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venerdì 30 giugno 2023

Le azioni che portarono alla conquista di Ancona 18 luglio 1944

 (Da La meridiana - Settimanale di Osimo , 18 luglio 2021)

La liberazione di Osimo.  Ricordare chi ci liberò

 

Secondo articolo ispirato all’intervento di Paolo Mieli, lo scorso 16 luglio 2021, nel quadro delle celebrazioni per il 77° anniversario della Liberazione di Osimo; come noto il giornalista ha proposto un interessante motivo di recupero della memoria e contrasto all’oblio, significando che sarebbe cosa degna di nota che strade, vie, rondò ed altro fossero intestati ai protagonisti di quelle giornate, i soldati polacchi del II Corpo e i soldati italiani del Corpo Italiano di Liberazione. Con la nota precedente abbiamo delineato l’iniziativa[1] ed indicato i nomi dei Comandanti polacchi, con questa indichiamo i nomi dei comandati del C.I.L. che furono i protagonisti di quelle giornate.

Perché i comandanti del Corpo Italiano di Liberazione ? Che cosa centrano costoro con la liberazione di Osimo? e con la battaglia per Ancona?

Negli anni si è costruita una storia che è basata su pochi presupposti. Noi abbiamo adottato un approccio più ampio sulla Guerra di Liberazione che si basa sul concetto militare di una guerra su cimque fronti; il sud, il movimento partigiano al nord, l’internamento in Germania ( la resistenza del “No”), la resistenza dei soldati italiani all’Estero (Grecia, Jugoslavia, Francia, Albania ecc.) e la prigionia di guerra (1943-1945)[2]. Rinviando al dizionario citato in nota per il framework adottato, qui possiamo dire che i Polacchi, senza l’intervento di ulteriori forze non avrebbero con le loro forze disponibili potuto conquistare Ancona. I rapporti di forza tra tedeschi (difesa) e polacchi (attaccanti) erano si a favore dei polacchi ma non sufficienti. Ovvero i polacchi non erano in grado di attuare una manovra a livello corpo d’armata, ma solo a livello divisionale. Questo lo appreso a loro spese con la sconfitta nella Prima battaglia per Ancona (1-6 Luglio 1944) in cui attuando una manovra a livello divisionale, avendo come obiettivo Ancona, a mala pena riuscirono a sorpassare Loreto e giungere sulla costa orientale di Crocette-Castelfidardo, perdendo il 25% delle forze corazzate (49 carri armati sui 200 disponibili) in quattro giorni di battaglia. Perdite inaccettabili per i risultati conseguiti. Sospesa la battaglia, riconsiderati i termini operativi, come da dottirna, Ancona poteva essere conquista solo con una manovra di Corpo d’Armata, ovvero impiegando con differenti compiti tre divisioni. I Polacchi avevano solo due divisioni la 3a “Lancieri dei Carpazi” e la 5a “Krescowa”.  Nel loro organico dal mese di aprile 1944 vi era anche il C.I.L., Corpo Italiano di Liberazione, 25 mila uomini con i supporti, ovvero una unità a livello divisionale. Questa era disseminata da Macerata fermo fino in Abruzzo, e si muoveva per via ordinaria, cioè a piedi. Il Comando della VIII Armata Britannica ed il XV Gruppo d’Armate in Italia avevano chiaramente detto che non vi era disponibili  per i prossimi mesi nessuna divisione ne altre turppe.

Convocato il gen. Utili comandante del C.I.L. (ed il suo capo di SM, Col Lombardi) al HQ Polacco  si elaborò in piano per l’attacco su Ancona, in gran parte suggerito dallo stesso Utili, facendo conto anche della sua esperienza come Capo di SM del gen. Messe in Russia con il CSIR. Il Piano prevedeva che, avendo come obiettivo Ancona, la 3a “Lancieri dei Carpazi” esercitasse il fissaggio (cioè bloccare il massimo forze tedesche minacciando attacchi) sulla parte destra dello schieramento (in pratica dalla Baraccola al mare verso est), la 5a “Krescowa” sfondasse al centro lungo la via di facilitazione Casenuove, Croce di San Vincenzo, Agugliano Cassero e sbucare a nord di Falconara (chiudendo in una sacca tutte le forze tedesche a difesa), il C.I.L. avanzare sulla sinistra, gravitare verso occidente puntare su Jesi, dando sicurezza e protezione al fianco attaccante polacco. Ancona sarebbe stata conquista per manovra, evitando combattimenti nel centro abitato.

Premessa fondamentale a questo piano era il controllo del crocivia di Filottrano punto focale delle vie di facilitazione che portano ad Ancona. Chi controlla Filottrano arriva in Ancona e questo i tedeschi lo sapevano bene tanto che, percepita la minaccia, il 7 luglio fanno affluire a Filottrano un intero battaglione della loro esigua  riserva. Compito di attaccare e conquistare Filottrano fu affidato al C.I.L., che in 24-36 ore, fu portato con autocarri sulle basi di partenza per l’attacco a Filottrano (gli autocarri che erano stati per mesi negati, spuntarono miracolosamente in poche ore e furono messi a disposizione degli Italiani). Conquista Filottrano il 9 luglio, entro una settimana il piano per Ancona poteva essere attuato. E così fu.[3] La volontà inglese di minimizzare ad ogni costo ed in ogni luogo ed in ogni momento l’apporto degli italiani alla guerra al tedesco (Prima con il I Raggruppamento Motorizzato, poi con il C.I.L., poi con i Gruppi di Combattimento) ha fatto si che noi nella nostra storia abbiamo cancellato questo apporto. Nessuno nel nostro territorio, Osimo compreso, sa che Osimo come Ancona sono state liberate con la partecipazione dagli uomini del C.I.L., come in effetti avvenne. Ancona è stata liberata dai Polacchi. Prova indiretta è il comportamento del Comando Polacco che avevano sul campo constatato che senza i 25.000 uomini del C.I.L. Ancona non sarebbe stata presa se non chiamando una divisone alleata, che non era disponibile al momento, da altri settori. La concezione brillante del piano, l’azione vittoriosa su Filottrano, premesse di successo, sono opera del C.I.L. l’azione di sicurezza svolta durante l’attacco, fondamentale per impedire manovre aggiranti tedesche sono così evidenti che permettono di dire che anche gli Italiani parteciparono alla liberazione del nostro capoluogo. A conferma di ciò l’atteggiamento tedesco: quando il 20 luglio mattina gli uomini del C.I.L. entrarono e conquistarono Jesi, il gen Hoppe, comandante tedesco diede l’ordine di abbandonare tutte le posizioni di resistenza e porsi in salvo oltre il fiume Cesano. Ancona era definitivamente al riparo di ogni minaccia tedesca. Normalmente se una cosa uno non la vuole ottenerem non la ottiene, così come se uno vuole negare una cosa normalmente la  nega. In tutta questa vicenda prevale la volontà britannica,  di non dare nessun merito agli Italiani. Fino al 1949, dopo il trattato di pace, e l’entrata dell’Italia nella NATO questa era la loro posizione. L’apporto delle Forze Armate Italiane ( oltre 500 mila uomini alla fine della guerra) è negato. Dopo il 1949, ma ormai l’onda era passata,  arrivarono i riconoscimenti,, quelli che ancora oggi non sono arrivati dagli Italiani per gli uomini che combatterono nel I Fronte la Guerra di Liberazione.

Con questa iniziativa cerchiamo di fare del nostro meglio e quindi onorare chi partecipò come soldati italiani alla liberazione delle nostre terre, sotto comando Polacco, dedicando loro vie, vicoli, larghi e rondò di terre per cui combatterono. Fuor di retorica, ricordare e combattere l’oblio, ormai dominante potrebbe essere degno di nota ricordare, con i comandanti, quei soldati che sono stati e sono gli ispiratori dei componenti dell’Esercito attuale, loro erede, che come loro, non si è mai risparmiato e non si risparmia per il bene di tutti.

Questi comandanti erano:

Gen. Giovanni Messe, Capo di Stato Maggiore Generale, comandante di tutte le forzr armate italiane nel 1944

Gen. Paolo Berardi, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, nel luglio 1944

Gen. Umberto Utili, Comandante del Corpo Italiano di Liberazione del luglio 1944

Col. Lanfranco Lombardo, Capo di SM del Corpo Italiano di Liberazione

Gen. Ettore Fucci, vice comandante del Corpo Italiano di Liberazione

I Comandanti sono a livello di Comandante di Corpo. Ovviamente non è nel progetto, per ragioni di opportunità, indicare i Comandanti di Brigata, come il gen. Moriggi, l’artefice di Filottrano, di reggimento, Ten.Col. Briatorre, artecice della liberazione di Jesi, , Col Valfè di Bonzo, Col. Leandro Giaccone ecc. o equivalenti che sono oltre una decina e men che meno i comandanti di battaglione che sono tre volte tanto.

Nelle pubblicazioni indicate in nota[4] saranno compilate le biografie dei Comandanti citati, ed anche quelli di livello ordinativo inferiore non citati, che potrebbero essere di utilità nel corpo del progetto.[5] Anche attraverso le colonne della “La Meridiana”, oltre che sul blog “marche1944.blogspot.com,  aggiorneremo chi è interessato a questa iniziativa degli sviluppi futuri.

 

 



[1] Chi volesse ulteriori dettagli Info: federazione.ancona@istitutonastroazzurro.org

[2] Vds Dizionario minimo della Guerra di Liberazione, Roma-Viterbo, Edizioni ArcheAres, Collana I Libri del Nastro Azzurro, 2018-2022, 8 Volumi.

[3] Una dettaglia ricostruzione di quanto detto sta in Coltrinari M., Il Corpo Italiano di Liberazione e Ancona. Il passaggio del fronte: giugno-luglio 1944. Il tempo delle oche versi e del laro rosso, Roma, Università la Sapienza. Ed Nuova Cultura, 2014, La ricostruzione è correlata dalle Note di Diario ( Giugno - Luglio 1944) dell’osimana Francesco Bonci che riporta come ha vissuto Lei e la sua famiglia in Osimo quei giorni di paura e di tragedia

[4] Via via che si completano saranno pubblicate su “www.coltrinarimarche1944.blogspot.com”

[5] Le foto sono tratte da Giuseppe Campana (a cura di) La Battaglia di Ancona del 17-19 luglio 1944 ed il Corpo d’Armata Polacco, Ancona, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione delle Marche. Il progetto vuole anche rendere omaggio a Giuseppe Campana che si impegnò con estremo successo  a ricostruire  questi avvenimenti  ed a mettere a disposizione di tutti materiale di archivio di estremo interesse. Un doveroso omaggio allo studioso ed all’amico difficilmente dimenticabile.

lunedì 19 giugno 2023

Dizionario di Araldica R -S

 I PRECEDENTI POST SONO STATI PUBBLICATI IN DATA 10 E 20 MARZO E 20 E 30 APRILE 2023 CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLO STEMMA DI ANCONA



R

Rabescato, in araldica si definiscono le screziature del campo e dello smalto di alcune pezze.

Ramo di cervo, in araldica è un solo corno di cervo a sei punte.

Ramoso, in araldica è attributo delle corna del cervo di smalto diverso dal corpo.

Rampante, in araldica è la posizione normale del leone, per cui non si blasona; esso è dritto sulla zampa sinistra posteriore e di profilo; la zampa destra anteriore più alta della sinistra. Il cavallo, invece, si dirà "inalberato", l’orso "levato", il toro "furioso" ed il lupo "rapace" a volte con l'agnello tra le fauci.

Re,  in araldica si raffigura con il manto e la corona.

Reciso, in araldica si dice di rami d'albero e di membra di animali entrambi tagliati.

Re d'armi, in araldica si dice di capo degli araldi; egli custodiva gli stemmi e apportava le modifiche che venivano introdotte per concessioni ed alleanze.

Re moro, in araldica si dice di testa di arabo con turbante, viene posto di fronte o di profilo.

Ridecussato,  in araldica ,disposto nuovamente "in decusse".

Riguardante, in araldica si dice di figura che fissa un'altra figura.

Rimirante, in araldica si dice di due figure di animali, spesso sostegni o tenenti, che sono affrontati ma con la testa girata all’esterno.

Rincontro, in araldica si dice di testa recisa di animale, spesso di cervo, posta di fronte; se è di leopardo essa è nella posizione normale quindi non si blasona.

Ristretto, in araldica si definisce terreno o monte non uscente da una partizione bensì isolato.

Ritirate, in araldicasi dice di pezze onorevoli che toccano lo scudo solo con un'estremità; possono essere ritirate in capo o in punta.

Ritto, in araldica è caratteristica dell'orso in posizione rampante.

Rivoltato o rivolto, in araldica si dice di animali o figure volte verso la sinistra dello scudo; l'aquila, ha rivoltata solo la testa ed in questo caso si blasona; come ad esempio l'aquila guelfa.

Rombo, fuso o losanga, in araldica è una pezza onorevole.

Rosa (araldica), in araldica si rappresenta come un fiore a cinque foglie arrotondate con un bottone al centro.

Rosso, vedi smalti.

Rostrato, in araldica si definisce così il rostro dell'aquila di smalto diverso dal corpo.

Rotella di sperone, in araldica di dice di stella a sei punte forata al centro, simboleggia nobiltà ed antica cavalleria.

Rovere, in araldica è sinonimo di quercia.

Ruota, in araldica è solitamente ad otto raggi; se ne ha più o meno si blasonano.

Ruota dentata, in araldica è la ruota tipica dei meccanismi.

S

Sagittario, in araldica è centauro armato solitamente rappresentato mentre scocca la freccia.

Salamndra, in araldica rappresentata in mezzo al fuoco, essa è rivoltata con la coda alzata. |

Sbarra, vedi pezze onorevoli.

Scaglionato, in araldica si dice di scudo o pezza coperta di scaglioni sempre in numero pari con gli smalti alternati; se composto da sei pezzi non si blasona.

Scaglione, vedi pezze onorevoli.

Scaglionetto, in araldica si dice di scaglione ridotto a metà della sua larghezza.

Scorciato, in araldica si dice delle pezze che non toccano con le estremità i bordi dello scudo.

Scudetto,  in araldica di dice di piccolo scudo che si inserisce nell’arme; spesso si pone sull’inquartatura.

Scudo, in araldica è il fondo sul quale vengono poste le figure e le pezze araldiche.

Seminato, in araldica si dice dello scudo cosparso di stelle, gigli, api, bisanti ecc.

Semivolo,  in araldica è l'ala destra dell'aquila; se è la sinistra va precisato.

Serpe,  in araldica è verde ed è rappresentata ondeggiante ed in palo

Sfera celeste, in araldica è la sfera sulla quale sono rappresentati i segni zodiacali e le costellazioni.

Sfinge, in araldica si dice l' animale chimerico che ha il viso ed il busto di donna, corpo di leone o di cane, zampe di leone e coda di drago.

Sinistrocherio,  in araldica è il contrario di destrocherio; è il braccio sinistro che, muovendosi dal lato dello scudo, è rappresentato nel campo.

Smalti, in araldica si definiscono nel linguaggio araldico i "colori" i "metalli" le "pelliccie" di cui sono composti gli scudi. In particolare i metalli sono oro e argento; i colori, rosso, azzurro, nero, verde, porpora. Le pelliccie sono ermellino e vaio.

Sole,  in araldica si raffigura rotondeggiante e con occhi naso e bocca, "figurato", contornato da 16 raggi d'oro, metà dritti e metà ondeggianti.

Sonagliato, in araldica è la caratteristica del falcone dalle cui zampe pendono i sonagli.

Sorante, in araldica è la caratteristica posizione di un volatile nell'atto di spiccare il volo.

Sormontato, in araldica si dice di una figura o pezza che ne ha un'altra sopra senza contatto.

Sostegni, in araldica si dice di figure o animali che sostengono lo scudo lateralmente.

Spada,  in araldica è solitamente d’argento guarnita d'oro, si rappresenta verticalmente, "in palo", con la punta in alto.

Spaventato,  in araldica è attributo del cavallo nella posizione "rampante", si dice anche "inalberato".

Spiegato,  in araldica è la caratteristica del volatile con le ali aperte verso il lato superiore dello scudo; es.: aquila spiegata di nero.

Sradicato, in araldica si dice delle radici di una pianta con smalto diverso dal rimanente.

Stella,  figura araldica di cinque raggi; se i raggi sono più numerosi essi vanno menzionati, "blasonati".

Stella di David, in araldica stella a sei raggi composta di due triangoli equilateri sovrapposti; essa è generalmente vuota.

Stellato, in araldica è caratteristica di figura o pezza "seminata" di stelle.

Stendardo,  in araldica è un sinonimo di bandiera, insegna.

Sul tutto, in araldica si dice di figura o più spesso scudetto posto su una inquartatura o su una partizione dello scudo.

Supporti,  in araldica si dice di figure poste ai lati dello scudo per sostenerlo; vedi sostegni.

Svolazzi o lambrecchini, in araldica si dice di ornamenti esteriori frastagliati e smaltati che scendono dall'elmo ai lati dello scudo.


mercoledì 31 maggio 2023

Save The Date 17 giugno 2023 Incontro Club Ufficiali Marchigiani

 Il prossimo 17 giugno si terrà ad Ancona l'incontro di primavera del CLB Ufficiali Marchigiani. Il programma prevede la visita all'ex convent francescato "Ad Alto" sede del CRME Marche, la visita alla Pinacoteca di Via Pizzecolli e la giornata si concluderà con la tradizionale cena sociale che si svolgerà al Circolo della Marina

sabato 20 maggio 2023

Parresia, Ovvero Dire il Vero

 


Ten. Cpl Art. Pe. Sergio  Benedetto  Sabetta

 

            Nell’attuale fase storica dove dalla globalizzazione informe dei principi e valori schiacciati sull’unico valore economico si è passati ad una conflittualità globale nella ricerca di una nuova suddivisione di aree di influenza e rideterminazione di scale di potere a valori, nasce la necessità della cura del sé quale conoscenza dell’Io premessa per una ricerca di autonomia dalla globalizzazione desertificante (Habermas).

            La libertà di ricerca o di pensiero è nel mondo occidentale di fatto direzionata dalla logica di mercato, se non nella ricerca, a posteriore nella sua divulgazione da parte dei media secondo tesi di parte, ma anche i progetti culturali e il finanziamento che ne consegue vengono ad influire, in molti casi anche secondo criteri ideologici.

            Già i Greci individuarono due tipi di verità, innanzitutto il Logos, ossia la verità nel pubblico, e successivamente attraverso l’insegnamento di Socrate il Bios, la verità nel privato ovvero la conoscenza del “sé”.

            Tuttavia, come in tutto l’agire umano, vi è una possibile doppia lettura, la parresia o libertà di parola può in democrazia essere pervertita in una forma di “demagogia”, se non “insolenza”.

            Nel mondo greco l’accesso alla verità risiede nel possesso delle qualità morali e nel dovere comunicare la verità, nell’età moderna in Cartesio vi è il dubbio e la verità risiede nella sua evidenza, dove opinione e verità coincidono.

            La verità non risiede per il “parresiastes” nel discorso lungo e retorico,   bensì nel dialogo aperto, questo tuttavia comporta nel dire la verità un rischio o pericolo nell’irritare l’interlocutore, la parresia è quindi legata al coraggio nell’essere esercitata dal “basso” verso  “l’alto”, ovvero del potere di “uno” o della “maggioranza”, essendo la “parresia democratica” differente dalla “parresia monarchica”, dove vi è un dovere da parte del consigliere del sovrano di dire la verità.

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Per Platone il pericolo della parresia risiede non tanto nella presa di potere da parte di un demagogo, bensì nella mancanza di uno stile di vita comune, ossia di alcuni valori di vita fondamentali da condividere, che creano unità.

            Se la libertà di dire (logos) corrisponde alla libertà di fare (bios), questa per Demostene non è solo un diritto o privilegio ma risulta nei fatti essere una attitudine personale, che in Aristotele diviene una qualità etico-morale.

            La parresia, quale verità, si pone anche nel rapporto tra logos (discorso) e nomos (legge), in cui Platone individua la parresia politica nel rapporto “logos, verità, nomos”, mentre la parresia etica risiede nel rapporto “logos, verità, bios”, òa parresia deve quindi superare il puro concetto per diventare una pratica.

            Mentre Plutarco pone il problema dell’autoinganno, Socrate quello della conoscenza di se stessi, entrambi legati alla risolutezza nei propositi, passando dal dire la verità agli altri al dire la verità a se stessi, temi tra loro legati.

            Noi siamo gli adulatori di noi stessi” (89, M.Foucault), per questo abbiamo bisogno  del “parresiastes”, ma chi può essere questi se non colui che  è in un rapporto armonico tra le parole (logoi) e le sue azioni (erga), solo in questa possibilità di resoconto vi è la conferma del ruolo di esaminatore (basanos) della vita altrui, superando la distanza tra discorso e pensiero propria dei sofisti.

            Nascono due interrogativi, come stabilire se un’affermazione è vera, qual è l’importanza di dire la verità e di conoscere la verità, sia per l’individuo che per la società.

            Diogene dice ad Alessandro “ So che sei stato offeso e so anche che sei libero. Tu hai sia la capacità che la legittimazione giuridica per uccidermi. Ma sarai abbastanza coraggioso da ascoltare dalla mia bocca la verità, o sei così codardo da dovermi uccidere?”. “Ebbene, puoi uccidermi, ma se lo fai nessun altro ti dirà la verità”. (85, M. Foucault)

 

 

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BIBLIOGRAFIA

·       AA.VV., Vero o falso. L’uso politico della storia, a cura di Marina Caffiero e M. Micaela Procaccia, Donzelli Ed. 2008;

·       Foucault M., Discorso e verità nella Grecia antica, Donzelli Ed. 2005;

·       Hadot P., Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi 1988;

·       Jaeger W., Paideia. La formazione dell’uomo greco, La Nuova Italia, 1978.

 

mercoledì 10 maggio 2023

Dizionario di Araldica O- Q

 Post precedenti in data 10 e 20 Marzo  e 20 aprile 2023. Materiali di Araldica per lo studio e le ricerche sullo stemma di Ancona

N

Nodrito, in araldica si definisce il vegetale che nasce od esce da una figura.

Nodoso, in araldica si definiscono i rami di un albero con i nodi opposti.

Naturale (al), in araldica si dice di oggetto con il suo colore naturale.

Nebulose, in araldica si definiscono le pezze onorevoli e le partizioni rappresentate ondate a forma di nuvole.

O

Ombelico (in), in araldica si dice dello scudetto posto in cuore.

Ondato, in araldica si dicono le linee di partizione ondulate.

Ordinato, in araldica si dicono più figure disposte secondo precise posizioni dell'araldica quali; in banda, in sbarra, in palo ecc.

Orlo, vedi pezze onorevoli.

P

Padiglione, in araldica esso si compone del manto e del colmo che lo sovrasta, più in particolare è il tendaggio che copre l'arme del sovrano.

Palato, in araldica si dice dello scudo coperto di sei pali di smalto alternati; se in numero maggiore o minore di sei si blasona il numero.

Palma, in araldica simboleggia la virtù ricompensata.

Pantera, in araldica è un animale che ha il corpo, le zampe posteriori e la coda di leone, la testa di drago, le zampe anteriori di grifone, le fiamme uscenti dalle fauci.

Parlanti (armi), in araldica sono quelle che tramite immagini e figure riconducono alla famiglia o alla città che le utilizza.

Partizioni principali dello scudo, in araldica esse sono quattro, il partito, il troncato, il tagliato, il trinciato (vedi spiegazioni e disegni nel testo). Inoltre, dall’intersezione di due rette perpendicolari o dalla convergenza delle stesse vengono a formarsi altre partizioni, spiegate dettagliatamente nel testo, che si enunciano di seguito: calzato, cappato, gheronato, inquartato, interzato.

Passante, in araldica si dice di animale (leopardo escluso) rappresentato in atto di camminare.

Patente,  in araldica è la croce con le braccia che si allargano verso l'estremità dello scudo.

Pastorale, in araldica è il bastone ecclesiastico.

Pater noster, in araldica è sinonimo araldico del rosario.

Pegaso, in araldica è il cavallo alato della mitologia.

Pellicano, in araldica si rappresenta in atto di aprirsi il petto con il becco per nutrire i suoi piccoli; esso rappresenta carità ed amore per il prossimo.

Pellicce,  in araldica esse sono principalmente due: l’ermellino e il vajo.

Pentagramma, in araldica si dice di stella a cinque punte, vuota, detta anche stella di David, essa è comune negli stremmi ebraici

Pezze onorevoli,  in araldica non tutti i testi sono concordi nella divisione delle pezze onorevoli in pezze di primo, secondo ed anche terzo ordine; esse sono principalmente: capo, palo, fascia, banda, sbarra, croce, pergola, gherone, scaglione bordura, quarto franco, campagna, girone, scudo in cuore, punta, pila, capo palo, cantone, lambello, orlo, amaidi, losanghe, fusi, bisanti, torte (v. disegni nel testo).

Pianura,  in araldica è una campagna (vedi pezze onorevoli) ridotta di altezza.

Pieno, in araldica si dice dello scudo che ha un solo smalto.

Pomettato, in araldica si dice di figure che terminano con sfere o cerchi.

Porpora, vedi smalti.

Potenziato, in araldica si dice di croci od oggetti che terminano a "T".

Punta dello scudo, in araldica si dice la parte inferiore di esso.

Punti equipollenti, in araldica si dice lo  scudo scaccato di 9 scacchi, di cui cinque di uno smalto e quattro di un altro, simboleggia la vittoria.

Q

Quadrifoglio, in araldica è foglia quadrilobata a punta.

Quartier franco, in araldica è una pezza onorevole (descritta nel testo).

Quattro foglie, in araldica si dice di fiore araldico composto da quattro petali senza il bottone centrale.


giovedì 20 aprile 2023

Dizionario di Araldica I - M

 Post precedenti in data 10 e 20 Marzo. Materiali di Araldica per lo studio e le ricerche sullo stemma di Ancona



Idra, in araldica si dice di mostro favoloso a sette teste, ali di pipistrello, zampe d’aquila, coda di serpente; si pone di profilo.

IHS, in araldica si dice di trigramma greco del nome di Gesù riportato nelle insegne di "ordini religiosi".

Illeonito, in araldica si dice di leopardo in posizione rampante.

Illeopardito, in araldica dicesi del leone passante.

Illuminato, in araldica si definisce l’animale con occhi di smalto diverso da quello del corpo; in particolare il cavallo si dirà "animato".

Il tutto di, in araldica si dice di più figure, che nominate nella blasonatura, abbiano lo stesso smalto.

Immortalità, in araldica è il rogo della Fenice.

Impresa, in araldica può essere di corpo o di anima; nel primo caso è una figura che sostiene il motto, nel secondo caso una sentenza o frase allegorica e si pone in fascia sotto lo scudo.

Inalberato, in araldica è la definizione del cavallo o dell’unicorno, ritti sulle zampe posteriori.

In banda, in sbarra, in fascia, in palo, in araldica sono precisazioni circa la posizione delle figure.

In cinta o in orlo, in araldica si dice di sei, sette o più figure poste nello scudo a girare ad ugual distanza dal bordo.

In divisa, in araldica è la definizione della banda, fascia o sbarra ridotte a 2/3 della loro normale larghezza; se la divisa è in banda si dice "banda in divisa"; se in fascia si dirà "fascia in divisa"; se in sbarra si dirà "traversa".

Ingegno, in araldica è parte della chiave che entra nella serratura.

Insù (all'), in araldica si dice di arma con la punta verso l'alto.

Ingiù (all'), in araldica si dice di arma con la punta verso il basso

Inquartato, in araldica vedasi partizioni principali dello scudo; è lo scudo diviso in quattro parti uguali.

Interzato, in araldica vedasi partizioni principali dello scudo; è lo scudo diviso in tre parti uguali.

Labaro, in araldica si dice di stendardo rettangolare o quadrato.

|Lambello, vedasi pezze onorevoli.

Lambrecchini, in araldica si dice di drappi che escono dall’elmo che riportano alterati i colori dello scudo.

Lampassato, in araldica definisce i quadrupedi che hanno la lingua di smalto diverso dal corpo.

Leone, in araldica si dice di figura molto comune negli scudi; le numerose posizioni sono illustrate nelle tavole del testo.

Luna, in araldica si dice di  piena, figurata e d'argento, ma spesso in forma di falce di luna; v. crecenti.

Lupo, in araldica si rappresenta passante e con la coda pendente il che lo distingue dalla volpe che la porta dritta.

M

Motto, in araldica si dice di frase o parola che accompagna uno stemma o una impresa.

Moscature, in araldica sono le code dell'ermellino.

Moro, in araldica è la testa di Re Moro con turbante posto di profilo o di fronte. Quattro teste di moro sono inserite nello stemma della Sardegna.

Mitra, in araldica è il copricapo dei prelati con la sommità divisa in due punte; dallo stesso pendono due larghi nastri detti infule,

Minerva, in araldica è la dea romana della sapienza, viene raffigurata con l'elmo e la lancia.

Metalli, vedi smalti.

Merlato, in araldica è la linea di contorno a merlatura, può essere alla guelfa (piano) alla ghibellina (a coda di rondine).

Melusina, in araldica è  la sirena uscente dal tino.

Medusa,  in araldica si dice di mostro alato mitologico, una delle Gorgoni anguicrinite uccise da Perseo. Se ne rappresenta normalmente la testa.

Massacro, in araldica si dice di testa di cervo o di bue scarnificata e posta di fronte.

Mare, in araldica si rappresenta nella punta dello scudo, di solito è ondato d'azzurro, d'argento, di verde.

Mantello, in araldica è adottato da chi è insignito della sovranità o di rango principesco e su di esso, coperto dal padiglione, sembrano appoggiarsi le armi di sovrani o principi.

Mano, in araldica si dice dell'aquila o più esattamente artiglio alato. Zampa d’aquila sostenente un mezzovolo.

Manicato, in araldica si dice del manico di uno strumento diversamente smaltato dal resto.

Maestà (in), in araldica si definiscono gli elmi, gli animali o le loro teste poste frontalmente; i sovrani assisi sul trono.

domenica 26 marzo 2023

domenica 19 marzo 2023

Dizionario di Araldica. D - G

 


D

Decusse (in): in araldica si dice di figure o pezze poste con la croce di S. Andrea; per non usare un linguaggio araldico, ma solo per chiarire la posizione, le definiremo poste ad "X".

Destra dello scudo, in araldica sta ad indicare, in realtà, la sinistra di chi guarda lo scudo.

Difesa, in araldica si definisce il dente dell'elefante, o del cinghiale o il corno del liocorno, sia isolati che di diverso smalto da quello dell'animale.

E

Elmi, in araldica essi, a seconda della posizione degli smalti e delle caratteristiche, indicano il grado di nobiltà; essi sono descritti nel testo; di seguito sono elencati gli elmi relativi all’araldica italiana: reale, del principe reale e del sangue, di principe e duca, di marchese, di conte, di barone, di patrizio, di nobile, di cavaliere ereditario, delle famiglie di cittadinanza.

F

Falcone, in araldica si dice di rapace che di solito si rappresenta in volo.

Fascia, in araldica si dice di pezza onorevole; v. pezze onorevoli.

Fenice, in araldica si dice di uccello chimerico che ogni cinquecento anni si immola sul proprio rogo detto “immortalità’’ per bruciare e rinascere dalle proprie ceneri.

Fermo, in araldica si dice degli animali che posano tutte e quattro le zampe.

Fiamma, in araldica si rappresenta con una lingua di fuoco a tre o cinque punte.

Figurate, in araldica si dice delle figure sulle quali appare il volto umano.

Figure, in araldica sono tutti i corpi che possono “caricare’’ uno scudo. Si dividono in “naturali’’ se si trovano in natura: uomini, donne, astri, montagne ecc. Sono “artificiali” quelle create dall'uomo: armi, scudi, chiavi, ecc. Sono invece ‘‘chimeriche’’ quelle frutto della fantasia: centauri, arpie, fenici, ecc.

Filetto, in araldica si dice di linea di partizione più grossa del normale e di smalto per dividere due o più parti dello scudo a volte dello stesso colore:

— possono essere il palo, la fascia, la banda, la sbarra, tutte però sottilissime.

Fiorone, in araldica è la foglia d'orata d'oppio posta in ornamento alle corone.

Fiume, in araldica si rappresenta normalmente con un ondato d'argento o d’azzurro.

Fondato (di), in araldica si dice per indicare lo smalto che sta alla base sulla quale poggia una costruzione.

Fruttato, in araldica si dice dell'albero con i frutti di smalto diverso dal resto.

Furioso, in araldica si dice del toro ritto sulle zampe posteriori.

G

Gaio, in araldica si dice di attributo del cavallo passante senza finimenti.

Ghibellina (alla), in araldica si definiscono i merli del castello tagliati a coda di rondine.

Gherone, vedasi pezze onorevoli.

Globo imperiale, in araldica è d’oro, crociato, tenuto con una zampa dall’aquila imperiale.

Grido d'arme, in araldica si dice di parole o frasi che i cavalieri usavano nei tornei o in battaglia per riconoscersi e caricarsi emotivamente nel lanciarsi in combattimento.

Grifone o grifo, in araldica si dice di animale chimerico con il capo, le ali, la metà superiore del corpo e le zampe anteriori d’aquila, le zampe posteriori e la coda di leone.

Gru, in araldica si rappresenta di profilo con la zampa destra alzata che trattiene un sasso detto "vigilanza".

Gualdrappa, in araldica si dice di drappo che copre il dorso del cavallo, spesso riporta le insegne del guerriero che lo cavalca.

Guarnito, in araldica si dice dell’elsa delle spade e delle sciabole di smalto diverso dalla lama.

Guelfa (alla), in araldica si definiscono le merlature quadre o rettangolari dei castelli, torri, ecc.

Guerriero, in araldica si dice di combattente appiedato.