Traduzione

Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.

This blog is written in Italian, a language base. Those who wish to translate into another language, may use the opportunity of the function of "Translation", which is reported in the pages.

sabato 30 ottobre 2021

Ancona La Piazzaforte 1860. La Guarnigione pontificia.

 Ancona Piazzaforte Pontificia

1. La Piazzaforte di Ancona nello Stato Pontificio. La storia. 2. Le opere principali della Piazzaforte. 3. Il nemico è a conoscenza di tutti i dettagli della Piazzaforte 4. I miglioramenti della Piazzaforte del de La Moricière dall’aprile al settembre 1860. 5. I dati tattici della Piazzaforte: il terreno e le comunicazioni,i punti tatti, l’armamento. 6. La Guarnigione, la consistenza teorica e quella effettiva. 7. Le Caserme. 8. Il Vettovagliamento. 9. Il Morale

Massimo Coltrinari 

6. La Guarnigione, la consistenza teorica e quella effettiva.

Prima di veder la esatta consistenza della Guarnigione durante le operazioni, occorre analizzare quello che in linea teorica Ancona necessitava per essere una piazzaforte attiva in termini di personale.

Secondo le stime più prudenti, le difese passive, per essere attivate, avrebbero avuto bisogno di una guarnigione oscillante tra i 5000 ed i 6000 uomini attivi. In relazione alle possibilità, ad Ancona, le forze destinate alla difesa furono calcolate in 4000 uomini di fanteria e circa 400 artiglieri, come elemento minimale per assicurare la operatività della fortezza. Questi uomini nel piano del 1860 potevano essere così distribuiti

Cittadella

(presidio e presenza su otto fianchi – lunghezza media di un fianco 12 metri)

Sviluppo dei fianchi della cittadella  96 metri, che richiedevano un uomo per ogni metro, ovvero 96 uomini; a questi si dovevano aggiungere il plotone d’appoggio, calcolato sul terzo della totalità necessaria, ovvero 32 uomini. Alla Cittadella quindi necessitavano 128 uomini

Campo Trincerato

Le esigenze del Campo trincerato erano le seguenti:

Fianco sinistro del bastione n. 6: 20 metri, 2 uomini per ogni metro,         totale 40 uomini;

Cortina 6, Cortina 7: sviluppo 130 metri, un uomo ogni 20 metri,             totale 65 uomini;

Bastione n. 7 ( fianco destro) sviluppo 20 metri, 1 uomo ogni due metri,  totale 10 uomini;

Bastione n. 7 (fianco sinistro) sviluppo 20 metri, 2 uomo ogni  metro,      totale 40 uomini;

Cortina 7, Cortina 8: sviluppo 20 metri, due uomini ogni metro,               totale 40 uomini;

Bastione n. 8 ( fianco destro) sviluppo 20 metri, 2 uomini ogni  metro,     totale 40 uomini;

Bastione n. 7 (fianco sinistro) sviluppo 20 metri, 1 uomo ogni 2 metri,     totale 10 uomini;

Cortina 8, Cortina 9: 1sviluppo 120 metri, un uomo per ogni 2 metri,       totale 60 uomini;

Bastione n. 9: sviluppo 30 metri, 2 uomini per ogni metro,                        totale 60 uomini;

Plotone d’appoggio,                                                                                             122 uomini;

In totale al Campo trincerato necessitavano 487 uomini

Lunetta e Cammino coperto,                                                                                200 uomini

Muro di cinta, dal campo trincerato fino alla porta Farina,                                 100 uomini

Monte Gardetto

Le esigenze erano le seguenti

Cammino Coperto: 120 metri, 1 uomo per ogni metro,                             totale 120 uomini;

Mezzaluna e cammino coperto: 200 metri, un uomo ogni  metro              totale 200 uomini;

Cavaliere: sviluppo 70 metri, 2 uomini per ogni metro,                             totale 140 uomini;

Muro tra Garretto e i Cappuccini                                                                totale 200 uomini;

Plotone d’appoggio                                                                                     totale 220 uomini;

Fronte di San Pietro

Bastione San Pietro (fianco destro), 30 metri, 1 uomo per metro               totale  30 uomini;

Bastione San Pietro (fianco sinistro), 30 metri, 1 uomo per metro             totale  30 uomini;

Plotone d’appoggio                                                                                      totale  20 uomini;

Cortine di San Pietro ai Cappuccini 150 metri, 1 uomo per ogni 2 metri    totale  75 uomini;

Fronte dei Cappuccini

Bastione dei Cappuccini (fianco destro, altro e basso) 40 metri, 1 uomo    totale uomini 40

Bastione dei Cappuccini – Porta d’entrata                                                   totale uomini 20

Plotone d’appoggio                                                                                       totale uomini 20

 

Forte Monte Marano, Lanterna e Molo

Plotone d’appoggio della Lanterna                                                             totale uomini 30

Cammino di Ronda del Molo: 500 metri, 1 uomo per ogni 4 metri           totale uomini 125

Cammino di Ronda della Marina, 40 metri, 1 uomo per metro                  totale uomini 40

Plotone d’appoggio della Marina e del Cammino coperto                          totale uomini 60

Porto dell’arsenale della Marina                                                                  totale uomini 40

Difesa a Mare

Bastione Sant’Agostino                                                                               totale uomini  20

Bastione Santa Lucia                                                                                   totale uomini  40

Lazzaretto                                                                                                    totale uomini 100

Mura di cinta della Ripe                                                                              totale uomini 150

Mura dopo il Casone fino alla porta di capo di Monte                                totale uomini  50

 

Riassumendo i vari settori di difesa necessitavano dei seguenti uomini:

Cittadella                                128 uomini

Campo Trincerato                   487 uomini

Lunetta e  Muro di Cinta        300 uomini

Monte Garretto                       880 uomini

Fronte San Pietro                    155 uomini

Fronte dei Cappuccini               80 uomini

Fronte Monte Marano             295 uomini

Difesa a mare                           360 uomini

Totale                                    2695 uomini

 

Se si calcola una Riserva generale calcolata sulla metà del totale necessario, che è pari a 1343 uomini, il totale calcolato per rendere operative le difese della piazzaforte ammontava a 4028, ovvero si riusciva a porre in essere difese per l’60-65% delle forze di fanteria calcolate necessarie per una difesa ottimale. Da notare che il generale de La Moricière aveva disposto che il numero degli artiglieri necessari ad Ancona doveva ascendere a 700, e vi erano solo 300 uomini di questa Arma. Precise disposizioni furono date per trovare tra i volontari che provenivano da Trieste gli uomini adatti al servizio delle artiglierei e nei giorni che fu in Ancona, partecipo di persona alla selezione di questo personale

 

La Guarnigione: la consistenza effettiva.

Essendo la città, dopo Roma e Bologna, la più importante dello Stato pontificio e disponendo di una piazzaforte di rilievo, il numero dei componenti la Guarnigione di Ancona variava a seconda delle circostanze. Già si è visto che la guarnigione austriaca presente dal 1849 e fino al giugno 1859 oscillava tra i 5000 ed i 6000 uomini; quella pontifica era oscillante nel numero necessario a mantenere un certo prestigio e decoro. Partiti gli austriaci la presenza pontificia si fece più massiccia.

In ogni caso, a prescindere dagli avvenimenti la Guarnigione di Ancona poteva contare su una presenza pontificia dovuta alla presenza, in base alle tabelle organiche di un certo numero di Comandi e Direzioni, che per la loro attività avevano del personale assegnato.

I Comandi, ad Ancona, secondo l’ordinamento in essere erano i seguenti:

.Comando 2a Divisione Territoriale

.2a Direzione territoriale per l’Artiglieria

.2a Direzione territoriale per il Genio

.Compagnia di Ancona della  Gendarmeria

.2a Intendenza divisionale

.2°  Magazzino divisionale

.2° Uditorato di divisione

.2a Prigione militare“di piazza”

.Comando sezione adriatica della Marina

.Direzione dell’Arsenale.

Dall’inizio delle operazioni nel settembre 1860 divenne sede del Comando della Terza Brigata, al comando del De Courthen.

Agli inizi di agosto del 1860 la totalità degli uomini della Guarnigione scese a 2400; poi fu notevolmente rinforzata fino a raggiungere il totale di 3771. Tale numero si può desumere da un comunicato del Comitato di Ancona a quello di rimini che alla data del 20 agosto 1860 così indicava la guarnigione di Ancon

. Bersaglieri Austriaci………………………………….…………………………42,

. Bersaglieri Austriaci, una compagnia del II battaglione bersaglieri………… …72

. Bersaglieri Austriaci, una compagnia del III battaglione bersaglieri…………..  86

. Bersaglieri Austriaci, quattro compagnie del IV battaglione bersaglieri……..1053

. Bersaglieri Austriaci, tre compagnie del V battaglione bersaglieri……………607

. Svizzeri, 2° Reggimento, II battaglione, sette compagnie……………………..876

. Irlandesi, I Battaglione, quattro compagnie……………………………………442

. Artiglieri, ………………………………………………………………………303

. Sedentari ed addetti ai Comandi, ……………………………………………....20

. Compagnia di disciplina, ……………………………………………………....20

. Gendarmeria, …………………………………………………………………..80

. Finanzieri………………………………………………………………………100

Un totale, quindi di 3771 unità[1]

Il Quattrebarbes, che ricevette il Comando della Guarnigione a metà Agosto 1860, stimò  che la guarnigione doveva assommare a 4000 uomini combattenti  di fanteria e a circa 400 artiglieri.

Un discorso più articolato occorre  farlo per gli artiglieri, che erano gli elementi di punta della difesa della piazzaforte. In base alle artiglierie disponibili erano state calcolati in totale circa 387 artiglieri. La ripartizione è stata così pianificata

Cittadella.

La Cittadella aveva in sito 25 bocche da fuoco, che necessitavano di 75 artiglieri. Era destinata a questo scopo la 1a Batteria d’artiglieria a piedi, con il seguente personale d’inquadramento:

. Luogotenente Spreca,

. s.ten Pierantoni,

. aiutante Cortini,

. sei marescialli d’alloggio,

. un maresciallo furiere.

. 75 artiglieri

 Erano presenti 59 artiglieri, e ne risultavano mancanti 16.

I 59 artiglieri erano ripartiti 3 per pezzo, ovvero un puntatore, un primo servente, un provveditore. Questo per 19 pezzi.

Mancavano gli artiglieri per sei pezzi cioè alle 5 cannoniere delle casematte e un pezzo al cavaliere. Mancavano i tre uomini al cannone da 6 della piazza inferiore, al fianco sinistro del bastione n. 6 ed un altro al pezzo all’angolo sinistro del predetto bastione.

Dato che per ogni pezzo erano necessari 6 uomini accanto ai tre artiglieri per pezzo erano previsti 3 soldati di fanteria, per avere 6 uomini come pezzo.

Alla Cittadella vi erano tutti i 75 uomini di fanteria necessari.

Campo Trincerato

Al Campo trincerato vi erano in sito 29 bocche da fuoco, che necessitavano di 87 artiglieri. Vi era la 4 batteria d’artiglieria, con il seguente personale d’inquadramento:

. Luogotenenti Molli e Peroli,

. un maresciallo d’alloggio capo,

. sei marescialli d’alloggio,

. un maresciallo furiere.

Mancavano 4 artiglieri, alla cui mancanza si sopperiva con i doppi incarichi. Vi erano assegnati tutti gli 87 uomini di fanteria.

Forte dei Capuccini

Ai Cappuccini vi erano 10 bocche da fuoco, che necessitavano di 30 artiglieri; vi erano assegnati tutti i 30 fanti e quindi il personale era al completo.

Monte Cardetto

A Monte Garretto vi erano 10 pezzi e 30 artiglieri e l’equivalente di fanti;

alla Lunetta di Santo Stefano 5 pezzi e 15 artiglieri e 15 fanti;: Vi era disponibile la batteria montata, la 9° batteria, per 6 pezzi, 18 artiglieri e 18 fanti, mentre, come riserva alla Cittadella vi erano  2 pezzi della 1 batteria ma mancavano  6 artiglieri e 6 fanti. Tutto il complesso era al comando del cap. Mayer. I muli ed i cavalli necessari alla batteria furono procurati ai primi di agosto dal Blumesthil.

A Monte Cardetto vi era il tenente Knot alla Lunetta di Santo Stefano  lo stesso capitano Meyer colla 9a batteria montata; alla corte di San Domenico l’aiutante Riedi con la riserva, con 7 marescialli d’alloggio e 6 brigatieri.

Il direttore di artiglieria capitano Pifferi e il luogotenente munizioniere Vecchi addetti al movimento del materiale ed alla confezione delle munizioni. Il luogotenente Baldacchini con la mezza batteria d’operai addetti al lavoro di riparazione d’affusti ed armi portatili.

Difesa a Mare

La situazione a Monte Marano (5 pezzi), alla batteria di Sanità (3 pezzi) , ed alla Batteria del Molo (4 pezzi) il personale era secondo tabella; alla batteria della Lanterna vi erano nella Batteria superiore 4 pezzi  ed alla Batteria inferiore 4 pezzi al completo di personale.

Il personale per queste batterie era composto dal capitano Zichj, dal luogotenente Tott e tre sergenti.

Al Bastione Sant’Agostino 2 pezzi con sei uomini.

A Porta Pia, la Batteria superiore aveva due pezzi quella inferiore 2, mentre a Ripa la Batteria superiore aveva 1 pezzo e quella inferiore 2 pezzi.

Al Lazzaretto 3  bocche da fuoco, ed il personale in comando era rappresentato dal sottotenente Eisl da  un sergente. Tutti questi uomini appartenevano alla 4 compagnia ausiliaria di artiglieria; i fanti erano riparti a tre per ogni bocca da fuoco.

Appartenenti alla 9 batteria erano gli artiglieri la Riserva alla corte di San Domenico, 4 pezzi per 12 artiglieri e 12 fanti;

 

In sintesi la situazione della piazzaforte, agli inizi di settembre, era la seguente:

 

Fronte

N. Pezzi

Artiglieri Org.

Artiglieri. Pres.

Artiglieri. Mancanti

Fanti

Totale Uomini

Cittadella

25

75

59

16

75

134

C. Trincerato

29

87

83

4

87

174

Cappuccini

30

30

30

0

30

60

M. Marano

5

15

15

0

15

30

B.Sanità

3

9

9

0

9

18

B. Del Molo

4

12

12

0

12

24

B.Lanterna Superiore

4

12

12

0

12

24

B. Lanterna Inferiore

8

24

24

0

24

48

S.Agostino

2

6

6

0

6

12

Porta Pia Batt. Superiore

2

6

6

0

6

12

Porta Pia Batt. Inferiore

4

12

12

0

12

24

Ripa Batt. Superiore

1

3

3

0

3

6

Ripa Batt. Inferiore

2

6

6

0

6

0

Lazzaretto

3

9

9

0

9

18

Corte di san Domenico

4

12

12

0

12

24

Monte Garretto

10

30

73

2

30

60

Lunetta Santo Stefano

5

15

15

0

15

30

Batteria Montata

6

18

18

0

18

36

Riserva alla Cittadella

2

6

 

6

6

6

 

In totale quindi la Piazzaforte necessitava di  387 artiglieri  e ne aveva disponibili 359 mancandone 28; aveva al completo i tre uomini di fanteria necessari per ogni pezzo, ovvero 387 uomini.

Con la proclamazione dello stato d’assedio, l’8 settembre, la guarnigione subì degli aumenti, consistenti nei reparti di truppa inviati dal generale  de Courten prima di muovere con la III Brigata su pergola e Fossombrone.

Un ulteriore amento lo si ebbe tra il 13 ed il 14 settembre, quando ripiegarono su Ancona le colonne dello stesso de Courten e del Kanzler e del ten. col. Volgesang, reduci dalla azione nel Montefeltro. Un ultimo apporto in aumento alla Guarnigione lo si ebbe dopo lo scontro di Castelfidardo, il 18 settembre 1860. A quella data, nel momento in cui i corpi d’armata sardi convergono su Ancona, la Piazzaforte di Ancona aveva questa Guarnigione:

. I battaglione del 1° reggimento di linea indigeno, al comando del ten.col Serra;

. I battaglione misto (compagnie del 1° reggimento di linea estero, deposito e reduci da

  Castelfidardo;

. I battaglione bersaglieri austriaci;

. III battaglione bersaglieri austriaci;

. IV battaglione bersaglieri austriaci;

. V battaglione bersaglieri austriaci, su quattro compagnie, in formazione;

. 1a compagnia di Gendarmeria mobilitata;

. un distaccamento di gendarmi a cavallo;

. un plotone di cavalleggeri austriaci;

. un reparto di ausiliari zappatori;

. personale vario di comandi, direzioni e servizi

Non è possibile dare una esatta indicazione del numero in quanto le tabelle organiche non erano rispettate e non sono stati rintracciati i ruolini dei vari reparti. Si fa ammontare a 7500 uomini di truppa fra combattenti e non combattenti in base al numero dei militari che si arresero e furono fatti prigionieri dai sardi ed avviati alla Torretta di Ancona. In quella circostanza si contarono 7000 uomini di truppa e 351 ufficiali che si arresero e che ricevettero il soldo stabilito dalle convenzioni di resa.



[1] Alessandrini A., I fatti politici delle Marche dal 18 gennaio 1859 all’epoca del plebiscito, Libreria Editrice Marchigiana, Macerata, 1910, Documento n. 249. 

 


martedì 19 ottobre 2021

Ancona La Piazzaforte 1860. I dati tattici 5

 Ancona Piazzaforte Pontificia

1. La Piazzaforte di Ancona nello Stato Pontificio. La storia. 2. Le opere principali della Piazzaforte. 3. Il nemico è a conoscenza di tutti i dettagli della Piazzaforte 4. I miglioramenti della Piazzaforte del de La Moricière dall’aprile al settembre 1860. 5. I dati tattici della Piazzaforte: il terreno e le comunicazioni,i punti tatti, l’armamento. 6. La Guarnigione, la consistenza teorica e quella effettiva. 7. Le Caserme. 8. Il Vettovagliamento. 9. Il Morale

Massimo Coltrinari 


5. I dati tattici della Piazzaforte: il terreno, le comunicazioni, i punti tattici, l’armamento.

Il terreno.

Fondamentale per la struttura della Piazzaforte è la conformazione del terreno. Il “gomito” o promontorio su cui Ancona è sorta è dato da un allineamento di rilievi medio bassi costieri, declinanti verso il mare, aventi direzione da sud-est  a nord-ovest, che terminano nel porto della città; a questi si aggiunge un gruppo collinoso più a ovest che si individua con le alture di monte Ago e di Posatore e della Montagnola. Questo gruppo di alture è separato dal sopradetto allineamento da un largo solco rappresentato dalla piana della Baracola ( o Baraccola) e dal piano di San Lazzaro ( o Pian San Lazzaro).

Numerose linee di spostamento solcano la zona; più marcate e precise nelle adiacenze del Monte Conero, a ragione della durezza del terreno, più corrette e meglio raccordate ad occidente del passo di Varano, stante la minore compattezza del suolo.

L’allineamento costiero si articola in tre ben distinte linee di rilievo: la linea di monte Guasco, monte dei Cappuccini, monte del Garretto e della Via di Santa Margherita; la linea di rilievo su cui sorge la Cittadella, di monte Pulito, di monte Pelago, di Pie della Croce, di Altavilla, di monte Venanzio, di monte Carlin e dei monti dei Corvi; infine la terza linea di rilievo, quella della dorsale delle Grazie e di monte Baldino.

Il gruppo collinoso di Monte Ago, del Posatore ( o di Posatora) del Montagnolo è circoscritto dalla piana, o al tempo del 1860, della depressione della Baraccola e del piano di San Lazzaro, ad oriente e l’ampia insenatura di Valle Lunga ad occidente; esso non ha caratteristiche sue proprie ma pocci larghi modellati dall’erosione delle acque, accordi facili tra i poggi e discreto dominio di quei rilievi che degradano verso il mare.

Il terreno, dal punto di vista tattico consiste in fasci di rilievi che s’abbassano sulla città lungo il margine costiero a capisaldi intermedi e ad avvallamenti tra i capisaldi stessi e tra le linee di rilievo; i fasci, a loro volta, si addossano ad ovest ad un gruppo collinoso piuttosto complesso che li fiancheggia di modo che vi sono di continuo appigli ed appoggi.

Le comunicazioni

Nel 1860 le comunicazioni che collegavano Ancona al suo territorio consistevano nelle seguenti strade:

-        “Litoranea” o delle Romagne, che collegava Ancona a Senigallia, Pesaro, Rimini, che seguiva il litorale, attraversava il Borgo Pio, ed entrava nella città per la via di Porta Pia. Il suo stato di conservazione ed uso era eccellente.

-        “di Loreto”, ovvero la strada postale per Roma; da Loreto per Camerano superava lo spartiacque nei pressi di mote Ago e discendeva nella valletta tra Ancona e Montagnolo al piano di San Lazzaro

-        “di Macerata”. Anche questa portava a Roma via Colfiorito. Da macerata per Osimo, Quadrivio di San Biagio, superava lo spartiacque al Pidocchio e, discesa al piano di San Lazzaro, si riuniva alla strada di Loreto, immettendosi poi nel Borgo Pio.

Entrambe le due ultime strade erano mantenute in buono stato di manutenzione, avevano un buon tracciato, ma in alcuni tratti toccavano pendenze notevoli

Le strade secondarie erano rappresentare dalla litoranea del Conero che da Numana, per Massignano, monte Venanzio giungeva a Pietra della Croce, qui si divideva in due rami pressoché paralleli che mettevano ad Ancona una alla porta Calamo, l’Altra per la piana degli orti ( oggi viale della Vittoria) alla porta Farina. Altra strada secondaria era quella Gallignano, Montagnolo Ancona, che però era in mediocre stato d’uso. Questo sistema di strade era collegato con strade secondarie, mal tenute  e spesso tracciate in maniera speditivi.

 

I punti tattici

I punti tattici della Piazzaforte di Ancona nel 1860 di appoggiavano sulle opere della Piazzaforte, già descritte. La difesa era imperniata su un perimetro complessivo della cinta bastionata, per uno sviluppo complessivo di oltre 7000 metri., ovvero di un poligono irregolare di quattro lati, dei quali due erano rivolti al mare e due verso terra.

Dal lato terra la piazzaforte di Ancona aveva una cinta che era rafforzata da due estremi: all’estrema sinistra ( ad est) del forte dei Capuccini, a destra (ovest) dalla Cittadella e dal Campo Trincerato. Lungo questa cinta si aprivano, come punti deboli della difesa, due porte, in vero ravvicinate l’una all’altra: Porta Farina, fiancheggiata dalla faccia destra del bastione di San Pietro a nord, e Porta Calamo a sud, questa protetta dalla batteria degli Zoccolanti.

Le maggiori bocche da fuoco del Forte dei Cappuccini erano rivolte verso il mare, verso levante, per dare protezione alla fascia costiera; la spalla destra dei Cappuccini batteva la falda occidentale di monte Cardetto e fiancheggiava il bastione di San Pietro, verso la valle degli Orti, oggi Viale della Vittoria.

Il ridotto della piazzaforte di Ancona, posizione di resistenza, era rappresentato dalla Cittadella: questa consisteva in quattro fronti irregolari, bastionate e, spalleggiando la destra della cinta, collegava le difese terrestri a quelle della difesa marittima mediante il tratto di fronte di Porta Pia, a ridosso di Borgo Pio, oggi il quartiere degli Archi. Ognuno di questi fronti era in grado di erogare fuoco di fucilerie sostenuto da bocche da fuoco di medio calibro.

Un ulteriore rafforzamento della difesa a terra era rappresentato dalla integrazione a sistema delle opere di Monte Cardetto: queste si trovavano a oltre 500 metri avanti al Forte dei Cappuccini e consistevano in un fronte bastionato con rivellino e rivestite nelle facce da una muratura alla “Carnot”  e chiusa, a partire dagli angoli alle spalle andando fino alla mezzaluna, da una solida palizzata. Erano in grado di erogare fuoco di fucileria, con il personale in posizione protetta.

 L’azione delle opere di Monte Cardetto  era diretta verso la piana degli Orti  e sulle alture di Santo Stefano e di Monte Pulito; inoltre il suo mezzo bastione di sinistra poteva fiancheggiare la scogliera, mentre quello di destra, mediante una strada coperta, faceva sistema difensivo con la cinta della piazza sotto il cavaliere del Forte dei Cappuccini.

La Cittadella era rafforzata nella sua azione dal cosiddetto Campo Trincerato, che era una grossa opera a corno , in terra, composta da tre fronti di buona muratura.  Adattandosi al terreno, il Campo Trincerato avanzava verso l’aperta campagna con saliente assai  acuto. Da occidente fiancheggiava le difese della cinta incrociando i suoi tiri con quelli del Cardetto; batteva frontalmente l’altura di monte Marino e tutta la piana, compresa la strada, della Baracola; s’appoggiava a destra alla strada coperta della cortina ovest della Cittadella, in modo da essere in grado di battere con tiri precisi ed efficaci le pendici di Monte Scrima, la carreggiabile di Osimo e il Borgo Pio, davanti a Porta Pia. 

Nella seconda linea di difesa, o difesa esterna, erano comprese le opere e le lunette che davano difesa tattica agli appigli del terreno. Le lunette, come visto, erano quattro, tre delle quali erano interra ed indifese alla gola: La Lunetta Scrima, di monte Pulito, di monte Pelago. La quarta, quella di Santo Stefano contava due scarpate in muratura, nonostante la loro incompletezza ed un piccolo ridotto interno. Erano tutte in gradi di erogare fuoco di fucileria con personale in posizione defilata sostenuto dal fuco di pezzi da campagna.

Le Lunette di monte Pulito, monte Pelago e di Santo Stefano guardavano i punti tattici più salienti della difesa esterna: monte Pelago, la più avanzata, intermedia e meno dominante di quella di Monte Pulito; la più arretrata di tutti era quella di Santo Stefano. Questa linea di difesa veniva completata dal posto di osservazione di Altavilla ( oggi Forte Altavilla) che nel 1860 era dotato solo di una trincea campale atta solo per avamposti .

La lunetta Scrima era all’estrema destra; serviva come protezione a Borgo Pio e a Porta Pia, volta alle alture del Pinocchio ( indicato come visto nelle carte coeve con il toponimo di Pedocchio)  e del Montagnolo, ma era debole e sotto dominio di fuoco, specialmente dalle sorgenti di Montagnolo.

La difesa a mare era consistente anche se non in grado di fronteggiare azioni di una Marina dotata della tecnologia di ultima generazione.

. L’estrema sinistra si appoggiava alla Mole Vanvitelliana, il Lazzaretto, che può essere considerato un grosso ridotto in muratura ai fini della difesa, circodato dal mare e collegato alla terraferma da un ponte di legno. Era armato da tre pezzi, atti a battere l’ingresso della rada. A sua volta era coperto o battuto dal fronte di Porta Pia, dalla spianata di Capo di Monte nonché dal bastione maestrale della Cittadella.

Sulla destra del fronte a mare vi era la Lanterna, con postazioni per batteria a tre facce e due piani l’uno in barbetta armato da quattro pezzi, l’altro in casamatta con 8 pezzi. Il molo nord del fronte a mare, era ben guardato; più arretrata rispetto alla Lanterna vi era la batteria della Sanità, armata da tre pezzi: fiancheggiava le difese interne del molo ed il rovescio della batteria della Lanterna sull’ingresso del porto. Tutti questi punti di difesa erano in grado di fronteggiare eventuali sbarchi di squadre e unità più consistenti, anche in grado di operare un tiro mirato contro le navi, in molti casi velleitario.

Il porto era chiuso da una grossa catena, tesa fra i due capi del molo nord e del molo sud: questa catena era difesa da due pontoni convertiti in batterie galleggianti e a quattro paranze ancorate ed armate con un pezzo ciascuno. Il tiro di queste sorgenti di fuoco era limitato; avevano il compito di dissuasione e di difendere la ostruzione, non in grado di azioni offensive di tiro a largo raggio, anche per la carenza di munizionamento.

All’interno del porto si avevano il Baluardo di Sant’Agostino, che era armato di un pezzo da 18 libbre, e il Bastione di Santa Lucia armato di tre pezzi sempre del calibro da 18 libbre. Sul Colle Guasco o di monte Marano vi era una batteria, protetta dall’alta scogliera, che aveva il compito di battere gli accessi marittimi e a collegare da nord le difese del fronte della difesa a mare con quella di terra. 

 

L’Armamento

In una ricognizione effettuata a meta del giugno 1860, dal comandante dell’artiglieria della Piazza, col. Lopez, si definì lo stato dell’armamento;  risultarono circa 27 bocche da fuoco in cattivo stato e non atte all’impiego. Lo stato dell’armamento risulta come alla tabella I.

 

Dalla tabella risulta quindi che la Piazzaforte era dotata di 129 bocche da fuoco così ripartite

. 19 cannoni da 54[1],

. 25 cannoni da 36,

. 11 cannoni da 27,

. 4 cannoni da 24,

. 31 cannoni da 18,

. 3 cannoni da 9,

. 10 cannoni da 6,

. 1 cannone da 4,

. 2 obici da 90,

. 5 coronate da 12,

. 10 obici corti da cent. 15,

.  3 mortai da 320 mm,

. 3 mortai da 300,

. 2 mortai da 22 mm.

A queste bocche da fuoco occorre aggiungere le 6 bocche da fuoco della 9 batteria del cap. Mayer, cioè 4 cannoni da 9 e 2 obici allungati da 15 centimetri  disponibile per le sortite o per essere utilizzate per la difesa delle lunette.

Non sono comprese anche le artiglierie della Brigata de Courthen, ed i cannoni da 24 libbre con le relative 4000 palle che arrivarono da Trieste il 9 settembre.

Tabella I: Stato dell’armamento della Piazzaforte di Ancona al giugno 1860

 

Cittadella

 

 

Maschio,

         1 cannone da 54,

 2 mortai da 220 mm.

3

Bastione del Giardino

1 cannone da 54,

3 da 36,

1 da 6;

5

Bastione Barberini

1 cannone da  36,

1 da 4,

1 mortaio da 320 mm;

3

Bastione della Guardia

1 cannone da18,

2 da 9

3

Sotto il cavaliere

1 obice corto da 150mm

1

Bastione Gregoriano

3 cannoni da 36

3

Cavaliere

2 cannoni da 36

2

Casematte

3 coronate da 12

3

 

Totale bocche da fuoco alla Cittadella

25

Bastione n.6

2 cannoni da 36, 3 cannoni da 6

5

Campo Trincerato

 

 

Bastione n. 7

1 cannone da 35,

 2 cannoni da 27,

1 cannone da 6

4

Cortina fra i Bastioni 6 e 7

2 mortai da 300 mm

2

Bastione n. 8

2 cannoni da 54,

4 obici da 150 mm

6

Cortina fra i Bastioni 8 e 9

2 mortai da 320mm

2

Bastione n.9

1 cannone da 54,

1 cannone da 37,

3 cannoni da 18,

3 cannoni da 6

8

Cavaliere di mezzo

2 cannoni da 54

2

Cavaliere della polveriera

1 cannone da 27

1

 

Totale bocche da fuoco al Campo Trincerato

32

Fianco verso gli Zoccolanti

1 cannone da 18

1

Lunetta Santo Stefano

1 cannone da 27, 3 da 18, 1 mortaio da 300mm

5

Bastione di destra

3 cannoni da 36, 1 da 18,

4

Bastione di Sinistra

3 cannoni da 36, 1 da 18

4

Mezzaluna

2 cannoni da 18, 2 obici da 150 mm

4

 

 

 

Forte dei Cappuccini

1 cannone da 56,

2 da 36,

 4 da 24,

1 da 18,

2 da 6

10

Monte Marano

5 cannoni da 54

5

Batteria Sanità

3 cannoni da 18

3

Batteria del Molo

2 cannoni da 32, 2 da 24

4

Lanterna  Batteria Superiore

4 cannoni da 54, 2 da 18

6

Lanterna Batteria in Casamatta

1 cannone da 36, 2 da 27, 1 da 15

4

 

 

 

Bastione Sant’Agostino

2 cannoni da 18

2

Porta Pia Batteria bassa

1 cannone da 54, 2 da 18

3

Porta Pia Batteria superiore

2 cannoni da 18, 2 da 6

4

Ripa Batteria inferiore

2 obici da 90

2

Ripa Batteria superiore

1 cannone da 18

1

Lazzaretto Batteria inferiore

2 cannoni da 38,

2

Lazzaretto Batteria superiore

1 cannone da 18

1

Cannoni su pontoni e Paranze

2 cannoni da 27, 4 da 18

6

Riserva alla Corte di San Domenico

1 cannone da 9

1

Difesa a Mare

Totale bocche da fuoco difesa a mare

54

 

Totale delle artiglierie della Piazzaforte

129

Nota: nella tabella non sono comprese le 6 bicche da fuoco della 9° batteria del cap. Mayer, ne le bocche da fuoco delle battere da campo della Brigata de Courten, ne i cannoni da 36 con le relative 4000 palle che arrivarono ad Ancona il 16 settembre.

 

Il munizionamento lasciava a desiderare per il fatto che troppe erano la varietà delle bocche da fuco per avere una sufficiente riserva di munizioni per ciascuna bocca da fuoco. De La Moricière aveva ad agosto incaricato il tenente colonnello Blumesthil di sovrintendere a tutti i problemi relativi all’armamento della piazza. L’attività di Blumesthil fu notevole[2]. Dopo aver ispezionato ogni pezzò, dispose lavori per la messa in funzione di affusti che presentavano deficienze. Stabilì che ogni pezzo doveva avere una riserva stabile di 400 colpi per ogni pezzo. Dispose che il munizionamento di pezzi inutilizzabili fosse di nuovo fuso o utilizzato per altro munizionamento. Furono dati disposizioni anche per il munizionamento della fanteria. Al termine di questi fervidi lavori il munizionamento era tale che si poteva sostenere un assedio per un periodo sufficiente alle esigenze del piano strategico adottato dal Comandante in Capo.

Il de La Moricère così sottolinea lo stato dell’armamento della piazza: “

Di fronte alla campagna avevamo sopra i muri 110 pezzi di assedio e 14 pezzi leggieri. Ce ne mancavano ancora venti per completare quello che si chiama un armamento di sicurezza. Eravam dunque ben lungi da quel numero che era necessario per sostenere un assedio al medesimo tempo di mare e di terra. Le provvigioni di polveri e di palle erano sufficienti, ma le bocche da fuoco erano di origine diversissime: tutte l’artiglierie d’Europa vi avevano il loro saggio, il che produce una molticiplità di calibri che rendeva difficilissima la provvigione. Perciò essendo nato qualche errore, fuvvi chi gridò al tradimento, come suol succedere in simili casi. Per ultimo, quantunque avesio lavorato molto a riparare gli affusti e ne avessimo riparati alcuni, pure ne restavano ancora di quelli la cui solidità lasciava molto a desiderare. Questo ci cagionò grave impaccio”[3]



[1] I cannoni vengono indicati con il calibro romano.

[2] Blumesthil lasciò ancona il 20 agosto per recarsi a Spoleto a rapporto dal Comandante in Capo; qui ispezionò tutta l’artiglieria della I e della II Brigata; l’ultimatum lo soprese a Spoleto e segui le colonne in marcia verso Ancona. Prese parte allo scontro di Castelfidardo e fu fatto prigioniero; non potè essere ad Ancona durante la difesa.

[3] Relazione de La Moricière.


sabato 9 ottobre 2021

Ancona Piazzaforte 1860. I Miglioramenti del 1860

 

4. I miglioramenti della Piazzaforte del de La Moricière dall’aprile al settembre 1860.

Che Ancona necessitasse di lavori urgenti si rese subito conto il de La Moricière appena sbarcato, proveniente da Trieste, ad Ancona, diretto a Roma ad assumere il Comando delle truppe Pontificie ai primi di aprile del 1860. In una ricognizione a vista abbastanza accurata delle difese di Ancona. Stimò che Ancona dovesse avere una guarnigione oscillante tra il 5000 ed i 6000 uomini per armare tutte le difese. Appena nominato Comandante in Capo, l’8 aprile, giorno di pasqua, a Roma, dispose per Ancona lavori per 450.000 lire, anche se aveva valutato che per tutte le opere necessarie sarebbero state necessarie 1.250.000.La somma mancante la cerco in modo molto pressante ovunque, sia in Italia che all’estero, la questa azione non produsse i risultati sperati. Per Ancona si raccolse solo 160.000, lire ad opera del Comitato di Lione, ma nulla di più.

La direzione di tutti i lavori per Ancona fu affidata ad un uomini di fiducia del de La Moriciére, il col. Guerra, reputato comandante attivo ed intelligente. Guerra diede la esecuzione a numerosi progetti: la riparazione di tratti di mura che il tempo ed il degrado avevano intaccato; riparazioni al campo trincerato, ai terrapieni della batteria degli Zoccolanti, a quelli delle lunette esterne; fu sbarrata l’entrata della chiesa e del convento dei Cappuccini; fu costruito, come già detto, un muro, dai Cappuccini a monte Cardeto che racchiuse il campo degli Ebrei, dando ulteriore valore tattico all’area, oltre che contrastare le profanazioni al cimitero. L’Arco Clementino, posto come noto a meta del Molo Nord,  fu chiuso da una grossa porta e furono demolite tutte le case che erano a ridosso delle mura tra il predetto Arco Clementino e la Sanità.

Dopo attenti rilievi, il 14 maggio 1860 si iniziarono i lavori per gli adattamenti al bastione ed alla lunetta di Santo Stefano, che si rilevarono particolarmente utili il 26-27 settembre dopo che erano state perse le lunette di Monte Pelago e di Monte Pulito. Proprio su iniziativa del Guerra furono acquistate le sei paranze che ostruivano l’entrata del porto, delle quali, quattro furono armate, come visto di un pezzo; inoltre furono riparati quattro pontoni, trasformandoli in batterie galleggianti. Per tutti questi lavori il Guerra, in media, ingaggiava dai 400 ai 500 operai al giorno, oltre ad impiegare uomini della guarnigione e le poche unità del Genio disponibili.

Il de La Moricière, nella sua relazione, esprime un giudizio parzialmente positivo su tutti questi lavori, nel descrivere la situazione tattica all’indomani del suo arrivo ad Ancona il 18 settembre 1860 : Le brecce delle mura erano state rialzate; le opere esteriori compiute e migliorate; i terrapieni erano quasi interamente finiti; le strade coperte sole mancavano dappertutto e là, dove erano, difettavano di ordine perché non si era potuto pensarvi. Molto maggiormente è a dirsi lo stesso degli spalti che restavano ingombri di viti, di gelsi ed ancora di ville, che non avevamo avuto il tempo di abbattere.”[1]

In sostanza, la difesa poteva contare sulla opere fortificatoria di Ancona, ma fino ad un certo punto; molto si poteva ancora fare ma la mancanza di tempo impedì di predisporre una Piazzaforte all’altezza della situazione tale da fronteggiare con successo gli avvenimenti.


[1] Relazione de La Moriciére