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giovedì 30 aprile 2020

Ancona al tempo del coronavirus


La Presidente della Associazione di Storia Contemporanea Marco Severini riceviamo questa speciale Nesletter che riportiamo per l'interesse di tutti
Vi invitiamo:
- a stare in casa;
- a mantenervi allenati a livello culturale (in diversi ci hanno scritto per chiedere
consigli e suggerimenti, anche solo sui libri da leggere);
- a leggere e occupare il tempo in una qualche attività che sviluppi la capacità critica
e intellettiva;
- a diffidare delle tante notizie menzognere che circolano (oggi hanno pure copiato il
sito della Protezione Civile)
- a girare il meno possibile e comunque con debita autocertificazione;
- a rispettare le norme emanate dai governi nazionale e locali (senza dimenticare che il nostro Paese ha 160.000 norme; 71.000 delle quali promulgate a livello centrale e le altre sul piano regionale e locale; in Francia esistono 7.000 normative, in Germania 5.500 e in Gran Bretagna 3.000: fonte The European House-Ambrosetti,  primo "Think Tank" italiano e settimo d'Europa);
- a ricordarvi che, in ogni caso, nel nostro Paese si vive abbastanza bene (circostanza al momento invidiata
non da pochi nel resto del mondo);
- a non dimenticare l'importanza della storia nella nostra vita: tanto più in tempi in cui
quasi tutti paragonano la pandemia a una guerra (che è però tutt'altra cosa) e funzionari annunciano
che abbiamo ricevuto aiuti dall'Unione Sovietica (che è morta e defunta nel 1991...) dopo aver detto
che tutti abbiamo studiato la storia (!!!).

Torneranno tempi migliori. Sotto ogni altro punto di vista.
Un caro saluto

Marco Severini
Presidente ASC

lunedì 20 aprile 2020

Tesi di Laurea: L'Ultima Battaglia del generale Ramorino

Il Dott. Magg. Fabio Volpi ha discusso nella sessione autunnale di laurea del Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 - 1960 su "La divisione corazzata Centauro nella campagna di grecia". La tesi è disponibile per la consultazione. previa autorizzazione scritta dell'Autore,  presso l'Emeroteca del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro, Roma, Piazza Galeni 1. Info: federazione.ancona@Istitutonastroazzurro.org

venerdì 10 aprile 2020

La Prima Guerra Mondiale e Le Marche

 Il volume riporta l descrizione delle cinque brigate di fanteria che portarono il nome di città marchigiane (Marche, Ancona Macerata, Pesaro, Piceno. ed il loro settore di impiego
Il generale von SSCotti al comando del XV Corpo d'ARmata nella 12° Battaglia dell'Isonzo in cui non furono direttamente investite le brigate "marchigiane" Marche, Macerata ed Ancona e la Pesaro e la Piceno

lunedì 30 marzo 2020

1944 La Guerra in casa. 6. Castelfidaro ed Osimo in prima linea


Ore 20. Osimo preso di mira!!!!!
Abbiamo avuto per circa 55 minuti bombardamento ininterrotto di artiglieria. Terrorizzati ci rifugiamo nella nostra piccola cantina, io, Lina, Gianna e Lucidio. La zia e lo zio erano con la sig.ra Gisella. Le granate scoppiavano nelle vie, sulle case, fragore di vetri, schianti, calcinacci, polvere, un inferno!
Calmata momentaneamente la situazione fuggiamo a casa per andare dai signori D’Eramo. Nell’imboccare il vicolo di Sgardi una granata scoppia mi pare in piazza o dietro San Francesco. Spavento terribile! Ci rifugiamo con i sigg. D’Eramo, Giardinieri, Costantini, Baffetti, castellana e Manzi in una grotta e ci rimaniamo fino alle ore 23. sotto un continuo sibilo di granate che non da tregua! Ci accingiamo a ritornare nei nostri appartamenti per poter riposare in questa momentanea calma, ma la nottata è completamente bianca. Buttati sul letto vestiti, siamo sfiniti!
Ci sono molti feriti e diversi morti all’Ospedale causati dal bombardamento. Per questi ultimi è difficile il trasporto del Cimitero, perché oltre al pericolo del tragitto, mancano le casse ed i più poveri vengono sepolti con un semplice lenzuolo.

precede l’inizio del movimento delle forze di terra, integrato da azioni di bombardieri e Nella giornata di ieri, Lunedì (1 luglio 1944 n.d.a) con Gianna abbiamo fatto una sfuggitina a casa per prendere qualche cosa e per dare da mangiare alle galline. Povere bestioline! Anche loro vivono anormali. Bisogna vederle! Sono tutte raggruppate in fondo al pollaio e par che dicano: ma cosa succede?.
La nostra casa è un caos. Piena di polvere , senza finestre e porte interne. Schegge entrate hanno rovinato la credenza, il divano e diverse sedie della sala di sopra. Sulla terrazza oltre ad un ammasso di calcinacci perché è stato colpito il balcone del sig. Graziosi nostro vicino, ci sono pure pezzi di legno che non sappiamo da che parte sono venuti volando. Die stanze del maestro Niccolini sono state colpite in pieno e tutto ciò che c’era dentro è andato in frantumi e buona parte è arrivata sulla nostra terrazza. Tra questa roba c’è perfino del grano. La vasca da bagno della sig.ra Azzari, pure nostra vicina, è andata a finire nel cortile! E pensare che tutta la nostra preoccupazione era la strada! La quale finché fa comodo ai tedeschi, è lì intatta. Po!!??

Ore 19.00. In questo momento veniamo a sapere che i tedeschi hanno piantato i cannoni e le mitragliatrici al centro del Borgo San Giacomo. Si lasci immaginare il panico! Intanto la popolazione di quel rione fugge nei rifugi di città alta tra cui quello del Vescovo che può ospitare circa 3000 persone. Da considerare, però, che questo rifugio è adatto per i bombardamenti aerei, ma non per stare delle notti e dei giorni interi nell’umidità e all’oscuro e con la maggior preoccupazione del mangiare!
Siamo molto depressi, e purtroppo constatiamo che i tedeschi resistono dentro il paese, prova ne sia lo sbarramento al Borgo S. Giacomo. Non vediamo un barlume di salvezza! E’ inevitabile che venga il peggio! Oltre all’eccitamento nervoso che tutti proviamo per queste continue emozioni, noi personalmente in più abbiamo avuto sino a ieri la preoccupazione assillante per la sorta della mamma e dello Zio Don Vincenzo che erano rimasti all’Abbadia. Papà, l’essere più coraggioso della nostra famiglia, è da circa dieci giorni che si trova qui in Osimo dalla zia Fiorenzina e finalmente ieri mamma è venuta su da noi togliendoci la grande pena che da diversi giorni ci tormentava! Tale decisione è venuta subitanea e cioè quando l‘altra notte i tedeschi si sono schierati con le mitragliatrici all’Abbadia. Questo, ha fatto sì, che lo zio Don Vincenzo esortasse la mamma a fuggire immediatamente alla mattina di poi perché laggiù si preparava il combattimento. Infatti anche lo zio stamane è scappato ed è venuto su da noi perché laggiù si combatte! Povera cara mamma nostra! H fatto cinque chilometri attraverso i campi sotto il continuo ed assillante fischiare delle granate! Solo l’amore materno poteva dare la forza ed il coraggio di rischiare così la vita. Ci riferisce che per tutto il tragitto non ha fatto altro che pensare a San Giuseppe da Copertino ed il Beato Bambozzatto! Dio sia ringraziato!.
Con questo pericolo non ci azzardiamo state, specie la notte nelle camere da letto, ma da questa sera (4 luglio 1944 n.d.a) in cantina. Noi tre e Lucidio siamo venuti definitivamente qui a casa dalla sig.ra Gisella. Non è possibile stare divisi. Se dovremo morire moriremo tutti insieme agli zii! 

L’attacco polacco, come previsto dal gen Hotte, si era sviluppato in grande stile. Al’alba un fuoco intenso e tambureggiante polacco caccia bombardieri che concentrano il loro fuco sulle posizioni di artiglieria tedesca e sui centri di fuoco individuati a vista.
All’ala destra dello schieramento tedesco, da San Biagio i polacchi puntano su Centofinestre. I contrattacchi tedeschi risultano inefficaci e, sempre secondo Hoppe, in un ora tutti i cannoni d’assalto Fiat 35 della 2° compagnia del CCLXXVIII  gruppo controcarri divisionale sono distrutti; cade anche il comandante del reparto, il ten. Philip. Alle 5.45 l’artiglieria aveva aperto il fuco per 15 minuti sulle posizioni polacche; poi i tedeschi partono all’attacco, ma l’artiglieria polacca con l’appoggio dei carri aprono un fitto fuco di sbarramento ed ad uno ad uno tutti i carri tedeschi sono  colpiti, messi tutti fuori combattimento, compreso quello del ten. Philip; i polacchi proseguono nello slancio controffensivo e puntano su Villa Centofinestre. Alle 14 l’attacco è nel suo massimo svolgimento.
Il settore diveniva critico, tanto che lo stesso comandante della divisione, giunto personalemte in loco, disponeva l’inserimento del CCLXXVIII battaglione fucilieri tra il II battaglione del 994° reggimento e il II battaglione del 992° reggimento. A sera la falla tra Monto e Centofinestre per i tedeschi è momentaneamente tamponata.
Le perdite di queste unità erano a sera così elevate che dovette essere addirittura portato  al fronte il 903 battaglione da fortezze da Ancona. Il CCLXXVIII si sacrificherà completamente in un contrattacco che alla fine rimane un solo superstite dei 708 uomini che contava. Anche i Polacchi subiscono forti perdite, sia in uomini che in materiali.
Nel settore a sud di Castelfidardo le penetrazioni polacche sono contenute da parte del 993° reggimento con difficoltà.
Nella vallata del Musone la fanteria polacca avanza su tutta la linea e rafforza le varie posizioni
A Castelfidardo un gruppo di circa 10 tedeschi sagono all’Ospedale e osservano con dei binocli le posizioni sottostanti. Quando ne discendono una cannonata colpisce l’ospedale: due teteschi muoiono insieme a diversi ricoverati, mentre vi sono molti feriti: una suora è ferita gravemente e si dovette procedere alle amputazioni degli arti inferiori.


venerdì 20 marzo 2020

Coronavirus. Una Cronaca per la Storia

Le Marche sembrano essere una delle Regioni pi colpite dalla epidemia. L'Ospedale Regionale delle Torrette è sull'orlo del collasso. La situazione vista d fuori è ancora pi allarmante in quanto i TG nazionali poco parlano delle Marche. Ora ogni TG invia un servizio da Ancona in merito alla epidemia. Nella foto Don Claudio  Merli, Parroco.

martedì 10 marzo 2020

Coronavirus. Una cronaca per la storia

Da Roma, chiusi in casa come da disposizioni del Governo, arrivano tramite i contatti con gli amici note dell'atteggiamento degli anconetani di fronte al coronavirus non certo esaltanti. Oltre al fatto che sembra confermata la notizia della partita di pallacanestro a Pesaro-Urbino a cui sono affluiti oltre 6-800 persone in piena emergenza a febbraio di coronavirus, gli amici uno dietro l'altro dicono che la chiusura delle scuole e l'invito di rimanere a casa sia stato accolto con estrema superficialità dagli anconetani. Piazza del Papa è piena come se niente fosse; il viale pieno per la passeggiata come al solito, mentre Portonovo è pieno come a ferragosto. In pratica si sta prendendo con molta faciloneria le disposizioni in essere di rimanere a casa e di non avere nessun contatto. UN amico mi ha inviato il discorso che il Sindaco, Signora Mancinelli, ha fatto a tutti gli anconetani: con voce ferma ma abbastanza irritata, con un accento dialettale che non guasta e usando anche locuzioni tipicamente doriche ha chiesto a tutti comportamenti responsabili, non facendo mistero di applicare le sanzioni previste nella maniera piu dura possibile per contrastare questa epidemia. Sorprende questo atteggiamento di una autorità che richiama i cittadini al loro dovere. Vediamo come andrà a finire. Se è vero che questa epidemia mostra la sua pericolosità dopo due settimane, avremo una fine di marzo molto difficile. La speranza è che le indicazioni date dai medici, in prima fila il marchigiano Burioni, siano solo un avvertimento e non si manifestino nella loro reale portata. (massimo coltrinari

sabato 29 febbraio 2020

La prima Guerra Mondiale e Le Marche


 I Volumi sono disponibili presso la dede dell'Istituto del Nastro Azzurro, Ancona, Via Cialdini 26 oppure scrivendoa federazione.ancona@istitutonastroazzurro.org

giovedì 20 febbraio 2020

Tesi di Laurea: La divisione corazzata Centauro nella Campagna di Grecia

Il Dott. Giovanni Villari ha discusso nella sessione autunnale di laurea del Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 - 1960 su "La divisione corazzata Centauro nella campagna di grecia". La tesi è disponibile per la consultazione. previa autorizzazione scritta dell'Autore,  presso l'Emeroteca del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro, Roma, Piazza Galeni 1. Info: federazione.ancona@Istitutonastroazzurro.org

lunedì 10 febbraio 2020

Un amico ci ha lasciato.

Ripreso con Paolo Giglio mentre fa il saluto scout. Una morte troppo improvvisa per essere accettata. Un abbraccio nel ricordo pi affettoso (mc)

giovedì 30 gennaio 2020

1944. La Guerra in Casa .4 dal 1 al 4 luglio La prima cannonata in Osimo


Domenica 2 luglio
Francesca Bonci non scrive nella dal 2 al 4 luglio, pressata dagli avvenimenti, che sono via via sempre più difficili. Poi il 4 luglio fa un ampio resoconto di questi tre giorni.
4 luglio 1944. Dal momento che ho smesso di scrivere abbiamo passato delle ore terribili. Erano circa le 19 di sabato (1 luglio 1944 n.d.a) ed io ero andata a prendere lo zio in ufficio, quando ad un tratto sentiamo una fortissima cannonata. Ci ritorniamo non sapendo quale piega prendesse il momento. Venuta un po’ di calma ritorniamo a casa, se non che dobbiamo rifuggire perché era imminente lo scoppio della strada. E’ inutile parlare di panico! Corriamo con lo zio al rifugio del Vescovo ed intanto i colpi di cannone aumentavano di numero e di fragore. Parlare di pro e di contro, di quello che si doveva fare e non fare era superfluo perché si capisce la confusione di tutti! Quando Dio ha voluto in un barlume di calma, con lo zio siamo ritornati a casa della sig.ra Gisella e noi tre dai sig. D’Eramo, con l’illusione, se non di dormire, almeno di riposare un po’ calme! Invece nottata completamente bianca! Boato di cannone e martellamento di mitragliatrice continuo in direzione di campo cavallo. Le mitragliatrici dei tedeschi erano apposta sotto Gambò dal contadino Torciani.
Dalle prime ore del mattino di domenica 2 luglio la battaglia è incominciata nella vallata del Musone. I cannoni tedeschi piantati sulle alture del villino Iolanda ed altre colline adiacenti, versante sotto strada Giulia, mirano a valle del Musone, quelle degli Alleati da valle del Musone rispondono, e Osimo è in mezzo ai due fuochi… Spavento immenso!
Il sibilo delle granate penetra nel sangue. Si pensa a quei poveri contadini presi nella mischia e fra gli incendi! Nulla si può fare per quei disgraziati.

La prima cannonata che Osimo ha subito è stata quella delle ore 19 di sabato ( 1 luglio 1944 n.d.a) la quale granata è scoppiata nella casa di Paris per Via 5 Torri. Le schegge sono arrivate sino a casa nostra. Benilde, Lina e Gianna che stavano appoggiate alla finestra ne sono state sfiorate!
Altro spavento! E così la mezza giornata è passata in continua emozione!. Intanto la battaglia puntava su Castelfidardo. Era terribile.

Ore 17,30. Noi quattro siamo andati a casa per la cena. Appetito non c’è n’era, ma in previsione di brutte era meglio stare con lo stomaco sazio.

Ore 20. Osimo preso di mira!!!!!
Abbiamo avuto per circa 55 minuti bombardamento ininterrotto di artiglieria. Terrorizzati ci rifugiamo nella nostra piccola cantina, io, Lina, Gianna e Lucidio. La zia e lo zio erano con la sig.ra Gisella. Le granate scoppiavano nelle vie, sulle case, fragore di vetri, schianti, calcinacci, polvere, un inferno!
Calmata momentaneamente la situazione fuggiamo a casa per andare dai signori D’Eramo. Nell’imboccare il vicolo di Sgardi una granata scoppia mi pare in piazza o dietro San Francesco. Spavento terribile! Ci rifugiamo con i sigg. D’Eramo, Giardinieri, Costantini, Baffetti, castellana e Manzi in una grotta e ci rimaniamo fino alle ore 23. sotto un continuo sibilo di granate che non da tregua! Ci accingiamo a ritornare nei nostri appartamenti per poter riposare in questa momentanea calma, ma la nottata è completamente bianca. Buttati sul letto vestiti, siamo sfiniti!
Ci sono molti feriti e diversi morti all’Ospedale causati dal bombardamento. Per questi ultimi è difficile il trasporto del Cimitero, perché oltre al pericolo del tragitto, mancano le casse ed i più poveri vengono sepolti con un semplice lenzuolo.

lunedì 20 gennaio 2020

1944. La guerra in casa. 4 Loreto in prima linea


Loreto
In virtù di questo schieramento il primo paese ad esse sgombrato fu Loreto.  Con il sorgere del sole di sabato 1 luglio Loreto fu abbandonata dalle retroguardie tedesche, che in fila indiana discesero a Villa Musone, con azioni di disturbo: elementi ritardatori fecero saltare il ponte della ferrovia, il ponte sul Musone e  quello della statale.
Iniziò a Loreto una attesa sempre più viva e via via che si inoltrava nella mattinata la popolazione si affacciava alle finestre, scendeva in instrada e cominciò ad affollare le piazze.. I soldati polacchi raggiunsero Loreto da via Marconi con mezzi esploranti, che avanzavano lentamente, ben distanziati per proteggersi da eventuali attacchi. Loreto fu occupata quasi completamente intorno a mezzogiorno e subito il Comando polacco installò un osservatorio sul campanile principale, mentre delle mitragliatrici ed altre armi leggere furono messe nel Palazzo Apostolico; l’intervento del Delegato Pontifico mons. Malchiodi, che rivendicava l’extraterritorialità del palazzo costrinse il Comando Polacco, che si era installato nelle scuole elementari di Via Marconi, a ritirare queste postazioni
L’avanzata alleata investiva anche Recanati, che era occupata sempre da truppe polacche, accolte nella piazza principale da una popolazione in festa. Anche a Recanati uno dei primi atti dei polacchi fu l’installazione di un osservatorio a Palazzo Ottaviani, in via Mazzini, da cui si può dominare tutta la sottostante vallata del Musone. Nel prosieguo della mattina reparti polacchi motorizzati si dirigono verso Montefano che viene occupata intorno a mezzogiorno. Tutte queste operazioni sono viste da Osimo con trepidazione in quando si comprende che le forze Alleate stanno avanzando, ma non si sanno le modalità e soprattutto gli intendimenti, aumentando l’incertezza per l’immediato futuro.

Castelfidardo, che il 1 luglio è ancora occupata dai tedeschi, è raggiunta dalle prime cannonate alleate verso mezzogiorno, nella parte del paese che da verso Recanati. Cominciano i primi danni: è colpita la facciata della Collegiata, la chiesa di San Francesco, il serbatoio dell’acquedotto, il palazzo di Paolo Soprani e il campanile di  S. Agostino e varie abitazioni e si lamentano i primi feriti. In paese non vi circola che qualche tedesco di pattuglia: tutta la truppa è schierata  sulla linea del fuoco al di qua della sponda sinistra del Musone, mentre si odono i colpi in partenza delle batterie tedesche schierate all’Abbadia di Osimo. La popolazione è tutta nei rifugi e nelle cantine e nei sotteranei dei vari palazzi e tutti sono consci che non sono al sicuro in questi rifugi da un eventuale bombardamento.

L’azione polacca diventa sempre più consistete. Elementi della Divisione “Kresowa” varcano il fiume Fiumicello e la VI Brigata “Leopoli”, con il sostegno del 15° Reggimento Ulani , lancia un attacco nel settore di San Biagio, ad oriente di Filottrano, che si sviluppa dalle 17 alle 20. Nonostante la forte resistenza del II battaglione  del 994° reggimento, i tedeschi sono costretti ad arretrare; chiedono anche l’intervento della riserva divisionale, ma il sopraggiungere della note interrompe ogni iniziativa ed i Polacchi sono in grado di rafforzare le posizioni di San Biagio conquistata.
Il Musone è raggiunto e superato in vari punti, e si assicurano i passaggi per il resto delle froze; le posizioni  sono mantenute, a premessa delle operazioni del giorno sccessivo.
        Il gen. Hoppe, commentando questa giornata, nelle sue memorie scrive  che nel corso della giornata del 1 luglio, il fuoco nemico aumentò progressivamente, ed i cacciabombardieri iniziarono le azioni sulle posizioni tedesche di resistenza. Chi al LI Corpo d’Armata Alpino ordini precisi, in quanto tutto lasciava presagire che il nemico avrebbe lanciato un attacco su vasta scala.
Il Comando superiore rispose in modo lapidario “tenere Ancona il più possibile, evitando la frantumazione del fronte e senza perder ei collegamenti nel corso dei graduali movimenti di retrocessione”.

venerdì 10 gennaio 2020

QUADERNI n. 4 del 2019

 La rivista può essere richiesta a Istituto del Nastro Azzurro:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org
QUADERNI ON LINE: www.valore militare.blogspot.com

martedì 31 dicembre 2019

venerdì 20 dicembre 2019

1944. La guerra in casa. 3


Come per il passato, l’obiettivo principale di ogni conflitto recente nelle Marche è la conquista, o la difesa, di Ancona, porto naturale, unico nel medio Adriatico e piazzaforte di notevole valore strategico. Ancona era stata oggetto di una offensiva aerea, con bombardamenti sistematici, a partire dal 16 ottobre 1943, un mese dopo l’armistizio, e dopo che gli alleati avevano preso possesso ed utilizzati gli aeroporti dell’area di Foggia. Ancona aveva subito 183 bombardamenti, alcuni anche navali, che avevano provocato 1182 persone e che avevano distrutto il 67 % delle abitazioni e costruzioni della città. Oltre 58.000 persone, due terzi della popolazione era sfollata nei paesi vicini e nelle campagna. Gli obiettivi principali erano le installazioni portuali, la stazione ferroviaria e le installazioni militari. La difesa aerea sia passiva che attiva, praticamente inesistente. La piazzaforte, da un punto di vista militare, era stata quasi annientata. Ora si trattava di conquistarla e prenderne possesso.
Osimo, e tutti i paesi vicini, temevano di subire, anche in parte, i bombardamenti che Ancona aveva subito; ancora questo non era successo, in quanto non rappresentava, al momento, alcun obiettivo militare. 

Il 18 giugno il Corpo Italiano di Liberazione, mentre il Corpo Polacco avanzava lungo la costa, liberava Ascoli Piceno; il 22 e 23 giugno i  tedeschi sferrano un fronte contrattacco, sempre al fine di guadagnare tempo dando queste battute di arresto all’avanzata alleata, che poi tra il 28 ed il 29 giugno ripiegarono sul Chienti. Il 30 giugno le truppe polacche entrarono a Potenza Picena e Civitanova Marche, mentre gli Italiani entravano a Macerata. Superata la linea del Chienti, la nuova linea era costituita dal fiume Musone, che fu presto investita. Iniziava quella  che in generale si può definire la battaglia per la conquista di Ancona, divisa in due fasi, la prima, detta battaglia di Loreto, 1-6 luglio 1944, o prima battaglia di Ancona, e la seconda, 17-18 luglio 1944, detta seconda battaglia di Ancona.


1 Luglio 1944, Sabato Azione su Loreto, Recanati e Montefano.
Anche se non a diretta conoscenza degli avvenimenti, Francesca Bonci, come quasi tutti gli abitanti di Osimo e della Vallata del Musone capiscono che il fronte non solo si sta avvicinando, ma che sta iniziando una battaglia i cui esiti non sono certi, ma che sicuramente porterà ulteriori pericoli.

Nel Diario si legge:

1 luglio 1944. Abbiamo dormito fuori casa. Lo zio e la zia sono andati dalla sig. Gisella, Lina e Gianna in casa di Iolanda, ora occupata dai sigg. D’Erasmo, sfollati di Ancona (ma una stanza è a noi riservata) e Lucidio è rimasto a casa a far da guardia. La nottata è stata movimentatissima. Continuo passaggio di truppa e continui scoppi. A mezzogiorno siamo rifugiati in casa nostra perché i tedeschi avevano allacciato con le micce tutte le mine della famosa strada. Lo zio è ritornato in ufficio ed ha mangiato dal fattore Quattrini. La zia è andata dalle sorelle e noi quattro a spasso per piazza in attesa..dello scoppio!
Fa caldo, c’è fame e sete e stasera e tutti siamo nervosissimi. Da voci quasi sicure sembra che lo scoppio avverrà stasera ed intanto noi non facciamo altro che rientrare in casa, affacciarsi al balcone che da proprio sulla strada, vedere cosa fanno quei soldati attorno a quei ordigni infernali per poi rifuggire al primo rumore che si sente. Si vedono gruppi di tedeschi per le vie in bicicletta e su carri di civili. Dà l’esatta impressione che fuggano.

Ore 18.00 Io come tutti gli altri, capisco poco di guerra e di battaglia, ma purtroppo vediamo che nella vallata sotto Recanati dal nostro versante è una continua sparatoria di cannone e con il cannocchiale vediamo dei carri armati che, cercano di avvicinarsi. Cosa succederà? Ad ogni colpo di cannone la casa trema!!! E noi siamo sempre pronti per partire.

Ad Osimo arrivano in giornata le prime cannonate alleate provenienti da Montefano. Un comando tattico tedesco viene posto a San Sabino, mentre elementi tedeschi sono appostati lungo via Fonte Magna, mentre batterie da campagna sono  al ponte di San Valentino, a Santo Stefano e a San Biagio. Intorno alle 11 uno scoppio violentissimo in piazza

Le operazioni procedono e inizia ad essere investita Loreto, poi Recanati e poi Montefano
(Pag. 5  Azione su Loreto)
Nel loro movimento retrogrado i Tedeschi nella notte sul 1 luglio 1944 lasciarono le posizioni sul fiume Potenza ed iniziarono un movimento all’indietro che comportò la cessione di circa 30 km di terreno, Il ripiegamento aveva come obiettivo il raggiungimento ed il rafforzamento delle posizioni della line definita Albert, che faceva riferimento al fiume Musone. La posizione dominante di questa linea, per conformità orografica, era Osimo, che aveva come antemurale Castelfidardo e il costone su cui si estende la Selva di Castelfidardo. Chi si assunse l’onere della difesa di questa linea fu la 278 divisione, al comando del gen. Hoppe,  che poteva contare su sette battaglioni di cui sei in linea ed uno di riserva.
A livello reggimentale le posizioni erano occupate, sinistra con il 993° reggimento, al comando del colonnello Paul Broecker, con il I battaglione a destra ed il II battaglione a sinistra nel settore Castelfidardo-Numana (mare), al centro il 992° reggimento, sotto il comando interinale del maggiore Werner Krueger, con il II battaglione a destra, ed il I battaglione a sinistra, nel settore Osimo- Osimo sud, a destra  994° reggimento, sotto il comando interinale del maggiore Rudolf Godorr, con il I battaglione a destra ed il II battaglione a sinistra nel settore San Biagio-Filottrano, che teneva i collegamenti con la 71a divisione.
 Il sostegno dell’artiglieria era assicurato dal 278° reggimento artiglieria, al comando del maggiore von Lonski, in appoggio al 994° reggimento con il suo II gruppo artiglieria ed al 992° reggimento col suo I gruppo e dal 305° reggimento artiglieria, al comando del colonnello Kurt, che con il suo I gruppo dava sostegno al 993° reggimento e con il IV gruppo effettuava la copertura di fuco al centro e sul settore sinistro dello schieramento. I gruppi III e IV del 278° reggimento artiglieria erano ancora assegnati alla 71a divisione, ma avevano il loro raggio di azione nel settore del 994° reggimento. Il CCLXXVIII (278) gruppo controcarri della 278° divisione , al comando del capitano Kurt Knorn, era stato schierato in  due aliquote, alle due estremità del settore di competenza della divisione. L’apporto del Genio consisteva nell’impiego del  CCLXXVIII (278) battaglione guastatori nel settore fra il Musone e l’Esino con compiti generali di creare sbarramenti  ed abbattute  e per creare false installazioni militari. 
In riserva, attestato ad Offagna, il  CCLXXVIII battaglione, con il comando divisione a Montemarciano.. 
La guarnigione tedesca di Ancona, al comando di un ufficiale di Marina, disponeva di numerose batterie di marina per la difesa del porto, del CMIII (903) battaglione da fortezza, composto da elementi della Territoriale per lo più anziani, e del DCLXXVI (676) battaglione di sicurezza, che però non era dotato di armi pesanti e quindi praticamente non impiegabile sulla linea di combattimento.
Il 924° Reggimento da fortezza, al comando del colonnello Seydlitz, presidiava il litorale tra Ancona e Montemarciano, con il rinforzo del CCLXXVIII (278) battaglione complementi divisionale e  del III battaglione del 755° Reggimento della 163° Divisione Turcomanna.

Il punto centrale di difesa, su cui erano schierate queste forze, era Osimo, che per la sua posizione dominava tutte le altre alture circostanti.
Secondo le aspettative del Comando tedesco, si prevedeva che i Polacchi avrebbero attaccato avendo come obiettivo finale Osimo, e si  facevano due ipotesi: l’attacco si sarebbe sviluppato o a sud est oppure a sud ovest di Osimo, per poter investirla sui fianchi. Se l’attacco si fosse sviluppato da Filottrano puntando, con la conquista di Osimo, su Jesi-Chiaravalle, significava che lo scopo ultimo della manovra era l’annientamento della 278a Divisione; Se invece avrebbe attaccato sull’altro versante, allora significava che l’obiettivo ultimo era la conquista del porto di Ancona, essenziale per i rifornimenti alleati. Solo l’attenta osservazione dello svolgersi degli avvenimenti poteva dare una risposta a questi interrogativi.

Il Generale Hoppe, nelle sue memorie, scrive che la Divisione al suo comando presto ebbe percezione di aver sbagliato i propri calcoli. Il rapido balzo all’indietro, messo in atto per guadagnare tempo, sull’ordine di qualche giorno, non produsse gli effetti sperati. Il Comando Polacco non si perse in preparativi ed aveva dato ordine di tallonare i tedeschi da vicino. Questo movimento in avanti fu sostenuto dall’impiego della aviazione tattica, che sopperì al mancato intervento della artiglieria pesante campale rimasta dietro


martedì 10 dicembre 2019

La venuta. La tradizione per la Madonna di Loreto

 Paolo Bonfigli ha messo a sua disposizione la casa sulla costa di Montegallo per accendere il fuco nella tradizione della venuta, per indicare alla Madonna la via per Loreto.
 Don Claudio celebra la Messa
Le foto sono di Giandomenico Papa

domenica 10 novembre 2019

1944 La Guerra in casa. 2

18 giugno 1944. Abbiamo deciso con Lina di scrivere memorie riguardanti la situazione politica che stiamo attraversando, mettendo su questi fogli i fatti salienti che accadono e che accadranno, perché per quanto finora tutto sembra calmo nella nostra cittadina, pure lo stato d’animo di noi Osimani non è naturale. Troppe chiacchiere circolano…. E quindi ci promettiamo di segnare ogni cosa che accadrà.


20 giugno 1944. Questa notte, sono fuggiti alla chetichella, con la loro famiglia, i maggiori esponenti del fascio repubblicano. Infatti l’aria politica si è molto offuscata in questi ultimi giorni! Le truppe alleate combattono nell’Ascolano e questi nostri…coraggiosi concittadini per amor patrio…scappano!! Famiglia, M…..Alberto con la famiglia, le signorine Sgardi con la mamma, il famigerato Vincenzo (nel diario viene indicato il nome. Ma l’autrice ha espressamente chiesto che non venisse indicato n.d.a) con moglie, figlio e tre sorelle, I….con la moglie ed altri a cui sfugge il nome.
Intanto noi Osimani siano “come color che son sospesi”.
E’ un mese e più che si parla e si dice che gli Alleati sono arrivati qui vicino, che fra pochi giorni, anzi fra poche ore per gli ottimisti, occuperanno Ancona con uno sbarco, e noi come cittadina a sud di quest’ultima città, con Loreto, Castelfidardo, Recanati e dintorni, saremo occupati senza il passaggio della truppa. Certo si prevede che la conquista di Ancona non sia tanto facile, perché molte forze tedesche occupano quella zona sino a Jesi e sicuramente gli Alleati troveranno resistenza. Auguriamoci e preghiamo Dio che dalle nostre parti non passi il furore del combattimento.

21giugno1944. Stamane per iniziativa dei Patrioti[3], che hanno preso sin da ieri il comando, si è iniziata la distribuzione del grano depositato nei magazzini del consorzio. Il prelevamento è di kg130 per ogni componente di famiglia Osimana, ed anche gli sfollati hanno avuto diritto a questa giusta cosa. Sembra ce questo grano sia dato gratuitamente, ed è da immaginarsi con quale festa e giubilo venga prelevato da ogni persona, compensando così la fatica di portarlo a casa, dato che fuor dei carrettini a mano, non esiste altro mezzo di trasporto.
Oggi pomeriggio, diversi tedeschi sono venuti per portarsi via i cavalli. Avevano la distinta dei nomi di chi possedevano tali animali ed il loro agire è stato assai brusco! Ne sappiamo qualche cosa essendo Lina ed io presenti a tale fatto nell’amministrazione Briganti Bellini. Sembra che abbiano portato via delle automobili trovate nascoste, e pure hanno fatto razzia di biciclette che transitavano. Sempre nel pomeriggio si è sparsa la voce che a Castelfidardo si siano accampati nella selva 3000 tedeschi. “Siamo in buone mani!”

22 giugno 1944. Questa mattina i tedeschi hanno intano e dato fuoco il molino dei cereali di Bianchi su al Duomo. Lo spavento della popolazione è stato grande, specie per quei abitanti vicini. Dopo lo scoppio delle mine, il fuoco è stato subito domato, tanto da non arrecare danni al caseggiato, ma il macchinario del molino è inservibile. Dello stesso Bianchi , ieri è andato distrutto, sempre per mano dei tedeschi, altro molino alla Stazione d’Osimo. Di questo nulla si è potuto recuperare!
Altre mine sono state messe al Panificio di San Marco. I danno qui sono lievi. Tutta la popolazione è demoralizzata! Si dice che anche le filande faranno la stessa fine.[4]

23 giugno 1944. Ieri sera a Padiglione sono stati uccisi dai tedeschi, due giovani Patrioti che avevano tentato d disarmare degli assassini! I giovani sono: uno di Osimo tale Pallotta Augusto e l’altro di Ancona tale Spinosi Alberto. Ciò ha provocato sdegno e preoccupazione in tutta la popolazione specie per il primo molto conosciuto ed apprezzato. Questa mattina la filanda di cardinali al Borgo San Giacomo ha subito la stessa sorte dei molini. Quasi tutto il macchinario è andato distrutto, ma i muri esterni del caseggiato sono rimasti intatti. Mitragliatrici sono state piazzate ai lati della strada affinchè la popolazione non transitasse e tanto meno si fosse opposta! L’agitazione è in tutti!
Farmacie, negozi di generi alimentari, barbiere, caffè, sono chiusi. Pochissima gente è per a strada. Si vedono gruppetti di persone che noi conosciamo per Patrioti, sparsi qua e là che parlano sottovoce e si dileguano al comparire dei tedeschi!
Personalità di Osimo come Preside La Vaccara, dott. Boccanera, sig. Micheli hanno buscato.. a suon di schiaffi. Da stamane non abbiamo il latte. Pazienza! Intanto si vocifera che gli Alleati combattono nei pressi di Macerata. E’ vero che a Castelfidardo ci sono tanti tedeschi. C’è il comando della 271° Divisone. Don Iginio Ciavattini, che per il momento rappresenta la maggiore autorità del Paese, si è recato a piedi a Castelfidardo per parlare con il Generale e pregarlo affinchè Osimo non subisca danni rilevanti di sabotaggio, ma il Generale si è fatto negare. Non sarebbe un tedescaccio!!!!
Stamane sono stati arrestati dai Giovani patrioti, diversi esponenti del vecchi e nuovo fascio. Di nostra conoscenza c’è il dott. Davanti, ing. Chiaraluce, Capitoli, Cialabrini, Pagana, Marcucci Domenico, La Vaccara, notaio Egidi, Fratelli Zoppi della Stazione, Lemmo ed altri.
Ore 18. Si dice che fra poche ore giungeranno i soldati delle SS. Non basta! Stanno scoppiano le mine nella strada a Gambò, proprio sotto casa nostra. I tedeschi fanno saltare questa strada e intanto preparano le buche per mettere l’esplosivo da far scoppiare quando sarà ora. N. 11 forti colpi hanno preparato le biche. Ad ogni colpo la nostra casa trema. Siamo tutti con la testa per aria, specie lo zio che non vuol ritornare a casa.

24 giugno 1944. La giornata è stata abbastanza calma. I negozi sono tutt’ora chiusi. Pochissima gente per le vie. Sono passati alcuni cacciabombardieri. Un po’ di panico perché la contraerea di Candia voleva colpirli. Ringraziando Iddio nulla è accaduto. Questa mattina per avere mezzo chilo di carne, ho fatto la fila per due ore e un quarto giù ai macelli!

25 giugno 1944. Si vocifera che i tedeschi andranno nelle case a prendere le radio. Non sarebbe il loro primo atto vandalico! Intanto noi, la nostra l’abbiamo nascosta in un posto sicuro, e a portata di mano per quanto dobbiamo sentire i bollettini.
Ore 19 circa. Sono passati 12 caccia bombardieri i quali facendo acrobazie proprio sopra Osimo, ci hanno fatto passare una decina di minuti di spavento. Eravamo con lo zio in Piazza e ci siamo rifugiati nella Chiesa del sacramento

26 giugno 1944. Spavento e panico al principio della mattina. I tedeschi sono andati in diverse case a perquisire dubitanti di armi nascoste. Anche da noi hanno bussato, ma non abbiamo aperto. Non hanno insistito e  per questa volta è andata bene, ma il nervosismo regna in tutti, specialmente a casa nostra. I nervi e il tono di voce, specie il mio, supera tutti gli altri!
Oggi pomeriggio abbiamo avuto un’altra notizia sensazionale. I tedeschi hanno ucciso a colpi di rivoltella il mugnaio Polverini Carlo, il quale negando la presenza di Patrioti in casa sua ( in verità non c’erano, ma di quest’ultimi era stata lasciata momentaneamente un’automobile poco distante dal recinto di proprietà dello stesso Polverini nel frattempo che loro perlustravano i dintorni) così per un dubbio mal fondato, hanno tolto la vita ad un padre di cinque figli, in presenza del più grande che ha dovuto assistere al delitto senza poter difendere il proprio genitore!
Avendo poi i medesimi trovato nei pressi delle cosi dette casette di Rinaldo dei documenti di un ufficiale disperso, hanno punito quei poveri casettari, bruciando tutte le 10 case in presenza dei proprietari i quali anno dovuto assistere allo spettacolo senza poter ricuperare alcun effetto personale. Questa povera gente è stata messa in fila sulla strada, con davanti diverse mitragliatrici pronte per l’azione al primo movimento di difesa! Quante lacrime, quanto sudore calpestato dalla barbaria tedesca!

Altro fatto fac-simile è avvenuto giorni or sono a Campocavallo. I tedeschi perlustrando i dintorni, avevano visto una figura umana che cercava di nascondersi fra il grano. Credendo che fosse un Patriota, hanno incominciato a sparare. Constatato di non averlo colpito, hanno obbligato tutti i componenti di diverse case di contadini di quella zona a raggrupparsi in un campo e a dichiarare chi era quel tale che fuggiva. Questo gruppo di circa 100 persone dovette stare per sei sette ore sotto la sferza del sole con la visuale della forca pronta, fino al momento in cui i tedeschi dopo svariate inchieste, vennero a sapere e constatare che il fuggitivo era in giovinetto, che alla vista dei tedeschi armati, preso dalla paura si era nascosto fra il grano. Tra quella gente c’era la famiglia del padre del nostro contadino Aurelio Quattrini.

27 giugno 1944. Dalle prime ore del mattino si è sentito il rombo del cannone in direzione di Macerata. Oggi la giornata è stata movimentatissima. I tedeschi hanno minato stamane San Bugheto la nostra centrale dell’acqua e della luce. I danni sono enormi! Verso le 10 è giunta un’altra volta la SS mettendo un vero panico! Il fuggi fuggi è stato generale. Tutti ci siamo rinchiusi nelle nostre case. Alle ore 11 se ne sono andati. Alle ore 13.20 sono ritornati. Noi li abbiamo visti dal balcone che guarda Gambò. Erano tutti armati di fucili mitragliatori. Noi naturalmente siamo sempre sottosopra! Intanto il rombo del cannone continua, e così lo scoppio delle mine per allargare le buche sulla strada. Queste poi sono state riempite di dinamite. Salteremo in aria!? Passano glia aeroplani con tutto questo movimento ci sembra di stare in un letto di…rose!!
Da questa sera siamo privi oltre che dell’acqua, anche della luce, e chissà quanto tempo dovremo stare in queste condizioni. Noi ci siamo provvisti di acqua per qualche giorno, poi Dio provvederà! Data la mancanza di corrente, siamo senza radio, ma da voci che circolano pare che gli Alleati combattono nei pressi di Macerata.

28 giugno 1944 Il rombo del cannone ha cessato. La giornata è incominciata calma e si sperava che continuasse sino a questa sera. Se non che…
Ore 19 circa. Normalità nelle vie, per quanto pochissima gente che transitasse. Ad un tratto fortissimo e prolungate scariche di fucile mitragliatore. Tutti fuggono terrorizzati! Non sapendo nemmeno da quale parte vengono questi colpi e chi erano gli autori. Io ero in casa del sig. Paoli e sapevo che Lina era andata, pochi minuti pria, a prendere lo zio in ufficio. In un momento di calma ci siamo affacciati alle finestre che danno sul corso per vedere che cosa accadeva ed abbiamo visto i soldati delle SS che si dirigevano verso le carceri. Abbiamo saputo poi che hanno fatto uscire dalle medesime quei fascisti arrestati giorni or sono, ed hanno preso in ostaggio 12 Patrioti. Da fonte sicura si sa che fra quei militi delle SS ci sia anche il famigerato V . …….Vergognoso delinquente! Non basata tutte le malefatte in altri luoghi, anche nel proprio paese viene a mettere il terrore! In questa sparatoria sono rimasti uccisi, un ragioniere della Banca d’Italia padre du due figli ed una giovane signorina, tutti e due sfollati.

Altra cosa vandala dei tedeschi! Si vedono continuamente colonne di birocci, carri carichi di ogni sorta di masserizie, dai fusti da letto con materassi, alle seggiole, valigie, utensili da cucina, tutta roba rubata a gente, forse in condizione miserevole. Fa pena vedere quelle povere vacche e cavalli, così carichi mandati avanti a suon di bastone e nulla si può fare per impedire questo vandalismo! Oltre a ciò rubano anche nelle stalle dei contadini e prova ne sia che abbiamo visto un gruppo di bestie vaccine, circa 100 capi a gregge e portate verso Iesi ed Ancona da soldati tedeschi. Non basta tutto questo sfacelo causato dai bombardamenti, anche il capitale rimasto nelle campagne viene perduto!
29 giugno 1944. La Giornata è stata calma. Qualche scoppio di mina aperta in campagna; si sa che sono piccoli ponti che i tedeschi fanno saltare. Ad intervalli regolari il rombo del cannone. Nessuno per le vie. Siamo tutti demoralizzati anche nella calma. Risentiamo la mancanza di acqua. Ogni piccolo rumore ci fa saltare.

30 giugno 1944. Questa notte dall’una all’alba è stato un continuo di scoppi di mine nei ponti e nelle strade della vallata. Rombo del cannone vicino. Nelle prime ore del mattino aerei hanno mitragliato un camion tedesco carico di benzina, nelle vicinanze del cimitero di San Giovanni e naturalmente tutto è andato a fuoco! Non bastando la nottata passata quasi bianca, ci accorgiamo che nella strada di Gambò, la quale come detto precedentemente è tutta minata, nelle otto buche sono state messe n. 5 bombe di aereo!! Da immaginare come siamo tutti agitatissimi e con certi nervi…

Nel pomeriggio gran da fare in casa nostra. Laviamo le finestre e le porte a vetri e le mettiamo ben accatastate tra materassi e coperte nel magazzino, così pure gli specchi e la cristalleria. Ciò ci è stato consigliato e tutti nel nostro rione abbiamo così fatto, in modo che scoppiando l’esplosivo della strada lo spostamento d’aria procuri meno danni possibili. Siamo tanto stanchi che non abbiamo voglia nemmeno di magiare, eppure dobbiamo sbrigarci, perché da voci che corrono sembra che fra qualche ora avverrà lo scoppio. L’agitazione è tremenda non solo per noi di casa, ma di tutta la popolazione. Intanto continuano gli scoppi in altre parti, passano gli aerei e noi pensiamo di dormire fuori casa.

mercoledì 30 ottobre 2019

1944. La guerra in casa 1


La caduta del fronte di Cassino e la conquista di Roma, il 4 giugno 1944, mettono in movimento tutto il fronte italiano. Gli Alleati, che la popolazione comune chiama “I Liberatori”, risalgono, seppure molto lentamente la penisola. Il 6 giugno, con lo sbarco in Normandia, si apre il tanto atteso secondo fronte: per la Germania le prospettive di vincere la guerra incomincia anche palesemente a farsi molto scarse. In Osimo la situazione generale comincia a farsi preoccupante: prima la guerra la si era seguita solo sui giornali ed alla radio, ora ci sono concrete possibilità che possa arrivare direttamente. Le varie ristrettezze della vita quotidiana vengono viste, oramai, come cose sopportabili: quello che preoccupa è l’incerto futuro. Il primo dato allarmate è la fuga di tutte le autorità della Repubblica Sociale Italiana, il “nuovo fascio” repubblichino si mette in salvo, abbandonando la provincia in mano tedesche.[1] L’autorità massima italiana è Don Iginio Ciavattini, un sacerdote, che ha dalla sua solo l’autorità morale. Tale è stato il degrado morale della Repubblica Sociale Italiana che, all’avvicinarsi del pericolo, i suoi esponenti non hanno pensato ad altro che a mettersi in salvo, abbandonando la popolazione alla mercé dell’occupatore tedesco, loro alleato. Altro che difensori della italianità, morale e materiale, come si vuole oggi far passare la Repubblica Sociale ed i loro esponenti nei confronti dell’occupatore tedesco. 
E proprio il comportamento tedesco è uno dei tratti salienti del fatto che la guerra ormai è arrivata: ad Osimo prima vengono fatti saltar in aria i Molini, poi si inizia con le filande, mentre tutto quello che ha un valore militare, viene minato, per distruggerlo al momento della ritirata, mentre le perquisizioni elle case, non sono altro che delle razzie sistematiche, a cui si aggiungono le prime esecuzioni di inermi cittadini, uccisi per futili motivi, a corredo di rappresaglie che già dal 1941 l’intera Europa sotto dominio tedesco conosce.
Scrive Mons. Grillantini
“12 giugno. Scappano gerarchi ( tra i primi il Prefetto, il Questore, il Preside della Provincia), militi, questurini, borghesi iscritti o simpatizzanti del Fasci repubblicano. Ne approfittano i Patrioti che invadono la Questura  e ne riportano armi e carte. Un magazzino vestiario militare

Osimo 10 Giugno 1944.
 Sono esattamente quattro anni che siamo in guerra! Chi di noi avrebbe immaginato che fosse così lunga? E quale speranza abbiamo che presto finisca con tutti gli avvenimenti accaduti, naturalmente sempre a scapito di noi poveri Italiani, malmenati, vilipesi traditi?
Io non sono all’altezza di giudicare profondamente politicamente i responsabili di questa immane e non voluta guerra[2], però nella mia piccola intelligenza, accuso quei capi che, per smisurata ambizione e prepotenza, che per no lasciarsi sfuggirsi sfuggire “un seggio” hanno mandato alla deriva questa nostra tanto amata e bella Italia! Come tutte le nostre migliori città sono continuamente bombardate ferocemente, anche la nostra Ancona subisce continui mitragliamenti e bombardamenti in centro della città ed alla periferia (Falconara, Aspio, Varano, Stazione Loreto ecc.) La parte meridionale che da Piazza delle Muse va al Porto e continua per via XXIX settembre, sino alla Stazione, e la parte del Duomo, è tutta una maceria!

Naturalmente la popolazione più povera fugge all’ultimo momento, quando uscita dai rifugi, non trova che un ammasso di macerie della loro casa, o in tali condizioni da essere inabitabile!. E’ una visuale straziante vedere  questa gente venire chi a piedi, chi con cavalli, affamati e sporchi, con poche masserizie salvate a chiedere ospitalità!

Noi qui in Osimo abbiamo quindicimila sfollati, sparsi in campagna ed in città, non solo di  Ancona, Roma e Milano, precedentemente venuti, ma anche quelli di Foggia e Palermo da più di un anno e mezzo! I locali delle scuole elementari, dell’Istituto tecnico, del Ginnasio e del Liceo, sono gremiti da famiglie e così come sopra detto in case di campagna dei contadini e qui in città. Naturalmente con tutta questa affluenza di popolo, i viveri incominciano a scarseggiare ed è da prevedersi giorni peggiori! La tensione nervosa è un po’ in tutti. A parte la scarsità di viveri, le snevanti file per poter comprare un po’ di roba, ci si sente anormali! Ad ogni bombardamento di Ancona o sulla costa marittima sotto Loreto, qui ad Osimo tremano le case e si sente il boato delle bombe! Il nostro timore è che potrebbero venire da noi, dato il continuo passaggio di colonne tedesche che si dirigono verso Iesi e la permanenza di camion tedeschi proprio entro la città. In più i maggiori uffici di Ancona, come la Prefettura, la Questura e tanti altri, sono sfollati qui e quindi potrebbero essere questi presi di mira come obiettivo. Man mano che il tempo passa, i tedeschi diventano sempre più cattivi! Vogliono illudersi, ma sanno che purtroppo la guerra l’hanno perduta e nella ritirata diventano feroci!

Si sa che da fonte sicura che nel fuggire dai luoghi occupati dagli Alleati, fanno razzia di ogni cosa che a loro può far comodo. Naturalmente questi atti vandalici indignano e spaventano le popolazioni che, indifese, debbono subire ogni sorta di vessazioni materiali e qualche volta più o meno morali!

Che ironia l’alleanza Italo-Tedesca!
E quando mai noi Italiani siamo stati amici di questo popolo? Ma non ricordiamo la guerra del 1914-18 che ancora dopo 25 anni abbiamo le ferite aperte? E la Storia non parla di questo Teutonico popolo nemico millenario dell’Italia nostra? Solo un pazzo poteva gridare ai quattro venti e formare un alleanza non sentita nell’animo degli Italiani. Verrà il giorno che la Germania sarà schiacciata! E’ il suo destino da che è mondo. Con le sue barbarie arriva a una grande potenza, non fatalità! Poco impera! E’ caduta nel passato e cadrà!.              (continua con post in data 10 novembre 2019)                                                                                         ***********************************

[1] Il fenomeno non è solo nella provincia di Ancona, ma anche in quella di Pesaro. Vale la pena di vedere come questa fuga si sia attuata attraverso i documenti di fonte fascista, dai rapporti del colonnello della G.N.R. Marino Fattori, il quale scrive: “purtroppo si sono lamentate numerose defezioni di legionari:gli ex carabinieri, ufficiali,sottufficiali e truppe, hanno, tranne singole eccezioni, defezionato in massa. Pertanto si deve ritenere per certo che essi siano rimasti sino ad ora in servizio unicamente per ragioni di contingente opportunismo economico..” Per un più ampio approfondimento cfr. Bertolo G., L’ora della Liberazione, in Pesaro contro il fascismo, Urbino, Argalia, 1972, pagg. 171 e segg.
[2] Nel sentimento popolare coevo emergeva molto forte il desiderio di chiamare a rispondere delle loro decisioni i vertici politico-militari del Regno d’Italia per le decisioni prese e per la responsabilità della situazione creata da una guerra che si era dimostrata non solo lunga, ma cruenta e terribile. E’ il nodo centrale della mancanza di una “Norimberga in Italia”. I vertici politico-militari della Germania e del Giappone, che insieme all’Italia ebbero la responsabilità dello scatenarsi del conflitto mondiali, furono chiamati a rispondere delle loro azioni. In Italia questo non avvenne e per il nostro Paese fu un ulteriore errore, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze (n.d.a)
[3] Si noti l’uso della parola “Patrioti”, che per le forze nazifasciste erano “Ribelli”. Solo nel dopoguerra si diffuse l’uso del termine “Partigiano”
[4] Il 22 giugno 1944 Francesca Bonci compiva gli anni. Ma di questo avvenimento non ne fa cenno nel diario.

domenica 20 ottobre 2019

QUADERNI n. 2 del 2019

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giovedì 10 ottobre 2019

Giugno 1944. Il fronte si avvicina ad Ancona


. La fuga delle autorità della Repubblica Sociale Italiana.
La caduta del fronte di Cassino e la conquista di Roma, il 4 giugno 1944, mettono in movimento tutto il fronte italiano. Gli Alleati, che la popolazione comune chiama “I Liberatori”, risalgono, seppure molto lentamente la penisola. Il 6 giugno, con lo sbarco in Normandia, si apre il tanto atteso secondo fronte in Francia[1]: per la Germania le prospettive di vincere la guerra incomincia anche palesemente a farsi molto scarse. In Osimo la situazione generale comincia a farsi preoccupante: prima la guerra la si era seguita solo sui giornali ed alla radio, ora ci sono concrete possibilità che possa arrivare direttamente. Le varie ristrettezze della vita quotidiana vengono viste, oramai, come cose sopportabili: quello che preoccupa è l’incerto futuro. Il primo dato allarmate è la fuga di tutte le autorità della Repubblica Sociale Italiana, il “nuovo fascio” repubblichino si mette in salvo, abbandonando la provincia in mano tedesche.[2] L’autorità massima italiana è Don Iginio Ciavattini, un sacerdote, che ha dalla sua solo l’autorità morale. Tale è stato il degrado morale della Repubblica Sociale Italiana che, all’avvicinarsi del pericolo, i suoi esponenti non hanno pensato ad altro che a mettersi in salvo, abbandonando la popolazione alla mercé dell’occupatore tedesco, loro alleato. Altro che difensori della italianità, morale e materiale, come si vuole oggi far passare la Repubblica Sociale ed i loro esponenti nei confronti dell’occupatore tedesco, come si dirà più avanti.
E proprio il comportamento tedesco è uno dei tratti salienti del fatto che la guerra ormai è arrivata: ad Osimo prima vengono fatti saltar in aria i Molini, poi si inizia con le filande, mentre tutto quello che ha un valore militare, viene minato, per distruggerlo al momento della ritirata. Le perquisizioni delle case alla ricerca di elementi ostili, non sono altro che il pretesto per delle razzie sistematiche, a cui si aggiungono le prime esecuzioni di inermi cittadini, uccisi per futili motivi, a corredo di rappresaglie che già dal 1941 l’intera Europa sotto dominio tedesco conosce.

Il Corpo di Liberazione Italiano era attestato nella prima decade di giugno al di qua del fiume Pescara, in Abruzzo. Venivano raccolte le notizie sul nemico tedesco che si sarebbe incontrato nel settore Adriatico. Si trattava della 278° Divisione di fanteria composta dal 992°, 993°  e 994° reggimento di fanteria, dal 278 battaglione da ricognizione e di artiglierie in numero che il Comando del Corpo Italiano di Liberazione non sapeva quantitizzare più i servizi divisionali. Disertori e prigionieri concordavano tutti  che i Tedeschi erano in fase generale di ripiegamento generale verso nord. Giungono le prime notizie  di “una nuova linea lontana”, organizzata tra Pisa e Rimini, che sembra di chiami “Linea dei Goti”. Tutta la situazione era in movimento nell’Italia centrale.


[1] Per primo fronte si intendeva il fronte Russo-tedesco ad Oriente. Per tutto il 1943-1944 Stalin chiese con insistenza l’apertura del “Secondo Fronte”, per evidenti ragioni.
[2] Il fenomeno non è solo nella provincia di Ancona, ma anche in quella di Pesaro. Vale la pena di vedere come questa fuga si sia attuata attraverso i documenti di fonte fascista, dai rapporti del colonnello della G.N.R. Marino Fattori, il quale scrive: “purtroppo si sono lamentate numerose defezioni di legionari:gli ex carabinieri, ufficiali,sottufficiali e truppe, hanno, tranne singole eccezioni, defezionato in massa. Pertanto si deve ritenere per certo che essi siano rimasti sino ad ora in servizio unicamente per ragioni di contingente opportunismo economico..” Per un più ampio approfondimento cfr. Bertolo G., L’ora della Liberazione, in Pesaro contro il fascismo, Urbino, Argalia, 1972, pagg. 171 e segg.

venerdì 20 settembre 2019

QUADERNI DEL NASTRO AZZURRO Sommario e Nota Redazionale

 SOMMARIO
 Anno LXXIX, Supplemento IX, 2018, n. 4, 10° della Rivista “Quaderni”  www.istitutodelnastroazzurro.it indirizzo:centrostudicesvam@istitutonastroaz zurro.org 

Editoriale del Presidente.  Carlo Maria Magnani: 


IL MONDO DA CUI VENIAMO: LA MEMORIA           

APPROFONDIMENTI 

AA.VV, La Battaglia di Vittorio Veneto. Ricostruzione ed Analisi.
Luigi Marsibilio, La Battaglia di Vittorio Veneto 
Osvaldo Biribicchi, Comando Supremo Regio Esercito. Le truppe italiane negli altri campi della Grande Guerra 
Massimo Coltrinari, Un elenco Glorioso. Le Armate Italiane a Vittorio Veneto nella versione del Comando Supremo.
 Alessia Biasiolo, L’Impero italiano in epoca fascista 

DIBATTITI 
Giovan Battista Birotti, Soldati e contadini. L’Esercito giapponese nel periodo Meiji (1868-1912)

ARCHIVIO 
Redazionale, Chiara Mastroantonio, Lo Statuto della Legione AzzurraPag.00 

MUSEI,ARCHIVI E BIBLIOTECHE 

Alessio Pecce, Giulio Moresi, aspirante ufficiale, bersagliere, caduto il 17 agosto  1917 sull’Hermada, sul Carso. Il Ricordo  

Posteditoriale: Antonio Daniele, Il Calendario azzurro per il 2019

IL MONDO IN CUI VIVIAMO: LA REALTA’ DI OGGI 

UNA FINESTRA SUL MONDO Sandra Milani, L’uso delle sostanze stupefacenti come strategia nella guerra e nel terrorismo islamico

GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE Luca Bordini, Riflessioni sulla comunicazione digitale delle Forze Armate 

Autori. Hanno collaborato a questo numero.
Articoli di Prossima Pubblicazione
Segnalazioni Librarie. 

CESVAM NOTIZIE Centro Studi sul Valore Militare 

I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, V, 2018,  Maggio 2018, n. 30 
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, VI, 2018  Giugno 2018, n.31.
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, VII, 2018, Luglio 2018, n. 32

“Quaderni” on line sono su: www.valoremilitare.blogspot.com 

PER FINIRE Massimo Coltrinari,  Il Valore Militare attraverso le Cartoline Militari ed oltre 

Nota redazionale: Il seguito di riflessioni in questo fine anno non può portare che ad aggiustamenti sulla attività del CESVAM. Si dovrà porre maggiore attenzione alle attività esterne del CESVAM stesso e porre delle pregiudiziali di collaborazione che siano allineate al livello di ambizione del CESVAM. Il dibattito che necessariamente deve esistere all’interno deve passare attraverso una distinzione. L’Istituto del Nastro Azzurro ha due componenti che lo distinguono dalle altre Associazioni 
Combattentistiche.  La prima. È quella dell’associazionismo combattentistico” in cui è necessario porre alla base la componente militare, quella di chi ha mostrato il proprio valore militare e gli è stato riconosciuto, quella associativa e in parte reducistica. Tutti elementi che fanno capo, almeno per i militari, alla legge dei Principi del 1977 che deve animare ogni militare della Repubblica se si vuole definire tale. In pratica è una funzione verso l’interno dell’Istituto, nelle sue componenti ed articolazioni.  La seconda. Quella di Ente Morale, che deve ispirare l’azione dell’Istituto del Nastro Azzurro al pari dei suoi similari (Istituto della Previdenza Sociale, Istituto per la Storia del Risorgimento, Croce Rossa, ecc.) in cui la componente militare è sempre presente, in cui emerge quella di chi ha mostrato il proprio valore militare, ma non gli è stato riconosciuto ufficialmente con le previste decorazioni e modalità, in cui emergono in oltre misura la disponibilità, l’altruismo, il senso di appartenenza, le tradizione militari dei Corpi e delle Unità, il senso del servizio, e soprattutto la volontà di portare i principi statutari anche verso l’esterno, verso le componenti della società civile, le nuove e le vecchie generazioni, nelle forme più efficaci. In pratica è una funzione verso l’esterno dell’Istituto.  Fra le due componenti vi deve essere sinergia, armonia, collaborazione. Occorre in tutti i modi che non emergano contrasti, invidie, contrapposizioni, prese di posizioni imposte, intolleranza. Qualora queste emergessero sarebbe un gravissimo errore quello di affrontarle di petto, con ”fieri ed animati accenti”; più opportuno ed intelligente sarebbe la soluzione che adotti pazienza, silenzio, comprensione e soprattutto mettere spazio e tempo per spegnere ogni fuoco o fuocarello. A questo proposito viene in aiuto Italo Calvino, il quale scrive in “Le città invisibili” 

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se n’è uno, è quelle che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne: il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in merito all’inferno, non è l’inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”