Traduzione

Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.

This blog is written in Italian, a language base. Those who wish to translate into another language, may use the opportunity of the function of "Translation", which is reported in the pages.

lunedì 20 luglio 2020

Il Passaggio del fronte 1944 I combattimenti ad Osimo per la liberazione di Ancona


Dal Diario di Francesca Bonci:
“17 luglio 1944. Lo dicevo io che fino a ieri era andata troppo bene!!! Questa notte è stato un inferno!... I tedeschi ci hanno bombardato per ben quattro ore senza interruzione con bombe di tutti i calibri. L’artiglieria Polacca ha contrattaccato continuamente: si pensi come sono state snervanti quelle ore… Da questa mattina dalle ore 5 sino in questo momento ore 8, c’è più calma da ambo le parti. Sarà preludio di peggiori ore  migliori? Tutti dicono la sua. Chi, che i tedeschi si sono ritirati sopra Falconara e Montemarciano, chi invece dice che si prepareranno per una nuove forte offensiva, insomma una tale baraonda di chiacchiere e previsioni belle e brutte, da snervarci ancora più di quelle che già siamo!
Ore 10. Sono stata a casa contrariamente agli altri gironi, ho trovato solamente Jacob. Alla domanda dove erano tutti gli altri, mi risponde “Tutto fronto, tutto guerra!”
Chi ci capisce è bravo! Gli ho chiesto se andranno via, ma non mi ha risposto a tono, non so se perché non mi ha capito, oppure per - segreto militare – come dicono loro.
Attendiamo gli eventi.
Ore 16 Sono ritornata nuovamente a casa. Pare che i tedeschi si siano ritirati dalla zona di Osimo. Infatti Ludwig mi ha detto che questa sera tardi partiranno e se noi vogliano ritornare a casa non c’è pericolo. Abbiamo deciso io e Lina con Lucidio verremmo a dormire qui.” [1].

Il contributo dei “patrioti” rimane costante durante la battaglia. Innumerevoli sono gli episodi che testimoniano come i “patrioti” riuscivano a dare un contributo fattivo alle operazioni. Paolo Orlandini, ad esempio, scrive,
“Abbiamo tenuto il fronte di Osimo per 18 giorni perché gli Alleati[2] sono arrivati il 6 luglio ed il fronte non è avanzato fino al 18 di luglio, il giorno della liberazione di Ancona. Il giorno 17 cominciò l’offensiva da parte del Corpo Italiano di Liberazione. Una nostra pattuglia catturò un ufficiale austriaco addetto allea fortificazione della valle che comandava direttamente una batteria di mortai distaccata a S. Paolina lui ci disegnò sulla carta topografica tutta la difesa nemica e con quel disegno io andai al Comando Artiglieria polacco. Il colonnello Leon volle subito verificare  se le informazioni erano esatte ed ordinò un tiro di controbatteria verso un’indicazione segnalata: una prima batteria nemica venne distrutta”[3]




















[1][1]  Bonci F., Diario 1944. Il passaggio del fronte ad Osimo 17 luglio 1944, cit.,  
[2] Si intende in questo caso le forze Polacche e quelle italiane del Corpo Italiano di  Liberazione
[3] Matteucci I., La Lapide ed il Cippo di Piazza Ugo Bassi, Ancona, Il lavoro editoriale, 2007, pag. 28


venerdì 10 luglio 2020

Ancona Il Passaggio del fronte 1944. La famiglia Spinsanti Casenuove di Osimo



Al riguardo, sempre in merito alla raccolta dei feriti sul campo di battaglia, merita una qualche attenzione la testimonianza di Giovanni Spinsanti, classe 1929. Abitava nella casa colonica della sua famiglia, Casa Spinsanti. Nella tarda mattina del 17 luglio 1944, oltre il mezzogiorno, ricorda Giovanni Spinsanti, un plotone di circa una trentina di soldati, non ricorda se erano fanti oppure arditi, ma comunque erano soldati italiani, era giungo vicino a casa; maldestramente non fece le dovute segnalazioni alla propria artiglieria, e questo assembramento fu notato. Una salva ben precisa arrivò, Giovanni Spinsanti lo rimarca con precisione, “da dietro”, e cadde al centro del plotone, provocando morti e feriti. Oggi si direbbe “azione negativa da fuoco amico”, un deprecabile errore. Nel 1944 era, sopratutto nella confusione di quella mattinata, non errore facilmente comprensibile, anche se si pensa come era diretto il fuoco dell’artiglieria, andando a rileggere la testimonianza del s. ten. Lodi descritta  in queste pagine. . Gli ufficiali sul posto subito organizzarono i soccorsi ai feriti e diedero disposizioni per lo sgombero sul primo posto medicazioni e raccolta feriti, che si trovava a Monte Polesco. Chiesero aiuto a Giulio Spinsanti, classe 1925, e a Santicchia Cesare, suo cugino, affinchè trasportassero con carri trainati da bestiame, il classico “biroccio” della campagna marchigiana, i feriti a Monte Polesco.
Giulio Spinsanti e Cesare Santicchia si misero a disposizione. Sul primo “biroccio”, quello di Giulio Spinsanti sono stati caricati 5 feriti, sul secondo, quello condotto da Cesare Santicchia, 4 feriti. Messisi in cammino, Giulio Spinsanti voleva prendere una scorciatoia, da lui ben conosciuta che da casa Spinsanti portava a Monte Polesco. Un ufficiale, intervenuto, insistette affinchè prendesse la strada conosciuta e che era stata battuta dai soldati italiani, ritenuta da questo ufficiale più sicura. Prendere un sentiero non precedente usato significava correre grave pericolo per via delle mine, che i tedeschi avevano disseminato dappertutto.
Giulio Spinsanti accetta l’ordine di passare per la strada indicata dall’Ufficiale; lungo il tragitto, al di qua del Musone, suo cugino, Cesare Santicchia, oltre ai lamenti degli altri feriti, sente la richiesta costante di uno che chiede di essere ucciso, per porre fine alle sue sofferenze. In continuazione questo soldato gli chiede “Ammazzami,ammazzami!!!”
Al guado del Musone la tragedia. Il primo biroccio, appena iniziato a guadarlo, urta una mina controcarro che lo fa saltare in aria: muoiono tutti, Giovanni Spinsanti, e tutti e cinque i feriti trasportati, le bestie dilaniate. Cesare Santicchia si ferma; giudica opportuno non proseguire, per paura di saltare su una nuova mina; quindi ritorna indietro, a cercare aiuto, lasciando sul posto il secondo biroccio con gli altri quattro feriti.[1]    


[1] Testimonianza raccolta dall’autore in data 25 agosto 2013 da Giovanni Nazzareno alla presenza di sua moglie, Sig.ra Quecetti Gina, classe, 1935, di suo figlio Nazzareno Spinsanti con la sua signora, Elisabetta Magagnini, e sua nipote Elena. Presente inoltre del Sig. Maria Manuali. Si ringrazia, oltre alla famiglia Spinsanti per la squisità disponibilità l’amico Stefano Papalini, che ha permesso la realizzazione di questa intervista testimoniale.

sabato 30 maggio 2020

Apertura della Pinacoteca Podesti

siamo lieti di comunicarvi che da SABATO 30 MAGGIO la Pinacoteca Civica "F.Podesti" riapre al pubblico! 
L'ingresso sarà gratuito fino al 30 giugno 2020 e sarà necessaria la prenotazione. Per prenotare potete:
  • contattarci al numero 0712225047 (negli orari di apertura)
  • scriverci una mail a museicivici.ancona@gmail.com
  • compilare il modulo a questo link
 
Scegliete la fascia oraria che preferite:
MARTEDì 17:15 / 18:15 / 19:15
MERCOLEDì 10:15 / 11:15 / 12:15
GIOVEDì 17:15 / 18:15 / 19:15
VENERDì 10:15 / 11:15 / 12:15
SABATO 17:15 / 18:15 / 19:15
DOMENICA 10:15 / 11:15 / 12:15
                     17:15 / 18:15 / 19:15
 
Inoltre avrete la possibilità di usufruire della visita guidata al costo di € 3,00 a persona. 
 
Maggiori informazioni e regolamento completo potete trovarli sul sito del Comune di Ancona.
     
      Finalmente possiamo dirvi
      vi aspettiamo in Pinacoteca!
         
         
        Musei Civici di Ancona 
        museicivici.ancona@gmail.com
        071 2225047 (negli orari di apertura)
        Facebook
        Instagram
         
         
        This email was sent to {museicivici.ancona@gmail.com}
        Ricevi questa newsletter perchè hai partecipato agli eventi culturali di Ancona
         
        Inviato da
        SendinBlue
         
         
        © 2017 Musei Civici di Ancona
         

        lunedì 25 maggio 2020

        Lo stemma di Ancona. I primordi



        Antichissimo, risalendo alla remota antichità, è l'uso degli emblemi come insegna simbolica gentilizia, nazionale o di città, o di grandi personaggi. Basti qui ricordare l'aquila d'oro dei Re Magi, il Leone di Giuda, la civetta di Atene, la sfinge di Augusto.
        Quale fu il primo emblema di Ancona? Le opinioni in proposito sono numerose e discordanti, com'è  ovvio avvenga quando esse siano spesso enunciate lavorando di fantasia e non basandosi su sicuri dati di fatto. Così il Ciavarini (3) nel riassumere quanto prima di lui era stato scritto in proposito, poté risalire perfino ai mitici re d'Italia Giano e Saturno e parlare di un << capo di Giano>>, di una << poppa di nave>> e affermare che Ancona << durante la confederazione picena ebbe per stemma prima un picchio, poi un leopardo e poi un leone >> indicandone come prove quanto appare nei <<capitelli delle colonne nell'interno del palazzo senatorio, oggi vescovile, presso il tempio di S. Ciriaco>>. Stemmi i quali – sempre secondo il Ciavarini – avrebbero preceduto quello adottato <<dopo venuti i greci>> e, cioè, il braccio ricurvo. (continua)

         1 Giuliano Saracini, Notizie Historiche della Città di Ancona, Roma, NicolòTinassi, 1675.
        2. C. Feroso, (Michele Moroni) Ancona semper ptimorumingnenorum  doni forisque presentatiumfoecunda genetrix, Ancona, Ag Morelli1883
        3 Carisio Ciavarini, Sommario della Storia di Ancona, Stampa in propio a spese dell'Autore, 1867, pag. 23 e 25


        Da Aristide Boni, Gli stemmi della Città di Ancona, Estratto da "Atti e Moenorie della Deputazione di Storia Patria per le Marche Serie VIII Vol.II Tipografia SITA ncona 1962.

        venerdì 15 maggio 2020

        Perchè Ancona non è considerata una delle repubbliche marinare.


        Ogni occasione appare opportuna per sollevare questioni che si possono poi rivolgere a favore di Ancona. Ponendo subito sul tappeto il motivo del cotendere, ci si chiede perché Ancona, nella Storia Italiana, non sia considerata una delle sue repubbliche marinare, al pari di Venezia, Genova, Pisa ed Amalfi e quando sia ingiusto escluderla dal novero di queste repubbliche. Si legge sul Rizzoli-Larousse “Se si vuole parlare di Repubblicheper i Comuni medievali bisogna però vederle come Repubbliche oligarchiche; e spressioni di determinate classi politiche feudali o economiche e mercantili, come avvenne per alcune città marinare; ma anche per queste il termine di Repubblica nell’attuale accezione si può applica, forse, solo per Pisa, giacchè Venezia e Genova eran vere signorie ed Amalfi stava sotto il dominio del vescovo locale.” [1]
        Non si può non concordare con il Baldoni quando asserisce che  Ancona, repubblica marinara “è una realtà (e) dobbiamo resuscitarla dinanzi ad un Italia a volte disattenta sui valori storici attendibili. La città di Ancona è stata una Repubblica marinara. Ne fanno fede storici autorevoli. Le galee della Repubblica marinara anconitana. Sempre si legge nel Rizzoli Larousse “contendevano ai Saraceni, ai Normanni ed a Venezia il commercio adriatico. Compresa poi nella Marca, dal 1177 godette delle libertà comunali”[2]
        Spazio non vi è in questo lavoro per approfondire questo interessantissimo argomento, che però diamo per scontato. Lo stesso Santini non sembra avere subbi in proposito. Scrive, ad introduzione del suo volume[3] “Emul e rivale della Repubblica veneziane, Ancona, nel secolo VIV si era affermata in potenza nell’Adriatico ed in Oriente, ove ambasciatori, consoli e mercanti avevano attenuto privilegi ed accumulate ricchezze. Accordi, alleanze ed aicizie garantivano il benessere acquistato; milizie di terra e di mare, flotta munita ed armi in gran copia ne tutelavano la libertà ed il prestigio. Prospera e fiorente, la città di accrebbe in tale periodo, si rafforzò e si abbellì e, pur rivolgendo le sue migliori attività ai commerci ed alle industrie, seppe concedere adeguato impulso alle arti, ed alle scienze ed agli studi; sicchè cittadini di ingegno e di dottrina poterono affermarsi, in varia misura, nel campo della politica, nel campo religioso, scientifico, letterario, guerresco. Periodo questo ascensionale, cui succede, nella seconda metà del secolo XIV un ciclo di avversità e di lotte, culminato nel 1383 nella vittoria che concederà ad Ancona la libertà già menomata da un trentennale e più soggezione. Delle vicende tumultuose ed irrequiete che inquadrano questo periodo storico, ne sarà fatto cenno narrando degli avvenimenti anconitani ma solo sinteticamente, che una trattazione adeguata ci condurrebbe assai lungi dal nostro proposito”.[4]
        La prosperità di Ancona come repubblica marinara iniziò ad essere compromessa per dissidi interni. Nle 1342 ad Ancona scoppiò una rivolta delle classi meno abbianti contro le classi nobili e le arti maggiori. A differenza delle altre città della Marca che avevano una economia prevalentemente agricola, Acona aveva una economia diversificata ove le classi meno abbienti avevano conquistato posizioni di rileivo nel campo dei commerci e della navigazione. La vecchia nobiltà che teneva da lungo tempo il monopolio degli affari e che basava la sua ricchezza sulle proprietà terriera nel contado, aveva da sempre occupato i posti di prestigio e di dominio nella amministrazione della libera Repubblica. Di fronte a questa situazione, in cui l’inevitabile evoluzione dei ceti inferiori iniziava a minare il potere, mettava in atto tutte quelle misure atte a soffocare le aspirazioni delle clasi popolari che ormai si setniva parte integrante e necessaria ed inostituibile della vita politica ed economica di Ancona. Inevitabile lo scontro. La rivolta scoppioò inevitabilmente ed i popolo prese il potere, uccise una parte dei nobile e molti di questi furogo costretti alla fuga, con l’inevitabile corollario di violenze e saccheggi delle case dei fuoriusciti.
        Scrive il Leoni
        “avidi della vendetta quei nobili macchinarono contro la  Patria (Ancona) ed unitesi al capitan Simone di Corrado il quale era a capo di 300 cavalieri, oltre a molti riminesi e lombardi, per tradimento di acuni dei nostri loro adrent entrarono in città in tempo di notte. Accortesi appena gli Anconitani del tradimento, illuminarono subitamente tuta la città, ed armatesi vennero a zuffa con quei ribaldi. Fu un sanguinoso ed ostinato azzuffamento, ma ventuo giorno furon costrtti i traditori a darsi alla fuga, lasciando 200 morti, in fa li quali ancora il loro capitano Simone.”[5]
        Ma la questione non sembra essere finita qui. Nonostante che il Senato di Ancona cercasse di riportare ordne e calma, cercando di superare gli odi, i nobili fuoriusciti  trovarono accoglienza e rifugio presso Maniotto di Messer Thoma di Jesi, tiranno di Rosora.
        “Irritati gli Anconetani spedirono colà delle truppe e preso d’assalt Rosora a ferro e fuoco andò in ruina, trasportando in Ancona le porte e le campane di quell’odiato castello.”[6]
        Ritronata la pace sociale Ancona andò incontro a giorni tristi perdendo per tutto il cinquantennio successivo la propria libertà che conquisto proprio con la distruzione della Rocca di San Cataldo nel 1583.
        Il testo che si può prendere a riferimento per questo periodo è quello di Oddo di Biagio, che il Baldini descrive come testimone diretto e parte attiva dei fatti stessi, mentre  Gualteiro Santini lo cita in bibliografia, anche in modo indiretto.[7]
        La debolezza di Ancona, che cadde in mano straniere nei decenni successivi, è da imputarsi inizialmente  a calamità naturale. La pestilenza che aveva colpito l’Italia centro-settentrionale non risparmiò Ancona, pestilenza che uccise i  nove decimi della popolazione di Ancona. A tale disastro si aggiunse, il 13 luglio del 1348, un incendio di vastissime dimensioni che distrusse Ancona[8] per la maggior parte.[9] Venne in soccorso Giovanni de Messer Pagnone de Cunis con 300 uomini, da Congoli, che per questa sua benemerenza fu eletto Podestà, che in que clima di disastri, morì dopo tre mesi e fu sepolto nella cattedrale di San Ciriaco. Al suo posto fu eletto Messer Bortole, il figlio.
        La rivolta delle classi non nobili, la peste e l’incendio, non potuto contrastare per pochezza di mezzi e eid uomini, avevano così indebolito Ancona che era alla mercè di chi avesse un minimo di potere.
        La Marca settentrionale era dominata a quel tempo dal Signore di Rimini Malatesta dei Malatesti e da suo fratello Gualtiero. Questi, conosciuto lo stato di Ancona, anche per l’azione di alcuni Nobili e di alcuni fuoriusciti politici a causa dei fatti della rivolta del 1342,  ed anche grazie  ad accordi segreti ed al tradimento del Comandante della Rocca di San Cataldo, tale Vanni da Tolentino, nella notte fra il 6 ed il 7 dicembre 1848 si impadronirono della città. Alcune case furono saccheggiate, ma Malatesta fece restiture e risarcire i proprietari ed iniziarono una occupazione non tirannica e dispotica.
        Fu un episodio importante perché Ancona, che fino al 1342 godeva di ricchezze ed era florida, in pochi anni perse non solo il suo potere economico ma anche le sue libertà; unica città della Marca fino a quel fatal 1348 aveva resisto ai tiranni, ma a causa della rivolta popolare dovuta alla ottusità di una nobiltà ancorata al passato e gelosa delle sue prerogative, alla pestilenza, che aveva in pratica decimato quasi totalmente la sua popolazione e a causa di un incendio che non fu possibile contenere e domare data la scarsità degli uomini rilevandosi quindi devastante,  causa anche di alcuni suoi figli non certo migliori, cadde sotto il gioco del tiranno, nella fattispecie Malatesta dei Malatesti da Rimini, il cui dominio, con la conquista di Ancona, si stendeva da Pesaro ad Ascoli occupando tutta la Marca.[10]
        Dal 1348 al 1355 I Malatesta presero ogni misura per potenziare Ancona. Fortificarono e potenziarono la Rocca di San Cataldo, costruirono un'altra Rocca, oggi scomparsa, dove oggi è piazza del Forte, ovvero dove sorgeva Porta di Capodimonte, e, nella cintura esterna di Ancona fortificarono Paterno.[11] Nel 1349, citando il Leoni, si ha notizia della costruzione di un castello “lungo la strada maestra” denominato le Torrette da Liberio Bonarelli[12], che negli anni successivi fu distrutto dall’azione del mare; nell’area vi rimasero un gruppo di case con la chiesa parrocchiale, che conservò il nome delle Torrette.[13] Da queste brevi note sembra, quindi, che l’attuale località delle Torrette abbia questo nome, anche se nel 1860, al momento della invasione sarda la zona era denominata anche “Torretta”.
        Data la scasità della popolazione, i Malatesta fecero ogni sforzo per attirare persone in Ancona e ripopolarla: furono promulgati bandi e leggi che accordavano prebende, privilegi ed ogni agevolazione a chi si fosse stabilito in Ancona. Queste predisposizioni stavano avendo successo quando, nel 1349 scoppiò di nuovo la pestilenza, portata sembra dai nuovi venuti, che però cessò quasi subito e non ebbe ulteriori conseguenze.




        [1] Baldoni C. Ancona Repubblica Marinara, in Rivista Marittima, Anno CXXVIII, Novembre 1995, pag. 85 e segg.
        [2] ibidem
        [3] Santini G., La Rocca Papale di San Cataldo, Ancona, S.T.A.P.A., Via Farina n. 41, Telefono 3-35, Ancona, s.d.
        [4] Il testo tra “ “ si intende tratto dal volume del Santini, riportato come se il Santini stesso parlasse a noi ed ai nostri eventuali, che crediamo assai ridotti nel numero dato il tema che andiamo ad esporre, lettori, i ui di 27 di manzoniana memoria sembrano folla rispetto a quelli che noi pensiamo di avere. Questo anche perché la frequentazione dell’”anconitano” medio non lascia scampo a forme anche ristrette di ottimismo.
        [5] Leoni A., Ancona Illustrata,Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1987. Questa edizione è la copia anastatica delll’opera originale, che così si presenta: “Ancona Illustrata, opera dell’Abbate Antonio Leoni Anconitano, colle risposte ai Sigg. Peruzzi, PIghetti ecc., ed il compedio delle Memorie Storiche d’Ancona capitale della Marca Anconitana etc. dedicata e benignamente accettata fino al 9 novembre 1829, alla Maestà Cristianissima di Carlo X, Re di Francia e di Navarra, Pacificatore della Spagna, Protettore dei Greci, Conquistatore d’Algeri etc., etc, in Ancona MDCCCXXXII, dalla Tipografia Baluffi. Con Supp. Approv.”
        [6] Leoni A., Ancona Illustrata, cit.
        [7] Bernabei L., Croniche Anconitane, a cura di Carisio Ciavarini (contiene la cronaca dell’Oddo di Biasio (Biagio), Ancona, Tipografia del Commercio, 1870.
        [8] Palermo Giangiacomi asserisce che in questo incendio andò perduto l’archivio . “Quindi la storia medioevale di Ancona ha molte lacune, che potranno empire solamente gli archivi di Venezia, Dalmazia e paesi marchigiani”. Giangiacomi P., Storia di Ancona. Dalla sua fonazione ai giorni nostri,Ancona, Libreria Editrice Giuseppe Fogola, 1923, pag 21
        [9] Decidere se mettere la descrizione dell’incendio di Oddo di Biagio.
        [10] Decidere se mettere la citazione del Saracini
        [11] Paterno  descrizione della lovalità
        [12] Questi doveva essere un “collaborazionista” dei Malatesta. Scrive Leoni “Non temerei di credere che questo Bonarelli abbia cooperato all’invasione dei Malatesti, perciocché avendo avuto la facoltà di fabbricare un castello con torri sotto gli usurpatori Malatesti, altri non poteva essere che un di lui benemerito confidente; tanto più che è cosa notoria avere i Malatesti donoato varie case a chi coopeò alla sua malvagia e perfida operazione.” Leoni A., Ancona Illustrata, cit., pag.166
        [13] Leoni A., Ancona Illustrata, cit., pag.166


        venerdì 8 maggio 2020

        Cavalieri del Santo Sepolcro

        Una bella immagine dei Cavalieri del Santo Sepolcro Luogotenenza delle Marche ripresa prima dell'epidemia del cornavirus

        giovedì 30 aprile 2020

        Ancona al tempo del coronavirus


        La Presidente della Associazione di Storia Contemporanea Marco Severini riceviamo questa speciale Nesletter che riportiamo per l'interesse di tutti
        Vi invitiamo:
        - a stare in casa;
        - a mantenervi allenati a livello culturale (in diversi ci hanno scritto per chiedere
        consigli e suggerimenti, anche solo sui libri da leggere);
        - a leggere e occupare il tempo in una qualche attività che sviluppi la capacità critica
        e intellettiva;
        - a diffidare delle tante notizie menzognere che circolano (oggi hanno pure copiato il
        sito della Protezione Civile)
        - a girare il meno possibile e comunque con debita autocertificazione;
        - a rispettare le norme emanate dai governi nazionale e locali (senza dimenticare che il nostro Paese ha 160.000 norme; 71.000 delle quali promulgate a livello centrale e le altre sul piano regionale e locale; in Francia esistono 7.000 normative, in Germania 5.500 e in Gran Bretagna 3.000: fonte The European House-Ambrosetti,  primo "Think Tank" italiano e settimo d'Europa);
        - a ricordarvi che, in ogni caso, nel nostro Paese si vive abbastanza bene (circostanza al momento invidiata
        non da pochi nel resto del mondo);
        - a non dimenticare l'importanza della storia nella nostra vita: tanto più in tempi in cui
        quasi tutti paragonano la pandemia a una guerra (che è però tutt'altra cosa) e funzionari annunciano
        che abbiamo ricevuto aiuti dall'Unione Sovietica (che è morta e defunta nel 1991...) dopo aver detto
        che tutti abbiamo studiato la storia (!!!).

        Torneranno tempi migliori. Sotto ogni altro punto di vista.
        Un caro saluto

        Marco Severini
        Presidente ASC

        lunedì 20 aprile 2020

        Tesi di Laurea: L'Ultima Battaglia del generale Ramorino

        Il Dott. Magg. Fabio Volpi ha discusso nella sessione autunnale di laurea del Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 - 1960 su "La divisione corazzata Centauro nella campagna di grecia". La tesi è disponibile per la consultazione. previa autorizzazione scritta dell'Autore,  presso l'Emeroteca del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro, Roma, Piazza Galeni 1. Info: federazione.ancona@Istitutonastroazzurro.org

        venerdì 10 aprile 2020

        La Prima Guerra Mondiale e Le Marche

         Il volume riporta l descrizione delle cinque brigate di fanteria che portarono il nome di città marchigiane (Marche, Ancona Macerata, Pesaro, Piceno. ed il loro settore di impiego
        Il generale von SSCotti al comando del XV Corpo d'ARmata nella 12° Battaglia dell'Isonzo in cui non furono direttamente investite le brigate "marchigiane" Marche, Macerata ed Ancona e la Pesaro e la Piceno

        lunedì 30 marzo 2020

        1944 La Guerra in casa. 6. Castelfidaro ed Osimo in prima linea


        Ore 20. Osimo preso di mira!!!!!
        Abbiamo avuto per circa 55 minuti bombardamento ininterrotto di artiglieria. Terrorizzati ci rifugiamo nella nostra piccola cantina, io, Lina, Gianna e Lucidio. La zia e lo zio erano con la sig.ra Gisella. Le granate scoppiavano nelle vie, sulle case, fragore di vetri, schianti, calcinacci, polvere, un inferno!
        Calmata momentaneamente la situazione fuggiamo a casa per andare dai signori D’Eramo. Nell’imboccare il vicolo di Sgardi una granata scoppia mi pare in piazza o dietro San Francesco. Spavento terribile! Ci rifugiamo con i sigg. D’Eramo, Giardinieri, Costantini, Baffetti, castellana e Manzi in una grotta e ci rimaniamo fino alle ore 23. sotto un continuo sibilo di granate che non da tregua! Ci accingiamo a ritornare nei nostri appartamenti per poter riposare in questa momentanea calma, ma la nottata è completamente bianca. Buttati sul letto vestiti, siamo sfiniti!
        Ci sono molti feriti e diversi morti all’Ospedale causati dal bombardamento. Per questi ultimi è difficile il trasporto del Cimitero, perché oltre al pericolo del tragitto, mancano le casse ed i più poveri vengono sepolti con un semplice lenzuolo.

        precede l’inizio del movimento delle forze di terra, integrato da azioni di bombardieri e Nella giornata di ieri, Lunedì (1 luglio 1944 n.d.a) con Gianna abbiamo fatto una sfuggitina a casa per prendere qualche cosa e per dare da mangiare alle galline. Povere bestioline! Anche loro vivono anormali. Bisogna vederle! Sono tutte raggruppate in fondo al pollaio e par che dicano: ma cosa succede?.
        La nostra casa è un caos. Piena di polvere , senza finestre e porte interne. Schegge entrate hanno rovinato la credenza, il divano e diverse sedie della sala di sopra. Sulla terrazza oltre ad un ammasso di calcinacci perché è stato colpito il balcone del sig. Graziosi nostro vicino, ci sono pure pezzi di legno che non sappiamo da che parte sono venuti volando. Die stanze del maestro Niccolini sono state colpite in pieno e tutto ciò che c’era dentro è andato in frantumi e buona parte è arrivata sulla nostra terrazza. Tra questa roba c’è perfino del grano. La vasca da bagno della sig.ra Azzari, pure nostra vicina, è andata a finire nel cortile! E pensare che tutta la nostra preoccupazione era la strada! La quale finché fa comodo ai tedeschi, è lì intatta. Po!!??

        Ore 19.00. In questo momento veniamo a sapere che i tedeschi hanno piantato i cannoni e le mitragliatrici al centro del Borgo San Giacomo. Si lasci immaginare il panico! Intanto la popolazione di quel rione fugge nei rifugi di città alta tra cui quello del Vescovo che può ospitare circa 3000 persone. Da considerare, però, che questo rifugio è adatto per i bombardamenti aerei, ma non per stare delle notti e dei giorni interi nell’umidità e all’oscuro e con la maggior preoccupazione del mangiare!
        Siamo molto depressi, e purtroppo constatiamo che i tedeschi resistono dentro il paese, prova ne sia lo sbarramento al Borgo S. Giacomo. Non vediamo un barlume di salvezza! E’ inevitabile che venga il peggio! Oltre all’eccitamento nervoso che tutti proviamo per queste continue emozioni, noi personalmente in più abbiamo avuto sino a ieri la preoccupazione assillante per la sorta della mamma e dello Zio Don Vincenzo che erano rimasti all’Abbadia. Papà, l’essere più coraggioso della nostra famiglia, è da circa dieci giorni che si trova qui in Osimo dalla zia Fiorenzina e finalmente ieri mamma è venuta su da noi togliendoci la grande pena che da diversi giorni ci tormentava! Tale decisione è venuta subitanea e cioè quando l‘altra notte i tedeschi si sono schierati con le mitragliatrici all’Abbadia. Questo, ha fatto sì, che lo zio Don Vincenzo esortasse la mamma a fuggire immediatamente alla mattina di poi perché laggiù si preparava il combattimento. Infatti anche lo zio stamane è scappato ed è venuto su da noi perché laggiù si combatte! Povera cara mamma nostra! H fatto cinque chilometri attraverso i campi sotto il continuo ed assillante fischiare delle granate! Solo l’amore materno poteva dare la forza ed il coraggio di rischiare così la vita. Ci riferisce che per tutto il tragitto non ha fatto altro che pensare a San Giuseppe da Copertino ed il Beato Bambozzatto! Dio sia ringraziato!.
        Con questo pericolo non ci azzardiamo state, specie la notte nelle camere da letto, ma da questa sera (4 luglio 1944 n.d.a) in cantina. Noi tre e Lucidio siamo venuti definitivamente qui a casa dalla sig.ra Gisella. Non è possibile stare divisi. Se dovremo morire moriremo tutti insieme agli zii! 

        L’attacco polacco, come previsto dal gen Hotte, si era sviluppato in grande stile. Al’alba un fuoco intenso e tambureggiante polacco caccia bombardieri che concentrano il loro fuco sulle posizioni di artiglieria tedesca e sui centri di fuoco individuati a vista.
        All’ala destra dello schieramento tedesco, da San Biagio i polacchi puntano su Centofinestre. I contrattacchi tedeschi risultano inefficaci e, sempre secondo Hoppe, in un ora tutti i cannoni d’assalto Fiat 35 della 2° compagnia del CCLXXVIII  gruppo controcarri divisionale sono distrutti; cade anche il comandante del reparto, il ten. Philip. Alle 5.45 l’artiglieria aveva aperto il fuco per 15 minuti sulle posizioni polacche; poi i tedeschi partono all’attacco, ma l’artiglieria polacca con l’appoggio dei carri aprono un fitto fuco di sbarramento ed ad uno ad uno tutti i carri tedeschi sono  colpiti, messi tutti fuori combattimento, compreso quello del ten. Philip; i polacchi proseguono nello slancio controffensivo e puntano su Villa Centofinestre. Alle 14 l’attacco è nel suo massimo svolgimento.
        Il settore diveniva critico, tanto che lo stesso comandante della divisione, giunto personalemte in loco, disponeva l’inserimento del CCLXXVIII battaglione fucilieri tra il II battaglione del 994° reggimento e il II battaglione del 992° reggimento. A sera la falla tra Monto e Centofinestre per i tedeschi è momentaneamente tamponata.
        Le perdite di queste unità erano a sera così elevate che dovette essere addirittura portato  al fronte il 903 battaglione da fortezze da Ancona. Il CCLXXVIII si sacrificherà completamente in un contrattacco che alla fine rimane un solo superstite dei 708 uomini che contava. Anche i Polacchi subiscono forti perdite, sia in uomini che in materiali.
        Nel settore a sud di Castelfidardo le penetrazioni polacche sono contenute da parte del 993° reggimento con difficoltà.
        Nella vallata del Musone la fanteria polacca avanza su tutta la linea e rafforza le varie posizioni
        A Castelfidardo un gruppo di circa 10 tedeschi sagono all’Ospedale e osservano con dei binocli le posizioni sottostanti. Quando ne discendono una cannonata colpisce l’ospedale: due teteschi muoiono insieme a diversi ricoverati, mentre vi sono molti feriti: una suora è ferita gravemente e si dovette procedere alle amputazioni degli arti inferiori.


        venerdì 20 marzo 2020

        Coronavirus. Una Cronaca per la Storia

        Le Marche sembrano essere una delle Regioni pi colpite dalla epidemia. L'Ospedale Regionale delle Torrette è sull'orlo del collasso. La situazione vista d fuori è ancora pi allarmante in quanto i TG nazionali poco parlano delle Marche. Ora ogni TG invia un servizio da Ancona in merito alla epidemia. Nella foto Don Claudio  Merli, Parroco.

        martedì 10 marzo 2020

        Coronavirus. Una cronaca per la storia

        Da Roma, chiusi in casa come da disposizioni del Governo, arrivano tramite i contatti con gli amici note dell'atteggiamento degli anconetani di fronte al coronavirus non certo esaltanti. Oltre al fatto che sembra confermata la notizia della partita di pallacanestro a Pesaro-Urbino a cui sono affluiti oltre 6-800 persone in piena emergenza a febbraio di coronavirus, gli amici uno dietro l'altro dicono che la chiusura delle scuole e l'invito di rimanere a casa sia stato accolto con estrema superficialità dagli anconetani. Piazza del Papa è piena come se niente fosse; il viale pieno per la passeggiata come al solito, mentre Portonovo è pieno come a ferragosto. In pratica si sta prendendo con molta faciloneria le disposizioni in essere di rimanere a casa e di non avere nessun contatto. UN amico mi ha inviato il discorso che il Sindaco, Signora Mancinelli, ha fatto a tutti gli anconetani: con voce ferma ma abbastanza irritata, con un accento dialettale che non guasta e usando anche locuzioni tipicamente doriche ha chiesto a tutti comportamenti responsabili, non facendo mistero di applicare le sanzioni previste nella maniera piu dura possibile per contrastare questa epidemia. Sorprende questo atteggiamento di una autorità che richiama i cittadini al loro dovere. Vediamo come andrà a finire. Se è vero che questa epidemia mostra la sua pericolosità dopo due settimane, avremo una fine di marzo molto difficile. La speranza è che le indicazioni date dai medici, in prima fila il marchigiano Burioni, siano solo un avvertimento e non si manifestino nella loro reale portata. (massimo coltrinari

        sabato 29 febbraio 2020

        La prima Guerra Mondiale e Le Marche


         I Volumi sono disponibili presso la dede dell'Istituto del Nastro Azzurro, Ancona, Via Cialdini 26 oppure scrivendoa federazione.ancona@istitutonastroazzurro.org

        giovedì 20 febbraio 2020

        Tesi di Laurea: La divisione corazzata Centauro nella Campagna di Grecia

        Il Dott. Giovanni Villari ha discusso nella sessione autunnale di laurea del Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 - 1960 su "La divisione corazzata Centauro nella campagna di grecia". La tesi è disponibile per la consultazione. previa autorizzazione scritta dell'Autore,  presso l'Emeroteca del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro, Roma, Piazza Galeni 1. Info: federazione.ancona@Istitutonastroazzurro.org