnello delle SS. Per ordine di Himmler, su un’ambulanza, vengono trasferite in Germania per Hitler opere viste dal Führer a Firenze. Goering, invece, riceverà 16 casse da Montecassino per la sua collezione privata.
Fortunatamente, per una intuizione, Rotondi aveva tolto dalle casse tutte le etichette del contenuto, rendendo difficile capire di cosa si trattasse, se non costringendo le SS ad aprire cassa per cassa. A Carpegna, intanto, proprio le SS sono entrate nel palazzo per vedere se c’erano opere d’arte nascoste.
I carabinieri a guardia delle opere vengono disarmati e portati via.
Subito Rotondi tenta di mettersi in contatto con il comandante tedesco, minimizzando il valore delle casse e protestando per l’arresto dei carabinieri.
I nazisti si sono accaniti in particolare su una cassa che conteneva i manoscritti di Rossini. Una volta aperto il contenitore, vedendo le carte dissero, in tedesco “Cartaccia” e se ne sono andati. Accanto alla cassa di “cartaccia”, un’altra conteneva il tesoro di San Marco.
A quel punto, Rotondi capisce che le opere d’arte in sua responsabilità sono in pericolo. Va dal prefetto di Urbino per protestare per l’arresto dei carabinieri ed avere mezzi per trasportare le opere. Il prefetto non ha più autorità, tutto è nelle mani dei tedeschi. Non c’è più nessuno in alto, erano rimasti tutti senza una guida. Rotondi si sente perso e scoraggiato, solo.
I tedeschi non sono ancora arrivati alla Rocca, quindi Rotondi decide di giocare d’anticipo il tutto per tutto. In modo razionalmente folle.
Prende alcuni capolavori maggiori di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, li mette nella Balilla in morbide coperte portate da Urbino. Lui e il fido autista, partono e vanno alle porte di Urbino dove c’erano molte pattuglie delle SS in cerca di mezzi e munizioni, come gli dice la moglie Zea che lo aspetta per avvisarlo. Ripiegano allora alla Tortorina, una piccola villa di proprietà nelle vicinanze di Urbino dove scaricano i capolavori e li nascondono nella sua camera da letto, dormendo con esse. Quello fu il momento in cui Rotondi ebbe davvero molta paura. Allo stesso tempo, l’emozione di avere in casa quei capolavori è forte: Pasquale e la moglie restano svegli per ore a contemplare i capolavori. “San Giorgio” di Mantegna, ad esempio. “La tempesta” stesso. Addirittura la moglie non si alza per un giorno intero dal letto per proteggere le tele e fare la guardia a “La Tempesta”.
Dopo qualche giorno le SS lasciano la zona e le opere vengono trasferite al palazzo di Urbino dove sono al sicuro. Nei ricoveri dalle spesse mura di un tempo, il rischio in caso di bombardamenti è ridotto rispetto che altrove, come pure alcuni siti non avrebbero dovuto essere presi di mira.
Il pericolo rimane per le altre opere sulle quali Rotondi non ha più titolo né per custodirle né per trasportarle.
Da Venezia gli arriva, tuttavia, un aiuto insperato. Gli scrive il patriarca di Venezia che sperava che il trasporto da Carpegna a Urbino non comportasse alcuna difficoltà trattandosi di un tragitto relativamente breve; in mancanza di mezzi l’alto prelato suggeriva di usare carri trainati da cavalli.
Non c’è però l’autorizzazione da parte dell’ufficiale tedesco della guarnigione, che manda subito un soldato a chiedere istruzioni al comando dal quale Carpegna dipende. Mentre attende la risposta è a rischio anche l’incolumità di Rotondi. La staffetta tedesca, dopo tre ore, torna con la risposta: possono trasportare le opere, ma solo quelle di proprietà della Chiesa.
Il contenuto delle casse è irriconoscibile, così Rotondi può trasferire a Urbino tutte le casse con le opere, operazione che il patriarca di Venezia ribattezzerà “Il miracolo di San Marco”.
Mancano ancora i mezzi di trasporto, ma finalmente trovano un camionista disponibile a trasportare le casse e il camion viene stipato di opere, non solo il tesoro di san Marco, ma anche casse con opere di Milano e Roma; con l’autorizzazione dei tedeschi, i salvatori di opere d’arte possono andare via da Carpegna, ma fanno una deviazione per Sassocorvaro per caricare la predella di Paolo Uccello e altre opere, finché ce ne stavano. La sera arrivano a Palazzo Ducale di Urbino, per mettere tutto al sicuro, anche se i bombardamenti continuano e sono sempre più probabili le razzie dei tedeschi che vogliono arricchire le collezioni private di Hitler e Goering. I nazisti diventano sempre più sfrontati, soprattutto se le opere sono di ebrei. Dopo la terribile battaglia di Cassino, che porta alla distruzione dell’abbazia, molte opere d’arte italiane prendono la via della Germania.
Alcuni funzionari del Ministero dell’Educazione che non hanno aderito alla RSI sono dimissionari, ma si impegnano lo stesso per salvare le opere, pensando che l’unico posto sicuro dove nasconderle sia il Vaticano. Giulio Carlo Argan va a sondare la disponibilità di Pio XII attraverso mons. Montini, il futuro papa Paolo VI, ora santo.
Secondo Bernardo D’Onorio, abate di Montecassino, la posizione del Vaticano per le opere d’arte è stata stimata da tutti, malgrado la delicata posizione politica di quei giorni.
Erano probabili anche vendette dei tedeschi, che potevano decidere, come in alcuni casi successe, di distruggere le tele con il lanciafiamme pur che non cadessero in mano nemica o che restassero alla traditrice Italia.
Rotondi continua la sua opera di salvataggio da Sassocorvaro verso Urbino, palazzo ducale e cattedrale.
Il 18 dicembre 1943 trova a Urbino un telegramma del Ministero che lo invita a dare le opere al funzionario Emilio Lavagnino che le trasferirà in Vaticano: sarebbe arrivato con camion e scorta armata quella sera stessa, ma sono già le 22 e non c’era ancora nessuno.
L’indomani arrivarono. Lavagnino era ispettore centrale del Ministero, suo amico, accompagnato da Nicoletti, sempre del Ministero, da un gruppo di facchini e da un sottufficiale delle SS, il tenente Schalbert.
Rotondi è determinato: il tenente non dovrà ricevere niente, nemmeno sul verbale di consegna dovrà comparire il nome del tedesco!
La sua presenza sarebbe stata utile qualora durante il viaggio ci fossero state problematiche di ragione militare. La moglie di Rotondi fa ubriacare il milite
che l’indomani dimostra di essere consapevole dell’accaduto, tanto che li poteva fare fucilare, ma non ha approfondito e li ha lasciati stare. Il tenente sembrava un buon uomo, anche se tracotante come tutti i tedeschi.
Il viaggio è andato benissimo: il 23 dicembre gran parte delle opere sono al sicuro dentro il Vaticano. Il fronte avanza. Rotondi si mette all’opera per salvare il patrimonio artistico locale, ricominciando daccapo l’operazione di salvataggio. Andrea Emiliani, storico dell’Arte, ricorda i metri di neve di quell’anno, l’inverno freddissimo del 1944. Ancora con Augusto Pretelli e la Balilla Rotondi va in cerca di opere. Nell’aprile tutto il Montefeltro è in mano ai tedeschi e chiunque può essere arrestato. Anche Rotondi, perché il carabiniere, leggendo polittico di Crivelli durante un controllo, pensava a politico e lo ha arrestato per alcune ore, sospettando viaggiasse per motivi politici. Tutto viene portato alla Rocca ancora: 127 casse, 8 rulli, 1 baule e 3000 volumi. Sorte diversa al Museo Archeologico di Ancona distrutto dalle bombe alleate che erano destinate al porto. Pochi giorni prima Rotondi aveva detto al sovrintendente che avrebbe portato in salvo le opere, ma quegli non volle.
Furiosi combattimenti si ebbero anche intorno a Sassocorvaro, ma le mura della Rocca ressero, come Rotondi aveva previsto.
Le truppe alleate entrano a Urbino il 9 settembre 1944 e liberano anche Sassocorvaro, borgo e Rocca. Nei mesi successivi il professore continua tranquillamente a controllare le opere da lui salvate fino alla fine della guerra. Nessuna opera ha subito danni. Infine, consegna ufficialmente al Comune di Sassocorvaro la Rocca e il suo prezioso contenuto, in grande tristezza, ma anche con sollievo.
Solo il sindaco di Sassocorvaro Oriano Giacomi, sindaco dal 1980-1988, ha scoperto la storia di Rotondi. Lo cercò dappertutto, fino a trovarlo in Vaticano nel 1983, verso la Cappella Sistina. Rotondi gli disse che era ora che qualcuno si ricordasse di quella storia, per la quale ricevette, nel 1986, la cittadinanza onoraria di Sassocorvaro e il Comune, nel 1997, ha istituito il “Premio Pasquale Rotondi” per chi si distingue nello salvare opere d’arte.
Dopo la guerra Rotondi divenne sovrintendente alle Belle Arti di Urbino, poi di Genova, mentre continua l’attività accademia. Dal 1961 è direttore dell’Istituto Centrale del Restauro e dal 1973 diventa consulente del Vaticano per il restauro della Cappella Sistina.
Muore nel 1991 a Roma investito da una motocicletta. Nel 2005 venne conferita alle figlie la Medaglia d’Oro al Merito Civile, in memoria del padre.


* Collegio degli Scrittori della rivista "Quaderni" del Nastro Azzurro
abiasiolo@tin.it


giovedì 1 novembre 2018

CUM Club Ufficiali Marchigiani. Nota a margine


STORIA MILITARE DELLE MARCHE


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del Corpo Italiano di liberazione, La battaglia di Filottrano la presa di Ancona, e le successive operazioni, e il fronte interno.


le foto si riferiscono a movimenti di truppe polacche alla Croce di San Vincenzo, Polverigi Ancona
il 18 luglio 1944, nell'azione che portò alla conquista della città dorica a seguito
della manovra per avvolgimento della 3a Divisione

Nella fotografia sotto,  mezzi corazzati polacchi in movimento sulla strada
Agugliano - Castel'Emilio Cassero falconara sempre il 18 luglio 1944
sullo sfondo il profilo del paese di Agugliano


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