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sabato 19 marzo 2022

Giuseppe Alabastro. Il Piano Polacco per la conquista di Ancona

 


 

La situazione tattico-operativa: una occasione non colta.

 

Il II Corpo d’Armata Polacco, che sostituisce nel versante adriatico il I Corpo d’Armata Britannico, è duramente provato a Cassino ed ha bisogno di organizzarsi, tantochè il gen. Anders, per non usurarlo troppo ed andare incontro a spiacevoli sorprese, impiega una sola divisione, la Karpatica, lungo la litoranea, tenendo praticamente in riserva il resto del Corpo.

All’interno la manovra è affidata al Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.). Inizialmente, oltre Pescara, del Corpo Italiano di Liberazione è operativa solo la 184a compagna motociclisti della Nembo, che si dirige prima verso l’Aquila e poi verso Teramo. Sono zone praticamente sgombre di Tedeschi, tranne qualche elemento ritardatore. I soldati della Nembo invitano la popolazione a dare un contributo sostanziale al ripristino delle strade. Quando il grosso del Corpo Italiano di Liberazione si mette in marcia, questa funzione risulterà essere ben assolta.

Il fronte adriatico, quindi, vede lungo la litoranea l’avanzare della divisione Karpatica, ed all’interno il Corpo Italiano di Liberazione. Questi, nell’avanzata, mostra tutti i suoi limiti oggettivi, il principale del quale è il fatto che non è motorizzato, per cui in realtà su mezzi, autotrasportata, si muove solo la Nembo, scaglionata in profondità.

Questo dello scaglionamento in profondità delle truppe è una caratteristica dell’impiego del Corpo Italiano di Liberazione in quanto il pericolo sul fianco da parte dei Tedeschi è praticamente inesistente.

Scrive Massimo Mazzetti:

 

“…..per cui abbiamo sempre una forza rilevante a sinistra non si sa bene perche. Comunque è chiaro, che la forza d’urto di queste unità, l’una scarsamente motorizzata e l’altra duramente provata, non poteva essere trascinante, anche se l’avanzata procede bene in effetti, però, la prima resistenza, è nell’area di Filottrano, rappresenta per gli Italiani l’unico grande combattimento che hanno sostenuto. Per quanto riguarda i Polacchi, le cose sono un po’ diverse...”[1]

 

I Polacchi combattono in Italia, pensando alla Polonia; devono conseguire vittorie sul terreno da far pesare poi sul piano politico a vittoria ottenuta. Questo si sposa con l’interesse britannico a non dare per contro agli Italiani opportunità atte a conseguire sul terreno vittorie che poi sarebbero imbarazzanti sul piano politico. Su questo interesse di fondo si basa il piano generale dell’azione su Ancona, che prevedeva l’azione sostanzialmente sviluppata solo dai Polacchi nei tratti principali, lasciando agli Italiani, di cui non si può fare a meno, quelli secondari.

L’azione principale, quella di rottura, viene svolta dai Polacchi stessi; agli Italiani vengono affidati compiti di copertura e sicurezza del solo  fianco sinistro d’attacco; quello destro non esiste in quanto vi è il mare, ove si è costretti a sostenere solo piccoli scontri, ma in cui - come vedremo - verranno svolti compiti di inganno ed occultazione.

 

Scrive ancora Massimo Mazzetti:

 

Non mi sembra che il comando del Corpo di Liberazione Italiano si sia reso conto, preoccupato come era solo di limitare le perdite, che in realtà c’erano dei problemi più gravi, i tempi d’arresto imposto dai Tedeschi avevano un motivo ben preciso, cioè di far perdere tempo. Quando gli Americani sono arrivati ormai all’Arno, quando gli Inglesi si sono avvicinati a Firenze, questi ultimi si sono resi conto, ed è il Comando dell’VIII Armata, non la testa gloriosa del Comando del Gruppo d’Armate, (il Maresciallo Harold Alexander, n.d.a), che si rende conto che la direttrice di penetrazione più facile è quella adriatica. Allora viene ritirato il Corpo di Liberazione Italiano, e viene sostituito da una serie di unità di punta canadesi, che dovevano impartire il colpo d’ariete.” [2]

 

In questa situazione, l’errore di Alexander è di non aver compreso che la direttrice adriatica era la più redditizia, attirati come sono i Comandanti alleati abbagliati dal miraggio di arrivare a liberare Roma per primi, come accadde al gen. Clark, ed allo stesso Alexander, Firenze, per trovarsi poi ai piedi degli Appennini al termine della stagione estiva.

 Mazzetti - e non si può non concordare con lui - muove una critica al Comando del Corpo di Liberazione Italiano attribuendo ad Utili ed a tutto il suo Stato Maggiore il demerito non solo di non aver afferrato l’importanza di non subire perdite e di non esporsi a rischi come quello dal quale è derivata la disfatta di Montelungo, ma anche il non aver saputo cogliere l’importante occasione di intervento operativo venutasi a creare a seguito sia degli errori strategico-decisionali di Alexander che dall’assenza di presidio nemico sul territorio, determinatesi con il ritiro tedesco dal settore adriatico.

Nel sopra descritto contesto, estremamente importante e vantaggioso per gli Italiani si palesava un eventuale accreditamento  a punta di diamante dell’offensiva, dapprima su Ancona e poi verso la Linea Gotica, e ciò non solo in termini di rinnovamento motivazionale, bensì anche e soprattutto perché una rapida avanzata sul versante adriatico avrebbe certamente dato una svolta decisiva verso la fine della guerra in Italia.

La mancata comprensione ed attuazione di tale circostanza ha condizionato tutto l’operato del Corpo Italiano di Liberazione nell’estate del 1944.

 

Utili, dopo la battaglia di Filottrano, avrebbe potuto e dovuto con fermezza tentare di convincere Anders all’utilizzo del Corpo Italiano di Liberazione, al fine di poter svolgere un ruolo attivo e fondamentale nella conquista di Ancona. Le posizioni tedesche sul Monte della Crescia, perno della difesa tedesca, potevano essere attaccate e la partecipazione a ciò, insieme ai Polacchi, avrebbe dato ampio lustro sia al Corpo Italiano di Liberazione che all’Italia.

 

Queste riflessioni, naturalmente, non cambiano il corso della Storia, ma sottolineano come il  Corpo Italiano di Liberazione, dopo Filottrano, abbia perso una concreta occasione per essere protagonista dell’attacco diretto su Ancona. Per contro, tuttavia, troppo debole era il tessuto tattico-operativo di provenienza, troppo labile il potere del Capo di Stato Maggiore Generale maresciallo Messe e ancora più fragile il potere politico. Non si poteva rischiare quel poco che Filottrano aveva dato in termini di prestigio, investendolo in azioni certamente di ampia redditività politico-strategica, ma tali da andare ben al di là delle risorse con le quali il Corpo Italiano di Liberazione stava già affrontando la difficile situazione tattica nella quale era venuto a trovarsi.

Il Corpo Italiano di Liberazione partecipò, dunque, all’attacco di Ancona, accontentandosi tuttavia di un ruolo subalterno nel quadro delle operazioni, con una partecipazione di bassissimo profilo, al fine di evitare il rischio di un'altra Montelungo.  

 

 

 

 

 

 



[1] Mazzetti M., Aspetti operativi della campagna primavera-estate 1944, in Atti del Convegno di Studi, Corinaldo 22.23.24 Giugno 1994, Sala Grande del Comune, Roma, Centro Studi e Ricerche sulla Guerra di Liberazione, Scena Illustrata Editrice, 1996.

[2] Mazzetti M., Aspetti operativi della campagna primavera-estate 1944, cit.. Secondo Mazzetti, …”la mancata comprensione dell’utilità della direttrice adriatica, ha provocato  il prolungamento  di alcuni mesi, quelli invernali 1944-1945, della guerra in Italia. Questo perché, se la gravitazione sulla linea adriatica fosse stata operata fin dall’inizio, avrebbe dato la possibilità alle truppe alleate di trovarsi al di là della linea degli Appennini, prima che le piogge bloccassero ogni cosa, avrebbe permesso di muovere senza troppe difficoltà come avverrà, in fondo, nell’aprile dell’anno dopo”.

giovedì 10 marzo 2022

l'Etica Femminile


 

Una vittima della furia nazista. Alberto Trionfi. La traslazione dei resti mortali al Cimitero di Ancona

 


GENERALE ALBERTO TRIONFI

Sabato 29/01/2022 sono stati traslati i resti del generale Granatiere A.Trionfi, pluri decorato al VM.

La cerimonia si è tenuta al campo militare dei caduti della seconda guerra mondiale nel cimitero di Tavernelle di Ancona con la presenza di autorità civili e militari, rappresentanti di alcune associazioni d’arma e del Labaro dell’Istituto del Nastro Azzurro.

Una breve storia del decorato: nasce a Jesi (Ancona) il 2 luglio 1892 da antica e nobile famiglia ed inizia la carriera delle armi il 7 novembre 1911 quale allievo volontario alla Scuola Militare di Modena da dove uscì sottotenente dei Granatieri il febbraio 1913.

Dall’aprile 1914 al marzo 1916 fu in Libia ove conseguì la promozione a Tenente (luglio 1915). Durante la Prima Guerra mondiale fu ferito tre volte ricevendo una medaglia di bronzo al Valor Militare.

Dal 1924 al 1926 frequentò con successo i corsi della Scuola di Guerra a Torino. Promosso maggiore nel gennaio 1927, venne destinato al Corpo di Stato Maggiore e successivamente al Comando della Divisione di Napoli nel gennaio 1931.

Tenente colonnello nel maggio 1932 e nel 1935 capo della Delegazione Trasporti di Napoli. Nel 1936 viene trasferito al Corpo di Armata di Napoli come sottocapo di Stato Maggiore.

Promosso colonnello nel 1937 assunse il Comando del Terzo Reggimento Granatieri con il quale nel luglio 1939 partecipò all’occupazione dell’Albania. Nel 1939 fu Capo di Stato Maggiore della Divisione “Siena” a Napoli e nel 1940 fece ritorno in Albania.

Nel dicembre dello stesso anno raggiunse la Divisione “Lombardia” quale Capo di Stato Maggiore. Nel 1941 fu trasferito allo Stato Maggiore, poi al Comando della Difesa Territoriale di Roma e nel settembre al Comando del XVII° Corpo d’Armata.

Nell’ottobre del 1941 ebbe il comando della Scuola Militare di Roma.

Promosso generale di Brigata nell’ottobre 1942, venne destinato al Comando della Divisione “Cagliari” quale comandante della fanteria divisionale in Grecia a Navarino nel distretto di Pylos.

Dopo una breve licenza in Italia,  partì da Roma la mattina del 7 settembre 1943 ed arrivato in Grecia fu preso prigioniero dai tedeschi; non avendo aderito alla RSI, venne internato in Polonia, nel lager 64Z (Oflag 64/Z) situato a Schokken (attuale Skoki).


La prigionia durò dal 30 settembre 1943 al 28 gennaio 1945, quando, in una marcia di trasferimento, in località Kusnica Zelichowaska fu trucidato insieme ai generali Carlo Spatocco, Emanuele Balbo Bertone, Alessandro Vaccaneo, Giuseppe Andreoli ed Ugo Ferrero.

I polacchi del posto interrarono le salme dei generali e le posero nel cimitero locale.

Il 7 gennaio 1956  la salma rientrò on Ancona e venne provvisoriamente posta in una tomba di un parente, fino alla traslazione del 29 gennaio 2022 nel cimitero riservato ai caduti della seconda guerra mondiale. 

Il generale è decorato con 1 Medaglia d'Argento al V.M. e  2 Medaglie di Bronzo al V.M. .

 

( A Cura di Massimo Ossidi, Vice Presidente dell'Istituto del Nastro Azzurro - Federazione di Ancona

mercoledì 2 marzo 2022

Associazione di Storia Contemporanea. Marzo 2022

 

MARZO 2022

LA FRASE del MESE

Il successo è il metro di misura solo

per chi non ha una sua verità da sostenere

ERNESTO ROSSI

Gent.me Socie e Soci,

ecco gli incontri previsti nel mese entrante: sono diversi per la concomitante uscita di tre nuove opere.

Cordiali saluti.

Marco Severini

Presidente ASC

 

1)      giovedì 3 marzo, ore 18.30-20.00, Piattaforma associativa, terza lezione del Primo Corso di scrittura storica *.

2)       martedì 8 marzo, Macerata, Biblioteca Statale, ore 16.00, presentazione del libro di Marco Severini, Fuga per la libertà, Storia di Alda Renzi e di un salvataggio collettivo nel 1943 (Ed. Aras, 2021). Presenta la prof.ssa Lidia Pupilli, Direttrice scientifica dell’Associazione di Storia Contemporanea. Patrocinio del Dipartimento di Studi Umanistici (d’ora in avanti DSU) dell’Università di Macerata. NEWS

3)      martedì 8 marzo, Treia (Mc), Ristorante Il Villino, ore 18.00, presentazione della nuova edizione (5a) del Dizionario biografico delle donne marchigiane (1815-2022), a cura di L. Pupilli e M. Severini (Ed. Il lavoro editoriale, 2022). Evento organizzato da Associazione Culturale di Treia, Club Soroptimist Macerata, Accademia Georgica di Treia. Intervengono i curatori e alcuni tra gli autori e le autrici del volume. Patrocinio del DSU dell’Università di Macerata. NEWS

4)      giovedì 10 marzo, Senigallia, Sala Conferenze della Biblioteca Comunale “Antonelliana”, in occasione del 150° anniversario della morte di Giuseppe Mazzini, padre della patria, ore 17.00, il prof. Pietro Polito, direttore del Centro Studi “Gobetti” di Torino presenta il volume, G. Mazzini, Dei Doveri dell’uomo, a cura e con introduzione di M. Severini (Ed. Aras, 2022). Evento organizzato dal Centro Cooperativo Mazziniano e dall’Associazione Mazziniana Italiana di Senigallia e dall’Associazione di Storia Contemporanea. Intervengono Alessandro D’Alessandro e Marco Severini. Patrocinio del DSU dell’Università di Macerata. NEWS

5)      venerdì 11 marzo, ore 19.00-20.00, Piattaforma associativa, quarta lezione del Primo Corso di scrittura storica.

6)      domenica 13 marzo, Trecastelli (An), Museo Nori de’ Nobili, ore 18.00, presentazione del volume Dizionario biografico delle donne marchigiane (1815-2022), a cura di L. Pupilli e M. Severini (Ed. Il lavoro editoriale, 2022). Evento organizzato dal suddetto Museo in collaborazione con l’ASC. NEWS

7)      martedì 15 marzo, Civitanova Marche (Mc), Biblioteca Comunale “Zavatti”, ore 16.30, presentazione del volume, G. Mazzini, Dei Doveri dell’uomo, a cura e con introduzione di M. Severini (Ed. Aras, 2022). Evento organizzato dalla Biblioteca comunale insieme ad altri enti del posto. Intervengono alcuni studiosi del posto. Patrocinio del DSU dell’Università di Macerata. NEWS

8)      giovedì 17 marzo, ore 18.30, Piattaforma associativa, quinta lezione del Primo Corso di scrittura storica.

9)      venerdì 18 marzo, Fano (Pu), Biblioteca MeMo, ore 17.00, presentazione del volume di Pietro Polito, Un’altra Italia (Ed. Aras, 2021). Dialoga con l’autore la socia Federica Savini.

10)  venerdì 18 marzo, Ancona, Libreria Fogola, ore 18.30, presentazione della nuova edizione (5a) del Dizionario biografico delle donne marchigiane (1815-2022), a cura di L. Pupilli e M. Severini (Ed. Il lavoro editoriale, 2022). Intervengono i curatori, autori e autrici dell’opera. NEWS

11)  sabato 19 marzo, Filottrano (An), Biblioteca Comunale, ore 17.30, presentazione del volume Dizionario biografico delle donne marchigiane (1815-2022), a cura di L. Pupilli e M. Severini (Ed. Il lavoro editoriale, 2022). Evento organizzato dalla Biblioteca comunale insieme ad altri enti del posto. Intervengono i curatori e alcuni tra gli autori e le autrici del volume. Patrocinio del DSU dell’Università di Macerata. NEWS

12)  lunedì 21 marzo, Piattaforma associativa, riunione della redazione della rivista associativa “il materiale contemporaneo”.

13)  giovedì 24 marzo, Fano (Pu), Biblioteca MeMo, presentazione del volume G. Mazzini, Dei Doveri dell’uomo, a cura e con introduzione di M. Severini (Ed. Aras, 2022). Evento organizzato dalla casa editrice Aras, in collaborazione con la Biblioteca MeMo. Patrocinio del DSU dell’Università di Macerata. NEWS

14)  venerdì 25 marzo, ore 19.00-20.00, Piattaforma associativa, sesta e ultima lezione del Primo Corso di scrittura storica.

15)  lunedì 27 marzo, Radio Ascoli, ore 19.05-20.00, nell’ambito della rassegna “Un Mondo di Libri”, presentazione del libro di Marco Severini, Da Conte a Draghi. Problemi e scenari del biennio pandemico (Ed. Aras, 2022). Intervengono Maurizio Piccioni, Maura Marziali, Rita Forlini e Luciano Luciani (frequenze fm | 103.0 / 87.5 / 98.1 / 90.1). NEWS

16)   giovedì 31 marzo, Ascoli Piceno, sede dell’Archivio di Stato, ore 16.30, conferenza sul tema “Le donne e gli archivi”, tenuta dai proff. Marco Severini e Lidia Pupilli. Evento organizzato dal direttore dell’Archivio di Stato di Ascoli Piceno, dr. Emanuele Tedeschi. Interviene il direttore dell’Archivio, dr. Emanuele, la past direttrice dr.ssa Laura Ciotti e la prof.ssa Rita Forlini, Vicepresidente dell’Associazione di Storia Contemporanea. Patrocinio del DSU dell’Università di Macerata. NEWS

 

 

 

*Il Corso si tiene dalle 18.30 alle 20, online, sulla piattaforma associativa ed è promosso insieme al Liceo “Perticari”, ente formatore Miur. Durante il mese di marzo si svolgerà alternativamente il giovedì e il venerdì, come sopra elencato. Alla fine sarà rilasciato un attestato che potrà essere ritirato la sera stessa di venerdì 25 marzo nel corso di una pizza che si terrà al Ristorante “Pomodoro” di Senigallia (bisogna prenotare entro giovedì 24 inviando una semplice mail ad ascontemporanea@gmail.com). Il Corso è gratuito per i soci (sono richiesti 5 euro di spese di segreteria, da versare sul conto associativo: si veda il link “Opportunità” del sito assocontemporanea.wordpress.com).

 

 

lunedì 28 febbraio 2022

Icaro: il volo su Roma e la beffa al Fascismo

 

in La Civiltà Cattolica. Anno 4117 Gennaio 22  Abstract

Giancarlo Pani S.I.

 

«I:atteggiamento che consiste nell'ammirare il fàscismo pur deplorandone gli eccessi non ha senso. Ilfascismo non può esistere che grazie ai suoi eccessi: sono la sua logica)). Esordisce così il nuovo romanzo storico di Giovanni Grasso, Icaro, il volo su Roma, che tocca uno dei periodi più tragici della nostra storia. Il volo su Roma di Lauro De Bosis, trentenne, poeta e letterato, il 3 ottobre 1931 fu una clamorosa beffa a Mussolini, che assistette impotente a un lancio di 400.000 volantini: portavano un messaggio di libertà a un popolo schiavo. Purtroppo il successo si trasformò in tragedia, perché l'aereo, finito il carburante, s'inabissò nel Mediterraneo. La vicenda s'intreccia con la tournée in Italia di Ruth Draper, l'attrice teatrale più famosa di New York. Tra lei e Lauro nasce un amore travolgente, che si nutre di bellezza, di valori civili e di lotta al fascismo.

 La rivista è reperibile presso la Emeroteca del CESVA ( info didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org

domenica 20 febbraio 2022

Agricoltura nella provincia di Ancona Studio e dati 1929-1930.

 

DISTRIBUZIONE E CONDUZIONE DELLA PROPRIETÁ  RURALE

 

La superficie agraria e forestale del Comune di Ha. 10047, si divide tra i singoli proprietari fondiari, che possiamo distinguere in grandi, medi, piccoli. - Dei numerosi criteri che guidano in tale classificazione, ho scelto quello riferentesi all'estensione superficiale, perché mi è sembrato essere questi il più esatto data la omogeneità della zona studiata; stabilendo pertanto e con riferimento alla mezzadria, di chiamare “piccolo proprietari” i possessori sino a 25 Ha. di terreno; “medi proprietari” i possessori da 25 a 100  Ha.; “grandi proprietari” i possessori di più di 100 Ha. di terreno. Con la scorta dei dati catastali ho potuto stabilire che  Ha. 4737 si ripartiscono tra  16 grandi proprietari; Ha. 2653 tra 56 medi proprietari; Ha. 2350 tra 370 piccoli proprietari. Nel totale di questa superficie si comprendono Ha. 1051 che spettano ad opere benefiche ed assistenziali ed alle Parrocchie. In questo totale inoltre vivono ben 1211 famiglie di coloni mezzadri.

La piccola proprietà coltivatrice occupa Ha. 307 divisi in 95 coltivatori.- E' strano, o perlomeno così può sembrare che in una zona come quella studiata, ove i coloni mezzadri hanno fatto per il passato lauti  guadagni, la piccola proprietà coltivatrice sia così poco sviluppata. Vedremo in seguito la ragione di questo fatto.

L'affitto non è esteso nella zona. Esso si limita ai fondi delle Opere di Beneficenza e al 31 Dicembre 1929 solo 17 erano gli  affittuari di fondi condotti a mezzadria; 7 gli affittuari coltivatori diretti. Il subaffitto è rarissimo. Tra i piccoli proprietari coltivatori ve ne sono 15 proprietari di altri fondi condotti a mezzadria. Assai numeroso è invece il gruppo di coloni mezzadri di altri poderi che conducono a  mezzadria, e generalmente sono questi i coloni che si trovano nelle grandi proprietà.

 Da quanto sinora sono venuto dicendo risulta evidente che la forma quasi totalitaria di conduzione è la mezzadria, la quale ha la figura  e la conformazione giuridica di una società tra chi pone il capitale fondiario e chi pone il lavoro. Entrambi i soci pongono poi in parti quasi eguali il capitale di esercizio.

 Il sistema di cultura è un sistema intensivo-attivo per grande prestazione e di capitale e di lavoro. Non v'è assenteismo da parte dei proprietari; anzi devo subito dire come i medi proprietari e buona parte dei piccoli sono quelli che direttamente si interessano dell'impresa portando ad essa un contributo tecnico lodevolissimo e cosciente. Le piccole proprietà nelle quali il proprietario non porta il suo contributo tecnico, si raggruppano variamente sotto la direzione di un esperto, che le amministra e le cura. Le grandi proprietà sono frazionate in poderi in unità tecnico-economiche sistemate in modo tale da rendere possibile, qualora fosse necessaria, una loro vita autonoma. Tali unità si raggruppano in fattorie sotto la direzione del fattore, tecnico diplomato, e le fattorie vanno a costituire l'azienda alla cui direzione è proposto un tecnico laureato.

Esulando da qualsiasi forma morbosa di campanilismo  e mantenendo quel senso di obiettività che informa il presente lavoro, non posso esimermi, anche perché ciò conduce a deduzioni di un certo interesse, dal mettere in rilievo l'abilità e la capacità tecnica di tutti quegli individui che nel Comune  esplicano la loro opera intellettiva a vantaggio dell'agricoltura. Si deve a tale abilità appunto, se da qualche decennio a questa parte, l'industria razionale del bestiame, gareggia e vince quella delle altre zone nella Regione; se è stato possibile raggiungere quella media di produzione granaria che già ho riportato; se l'agricoltura si esplica nella sua forma più utilitaria. - Una tale osservazione mi permettere di giungere anche ad una considerazione di indole sociale; quella cioè che i coloni hanno la tendenza di rimanere coloni allo stato di mezzadro. Come spiegare infatti che numerosi coloni mezzadri,  proprietari di uno o più fondi, anziché trasformarsi in piccoli proprietari coltivatori rimangono coloni? Stando a quanto su tutti i libri è dato leggere, stando a quella famosa tendenza che spinge il contadino a liberarsi dal giogo del proprietario; come se questi lo considerasse come un suo schiavo opprimendolo con la sua potenza; si dovrebbe senz'altro ammettere che tali coloni mezzadri, non appena proprietari, dovessero mutare la loro condizione sociale per trasformarsi, per raggiungere cioè quel gradino più elevato che, si crede e si dice, il piccolo proprietario coltivatore  occupa nei confronti del colono mezzadro. Invece tutto ciò non avviene, e non certo per l'insufficienza della proprietà a mantenere la famiglia giacché numerosissimi sono gli esempi della  infondatezza su cui la eventuale obiezione potrebbe basarsi. Perché allora? Ma perché il colono mezzadro ha conosciuto appieno l'abilità di chi lo dirige; nel tecnico ha posto tutta la sua fiducia ed ha la certezza che, attraverso la sua opera, possa giungere a lui il massimo tornaconto. Non solo questo, ma il colono mezzadro che rimane tale pur essendo proprietario, apprende dal tecnico, e ciò che esso apprende non utilizza solo per il fondo che coltiva, bensì applica ai fondi che possiede, potendo così trarre da essi quel maggior rendimento che non avrebbe potuto ottenere se in balia di se stesso o quasi si fosse trasformato in piccolo proprietario coltivatore.

Tutto ciò avviene con particolare risalto nelle grandi proprietà e nelle medie che più si avvicinano alle prime. Anticipando, quanto forse avrò occasione di dire nelle conclusioni e riferendomi a quanto sinora ho detto, esulando da numerose altre considerazioni che farò, appare già come la grande e  media proprietà. e più la prima che la seconda, così come esse sono organizzate, così come esse vivono nell'ambiente studiato, siano le forme che meglio delle altre assicurano un maggior reddito, assicurano un maggior prodotto netto, modellano cioè l'agricoltura nel suo tipo più utilitario.

martedì 15 febbraio 2022

Piazza del Plebiscito. Ricorrenza della Repubblica Romana

 


l 9 febbraio a ricordo della costituzione della Repubblica Romana del 1849,si è svolta in Piazza del Plebiscito ad Ancona un breve cerimonia con apposizione di corone; erano presenti il Prefetto, il Questore, un rappresentante del Sindaco della città e di altre associazioni.

Il nostro labaro era presente, portato dal Vice Presidente Prov.le Massimo Ossidi e dal Socio Vasco Belogi .




 

domenica 30 gennaio 2022

Le Famiglie ebree di Ancona. La Famiglia Ascoli


 ASCOLI FERRUCCIO

(1898 - 1944)

 Scrittore giornalista insigneFerruccio Ascoli, laureato in scienze politiche e giuridiche, fu fervente nazionalista e fondatore del giornale "La Prora". Diresse per alcuni anni iquotidiano anconetano "Corriere Adtiatico" e, per ragioni razziali, gli fu poi imposto di lasciare tale direzione.

Nel 1944durante un'azione di rastrellamento dparte delle truppe tedesche occupanti, fu da queste catturato e deportato nel famigerato campo di concentramento di Auschwitz, dove fu poi ucciso in una camera a gas e successivamente cremato.

 ASCOLI GUIDO ROBERTO

(1870 -1965)

 Roberto Ascoli, figlio di Giuseppe di Leone, e di Elisa Costantini, nacque ad Ancona 1'11 luglio 1870.

Avvocato e valente scrittore, fu discepolo del poeta conterraneo Filippo Barattani. Di versatilissimo ingegno, critico arguto e ottimo conferenziere, inostro si affemò ben presto nel poetare e nel tradurre.

La produzione letteraria di Ascoli - meritevole il suo lavoro: "Le rime" – la sua opera di traduttore del grande Shelley, furono assai lodate dal Carducci, Chiarini, Oietti, Croce e altri chiarissimi letterati italiani dell'epoca.

Roberto Ascoli fu uno dei primi avvocati del foro anconitano e ben presto acquisì la carica di Avvocato Generale Erariale. Morì ad Ancona nel 1965, alla venerabile età di 95 anni.

 

 ASCOLI  MARCHETTI GIULIO

(1858 - 1916)

 Artista teatrale nel campo operettistico, Giulio Ascoli Marchetti, il cui vero nome era Ascoli Mario, fondò una sua compagnia teatrale che, incontrastata, saffer in quell'epoca in tutta l'Italia e anche all'estero. Memorabili le sue recite al teatro Vittorio Emanuele di Ancona nel Gennaio 1902, dove siesibiva anche la sua bravissima consorte Silvia Gordini Marchetti. La compagnia Marchetti raggiunse un successo talmente eccezionale che veniva invitata dai maggiori teatri europei e del Sud America.

Il notocritico teatrale Michelotticonsiderò il nostroconcittadino “il miglior caratterista buffo nel campo dell'operetta per l'originalità delle trovate, per l'abbondanza degli spunti comici e per caustici giochi dello spirito”.

Nell'anno 1900 il nostro progettò ed attuò la costituzione di un'altra compagnia artistica alla francese, riuscendo a sollevare a dignità di arte la produzione operettistica di allora e meritando il titolo di E1mete Novelli dell'Operetta”.

 

 

 (Dal Volume di Fedecostante: gli ebrei di Ancona)