Le Marche sembrano essere una delle Regioni pi colpite dalla epidemia. L'Ospedale Regionale delle Torrette è sull'orlo del collasso. La situazione vista d fuori è ancora pi allarmante in quanto i TG nazionali poco parlano delle Marche. Ora ogni TG invia un servizio da Ancona in merito alla epidemia. Nella foto Don Claudio Merli, Parroco.
Notizie,documenti, contributi,riguardanti la Storia di Ancona e delle Marche.Inoltre contributi e note alla Storia Militare delle Marche sotto l'egida del Comitato Scientifico del Club Ufficiali Marchigiani. E' spazio esterno del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro per la collaborazione il CUM. (Info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
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venerdì 20 marzo 2020
martedì 10 marzo 2020
Coronavirus. Una cronaca per la storia
Da Roma, chiusi in casa come da disposizioni del Governo, arrivano tramite i contatti con gli amici note dell'atteggiamento degli anconetani di fronte al coronavirus non certo esaltanti. Oltre al fatto che sembra confermata la notizia della partita di pallacanestro a Pesaro-Urbino a cui sono affluiti oltre 6-800 persone in piena emergenza a febbraio di coronavirus, gli amici uno dietro l'altro dicono che la chiusura delle scuole e l'invito di rimanere a casa sia stato accolto con estrema superficialità dagli anconetani. Piazza del Papa è piena come se niente fosse; il viale pieno per la passeggiata come al solito, mentre Portonovo è pieno come a ferragosto. In pratica si sta prendendo con molta faciloneria le disposizioni in essere di rimanere a casa e di non avere nessun contatto. UN amico mi ha inviato il discorso che il Sindaco, Signora Mancinelli, ha fatto a tutti gli anconetani: con voce ferma ma abbastanza irritata, con un accento dialettale che non guasta e usando anche locuzioni tipicamente doriche ha chiesto a tutti comportamenti responsabili, non facendo mistero di applicare le sanzioni previste nella maniera piu dura possibile per contrastare questa epidemia. Sorprende questo atteggiamento di una autorità che richiama i cittadini al loro dovere. Vediamo come andrà a finire. Se è vero che questa epidemia mostra la sua pericolosità dopo due settimane, avremo una fine di marzo molto difficile. La speranza è che le indicazioni date dai medici, in prima fila il marchigiano Burioni, siano solo un avvertimento e non si manifestino nella loro reale portata. (massimo coltrinari
sabato 29 febbraio 2020
giovedì 20 febbraio 2020
Tesi di Laurea: La divisione corazzata Centauro nella Campagna di Grecia
Il Dott. Giovanni Villari ha discusso nella sessione autunnale di laurea del Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 - 1960 su "La divisione corazzata Centauro nella campagna di grecia". La tesi è disponibile per la consultazione. previa autorizzazione scritta dell'Autore, presso l'Emeroteca del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro, Roma, Piazza Galeni 1. Info: federazione.ancona@Istitutonastroazzurro.org
lunedì 10 febbraio 2020
giovedì 30 gennaio 2020
1944. La Guerra in Casa .4 dal 1 al 4 luglio La prima cannonata in Osimo
Domenica 2 luglio
4 luglio 1944. Dal momento
che ho smesso di scrivere abbiamo passato delle ore terribili. Erano circa le
19 di sabato (1 luglio 1944 n.d.a) ed io ero andata a prendere lo zio in
ufficio, quando ad un tratto sentiamo una fortissima cannonata. Ci ritorniamo
non sapendo quale piega prendesse il momento. Venuta un po’ di calma ritorniamo
a casa, se non che dobbiamo rifuggire perché era imminente lo scoppio della
strada. E’ inutile parlare di panico! Corriamo con lo zio al rifugio del
Vescovo ed intanto i colpi di cannone aumentavano di numero e di fragore.
Parlare di pro e di contro, di quello che si doveva fare e non fare era
superfluo perché si capisce la confusione di tutti! Quando Dio ha voluto in un
barlume di calma, con lo zio siamo ritornati a casa della sig.ra Gisella e noi
tre dai sig. D’Eramo, con l’illusione, se non di dormire, almeno di riposare un
po’ calme! Invece nottata completamente bianca! Boato di cannone e
martellamento di mitragliatrice continuo in direzione di campo cavallo. Le
mitragliatrici dei tedeschi erano apposta sotto Gambò dal contadino Torciani.
Dalle prime ore del mattino
di domenica 2 luglio la battaglia è incominciata nella vallata del Musone. I
cannoni tedeschi piantati sulle alture del villino Iolanda ed altre colline
adiacenti, versante sotto strada Giulia, mirano a valle del Musone, quelle
degli Alleati da valle del Musone rispondono, e Osimo è in mezzo ai due fuochi…
Spavento immenso!
Il sibilo delle granate
penetra nel sangue. Si pensa a quei poveri contadini presi nella mischia e fra
gli incendi! Nulla si può fare per quei disgraziati.
La prima cannonata che Osimo
ha subito è stata quella delle ore 19 di sabato ( 1 luglio 1944 n.d.a) la quale
granata è scoppiata nella casa di Paris per Via 5 Torri. Le schegge sono
arrivate sino a casa nostra. Benilde, Lina e Gianna che stavano appoggiate alla
finestra ne sono state sfiorate!
Altro spavento! E così la
mezza giornata è passata in continua emozione!. Intanto la battaglia puntava su
Castelfidardo. Era terribile.
Ore 17,30. Noi quattro siamo
andati a casa per la
cena. Appetito non c’è n’era, ma in previsione di brutte era
meglio stare con lo stomaco sazio.
Ore 20. Osimo preso di
mira!!!!!
Abbiamo avuto per circa 55
minuti bombardamento ininterrotto di artiglieria. Terrorizzati ci rifugiamo
nella nostra piccola cantina, io, Lina, Gianna e Lucidio. La zia e lo zio erano
con la sig.ra Gisella.
Le granate scoppiavano nelle vie, sulle case, fragore di
vetri, schianti, calcinacci, polvere, un inferno!
Calmata momentaneamente la
situazione fuggiamo a casa per andare dai signori D’Eramo. Nell’imboccare il
vicolo di Sgardi una granata scoppia mi pare in piazza o dietro San Francesco.
Spavento terribile! Ci rifugiamo con i sigg. D’Eramo, Giardinieri, Costantini,
Baffetti, castellana e Manzi in una grotta e ci rimaniamo fino alle ore 23.
sotto un continuo sibilo di granate che non da tregua! Ci accingiamo a
ritornare nei nostri appartamenti per poter riposare in questa momentanea
calma, ma la nottata è completamente bianca. Buttati sul letto vestiti, siamo
sfiniti!
Ci sono molti feriti e
diversi morti all’Ospedale causati dal bombardamento. Per questi ultimi è
difficile il trasporto del Cimitero, perché oltre al pericolo del tragitto,
mancano le casse ed i più poveri vengono sepolti con un semplice lenzuolo.
lunedì 20 gennaio 2020
1944. La guerra in casa. 4 Loreto in prima linea
Loreto
In virtù di questo schieramento il
primo paese ad esse sgombrato fu Loreto.
Con il sorgere del sole di sabato 1 luglio Loreto fu abbandonata dalle
retroguardie tedesche, che in fila indiana discesero a Villa Musone, con azioni
di disturbo: elementi ritardatori fecero saltare il ponte della ferrovia, il
ponte sul Musone e quello della statale.
Iniziò a Loreto una attesa sempre più
viva e via via che si inoltrava nella mattinata la popolazione si affacciava
alle finestre, scendeva in instrada e cominciò ad affollare le piazze.. I
soldati polacchi raggiunsero Loreto da via Marconi con mezzi esploranti, che
avanzavano lentamente, ben distanziati per proteggersi da eventuali attacchi.
Loreto fu occupata quasi completamente intorno a mezzogiorno e subito il
Comando polacco installò un osservatorio sul campanile principale, mentre delle
mitragliatrici ed altre armi leggere furono messe nel Palazzo Apostolico;
l’intervento del Delegato Pontifico mons. Malchiodi, che rivendicava
l’extraterritorialità del palazzo costrinse il Comando Polacco, che si era
installato nelle scuole elementari di Via Marconi, a ritirare queste postazioni
L’avanzata alleata investiva anche
Recanati, che era occupata sempre da truppe polacche, accolte nella piazza
principale da una popolazione in festa. Anche a Recanati uno dei primi atti dei
polacchi fu l’installazione di un osservatorio a Palazzo Ottaviani, in via
Mazzini, da cui si può dominare tutta la sottostante vallata del Musone. Nel
prosieguo della mattina reparti polacchi motorizzati si dirigono verso
Montefano che viene occupata intorno a mezzogiorno. Tutte queste operazioni
sono viste da Osimo con trepidazione in quando si comprende che le forze
Alleate stanno avanzando, ma non si sanno le modalità e soprattutto gli
intendimenti, aumentando l’incertezza per l’immediato futuro.
Castelfidardo, che il 1 luglio è
ancora occupata dai tedeschi, è raggiunta dalle prime cannonate alleate verso
mezzogiorno, nella parte del paese che da verso Recanati. Cominciano i primi
danni: è colpita la facciata della Collegiata, la chiesa di San Francesco, il
serbatoio dell’acquedotto, il palazzo di Paolo Soprani e il campanile di S. Agostino e varie abitazioni e si lamentano
i primi feriti. In paese non vi circola che qualche tedesco di pattuglia: tutta
la truppa è schierata sulla linea del
fuoco al di qua della sponda sinistra del Musone, mentre si odono i colpi in
partenza delle batterie tedesche schierate all’Abbadia di Osimo. La popolazione
è tutta nei rifugi e nelle cantine e nei sotteranei dei vari palazzi e tutti
sono consci che non sono al sicuro in questi rifugi da un eventuale
bombardamento.
L’azione polacca diventa sempre più
consistete. Elementi della Divisione “Kresowa” varcano il fiume Fiumicello e la VI Brigata “Leopoli”,
con il sostegno del 15° Reggimento Ulani , lancia un attacco nel settore di San
Biagio, ad oriente di Filottrano, che si sviluppa dalle 17 alle 20. Nonostante
la forte resistenza del II battaglione
del 994° reggimento, i tedeschi sono costretti ad arretrare; chiedono
anche l’intervento della riserva divisionale, ma il sopraggiungere della note
interrompe ogni iniziativa ed i Polacchi sono in grado di rafforzare le
posizioni di San Biagio conquistata.
Il Musone è raggiunto e superato in
vari punti, e si assicurano i passaggi per il resto delle froze; le
posizioni sono mantenute, a premessa
delle operazioni del giorno sccessivo.
Il gen. Hoppe, commentando questa
giornata, nelle sue memorie scrive che
nel corso della giornata del 1 luglio, il fuoco nemico aumentò
progressivamente, ed i cacciabombardieri iniziarono le azioni sulle posizioni
tedesche di resistenza. Chi al LI Corpo d’Armata Alpino ordini precisi, in
quanto tutto lasciava presagire che il nemico avrebbe lanciato un attacco su
vasta scala.
Il Comando superiore rispose in modo lapidario “tenere Ancona
il più possibile, evitando la frantumazione del fronte e senza perder ei
collegamenti nel corso dei graduali movimenti di retrocessione”.
venerdì 10 gennaio 2020
martedì 31 dicembre 2019
venerdì 20 dicembre 2019
1944. La guerra in casa. 3
Come per il passato, l’obiettivo
principale di ogni conflitto recente nelle Marche è la conquista, o la difesa,
di Ancona, porto naturale, unico nel medio Adriatico e piazzaforte di notevole
valore strategico. Ancona era stata oggetto di una offensiva aerea, con
bombardamenti sistematici, a partire dal 16 ottobre 1943, un mese dopo l’armistizio,
e dopo che gli alleati avevano preso possesso ed utilizzati gli aeroporti
dell’area di Foggia. Ancona aveva subito 183 bombardamenti, alcuni anche
navali, che avevano provocato 1182 persone e che avevano distrutto il 67 %
delle abitazioni e costruzioni della città. Oltre 58.000 persone, due terzi
della popolazione era sfollata nei paesi vicini e nelle campagna. Gli obiettivi
principali erano le installazioni portuali, la stazione ferroviaria e le
installazioni militari. La difesa aerea sia passiva che attiva, praticamente
inesistente. La piazzaforte, da un punto di vista militare, era stata quasi
annientata. Ora si trattava di conquistarla e prenderne possesso.
Osimo, e tutti i paesi vicini,
temevano di subire, anche in parte, i bombardamenti che Ancona aveva subito;
ancora questo non era successo, in quanto non rappresentava, al momento, alcun
obiettivo militare.
Il 18 giugno il Corpo Italiano di
Liberazione, mentre il Corpo Polacco avanzava lungo la costa, liberava Ascoli
Piceno; il 22 e 23 giugno i tedeschi
sferrano un fronte contrattacco, sempre al fine di guadagnare tempo dando
queste battute di arresto all’avanzata alleata, che poi tra il 28 ed il 29
giugno ripiegarono sul Chienti. Il 30 giugno le truppe polacche entrarono a
Potenza Picena e Civitanova Marche, mentre gli Italiani entravano a Macerata.
Superata la linea del Chienti, la nuova linea era costituita dal fiume Musone,
che fu presto investita. Iniziava quella
che in generale si può definire la battaglia per la conquista di Ancona,
divisa in due fasi, la prima, detta battaglia di Loreto, 1-6 luglio 1944, o
prima battaglia di Ancona, e la seconda, 17-18 luglio 1944, detta seconda
battaglia di Ancona.
1 Luglio 1944, Sabato Azione su
Loreto, Recanati e Montefano.
Anche se non a diretta
conoscenza degli avvenimenti, Francesca Bonci , come quasi tutti gli abitanti di
Osimo e della Vallata del Musone capiscono che il fronte non solo si sta
avvicinando, ma che sta iniziando una battaglia i cui esiti non sono certi, ma
che sicuramente porterà ulteriori pericoli.
Nel Diario si legge:
1 luglio 1944. Abbiamo
dormito fuori casa. Lo zio e la zia sono andati dalla sig. Gisella, Lina e
Gianna in casa di Iolanda, ora occupata dai sigg. D’Erasmo, sfollati di Ancona
(ma una stanza è a noi riservata) e Lucidio è rimasto a casa a far da guardia.
La nottata è stata movimentatissima. Continuo passaggio di truppa e continui
scoppi. A mezzogiorno siamo rifugiati in casa nostra perché i tedeschi avevano
allacciato con le micce tutte le mine della famosa strada. Lo zio è ritornato
in ufficio ed ha mangiato dal fattore Quattrini. La zia è andata dalle sorelle
e noi quattro a spasso per piazza in attesa..dello scoppio!
Fa caldo, c’è fame e sete e
stasera e tutti siamo nervosissimi. Da voci quasi sicure sembra che lo scoppio
avverrà stasera ed intanto noi non facciamo altro che rientrare in casa,
affacciarsi al balcone che da proprio sulla strada, vedere cosa fanno quei
soldati attorno a quei ordigni infernali per poi rifuggire al primo rumore che
si sente. Si vedono gruppi di tedeschi per le vie in bicicletta e su carri di
civili. Dà l’esatta impressione che fuggano.
Ore 18.00 Io come tutti gli
altri, capisco poco di guerra e di battaglia, ma purtroppo vediamo che nella
vallata sotto Recanati dal nostro versante è una continua sparatoria di cannone
e con il cannocchiale vediamo dei carri armati che, cercano di avvicinarsi.
Cosa succederà? Ad ogni colpo di cannone la casa trema!!! E noi siamo sempre
pronti per partire.
Ad Osimo arrivano in giornata le prime
cannonate alleate provenienti da Montefano. Un comando tattico tedesco viene
posto a San Sabino, mentre elementi tedeschi sono appostati lungo via Fonte
Magna, mentre batterie da campagna sono
al ponte di San Valentino, a Santo Stefano e a San Biagio. Intorno alle
11 uno scoppio violentissimo in piazza
Le operazioni procedono e inizia ad essere investita Loreto, poi Recanati
e poi Montefano
(Pag. 5 Azione su Loreto)
Nel loro movimento retrogrado i
Tedeschi nella notte sul 1 luglio 1944 lasciarono le posizioni sul fiume
Potenza ed iniziarono un movimento all’indietro che comportò la cessione di
circa 30 km
di terreno, Il ripiegamento aveva come obiettivo il raggiungimento ed il
rafforzamento delle posizioni della line definita Albert, che faceva riferimento
al fiume Musone. La posizione dominante di questa linea, per conformità
orografica, era Osimo, che aveva come antemurale Castelfidardo e il costone su
cui si estende la Selva
di Castelfidardo. Chi si assunse l’onere della difesa di questa linea fu la 278
divisione, al comando del gen. Hoppe, che poteva contare su sette battaglioni di cui
sei in linea ed uno di riserva.
A livello reggimentale le posizioni
erano occupate, sinistra con il 993° reggimento, al comando del colonnello Paul
Broecker, con il I battaglione a destra ed il II battaglione a sinistra nel
settore Castelfidardo-Numana (mare), al centro il 992° reggimento, sotto il
comando interinale del maggiore Werner Krueger, con il II battaglione a destra,
ed il I battaglione a sinistra, nel settore Osimo- Osimo sud, a destra 994° reggimento, sotto il comando interinale
del maggiore Rudolf Godorr, con il I battaglione a destra ed il II battaglione
a sinistra nel settore San Biagio-Filottrano, che teneva i collegamenti con la
71a divisione.
Il sostegno dell’artiglieria era assicurato dal
278° reggimento artiglieria, al comando del maggiore von Lonski, in appoggio al
994° reggimento con il suo II gruppo artiglieria ed al 992° reggimento col suo
I gruppo e dal 305° reggimento artiglieria, al comando del colonnello Kurt, che
con il suo I gruppo dava sostegno al 993° reggimento e con il IV gruppo
effettuava la copertura di fuco al centro e sul settore sinistro dello
schieramento. I gruppi III e IV del 278° reggimento artiglieria erano ancora
assegnati alla 71a divisione, ma avevano il loro raggio di azione nel settore
del 994° reggimento. Il CCLXXVIII (278) gruppo controcarri della 278° divisione
, al comando del capitano Kurt Knorn, era stato schierato in due aliquote, alle due estremità del settore
di competenza della divisione. L’apporto del Genio consisteva nell’impiego
del CCLXXVIII (278) battaglione
guastatori nel settore fra il Musone e l’Esino con compiti generali di creare
sbarramenti ed abbattute e per creare false installazioni militari.
In riserva, attestato ad Offagna,
il CCLXXVIII battaglione, con il comando
divisione a Montemarciano..
La guarnigione tedesca di Ancona, al
comando di un ufficiale di Marina, disponeva di numerose batterie di marina per
la difesa del porto, del CMIII (903) battaglione da fortezza, composto da
elementi della Territoriale per lo più anziani, e del DCLXXVI (676) battaglione
di sicurezza, che però non era dotato di armi pesanti e quindi praticamente non
impiegabile sulla linea di combattimento.
Il 924° Reggimento da fortezza, al
comando del colonnello Seydlitz, presidiava il litorale tra Ancona e
Montemarciano, con il rinforzo del CCLXXVIII (278) battaglione complementi
divisionale e del III battaglione del
755° Reggimento della 163° Divisione Turcomanna.
Il punto centrale di difesa, su cui
erano schierate queste forze, era Osimo, che per la sua posizione dominava
tutte le altre alture circostanti.
Secondo le aspettative del Comando
tedesco, si prevedeva che i Polacchi avrebbero attaccato avendo come obiettivo
finale Osimo, e si facevano due ipotesi:
l’attacco si sarebbe sviluppato o a sud est oppure a sud ovest di Osimo, per
poter investirla sui fianchi. Se l’attacco si fosse sviluppato da Filottrano
puntando, con la conquista di Osimo, su Jesi-Chiaravalle, significava che lo
scopo ultimo della manovra era l’annientamento della 278a Divisione; Se invece
avrebbe attaccato sull’altro versante, allora significava che l’obiettivo ultimo
era la conquista del porto di Ancona, essenziale per i rifornimenti alleati.
Solo l’attenta osservazione dello svolgersi degli avvenimenti poteva dare una
risposta a questi interrogativi.
Il Generale Hoppe, nelle sue memorie,
scrive che la Divisione al suo comando presto ebbe percezione di aver sbagliato
i propri calcoli. Il rapido balzo all’indietro, messo in atto per guadagnare
tempo, sull’ordine di qualche giorno, non produsse gli effetti sperati. Il
Comando Polacco non si perse in preparativi ed aveva dato ordine di tallonare i
tedeschi da vicino. Questo movimento in avanti fu sostenuto dall’impiego della
aviazione tattica, che sopperì al mancato intervento della artiglieria pesante
campale rimasta dietro
martedì 10 dicembre 2019
sabato 30 novembre 2019
mercoledì 20 novembre 2019
domenica 10 novembre 2019
1944 La Guerra in casa. 2
18 giugno 1944. Abbiamo deciso con Lina di scrivere memorie riguardanti la situazione politica che stiamo attraversando, mettendo su questi fogli i fatti salienti che accadono e che accadranno, perché per quanto finora tutto sembra calmo nella nostra cittadina, pure lo stato d’animo di noi Osimani non è naturale. Troppe chiacchiere circolano…. E quindi ci promettiamo di segnare ogni cosa che accadrà.
20 giugno 1944. Questa notte, sono fuggiti alla chetichella, con la loro famiglia, i maggiori esponenti del fascio repubblicano. Infatti l’aria politica si è molto offuscata in questi ultimi giorni! Le truppe alleate combattono nell’Ascolano e questi nostri…coraggiosi concittadini per amor patrio…scappano!! Famiglia, M…..Alberto con la famiglia, le signorine Sgardi con la mamma, il famigerato Vincenzo (nel diario viene indicato il nome. Ma l’autrice ha espressamente chiesto che non venisse indicato n.d.a) con moglie, figlio e tre sorelle, I….con la moglie ed altri a cui sfugge il nome.
Intanto noi Osimani siano “come color che son sospesi”.
E’ un mese e più che si parla e si dice che gli Alleati sono arrivati qui vicino, che fra pochi giorni, anzi fra poche ore per gli ottimisti, occuperanno Ancona con uno sbarco, e noi come cittadina a sud di quest’ultima città, con Loreto, Castelfidardo, Recanati e dintorni, saremo occupati senza il passaggio della truppa. Certo si prevede che la conquista di Ancona non sia tanto facile, perché molte forze tedesche occupano quella zona sino a Jesi e sicuramente gli Alleati troveranno resistenza. Auguriamoci e preghiamo Dio che dalle nostre parti non passi il furore del combattimento.
21giugno1944. Stamane per iniziativa dei Patrioti[3], che hanno preso sin da ieri il comando, si è iniziata la distribuzione del grano depositato nei magazzini del consorzio. Il prelevamento è di kg130 per ogni componente di famiglia Osimana, ed anche gli sfollati hanno avuto diritto a questa giusta cosa. Sembra ce questo grano sia dato gratuitamente, ed è da immaginarsi con quale festa e giubilo venga prelevato da ogni persona, compensando così la fatica di portarlo a casa, dato che fuor dei carrettini a mano, non esiste altro mezzo di trasporto.
Oggi pomeriggio, diversi tedeschi sono venuti per portarsi via i cavalli. Avevano la distinta dei nomi di chi possedevano tali animali ed il loro agire è stato assai brusco! Ne sappiamo qualche cosa essendo Lina ed io presenti a tale fatto nell’amministrazione Briganti Bellini. Sembra che abbiano portato via delle automobili trovate nascoste, e pure hanno fatto razzia di biciclette che transitavano. Sempre nel pomeriggio si è sparsa la voce che a Castelfidardo si siano accampati nella selva 3000 tedeschi. “Siamo in buone mani!”
22 giugno 1944. Questa mattina i tedeschi hanno intano e dato fuoco il molino dei cereali di Bianchi su al Duomo. Lo spavento della popolazione è stato grande, specie per quei abitanti vicini. Dopo lo scoppio delle mine, il fuoco è stato subito domato, tanto da non arrecare danni al caseggiato, ma il macchinario del molino è inservibile. Dello stesso Bianchi , ieri è andato distrutto, sempre per mano dei tedeschi, altro molino alla Stazione d’Osimo. Di questo nulla si è potuto recuperare!
Altre mine sono state messe al Panificio di San Marco. I danno qui sono lievi. Tutta la popolazione è demoralizzata! Si dice che anche le filande faranno la stessa fine.[4]
23 giugno 1944. Ieri sera a Padiglione sono stati uccisi dai tedeschi, due giovani Patrioti che avevano tentato d disarmare degli assassini! I giovani sono: uno di Osimo tale Pallotta Augusto e l’altro di Ancona tale Spinosi Alberto. Ciò ha provocato sdegno e preoccupazione in tutta la popolazione specie per il primo molto conosciuto ed apprezzato. Questa mattina la filanda di cardinali al Borgo San Giacomo ha subito la stessa sorte dei molini. Quasi tutto il macchinario è andato distrutto, ma i muri esterni del caseggiato sono rimasti intatti. Mitragliatrici sono state piazzate ai lati della strada affinchè la popolazione non transitasse e tanto meno si fosse opposta! L’agitazione è in tutti!
Farmacie, negozi di generi alimentari, barbiere, caffè, sono chiusi. Pochissima gente è per a strada. Si vedono gruppetti di persone che noi conosciamo per Patrioti, sparsi qua e là che parlano sottovoce e si dileguano al comparire dei tedeschi!
Personalità di Osimo come Preside La Vaccara, dott. Boccanera, sig. Micheli hanno buscato.. a suon di schiaffi. Da stamane non abbiamo il latte. Pazienza! Intanto si vocifera che gli Alleati combattono nei pressi di Macerata. E’ vero che a Castelfidardo ci sono tanti tedeschi. C’è il comando della 271° Divisone. Don Iginio Ciavattini, che per il momento rappresenta la maggiore autorità del Paese, si è recato a piedi a Castelfidardo per parlare con il Generale e pregarlo affinchè Osimo non subisca danni rilevanti di sabotaggio, ma il Generale si è fatto negare. Non sarebbe un tedescaccio!!!!
Stamane sono stati arrestati dai Giovani patrioti, diversi esponenti del vecchi e nuovo fascio. Di nostra conoscenza c’è il dott. Davanti, ing. Chiaraluce, Capitoli, Cialabrini, Pagana, Marcucci Domenico, La Vaccara, notaio Egidi, Fratelli Zoppi della Stazione, Lemmo ed altri.
Ore 18. Si dice che fra poche ore giungeranno i soldati delle SS. Non basta! Stanno scoppiano le mine nella strada a Gambò, proprio sotto casa nostra. I tedeschi fanno saltare questa strada e intanto preparano le buche per mettere l’esplosivo da far scoppiare quando sarà ora. N. 11 forti colpi hanno preparato le biche. Ad ogni colpo la nostra casa trema. Siamo tutti con la testa per aria, specie lo zio che non vuol ritornare a casa.
24 giugno 1944. La giornata è stata abbastanza calma. I negozi sono tutt’ora chiusi. Pochissima gente per le vie. Sono passati alcuni cacciabombardieri. Un po’ di panico perché la contraerea di Candia voleva colpirli. Ringraziando Iddio nulla è accaduto. Questa mattina per avere mezzo chilo di carne, ho fatto la fila per due ore e un quarto giù ai macelli!
25 giugno 1944. Si vocifera che i tedeschi andranno nelle case a prendere le radio. Non sarebbe il loro primo atto vandalico! Intanto noi, la nostra l’abbiamo nascosta in un posto sicuro, e a portata di mano per quanto dobbiamo sentire i bollettini.
Ore 19 circa. Sono passati 12 caccia bombardieri i quali facendo acrobazie proprio sopra Osimo, ci hanno fatto passare una decina di minuti di spavento. Eravamo con lo zio in Piazza e ci siamo rifugiati nella Chiesa del sacramento
26 giugno 1944. Spavento e panico al principio della mattina. I tedeschi sono andati in diverse case a perquisire dubitanti di armi nascoste. Anche da noi hanno bussato, ma non abbiamo aperto. Non hanno insistito e per questa volta è andata bene, ma il nervosismo regna in tutti, specialmente a casa nostra. I nervi e il tono di voce, specie il mio, supera tutti gli altri!
Oggi pomeriggio abbiamo avuto un’altra notizia sensazionale. I tedeschi hanno ucciso a colpi di rivoltella il mugnaio Polverini Carlo, il quale negando la presenza di Patrioti in casa sua ( in verità non c’erano, ma di quest’ultimi era stata lasciata momentaneamente un’automobile poco distante dal recinto di proprietà dello stesso Polverini nel frattempo che loro perlustravano i dintorni) così per un dubbio mal fondato, hanno tolto la vita ad un padre di cinque figli, in presenza del più grande che ha dovuto assistere al delitto senza poter difendere il proprio genitore!
Avendo poi i medesimi trovato nei pressi delle cosi dette casette di Rinaldo dei documenti di un ufficiale disperso, hanno punito quei poveri casettari, bruciando tutte le 10 case in presenza dei proprietari i quali anno dovuto assistere allo spettacolo senza poter ricuperare alcun effetto personale. Questa povera gente è stata messa in fila sulla strada, con davanti diverse mitragliatrici pronte per l’azione al primo movimento di difesa! Quante lacrime, quanto sudore calpestato dalla barbaria tedesca!
Altro fatto fac-simile è avvenuto giorni or sono a Campocavallo. I tedeschi perlustrando i dintorni, avevano visto una figura umana che cercava di nascondersi fra il grano. Credendo che fosse un Patriota, hanno incominciato a sparare. Constatato di non averlo colpito, hanno obbligato tutti i componenti di diverse case di contadini di quella zona a raggrupparsi in un campo e a dichiarare chi era quel tale che fuggiva. Questo gruppo di circa 100 persone dovette stare per sei sette ore sotto la sferza del sole con la visuale della forca pronta, fino al momento in cui i tedeschi dopo svariate inchieste, vennero a sapere e constatare che il fuggitivo era in giovinetto, che alla vista dei tedeschi armati, preso dalla paura si era nascosto fra il grano. Tra quella gente c’era la famiglia del padre del nostro contadino Aurelio Quattrini.
27 giugno 1944. Dalle prime ore del mattino si è sentito il rombo del cannone in direzione di Macerata. Oggi la giornata è stata movimentatissima. I tedeschi hanno minato stamane San Bugheto la nostra centrale dell’acqua e della luce. I danni sono enormi! Verso le 10 è giunta un’altra volta la SS mettendo un vero panico! Il fuggi fuggi è stato generale. Tutti ci siamo rinchiusi nelle nostre case. Alle ore 11 se ne sono andati. Alle ore 13.20 sono ritornati. Noi li abbiamo visti dal balcone che guarda Gambò. Erano tutti armati di fucili mitragliatori. Noi naturalmente siamo sempre sottosopra! Intanto il rombo del cannone continua, e così lo scoppio delle mine per allargare le buche sulla strada. Queste poi sono state riempite di dinamite. Salteremo in aria!? Passano glia aeroplani con tutto questo movimento ci sembra di stare in un letto di…rose!!
Da questa sera siamo privi oltre che dell’acqua, anche della luce, e chissà quanto tempo dovremo stare in queste condizioni. Noi ci siamo provvisti di acqua per qualche giorno, poi Dio provvederà! Data la mancanza di corrente, siamo senza radio, ma da voci che circolano pare che gli Alleati combattono nei pressi di Macerata.
28 giugno 1944 Il rombo del cannone ha cessato. La giornata è incominciata calma e si sperava che continuasse sino a questa sera. Se non che…
Ore 19 circa. Normalità nelle vie, per quanto pochissima gente che transitasse. Ad un tratto fortissimo e prolungate scariche di fucile mitragliatore. Tutti fuggono terrorizzati! Non sapendo nemmeno da quale parte vengono questi colpi e chi erano gli autori. Io ero in casa del sig. Paoli e sapevo che Lina era andata, pochi minuti pria, a prendere lo zio in ufficio. In un momento di calma ci siamo affacciati alle finestre che danno sul corso per vedere che cosa accadeva ed abbiamo visto i soldati delle SS che si dirigevano verso le carceri. Abbiamo saputo poi che hanno fatto uscire dalle medesime quei fascisti arrestati giorni or sono, ed hanno preso in ostaggio 12 Patrioti. Da fonte sicura si sa che fra quei militi delle SS ci sia anche il famigerato V . …….Vergognoso delinquente! Non basata tutte le malefatte in altri luoghi, anche nel proprio paese viene a mettere il terrore! In questa sparatoria sono rimasti uccisi, un ragioniere della Banca d’Italia padre du due figli ed una giovane signorina, tutti e due sfollati.
Altra cosa vandala dei tedeschi! Si vedono continuamente colonne di birocci, carri carichi di ogni sorta di masserizie, dai fusti da letto con materassi, alle seggiole, valigie, utensili da cucina, tutta roba rubata a gente, forse in condizione miserevole. Fa pena vedere quelle povere vacche e cavalli, così carichi mandati avanti a suon di bastone e nulla si può fare per impedire questo vandalismo! Oltre a ciò rubano anche nelle stalle dei contadini e prova ne sia che abbiamo visto un gruppo di bestie vaccine, circa 100 capi a gregge e portate verso Iesi ed Ancona da soldati tedeschi. Non basta tutto questo sfacelo causato dai bombardamenti, anche il capitale rimasto nelle campagne viene perduto!
29 giugno 1944. La Giornata è stata calma. Qualche scoppio di mina aperta in campagna; si sa che sono piccoli ponti che i tedeschi fanno saltare. Ad intervalli regolari il rombo del cannone. Nessuno per le vie. Siamo tutti demoralizzati anche nella calma. Risentiamo la mancanza di acqua. Ogni piccolo rumore ci fa saltare.
30 giugno 1944. Questa notte dall’una all’alba è stato un continuo di scoppi di mine nei ponti e nelle strade della vallata. Rombo del cannone vicino. Nelle prime ore del mattino aerei hanno mitragliato un camion tedesco carico di benzina, nelle vicinanze del cimitero di San Giovanni e naturalmente tutto è andato a fuoco! Non bastando la nottata passata quasi bianca, ci accorgiamo che nella strada di Gambò, la quale come detto precedentemente è tutta minata, nelle otto buche sono state messe n. 5 bombe di aereo!! Da immaginare come siamo tutti agitatissimi e con certi nervi…
Nel pomeriggio gran da fare in casa nostra. Laviamo le finestre e le porte a vetri e le mettiamo ben accatastate tra materassi e coperte nel magazzino, così pure gli specchi e la cristalleria. Ciò ci è stato consigliato e tutti nel nostro rione abbiamo così fatto, in modo che scoppiando l’esplosivo della strada lo spostamento d’aria procuri meno danni possibili. Siamo tanto stanchi che non abbiamo voglia nemmeno di magiare, eppure dobbiamo sbrigarci, perché da voci che corrono sembra che fra qualche ora avverrà lo scoppio. L’agitazione è tremenda non solo per noi di casa, ma di tutta la popolazione. Intanto continuano gli scoppi in altre parti, passano gli aerei e noi pensiamo di dormire fuori casa.
mercoledì 30 ottobre 2019
1944. La guerra in casa 1
La caduta del fronte di Cassino e la
conquista di Roma, il 4 giugno 1944, mettono in movimento tutto il fronte
italiano. Gli Alleati, che la popolazione comune chiama “I Liberatori”,
risalgono, seppure molto lentamente la penisola. Il 6 giugno, con lo sbarco in
Normandia, si apre il tanto atteso secondo fronte: per la Germania le
prospettive di vincere la guerra incomincia anche palesemente a farsi molto
scarse. In Osimo la situazione generale comincia a farsi preoccupante: prima la
guerra la si era seguita solo sui giornali ed alla radio, ora ci sono concrete
possibilità che possa arrivare direttamente. Le varie ristrettezze della vita
quotidiana vengono viste, oramai, come cose sopportabili: quello che preoccupa
è l’incerto futuro. Il primo dato allarmate è la fuga di tutte le autorità
della Repubblica Sociale Italiana, il “nuovo fascio” repubblichino si mette in
salvo, abbandonando la provincia in mano tedesche.[1]
L’autorità massima italiana è Don Iginio Ciavattini, un sacerdote, che ha dalla
sua solo l’autorità morale. Tale è stato il degrado morale della Repubblica
Sociale Italiana che, all’avvicinarsi del pericolo, i suoi esponenti non hanno
pensato ad altro che a mettersi in salvo, abbandonando la popolazione alla
mercé dell’occupatore tedesco, loro alleato. Altro che difensori della
italianità, morale e materiale, come si vuole oggi far passare la Repubblica Sociale
ed i loro esponenti nei confronti dell’occupatore tedesco.
E proprio il comportamento tedesco è
uno dei tratti salienti del fatto che la guerra ormai è arrivata: ad Osimo
prima vengono fatti saltar in aria i Molini, poi si inizia con le filande,
mentre tutto quello che ha un valore militare, viene minato, per distruggerlo
al momento della ritirata, mentre le perquisizioni elle case, non sono altro
che delle razzie sistematiche, a cui si aggiungono le prime esecuzioni di
inermi cittadini, uccisi per futili motivi, a corredo di rappresaglie che già
dal 1941 l’intera Europa sotto dominio tedesco conosce.
Scrive Mons. Grillantini
“12 giugno. Scappano gerarchi ( tra i
primi il Prefetto, il Questore, il Preside della Provincia), militi,
questurini, borghesi iscritti o simpatizzanti del Fasci repubblicano. Ne
approfittano i Patrioti che invadono la Questura e ne riportano armi e carte. Un magazzino
vestiario militare
“Osimo 10 Giugno 1944.
Sono esattamente quattro anni che siamo in
guerra! Chi di noi avrebbe immaginato che fosse così lunga? E quale speranza
abbiamo che presto finisca con tutti gli avvenimenti accaduti, naturalmente
sempre a scapito di noi poveri Italiani, malmenati, vilipesi traditi?
Io non sono all’altezza di giudicare profondamente
politicamente i responsabili di questa immane e non voluta guerra[2],
però nella mia piccola intelligenza, accuso quei capi che, per smisurata
ambizione e prepotenza, che per no lasciarsi sfuggirsi sfuggire “un seggio”
hanno mandato alla deriva questa nostra tanto amata e bella Italia! Come tutte
le nostre migliori città sono continuamente bombardate ferocemente, anche la nostra Ancona
subisce continui mitragliamenti e bombardamenti in centro della città ed alla
periferia (Falconara, Aspio, Varano, Stazione Loreto ecc.) La parte meridionale
che da Piazza delle Muse va al Porto e continua per via XXIX settembre, sino
alla Stazione, e la parte del Duomo, è tutta una maceria!
Naturalmente la popolazione più povera fugge
all’ultimo momento, quando uscita dai rifugi, non trova che un ammasso di
macerie della loro casa, o in tali condizioni da essere inabitabile!. E’ una
visuale straziante vedere questa gente
venire chi a piedi, chi con cavalli, affamati e sporchi, con poche masserizie
salvate a chiedere ospitalità!
Noi qui in Osimo abbiamo quindicimila sfollati, sparsi
in campagna ed in città, non solo di
Ancona, Roma e Milano, precedentemente venuti, ma anche quelli di Foggia
e Palermo da più di un anno e mezzo! I locali delle scuole elementari, dell’Istituto
tecnico, del Ginnasio e del Liceo, sono gremiti da famiglie e così come sopra
detto in case di campagna dei contadini e qui in città. Naturalmente con tutta
questa affluenza di popolo, i viveri incominciano a scarseggiare ed è da
prevedersi giorni peggiori! La tensione nervosa è un po’ in tutti. A parte la
scarsità di viveri, le snevanti file per poter comprare un po’ di roba, ci si
sente anormali! Ad ogni bombardamento di Ancona o sulla costa marittima sotto
Loreto, qui ad Osimo tremano le case e si sente il boato delle bombe! Il nostro
timore è che potrebbero venire da noi, dato il continuo passaggio di colonne
tedesche che si dirigono verso Iesi e la permanenza di camion tedeschi proprio
entro la città. In
più i maggiori uffici di Ancona, come la Prefettura, la Questura e tanti altri,
sono sfollati qui e quindi potrebbero essere questi presi di mira come
obiettivo. Man mano che il tempo passa, i tedeschi diventano sempre più cattivi!
Vogliono illudersi, ma sanno che purtroppo la guerra l’hanno perduta e nella
ritirata diventano feroci!
Si sa che da fonte sicura che nel fuggire dai luoghi
occupati dagli Alleati, fanno razzia di ogni cosa che a loro può far comodo.
Naturalmente questi atti vandalici indignano e spaventano le popolazioni che,
indifese, debbono subire ogni sorta di vessazioni materiali e qualche volta più
o meno morali!
Che ironia l’alleanza Italo-Tedesca!
E quando mai noi Italiani siamo stati amici di questo
popolo? Ma non ricordiamo la guerra del 1914-18 che ancora dopo 25 anni abbiamo
le ferite aperte? E la Storia non parla di questo Teutonico popolo nemico
millenario dell’Italia nostra? Solo un pazzo poteva gridare ai quattro venti e
formare un alleanza non sentita nell’animo degli Italiani. Verrà il giorno che
la Germania sarà schiacciata! E’ il suo destino da che è mondo. Con le sue
barbarie arriva a una grande potenza, non fatalità! Poco impera! E’ caduta nel
passato e cadrà!. (continua con post in data 10 novembre 2019) ***********************************
[1] Il
fenomeno non è solo nella provincia di Ancona, ma anche in quella di Pesaro.
Vale la pena di vedere come questa fuga si sia attuata attraverso i documenti
di fonte fascista, dai rapporti del colonnello della G.N.R. Marino Fattori, il
quale scrive: “purtroppo si sono
lamentate numerose defezioni di legionari:gli ex carabinieri,
ufficiali,sottufficiali e truppe, hanno, tranne singole eccezioni, defezionato
in massa. Pertanto si deve ritenere per certo che essi siano rimasti sino ad
ora in servizio unicamente per ragioni di contingente opportunismo economico..”
Per un più ampio approfondimento cfr. Bertolo G., L’ora della Liberazione, in Pesaro contro il fascismo, Urbino,
Argalia, 1972, pagg. 171 e segg.
[2] Nel
sentimento popolare coevo emergeva molto forte il desiderio di chiamare a
rispondere delle loro decisioni i vertici politico-militari del Regno d’Italia
per le decisioni prese e per la responsabilità della situazione creata da una
guerra che si era dimostrata non solo lunga, ma cruenta e terribile. E’ il nodo
centrale della mancanza di una “Norimberga in Italia”. I vertici
politico-militari della Germania e del Giappone, che insieme all’Italia ebbero
la responsabilità dello scatenarsi del conflitto mondiali, furono chiamati a
rispondere delle loro azioni. In Italia questo non avvenne e per il nostro
Paese fu un ulteriore errore, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze
(n.d.a)
[3] Si noti
l’uso della parola “Patrioti”, che per le forze nazifasciste erano “Ribelli”.
Solo nel dopoguerra si diffuse l’uso del termine “Partigiano”
[4] Il 22
giugno 1944 Francesca
Bonci compiva gli anni. Ma di questo avvenimento non ne fa
cenno nel diario.
domenica 20 ottobre 2019
giovedì 10 ottobre 2019
Giugno 1944. Il fronte si avvicina ad Ancona
. La fuga delle autorità della Repubblica Sociale
Italiana.
La caduta del fronte di Cassino e la
conquista di Roma, il 4 giugno 1944, mettono in movimento tutto il fronte
italiano. Gli Alleati, che la popolazione comune chiama “I Liberatori”,
risalgono, seppure molto lentamente la penisola. Il 6 giugno, con lo sbarco in
Normandia, si apre il tanto atteso secondo fronte in Francia[1]: per
la Germania le prospettive di vincere la guerra incomincia anche palesemente a
farsi molto scarse. In Osimo la situazione generale comincia a farsi
preoccupante: prima la guerra la si era seguita solo sui giornali ed alla
radio, ora ci sono concrete possibilità che possa arrivare direttamente. Le
varie ristrettezze della vita quotidiana vengono viste, oramai, come cose sopportabili:
quello che preoccupa è l’incerto futuro. Il primo dato allarmate è la fuga di
tutte le autorità della Repubblica Sociale Italiana, il “nuovo fascio”
repubblichino si mette in salvo, abbandonando la provincia in mano tedesche.[2]
L’autorità massima italiana è Don Iginio Ciavattini, un sacerdote, che ha dalla
sua solo l’autorità morale. Tale è stato il degrado morale della Repubblica
Sociale Italiana che, all’avvicinarsi del pericolo, i suoi esponenti non hanno
pensato ad altro che a mettersi in salvo, abbandonando la popolazione alla
mercé dell’occupatore tedesco, loro alleato. Altro che difensori della
italianità, morale e materiale, come si vuole oggi far passare la Repubblica Sociale
ed i loro esponenti nei confronti dell’occupatore tedesco, come si dirà più
avanti.
E proprio il comportamento tedesco è
uno dei tratti salienti del fatto che la guerra ormai è arrivata: ad Osimo
prima vengono fatti saltar in aria i Molini, poi si inizia con le filande,
mentre tutto quello che ha un valore militare, viene minato, per distruggerlo
al momento della ritirata. Le perquisizioni delle case alla ricerca di elementi
ostili, non sono altro che il pretesto per delle razzie sistematiche, a cui si
aggiungono le prime esecuzioni di inermi cittadini, uccisi per futili motivi, a
corredo di rappresaglie che già dal 1941 l’intera Europa sotto dominio tedesco
conosce.
Il Corpo di Liberazione Italiano era
attestato nella prima decade di giugno al di qua del fiume Pescara, in Abruzzo.
Venivano raccolte le notizie sul nemico tedesco che si sarebbe incontrato nel
settore Adriatico. Si trattava della 278° Divisione di fanteria composta dal
992°, 993° e 994° reggimento di
fanteria, dal 278 battaglione da ricognizione e di artiglierie in numero che il
Comando del Corpo Italiano di Liberazione non sapeva quantitizzare più i
servizi divisionali. Disertori e prigionieri concordavano tutti che i Tedeschi erano in fase generale di
ripiegamento generale verso nord. Giungono le prime notizie di “una nuova linea lontana”, organizzata tra
Pisa e Rimini, che sembra di chiami “Linea
dei Goti”. Tutta la situazione era in movimento nell’Italia centrale.
[1] Per
primo fronte si intendeva il fronte Russo-tedesco ad Oriente. Per tutto il
1943-1944 Stalin chiese con insistenza l’apertura del “Secondo Fronte”, per
evidenti ragioni.
[2] Il
fenomeno non è solo nella provincia di Ancona, ma anche in quella di Pesaro.
Vale la pena di vedere come questa fuga si sia attuata attraverso i documenti
di fonte fascista, dai rapporti del colonnello della G.N.R. Marino Fattori, il
quale scrive: “purtroppo si sono
lamentate numerose defezioni di legionari:gli ex carabinieri,
ufficiali,sottufficiali e truppe, hanno, tranne singole eccezioni, defezionato
in massa. Pertanto si deve ritenere per certo che essi siano rimasti sino ad
ora in servizio unicamente per ragioni di contingente opportunismo economico..”
Per un più ampio approfondimento cfr. Bertolo G., L’ora della Liberazione, in Pesaro contro il fascismo, Urbino,
Argalia, 1972, pagg. 171 e segg.
venerdì 20 settembre 2019
QUADERNI DEL NASTRO AZZURRO Sommario e Nota Redazionale
SOMMARIO
Anno LXXIX, Supplemento IX, 2018, n. 4, 10° della Rivista “Quaderni” www.istitutodelnastroazzurro.it indirizzo:centrostudicesvam@istitutonastroaz zurro.org
Editoriale del Presidente. Carlo Maria Magnani:
APPROFONDIMENTI
AA.VV, La Battaglia di Vittorio Veneto. Ricostruzione ed Analisi.
Luigi Marsibilio, La Battaglia di Vittorio Veneto
Osvaldo Biribicchi, Comando Supremo Regio Esercito. Le truppe italiane negli altri campi della Grande Guerra
Massimo Coltrinari, Un elenco Glorioso. Le Armate Italiane a Vittorio Veneto nella versione del Comando Supremo.
Alessia Biasiolo, L’Impero italiano in epoca fascista
DIBATTITI
Giovan Battista Birotti, Soldati e contadini. L’Esercito giapponese nel periodo Meiji (1868-1912)
ARCHIVIO
Redazionale, Chiara Mastroantonio, Lo Statuto della Legione AzzurraPag.00
MUSEI,ARCHIVI E BIBLIOTECHE
Alessio Pecce, Giulio Moresi, aspirante ufficiale, bersagliere, caduto il 17 agosto 1917 sull’Hermada, sul Carso. Il Ricordo
Posteditoriale: Antonio Daniele, Il Calendario azzurro per il 2019
IL MONDO IN CUI VIVIAMO: LA REALTA’ DI OGGI
UNA FINESTRA SUL MONDO Sandra Milani, L’uso delle sostanze stupefacenti come strategia nella guerra e nel terrorismo islamico
GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE Luca Bordini, Riflessioni sulla comunicazione digitale delle Forze Armate
Autori. Hanno collaborato a questo numero.
Articoli di Prossima Pubblicazione
Segnalazioni Librarie.
CESVAM NOTIZIE Centro Studi sul Valore Militare
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, V, 2018, Maggio 2018, n. 30
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, VI, 2018 Giugno 2018, n.31.
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, VII, 2018, Luglio 2018, n. 32
“Quaderni” on line sono su: www.valoremilitare.blogspot.com
PER FINIRE Massimo Coltrinari, Il Valore Militare attraverso le Cartoline Militari ed oltre
Nota redazionale: Il seguito di riflessioni in questo fine anno non può portare che ad aggiustamenti sulla attività del CESVAM. Si dovrà porre maggiore attenzione alle attività esterne del CESVAM stesso e porre delle pregiudiziali di collaborazione che siano allineate al livello di ambizione del CESVAM. Il dibattito che necessariamente deve esistere all’interno deve passare attraverso una distinzione. L’Istituto del Nastro Azzurro ha due componenti che lo distinguono dalle altre Associazioni
Combattentistiche. La prima. È quella dell’associazionismo combattentistico” in cui è necessario porre alla base la componente militare, quella di chi ha mostrato il proprio valore militare e gli è stato riconosciuto, quella associativa e in parte reducistica. Tutti elementi che fanno capo, almeno per i militari, alla legge dei Principi del 1977 che deve animare ogni militare della Repubblica se si vuole definire tale. In pratica è una funzione verso l’interno dell’Istituto, nelle sue componenti ed articolazioni. La seconda. Quella di Ente Morale, che deve ispirare l’azione dell’Istituto del Nastro Azzurro al pari dei suoi similari (Istituto della Previdenza Sociale, Istituto per la Storia del Risorgimento, Croce Rossa, ecc.) in cui la componente militare è sempre presente, in cui emerge quella di chi ha mostrato il proprio valore militare, ma non gli è stato riconosciuto ufficialmente con le previste decorazioni e modalità, in cui emergono in oltre misura la disponibilità, l’altruismo, il senso di appartenenza, le tradizione militari dei Corpi e delle Unità, il senso del servizio, e soprattutto la volontà di portare i principi statutari anche verso l’esterno, verso le componenti della società civile, le nuove e le vecchie generazioni, nelle forme più efficaci. In pratica è una funzione verso l’esterno dell’Istituto. Fra le due componenti vi deve essere sinergia, armonia, collaborazione. Occorre in tutti i modi che non emergano contrasti, invidie, contrapposizioni, prese di posizioni imposte, intolleranza. Qualora queste emergessero sarebbe un gravissimo errore quello di affrontarle di petto, con ”fieri ed animati accenti”; più opportuno ed intelligente sarebbe la soluzione che adotti pazienza, silenzio, comprensione e soprattutto mettere spazio e tempo per spegnere ogni fuoco o fuocarello. A questo proposito viene in aiuto Italo Calvino, il quale scrive in “Le città invisibili”
L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se n’è uno, è quelle che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne: il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in merito all’inferno, non è l’inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
martedì 10 settembre 2019
Associazione Storia Contemporanea
SETTEMBRE 2019
LA FRASE del MESE
In Italia una donna, Maria Mozzoni,
si occupa
della questione delle donne, scrive
bene,
è informata, un poco arida.
Giuseppe Mazzini (1865, Epistolario)
Gent.me
Socie e Gent.mi Soci,
riprendono,
con la seconda decade del mese corrente, le attività associative partendo da
Civitanova Marche dove viene presentato l’ultimo libro del socio Eno Santecchia
(in allegato l’invito di questa presentazione e di quella, a Jesi, dell’altro
nostro socio Mario Gazzellini). La nostra Sede riaprirà lunedì 23 alle ore
16.30. Segnalo, in particolare, sabato 28, il Convegno nazionale di studi “Uomini dalla parte delle donne” che,
promosso dalla nostra direttrice scientifica, si terrà all’Hotel City di
Senigallia sabato 28 settembre con inizio alle ore 15.30: a tutti i
partecipanti saranno offerti una merenda e gli Atti del convegno, pubblicati da
un prestigioso editore nazionale e già pronti per il prossimo novembre.
Cordiali
saluti
Marco
Severini
Presidente ASC
1)
Civitanova Marche, venerdì 13 SETTEMBRE, ore 17.00, Sala
conferenze “M. Fratini” (via Nettuno, 29), presentazione del libro Da
dove viene questa brezza. Impressioni di viaggi e incontri, di Eno Santecchia (Ed. Simple, 2019).
Partecipano il presidente associativo, il prof. Enzo Calcaterra, il dr. Marco
Crivellini, responsabile locale di Legambiente. NEWS
2)
Senigallia, venerdì 20, Sede associativa (via Chiostergi,
10), ore 18.00. In occasione del 149° anniversario della Breccia di Porta Pia,
“Ricostruire la storia cittadina: tempi, finanziamenti, modalità, tempistica”,
conferenza coordinata dal presidente associativo con la partecipazione degli
autori e delle autrici del volume Senigallia.
Una storia contemporanea (Ed. Ventura, 2019). Al termine verrà offerto ai
convenuti un aperitivo. NEWS
3)
Jesi, sabato 21, ore 17.30, Palazzo dei Convegni
(C.so Matteotti, 19), presentazione del libro, Ricordi ed impressioni della guerra 1915-18 di Roberto Grizi, a
cura di Mario Gazzellini (Quaderni del Consiglio Regionale delle Marche, 2019).
Evento promosso dalla sezione locale dell’ANMIG. Coordina Beatrice
Testadiferro: intervengono, trs gli altri, il curatore, Silvana Giaccaglia e
Beatrice Bertolini, presidente ANMIG-Jesi. NEWS
4)
Senigallia, lunedì 23, ore 16.30-18.30, Sede associativa, Open day: incontro con soci e socie.
5) Senigallia, sabato
28, Sala panoramica dell’Hotel Ciy (Lungomare Dante Alighieri, 14) ore 15.30,
Convegno nazionale di studi “Uomini dalla parte delle donne”. A tutti i
partecipanti saranno offerti una merenda e gli Atti del convegno (disponibili
il prossimo novembre. Il programma dettagliato dei lavori sarà successivamente
comunicato a tutti i soci. NEWS
martedì 3 settembre 2019
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