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giovedì 20 gennaio 2022

Le famiglie ebree di Ancona La Famiglia Ascoli. I parte


ASCOLI ETTORE

(1873 - 1943)

 

Ettore Ascoli, Generale di Corpo d'Armata, nacque ad Ancona nel 1873, da Giuseppe ed Elisa Costantini.

Fu insegnante all'Accademia Militare di Modena e alla Scuola Centrale militare di Civitavecchia. Nella sua lunga carriera, diede alle stampe vari lavori attinenti al campo dell'artiglieria.

Nel 1896, partecipò alla campagna italo-abissina e, inseguito, alla guerra mondiale del 1915-1918, meritandosi nel complesso due promozioni per merito di guerra, due croci dell'Ordine militare di Savoia, due medaglie di bronzo al valor militare e una croce di guerra, sempre al valor militare.

Ascoli, per sfuggire allerappresaglierazziste nazi-fasciste, tentò di passare, durante la seconda guerra mondiale, in tenitorio di armistizio, ma veniva catturato dai tedeschi e fucilato a Cingoli (MC) il primo dicembre 1943, sotto il falso nome di Ettore Valdella.


 

ASCOLI ALDO

(1882 - 1959)

 

Aldo Ascoli, Ammiraglio di Squadra, ebbe i natali ad Ancona nel 1882, da Giuseppe ed Elisa Costantini.

Per ben 42 anni prestò lodevole servizio nella Marina Militare italiana. Nel 1911 partecipò alla guerra italo-turca, meritandosi in quell'occasione una medaglia di bronzo al valor militare. Nella prima guerra mondiale del 1915/1918 gli furono conferite ben tre medaglie d'argento al v.m. a seguito di altrettante azioni di guerra: nel basso Isonzo il 27-28 ottobre 1917; a Capo  Sile il 13-14 novembre 1917; a Taglio Sile il 15-20 giugno 1918. Inoltre a Sbobbo, il 22 agosto 1917, siguadagnò un'altra medagliadi bronzo al valor militare.

L'Ammiraglio Ascoli partecipò anche alla guerra in Africa Orientale negli anni 1935-1936.

Complessivamente Aldo Ascoli, in tutta la suacarriera, ha navigato su unità della Marina Militare per venti anni in tempo dipace eper quattro anni in tempo di guerra.

Il nostro si spense a Roma il 10 giugno 1959, all'età di 77 anni. La sua salma fu poi trasferita ad Ancona sua città natale, ed ora riposa nel locale cimitero israelitico di Tavernelle

 

ASCOLI CARLO

(SEC. XIX – XX)

 

Carlo Ascoli, di Giuseppe e di Elisa Costantini, era nato ad Ancona alla fine del 1800. Fu valente concertista al pianoforte e versatile musicista. Durante un memorabile concerto dell'insigne violinista Hondricek, il nostro fu prescelto per l'accompagnamento al pianoforte e in quell'occasione l'Ascoli fu sinceramente lodato dalla critica musicale e dalla stampa per la sua magistrale esecuzione.

 

 

ASCOLI EMILIA

(SEC. XIX - XX)

 

Sebbene autodidatta, Emilia Ascoli, assai nota ad Ancona per il suo spirito signorile e la sua spiccata finezza, si impose all'attenzione degli ambienti letterari dell'epoca quale valente poetessa e favolista. La prima notorietà le venne dalla divulgazione delle "Favole", pubblicate nel 1905. Seguirono, nel 1914, il "Canzoniere dello zio Mileto" e le "Favole moderne". Nel 1917 pubblicò un altro suo pregiato lavoro: i "Canti tricolori".

Emilia Ascoli si spense ad Ancona nel 1963.

  


(Continua) 

 

(Dal libro di Fedecostante Gli Ebrei in Ancona)

domenica 9 gennaio 2022

La Grande Guerra e Lo scautismo

 

Lo scautismo nelle Marche durante la Grande Guerra

 

L’incontro di apertura della seconda parte del ciclo di conferenza “Ancona nella Grande guerra”, organizzato dal Club Ufficiali Marchigiani e dedicato allo studio ed alla comprensione del Fronte Interno nelle Marche ( nel secondo anno di guerra) si è svolto alla Polveriera del Cardeto Venerdì 11 marzo 2016 come da programma.

 

Nell’incontro, come preannunciato, si è posto l’accento su un particolare aspetto della difesa del territorio e del fronte interno, ovvero l’attività svolte a difesa del territorio italiano dai vari soggetti mobilitati, organi territoriali Croce Rossa, Associazioni volontarie, tra cui quella scout, le donne inserite nella produzione di guerra ecc. in quegli anni di guerra al servizio della Nazione. Aspetto, questo, trattato, a brevissimi e sintetici cenni, da Massimo Coltrinari.

 

Che cosa era, come è nato  e come si è svolto e sviluppato, in questo contesto, il movimento scout nelle Marche è stato trattato da Paolo Gissi. Il testo della conferenza di Paolo Gissi, in due parti, la prima dedicata alla nascita ed allo sviluppo  e la seconda alle attività del movimento in seno al fronte interno durante la guerra nelle Marche, sarà pubblicato su questo Blog a breve, come base di ulteriore ricerche.

 

La serata è stata aperta dall’intervento del Dott. Sergio Sparapani, che ha illustrato il significato e la portata del ciclo di conferenze che il Comune di Ancona ha voluto dedicare alla Grane Guerra; è seguito, poi, l’intervento del Prof. Sergio Rigotti incentrato sulle attività della Mediateca di Polverigi, nell’ambito delle quali la ricerca oggetto dell’incontro trova e troverà ulteriore sviluppo, anche grazie alla attività della dottoressa Nicoletta Benedussi.

 

La serata si è conclusa con l’invito a tutti i partecipanti, in maggioranza provenienti da un passato come scout, a partecipare alla ricerca in essere; nei prossimi appuntamenti, previsti per giugno ed agosto, saranno illustrati ulteriori acquisizioni e documentazione.

giovedì 30 dicembre 2021

Biografia di Padre Giuseppe Gianfranceschi

 GIANFRANCESCHI, Giuseppe. - Nacque ad Arcevia (Ancona) il 21 febbr. 1875 da Agostino, un falegname benestante, e da Colomba Brugè. Frequentate le scuole del suo paese, studiò al liceo classico di Ancona. S'iscrisse quindi alla facoltà di ingegneria dell'Università di Roma, ma all'inizio del quarto anno interruppe gli studi per entrare, il 12 nov. 1896, nel noviziato della Compagnia di Gesù. Ripresi gli studi nel novembre 1899 presso l'Università Gregoriana, conseguì la laurea in filosofia nel luglio 1901. Laureatosi in seguito anche in matematica e fisica e ordinato prete nel 1909, si dedicò all'insegnamento, dapprima come professore di liceo presso l'istituto Massimiliano Massimo di Roma e poi come professore di astronomia e di fisica all'Università Gregoriana. Nel frattempo completò la sua formazione studiando teologia, in un primo tempo in Olanda a Valkenburg e poi alla Gregoriana, dove conseguì la laurea anche in questa disciplina nel 1910.

Il G. non fu solo uomo di scienza, ma si dedicò anche all'attività pastorale, sia come commissario e poi assistente ecclesiastico generale degli Esploratori cattolici italiani (1918-28), sia tenendo il rettorato della chiesa di S. Ignazio nel 1924.

Negli anni in cui fu assistente presso l'istituto di fisica dell'Università di Roma (1912-19), dove ottenne anche la libera docenza, realizzò alcuni pregevoli lavori sperimentali. Si occupò innanzitutto di acustica, riconfermando sperimentalmente la confutazione della teoria delle vocali di H.L.F. Helmholtz. Di un certo rilievo sono inoltre le sue misurazioni effettuate sul Corista campione dell'Ufficio centrale italiano relativamente alle conseguenze dovute alla variazione della temperatura. Un secondo filone di ricerca fu quello della misura della velocità di rotazione della terra sulla base della deviazione dei gravi in caduta, fenomeno già previsto da Galilei, ma osservato effettivamente solo di recente. Egli volle ripetere quelle misure presso l'istituto Massimiliano Massimo, quasi per fare ammenda delle aspre censure di cui era stato vittima il grande scienziato italiano da parte della Compagnia.

Nel 1919 il G. lasciò l'università statale e nel 1921 fu nominato da papa Benedetto XV presidente della Pontificia Accademia delle scienze "I Nuovi Lincei", incarico che tenne fino alla morte. Iniziava così un periodo in cui egli si dedicò soprattutto al rinnovamento dell'Accademia e alla divulgazione e critica dei nuovi sviluppi della fisica, vale a dire la relatività e la teoria dei quanti. La Pontificia Accademia, che aveva subito una notevole decadenza dopo il 1870 con l'annessione di Roma all'Italia, riprese nuovo vigore sotto la guida del G., favorito dall'attenzione dei papi Benedetto XV e Pio XI. Essa acquisì un'intensa attività di comunicazione scientifica, accogliendo nuovi soci di fama internazionale, fra cui G. Marconi, nonché uomini di fede non cattolica, come T. Levi-Civita. Il rinnovamento fu completato solo nel 1936, dopo la morte del G., ad opera del suo successore Agostino Gemelli, con la fondazione della Pontificia Accademia delle scienze.

domenica 19 dicembre 2021

P.GIuseppe Gianfrancesci Nato ad Arcevia un gesuita al Polo Nord

 



E' stata pubblicata la trascrizione integrale del Diario del Gesuita p. Giuseppe Gianfranceschi mentre si trovava al seguito della famosa spedizione  del dirigibile Italia al Polo Nord guidata da Umberto Nobile nel 1928 Pur non salendo mai personalmente nella navicella del dirigibile Gianfranceschi come cappellano della spedizione seguite tutta la preparazione dell’impresa ed il suo svolgimento alloggiando sulla nasce appoggio Città di Milano alla base avanzata della Baia del re nelle isole Svalbard. Il Diario è un racconto appassionate delle vicende del volo e della drammatica attesa dopo la tragica caduta dell’aeronave. Fra le pagine più interessanti quelle sull’incarico dato dal papa Pio XI di lanciare una Croce al Polo e sui dialoghi del sacerdote con i sopravvissuti alla terribile esperienza.

 Articolo di Federico Lombardi S I in La Civiltà Cattolica 16 gennaio 6 febbraio 2021 n. 4094 anno 172.

 La Civiltà Cattolica è presente nella emeroteca del CESVAM (www.istitutodelnastroazzurro.org)




giovedì 9 dicembre 2021

Associazione di Storia Contenporanea

 

DICEMBRE 2021

 

LA FRASE del MESE

Dopo aver partecipato ad alcune guerre e ad alcuni movimenti insurrezionali,

dopo non aver rigettato il mezzo della violenza come possibile strumento

per la soluzione dei problemi sociali nell’interno del paese,

dei problemi politici e dei problemi fra i popoli,

oggi io sono un pacifista convinto, perché non credo che la guerra

possa risolvere alcuni di questi problemi.

Giuseppe Chiostergi, Discorso al Consiglio

Comunale di Senigallia (22 dicembre 1950)

Gent.me Socie e Soci,

ecco di seguito gli avvenimenti del mese entrate. Vi invito, in particolare, a partecipare al primo evento, mercoledì 1° dicembre quando ricorderemo il 60° anniversario della morte di Giuseppe Chiostergi, repubblicano, antifascista, padre costituente e uomo di Stato e contestualmente presenteremo la nostra nuova rivista “il materiale contemporaneo”. In questa circostanza potrete ritirare gratuitamente la copia della rivista.

Cordiali saluti.

Marco Severini

Presidente ASC

 

1) mercoledì 1° dicembre, Senigallia, ore 18.00, Auditorium S. Rocco, ricordo di Giuseppe Chiostergi nel 60° della scomparsa e presentazione della nuova rivista “il materiale contemporaneo” (vedasi locandina allegata). Dopo i saluti istituzionali e del presidente del Centro Alessandro D’Alessandro, intervengono autori e autrici ASC. NEWS

2)  giovedì 2 dicembre, ore 17.00-18.30, via streaming, canale Go-To-Meeeting (link: https://global.gotomeeting.com/join/845570757), Tavola rotonda sul tema “Storia e memoria: un rapporto cruciale per chi fa ricerca”. NEWS

3) sabato 4 dicembre, Ripatransone (Ap), Teatro “Mercantini”, ore 17.30, nell’ambito delle Celebrazioni Mercantiniane per il 200° anniversario della nascita di Luigi Mercantini, il prof. Marco Severini (Università di Macerata) terrà, su invito dei promotori della rassegna, la Lectio magistralis intitolata “Luigi Mercantini, patriota e intellettuale nel cuore del Risorgimento italiano”. NEWS

4) domenica 5 dicembre, Ancona, ore 18.00, Libreria Fogola, Lidia Pupilli e Marco Severini parlano intorno al libro di quest’ultimo, Fuga per la libertà. Storia di Alda Renzi e di un salvataggio collettivo nel 1943 (Collana “I volti di Clio”, Ed. Aras, 2021). Presenta Simona Fogola. NEWS

5) sabato 11 dicembre, Staffolo (An), ore 11.00, intitolazione di una via a Giuseppa Perozzi in località Coste e, a seguire, presentazione della quarta edizione del Dizionario biografico delle donne marchigiane, a cura di L. Pupilli e M. Severini (Ed. Il lavoro editoriale, 2021). Dopo i saluti istituzionali, intervengono i curatori e la socia-dr.ssa Giorgia Paparelli. NEWS

6) sabato 11 dicembre, Senigallia, ore 18.00, Auditorium S. Rocco,  presentazione della nuova rivista “il Perticari”, realizzata dall’ASC con il Liceo “Perticari” di Senigallia. Introducono Marco Severini, presidente associativo, e Fulvia Principi, dirigente liceale. NEWS

7) domenica 12 dicembre, Castelfidardo (An), Sala degli Stemmi comunali, ore 18.00, presentazione della quarta edizione del Dizionario biografico delle donne marchigiane, a cura di L. Pupilli e M. Severini (Ed. Il lavoro editoriale, 2021). Dialogano con i curatori le socie Monica Diambra, Silvia Boero e Vanessa Sannatini ASC. NEWS

8) giovedì 16 dicembre, Senigallia, Senigallia, ore 18.00, Auditorium S. Rocco,  presentazione del libro Nel centro della città. Storia e memoria della Scuola “Pascoli” di Senigallia, a cura di P. Leoni (Collana “I volti di Clio”, Ed. Aras, 2021). Dopo i saluti istituzionali, intervengono, insieme alla curatrice, il presidente associativo e le socie-docenti Loredana Bruni, Tiziana Casavecchia e Giordana De Liguori. NEWS

9)  martedì 21 dicembre, Senigallia, ore 21.00, Biblioteca della parrocchia della Cesanella (S. Giuseppe Lavoratore), presentazione, a cura delle volontarie della Biblioteca, del volume di M. Severini, Senigallia. Storia di una città e delle sue trasformazioni 1797-2021 (Ed. Il lavoro editoriale, 2021). NEWS

10) giovedì 23 dicembre, Senigallia, ore 18.00, Sala conferenze del Centro Cooperativo Mazziniano (via Chiostergi, 10), presentazione del libro Storie di Natale 2021. L’incasso della serata sarà interamente devoluto all’Associazione AICCA di San Donato Milanese. Presenta e dialoga con gli autori dell’opera il presidente associativo. NEWS

 

 

lunedì 29 novembre 2021

Ancona La Piazzaforte 1860. Il Morale

Ancona Piazzaforte Pontificia

1. La Piazzaforte di Ancona nello Stato Pontificio. La storia. 2. Le opere principali della Piazzaforte. 3. Il nemico è a conoscenza di tutti i dettagli della Piazzaforte 4. I miglioramenti della Piazzaforte del de La Moricière dall’aprile al settembre 1860. 5. I dati tattici della Piazzaforte: il terreno e le comunicazioni,i punti tatti, l’armamento. 6. La Guarnigione, la consistenza teorica e quella effettiva. 7. Le Caserme. 8. Il Vettovagliamento. 9. Il Morale

Massimo Coltrinari  

 

 9. Il Morale

Il morale della truppa e in genere della Guarnigione, risentiva molto di due fattori: la eterogenea composizione dell’esercito pontificio, che sotto il grande usbergo della cattolicità aveva uomini provenienti da quasi tutti i paesi d’Europa, principalmente Austria, ovvero tedeschi, croati, ed anche bosniaci, Francia, Belgio, Irlanda e Spagna, più gli Italiani. Quest’ultimi attentamente selezionati prima del reclutamento in quanto dopo le esperienze del 1846-1849, si era stati molto attenti ai loro precedenti e dal loro comportamento. In secondo fattore era la mancanza di addestramento per il brevissimo periodo di tempo avuto a disposizione. Non si può improvvisare un esercito, e nonostante tutta la buona volontà, l’amalgama tra gli uomini e tra i reparti era molto scarso. Tutto questo influenzava il morale della truppa, che spesso aveva motivazioni che si fermavano allo spirito di avventura, all’ingaggio e nulla più, poco presi dai  grandi temi politici. Fino a quando si trattava di combattere contro rivoluzionari, poco organizzati e spesso in discordia tra loro, tutto era facile: il numero dava sicurezza e forza, e le facili vittorie esaltavano lo spirito e rinforzava il morale.

Il de Quattrebarbes narra nei suoi Ricordi vari episodi in cui sottolinea come la concordia e la affabilità regnava tra gli UffIciali. :

“Je dois dire ici quelques mots d’une réunion de tous les officiers allemands, le 18 aout, jour anniversaire de la naissance de l’empereur d’Autriche. J’y avais été invité avec le colonel de Gady, et je me trouvais à coté di comte de Metternich, cousin de l’ancien ministre, qui nous amenait ses deux fils. La fete fut cordiale et joyeuse ; des toasts chaleureux furent portées au souverain pontife, au général La Moriciére, à l’union des deux grandes puissances catholiques, L’Autriche et la France. Je crus devoir repondre à ce dernier toast, fait dans les termes les plus courtois, pa la santé de l’empereur François-Joseph. Je rapplelai l’origine toute française de la maison de Lorraine, le nom de Godefroy de Bouillon, le héros de cette grande race, leliens qui, depuis des siécles, l’attachaint à la papauté, le concordat du jeune empereur et son dévouement à l’Eglise. Le télégraphe se chargea de porter le meme jour ce voeux à Vienne, et nous trasmit le lendemain le remerciemets de l’empereu.[1] 

Il generale de La Moricière fin dal primo momento si era raccomandato di eliminare ogni forma di screzio fra le diverse nazionalità e di comporre ogni conflitto, sottolineando che questo avrebbe potuto incidere sul morale e sulla disciplina.

De Quatrebarbes si prodiga per attuare questa disposizione. Scrive:

il 22 di agosto “je réunissais dans una soirée tous les officiers, sans exception, de la garnison d’Ancone. Je vs avec bonheur que l’union la plus perfaite ne cesserait pas de regner parmi nous, et si plus tard j’eurs u istant la crainte de voir éclater qualques léger dissentiments entre des officiers de nazionalità différente, pou una question de casernement, qualques bonnes paroles suffirent pour ramener le calme. Les derniére raccomandations du général étaint, à la lettre, remplies.[2]

 Ma da settembre le cose divennero più complicate. Si trattava di combattere un esercito regolare, che proveniva da esperienze degne di nota, che si era battuto contro uno degli eserciti più organizzati ed efficienti del tempo, quello austriaco, e che aveva motivazioni solide ed esaltanti. Quindi il rischio aumentava, i pericoli diventavano maggiori e vi era la concreta possibilità di soccombere. A tutto questo si doveva aggiungere il dubbio della reale portata dell’impegno. La causa per cui ci si sacrificava non era poi così significativa, visto l’atteggiamento delle potenze cattoliche, soprattutto della Francia, che l’anno prima aveva duramente combattuto accanto ai Sardi. L’azione del Comitato rivoluzionario ad Ancona su questo tema era pressante, e molti uomini di truppa erano continuamente avvicinati da elementi che portavano varie ragioni e sostegno alla causa italiana e spargevano notizie, che poi si rilevavano sempre esatte, della inutilità di ogni resistenza.

Molte erano le perplessità che attraversavano le menti dei soldati della guarnigione di Ancona. A questi elementi di carattere generale vi incideva sul morale la situazione contingente.

“Scrive il de La Moricière:

“L’affare delle vettovaglie, che si erano trovate mancanti il giorno dopo la dichiarazione di guerra, aveva turbato le truppe; ed anzi alcuni disordini erano accaduti nella congiuntura della distribuzione. Tutto questo era terminato dopo energiche disposizioni prese a tal fine; ma il triste effetto morale continuava: di più il comitato fazioso molto meglio informato di noi sopra quanto accadeva di fuori, ogni mattina spargeva di nuovi successi piemontesi. Un giorno era la presa di orvieto, poco dopo quella di perugia, poi quella di Spoleto e di Viterbo e d ancora dell’invasione del Patrimonio di San Pietro. Lo spirito dei soldati era visibilmente addolorato e di corpo degli Ufficiali partecipavano alla comune afflizione.”[3]

Il punto più basso del livello morale della Guarnigione fu toccato la sera del 18 settembre. Alla vista di un gruppo consistente di cavalieri che si avvicinava ad Ancona, e riconosciuto che alla testa vi era il de La Moriciére, gli uomini sugli spalti e poi tutta la guarnigione, cedettero che fosse l’avanguardia del grosso che proveniva dall’Umbria. Si videro scene di esultanza ovunque e si sparse la convinzione che l’assedio si poteva affrontare con forze adeguate. Appena giunto in città e il de La Moriciére stesso comunicò la disfatta subita quel girono e che nessun aiuto sarebbe arrivato, il morale crollò. Sarà lo stesso de La Moriciére a svolgerete, come vedremo, una energica azione per risollevare il morale, soprattutto azione diretta verso gli ufficiali, per risollevare il morale, che in ogni caso fu sempre un problema, come dimostra l’episodio della difesa dell’avanposto di Altavilla, di cui fu protagonista il cap. de Castellà.

 

 



[1]De Quattrebarbes T., Souvenir d’Ancone 1860, Paris, 1861, pag. 71.Da notare che le comunicazioni con Vienna erano veloci ; in poco più di 12-24 ore si aveva risposta alla notizia o nota inviata. Il Telegrafo ad Ancona funzionò per tutto l’assedio; pertanto a Vienna si sapeva esattamente la situazione di Ancona momento per momento.

[2] Ibidem

[3] Relazione de La Moriciére


venerdì 19 novembre 2021

Ancona La Piazzaforte 1860 Il Vettovagliamento

 Ancona Piazzaforte Pontificia

1. La Piazzaforte di Ancona nello Stato Pontificio. La storia. 2. Le opere principali della Piazzaforte. 3. Il nemico è a conoscenza di tutti i dettagli della Piazzaforte 4. I miglioramenti della Piazzaforte del de La Moricière dall’aprile al settembre 1860. 5. I dati tattici della Piazzaforte: il terreno e le comunicazioni,i punti tatti, l’armamento. 6. La Guarnigione, la consistenza teorica e quella effettiva. 7. Le Caserme. 8. Il Vettovagliamento. 9. Il Morale

Massimo Coltrinari 

8. Il Vettovagliamento

La piazzaforte doveva far fronte a viveri per una popolazione di circa 30.000 anime, tale era la popolazione di Ancona nel 1860; in più il personale militare e la guarnigione. In vista dell’assedio le normali riserve di viveri vennero accresciute nel mese di agosto. Da Trieste dovevano giungere ulteriori derrate specie di grano e di carni salate. Nella ipotesi che sicuramente in un eventuale assedio si sarebbe perso il controllo dei molini della foce dell’Esino e quindi la piazzaforte non avrebbe avuto più disponibile il grano macinato, fu messo in funzione presso Porta Calamo un molino a vapore.

Il de La Moricière nella sua relazione rileva come la situazione del vettovagliamento non fosse delle migliori.  Scrive:

“Il 16 settembre sera il Sig. Sotto Intendente ferri era giunto dal Porto di Recanati sopra il San Paolo con il Tesoro. Sbarcando seppe che la piazza mancava di farina da tre giorni e che la guarnigione era ridotta al biscotto. Questa condizione era frutto della negligenza (dovrei adoperare una parola più severa) del servizio amministrativo. Le forniture di farina e di pane erano state date agli Agenti più noti della rivoluzione. Non si erano prese provvidenze opportune,per assicurarsi se nei magazzini vi fossero le provvigioni di farina che vi dovevano essere; ed avevano aspettato che l’esercito nemico occupasse con forze i molini di Fiume Esino per domandare alla Autorità militare di spedire le truppe a cercarvi grosse provvigioni di farina che dovevano esservi per suo conto. L’Autorità militare rifiutò con ragione la spedizione, essendo pericolosissimo er numero inferiore delle nostre forze,e di più inutile, pressoché sei Piemontesi avevano trovate le farine nel Molino, era certo che ne avevano disposto in loro pro. Il Sotto Intendente Ferri, apprezzando la gravita della situazione, partì la notte stessa sopra il vapore del Loyd, il quale per buona sorte ancorava in Ancona e doveva far viaggio a Trieste. Giunse in quella città l’indomani ed ebbe la buona ventura di poterci mandare per mezzo de battello del Loyd che ci arrivava mercoledì 19 un grosso carico di farina che faceva sparire le nostre difficoltà rispetto alla guarnigione.

Ma si trattava per un assedio di provvedere in parte almeno al fornimento della popolazione, poiché Ancona non vi ha molini. Per lo addietro si era stipulato un contratto per istabilire un molino a vapore destinato al servizio dell’esercito. Questo molino che doveva essere terminato per il 15 settembre al più tardi, non girava ancora. In questa faccenda esservi stata negligenza o mala fede, giacchè 36 ore bastarono a mettere in moto la macchina”.[1]   

 

Ai primi di settembre era stato pure creato un piccolo parco buoi per sopperire alle esigenze di carne fresca, da destinare per lo più agli ospedali, essendo sufficiente per le necessità di pochi giorni. Sempre il de La Moricière scrive:

 “Questo non era tutto:era stato trascurato eziandio il fornimento della carne fresca. Il poco bestiame che avevamo potea bastare per due o tre giorni e conveniva tenere in serbo per gli Ospedali, in cui avevamo 400 ammalati. Già si era cominciato a distribuire carne salata. Incaricai il maggiore Quatrebarbes di provvedere all’apprestamento della carne e vi riuscii al di là di ogni nostra aspettazione. I contadini del dintorno i quali avevano lucrato molto nel corso dei lavori erano grati e trovarono modo d’ingrossarci il bestiame a dispetto delle guardie e delle squadriglie del nemico”[2]  

 

Un cenno è da farsi per l’approvvigionamento idrico. L’acqua ad Ancona non mancava. Era assicurata dalle sorgenti della valle dei Giardini e quattro fontane della città erano alimentate dalle sorgenti site nella Valle degli orti. Queste fontane si trovavano in Piazza Grande, a Porta Calamo, a Piazza Nuova ed al Porto. In totale i pozzi e le sorgenti sorgive erano 39.

In una relazione al de La Moriciére, il de Quattrebarbes assicura il comandante[3] in capo che Ancona, sotto il profilo idrico, può reggere un assedio prolungato.

 



[1] Relazione de La Moriciére

[2] Relazione de La Moriciére

[3] Lo fa con un rapporto in data 5 settembre 1860


martedì 9 novembre 2021

Ancona La Piazzaforte 1860 La Caserma

Ancona Piazzaforte Pontificia

1. La Piazzaforte di Ancona nello Stato Pontificio. La storia. 2. Le opere principali della Piazzaforte. 3. Il nemico è a conoscenza di tutti i dettagli della Piazzaforte 4. I miglioramenti della Piazzaforte del de La Moricière dall’aprile al settembre 1860. 5. I dati tattici della Piazzaforte: il terreno e le comunicazioni,i punti tatti, l’armamento. 6. La Guarnigione, la consistenza teorica e quella effettiva. 7. Le Caserme. 8. Il Vettovagliamento. 9. Il Morale

Massimo Coltrinari  

Le caserme.

L’alloggiamento della piazzaforte si poteva giovare di circa 51  tra caserme, stabilimenti militari, corpi di guardia, polveriere. A queste si devono aggiungere le baracche costruite nel Campo trincerato e a monte Garretto.

Il Governo Pontificio aveva la proprietà delle seguenti Caserme

Caserma del Lazzaretto

Caserma di Porta Pia

Caserma alla Cittadella

Caserma del Casone

Caserma di Sant’Agostino

Caserma di Santa Palazia

Caserma del Faro

Caserma dei Cappuccini

Caserma Nuova del Porto

Caserma della Sanità

Caserma dell’Antemurale

Caserma dell’Arco di Traiano

Caserma dell’Arsenale

 

Di proprietà di comunità religiose erano le seguenti Caserme:

Caserma di San Domenico

Caserma degli Zoccolanti

Caserma di San Giuseppe

Caserma di San Bartolomeo

Di proprietà del Comune era la Caserma detta degli Scalzi

Di proprietà privata vi erano due Caserme che rispondevano al nome di caserma della Berreta e Caserma dello Scalone

La capacità alloggiativi di tutte queste caserme era di circa 5500 uomini e di circa 350 cavalli.

Nel dettaglio la situazione delle Caserme era accettabile

 

Quatrebarbes, appena giunto ad Ancona alla metà di agosto, chiese al Comandante del Genio un rapporto dettagliato in merito allo stato delle Caserme e degli alloggiamenti, che in sintesi si riorta, secondo la versione di Quatrebarbes.

 Constatato che le 51 Caserme di Ancona erano agibili, occorreva adattarle alle esigenze dell’assedio. Il Lazzaretto, che era una delle caserme più importanti aveva per l’alloggio delle truppe disponibili tre grandi stanzoni a piano terra ed altrettanti stanzoni al piano superiore, perfettamente areati ed agibili. Erano disponibili trenta stanze, disposte sei per sei per ogni lato del pentagono, sia a pianterreno che nel piano superiore, che potevano essere adibite ad alloggio in modo comodo e decente al Comandate del Lazzaretto, agli aiutanti, ai sergenti-maggiori, ai sottoufficiali, agli operai e addetti ai lavori specializzati. Vi si potevano anche installare le cucine del battaglione. Inoltre vi erano locali per i magazzini vestiario, per il foraggio, per i materiali d’artiglieria e del genio. Inoltre vi erano locali che potevano essere adibiti a stalle per oltre 200 cavalli.

 Gli Austriaci durante la loro permanenza ad Ancona abitualmente vi alloggiavano oltre 2000 uomini, anche se nella valutazione del Quattrebarbes al Lazzaretto vi potevano essere alloggiati 1600 uomini e 200 cavalli per dare spazio poi ai magazzini e al ricovero del materiale.

Siccome la guarnigione pontificia era a corto di uomini, lo spazio al Lazzaretto era sufficiente; anzi vi erano locali e camere che furono lasciati vuoti. Una delle valutazioni che il Quattrebarbes ritenne di fare fu la posizione tattica le Lazzaretto. Ovvero, troppo decentrata e staccata dalle linee di difesa sia interna che esterna della Piazzaforte. Il pericolo era che per la sua stessa natura il Lazzaretto potesse essere isolato nel corso dell’assedio e quindi tagliato fuori dai combattimenti. Quindi si doveva assegnare al Lazzaretto un numero sufficiente di uomini per svolgere la sua funzione di perno della difesa a mare, ma non di più per via della sua posizione.

 

La Caserma della Berretta. Questa Caserma era situata a qualche passo da Porta Pia e dal Lazzaretto e consisteva in una grande casa, presa in affitto dal Governo Pontificio da un abitante di Ancona al prezzo di 310 scudi romani. Era addossata alla ripa che porta a Capodimonte, all’inizio della strada litoranea per Senigallia, prima di Borgo Pio  e la sua difesa era assicurata dalle mura che collegavano Porta Pia alla Porta di Capodimonte e dal Lazzaretto, anche se la sua posizione era molto debole. Poteva alloggiare duecento uomini. Per lo più svolgeva controllo di ordine pubblico e polizia.

La Caserma di Porta Pia era di proprietà del Governo ed era in sistema con la caserma dello Scalone, che era di proprietà privata. Site al lato della via che conduce alla Porta Pia, la prima poteva alloggiare 110 uomini e la seconda 240. Erano collegate per le esigenze di difesa la Bastione di Santa Lucia. Ma la Caserma dello Scalone presentava un inconveniente, sia morale che tattico. Mentre a pianterreno vi erano delle botteghe, il primo ed il secondo piano era adibito a caserma; ma il terzo piano dava asilo a tutta una popolazione di povera gente, bambini e donne e l’ammezzato era affittato a degli operai:tutti utilizzavano, per entrare ed uscire, che l’entrata della caserma. Questo rendeva pressoché impossibile un controllo e una sicurezza da un punto di vista militare. Quattrebarbes cercò una soluzione a questo problema e presto si accorse che la gente del terzo piano non poteva essere alloggiata in altro posto, ne tantomeno il Governo poteva permettersi l’affitto anche del terso piano. Si cerco di sopperire progettando una seconda uscita per la Caserma. Con l’avvicinarsi dell’assedio  però dato che tutto poteva accadere si procedette allo sgombro forzato sia dell’ammezzato che del terzo piano. L’affitto dei due piani era di 660 scudi romani all’anno.

La caserma di sant’Agostino era una bella e grande caserma di proprietà del Governo, e la facciata principale difende il bastione di sant’Agostino, ed è situata sulla stessa strada della Caserma dello Scalone. Poteva alloggiare 300 uomini e rappresentava un punto tattico di notevole valore in quanto situata tra il centro della città ed il porto in un quartiere densamente popolato.

La caserma Nuova del Porto era di proprietà del Governo ed era situata all’entrata dell’Arsenale e poteva alloggiare 210 uomini. Era situata in modo tale da prevenire le eventuali sorprese provenienti dalla costa di Monte Marano. Vi erano collegati un corpo di guardia e i magazzini della Porta Marina, che potevano alloggiare 60 uomini. Nel molo Nord vi era un complesso di Caserme e alloggi che comprendevano una cintura di posti ed apprestamenti tra il muro a mare, l’Arco di Traiano, la Sanità e la Lanterna. L’insieme poteva facilmente alloggiare 218 uomini

La Cittadella era un complesso che permetteva le più svariate soluzioni. Vi potevano alloggiare 360 artiglieri, tutti quelli necessari ad armare i pezzi della Cittadella. Inoltre erano in allestimento due baracche al Campo trincerato che poteva alloggiare 160 uomini

La caserma del Casone era a mezza costa tra la Porta Pia e la Porta di Capodimonte e poteva alloggiare 215 uomini. Discendendo dalla Cittadella verso la Porta Calamo il convento degli Zoccolanti di cui una parte serviva da caserma e una parte uffici e magazzini del genio militare. Conteneva cento letti ; ma il convento poteva alloggiare altre quaranta letti dato lo spazio disponibile.

La caserma di San Domenico, poteva alloggiare 250 uomini e stalle per circa 120 cavalli ed era in grado di controllare tutta la grande piazza del mercato e la porta Calamo. Era addossata alla chiesa di San Domenico ed al relativo convento dei Domenicani, i quali avevano ceduto in affitto locali della caserma che non erano di necessità assoluta. Data la posizione centrale vi erano gli alloggi e gli uffici del Comandante della Divisione e del Comandante della Piazza. Una batteria di sei pezzi erano disponibili in questa Caserma. Data la posizione in caso di ribellione o di attacco, la Caserma era un eccellente punto di appoggio.

La caserma di San Giuseppe disponeva di 175 letti e collegava  la caserma di San Domenico al forte dei Cappuccini; era situata a mezza costa era addossata ad un convento di religiosi che cedettero i locali necessari all’armata pontificia

Un baraccamento, assai speditivo, vicino San Giuseppe al Forte dei Cappuccini  che poteva alloggiare 70 uomini ma alla necessità poteva arrivare a 150 posti letto disponibili.

La caserma di Santa Palazia alloggia 60 uomini, mentre quella di San Bartolomeo 80 letti che erano destinate ai sottoufficiali sposati e agli invalidi e la caserma degli Scalzi che poteva alloggiare 190 uomini; qui vi era la possibilità di piazzare una batteria su due pezzi.

Il Quatrebarbes non da indicazione dettagliate  circa le caserme al Porto, all’Arsenale e alla Sanità, a quella addossata all’arco di Traiano, ma in un giudizio complessivo, sottolinea come queste caserme sono ben distribuite nella città, e permettono movimenti facili e rapidi, in modo tale che si può controllare a piedi tutta la città, strada per strada, e quindi di essere in grado di contrastare qualsiasi movimento insurrezionale interno, come di operare per linee interne in caso di attacco esterno.