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mercoledì 29 giugno 2022

Osimo ela questione agraria. Il Contadino Osimano


 

Osimo e la Questione Agraria. /2

La premessa di uno studio. IL contadino osimano.

 

Terminate le celebrazioni per la traslazione della Salma del Milite Ignoto da Aquileja a Roma, e raccolto introno all’evento il massimo consenso possibile, il passo successivo nella scena politica nazionale italiana era concretizzare, in quel fine 1921 i risultati della Vittoria nella Grande Guerra, ovvero si era creato un clima di aspettative e di fiducia affinchè i tanti sacrifici fatti, i lutti subiti e sopportati avessero compenso in qualche cosa di tangibile. Il re nel suo proclama dell’8 novembre 1917, nei giorni più cupi del ripiegamento dall’Isonzo al Piave, quando tutto sembrava perduto, in un proclama all’Esercito ed al Popolo Italiano promise senza mezzi termini e a chiare lettere che, se la vittoria fosse stata conseguita, si sarebbe affrontata la annosa questione agraria, che dall’Unità per oltre 60 anni era stata il nodo di contrasto tra le classi dominanti, con gli agrari in testa, e le classi proletarie, con i contadini in testa.

 Un illustre figlio di Osimo, che nel campo della Agricoltura sarà protagonista di importati stagioni a cavallo della Seconda guerra Mondiale, Filippo Scarponi, scelse come tesi di laurea, nell’Anno Accademico 1929 -1930 di affrontare nei suoi dettagli quello che sarebbe stato il nodo non sciolto degli eventi del 1922: la mezzadria. Il Titolo della tesi è “

Il Colono Mezzadro ed il Piccolo Proprietario Coltivatore in un Comune Rurale di una provincia marchigiana.” Inutile dire che il comune rurale era Osimo e l’oggetto della tesi era l’analisi socio-economica delle due figure enunciate: il colono mezzadro e il piccolo proprietario coltivatore. Dalla lettura della tesi, che sarà il filo conduttore delle nostre note per questo giornale, emerge uno spaccato della società osimana sia nelle sue componenti cosiddette “ricche”, cioè il proprietario terriero che vide del capitale “terra” che di colui che in varie forme presta “il lavoro”, cioè il contadino. Anticipando quelle che potrebbero essere delle conclusioni, entrambe le categorie, sia i “ricchi” che “i contadini con questo sistema attraverso i sistemi adottati, come la mezzadria avevano un rapporto costo/efficacia molto basso. Cioè a dire i “ricchi” non erano poi così ricchi come si poteva credere, avendo loro grosse difficoltà; ed i contadini, nonostante l’impiego di tutta la famiglia, di tutte le braccia disponibili della famiglia, anche dei minorenni, non riuscivano ad uscire dalla povertà cronica che avevano ereditato dai loro padri. Difendere questo sistema fu uno degli errori più gravi di allora; basti vedere gli sviluppi che si ebbero dal 1848/1849 quando fu risolta la questione agraria quanta ricchezza arrivò per entrambi le parti.

Questo, a latere, presenta Osimo come era negli anni trenta, uno spaccato della realtà osimana che Filippo Scarponi descrive con precisione ed oggettività Dato il costume del tempo, però, la presentazione del lavoro non poteva non avere una certa qual forma retorica.

“Con le più alate parole, che la fantasia è capace di dettare, con le concezioni sublimi della loro mente eletta, poeti antichi e moderni, prosatori illustri, giornalisti emeriti, hanno cantato e cantano le lodi dell’uomo, che alla terra dedica la sua intelligenza e che su essa sparge le gocce della sua fronte. Hanno cantato questo lavoratore, immerso nella pace feconda del campo, con il torace allargato nel respiro ampio, nelle cui braccia nude i muscoli poderosi risaltano, come se uno scalpello l’avesse cesellati nel marmo; hanno veduto di esso la parte poetica, la parte sentimentale. Questo hanno fatto i poeti, le anime elette. Poco però gli studiosi sono entrati nell’intimo della vita di questi individui, hanno studiato la loro esistenza, hanno veduto le loro condizioni. SE qualche lavoro si nota in tal senso, prima della guerra rari o quasi nulli invece, sono quelli che si trovano oggi dopo il fenomeno bellico. Quindi se ancora nelle deduzioni eventuali noi ci riportassimo a quelle notizie prebelliche, commetteremmo un errore fondamentale, giacché molteplici fattori, concomitanti hanno influenzato l’agricoltura italiana, sì da modificarne sostanzialmente la vita. E’ necessario pertanto conoscere intimamente questa massa poderosa, per saper dettare ad essa giuste leggi; è necessario studiare profondamente la vita di questi artefici, molte volte inconsapevoli, del benessere nazionale. Come raggiungere questo scopo Le monografia di famiglia ci offrono il mezzo migliore.”

Rileva come la guerra ha cambiato tutti i parametri e nel 1930 il contadino non è più quel dell’anteguerra. Rileva anche il dato essenziale che il contadino era l’artefice del benessere nazionale, in una società come quella di allora, sostanzialmente basata sull’agricoltura.

(continua)

 

venerdì 10 giugno 2022

Osimo e la Questione Agraria 1.

 


 Osimo e la Questione Agraria. /1

Il Milite Ignoto vincitore della Grande Guerra. Il significato Politico

 

Le Celebrazioni per il 1° centenario della traslazione del Milite Ignoto hanno portato alla luce uno degli snodi più importanti e difficili della Storia d’’Italia: la soluzione della questione agraria. Sembra un paradosso, ma in una analisi anche superficiale questo collegamento è lapalissiano.

Nel momento più tragico delle giornate seguite a Caporetto, il Re in un proclama all’Esercito ed alla Nazione in toni chiari e precisi prometteva che, se si fosse resistito, e l’Italia fosse uscita ancora unita dalla guerra in corso e vittoriosa, avrebbe affrontato la questione agraria. Ovvero avrebbe dato la terra a chi la coltivava, sconfiggendo una volta per tutte il latifondo, la mezzadria ed ogni altro sfruttamento di altri del lavoro agricolo prestato.

La promessa fu creduta da un esercito che oltre il 70% era composto da contadini. Il ragionamento del soldato-contadino era semplice: se sopravvivo a questa guerra, ho un futuro sulla mia terra; se muoio questa andrà ai miei figli. Gli Austriaci furono fermati, e poi sconfitti. La Guerra fu vinta. Nel 1919 Giulio Douhet, uno dei pensatori più insigni del novecento italiano, propone una idea che era rivoluzionaria. Tutte le guerre hanno un vincitore e dall’antichità questo vincitore era il Generale, il Dux, che ha diritto al bottino. I Romani gli decretavano il trionfo in Campidoglio e tutte le ricchezze che aveva conquistato. Douhet propone che il vero vincitore della Grande Guerra  sia l’umile soldato, per giunta ignoto, che ha dato tutto e in cambio non ebbe nemmeno una croce. Nasce l’Idea del Milite Ignoto. Ognuno di noi conosce i dettagli di questa proposta che si realizza dal 28 ottobre al 4 novembre 1921.

Il Soldato è scelto fra undici soldati ignoti e, con tutto il popolo che partecipa,  viene accompagnato a Roma e sepolto ai piedi del padre della Patria, Vittorio Emanuele II.  IL Risorgimento era compiuto. Il Padre aveva fatto l’Italia, il figlio aveva fatto gli Italiani.

 All’indomani delle celebrazioni bisognava passare ai fatti. Il Re doveva mantenere la sua promessa. Gli anni violenti del primo dopoguerra si inaspriscono. Le classi agiate non accettano che i profitti di guerra siano divisi fra tutte le classi; gli agrari e i latifondisti si mobilitano. I partiti di sinistra rispondono con la medesima violenza.

 In pratica si doveva affrontare il nodo agrario, in una Italia sostanzialmente agricola e pre-industriiale. La questione era sul tappeto dall’Unità d’Italia. Brixio a Bronte da una dimostrazione di come la borghesia intende mantenere i suoi privilegi, viene poi Andrea Costa ed il socialismo in Romagna e la tassa del macinato, a cui si risponde nel 1996 con i cannoni di Bava Beccaris. La settimana rossa ha, soprattutto in Romagna, una base di rivendicazione contadina, anche se i comunisti di oggi la rivendicano in quel solco di interpretazioni della storia già scelto dai fascisti di appropriarsi di valori e meriti altrui.

La terra deve rimanere ai padroni e i contadini devono solo lavorare. Una delle cause per cui esponenti della sinistra progressista vogliono la guerra, tra cui Filippo Corridoni, è la speranza che con la guerra si riesca lì dove gli scioperi di oltra un decennio avevano fallito.

Ora il tempo era arrivato: il Re aveva promesso l’8 novembre 1917 e doveva mantenere la sua parola, in quanto la guerra era stata vinta, e vinta dal soldato ignoto, espressione delle classi inferiori, soprattutto quella contadina

Il nodo da sciogliere era la mezzadria, uno strumento in cui, come vedremo in note successive, portando esempi di famiglie contadine di Osimo sia il mezzadro che il piccolo proprietario terriero, nonostante durissimo lavoro che impegnava la sua famiglia allargata, non riusciva a trova un benchè minimo reddito per se, dovendo daer la metà dei profitti  al “padrone” che forniva “il capitale” ovvero la terra e che si sottraeva il più delle volte ad uno dei suoi obblighi più importanti, quello di apportare miglioramenti e strumenti innovativi. IL risultato era una sostanziale povertà generale, sia degli uni che, relativamente, degli altri.

Le famiglie cosiddette benestanti di Osimo basavano tutta la loro ricchezza sulla agricoltura, non essendo possibile considerale le oltre 35 filande che erano presenti sul territorio osimano una attività industriale vera e propria. In quel 1921 le speranze, attraverso le cerimonie del Milite Ignoto, in cui da una parte si vedeva che i sacrifici fatti avevano dato i suoi frutti come costruzione della Unità Nazionale, ma ora era arrivato il momento di affrontare le questioni economiche e quindi dare un senso a questi sacrifici, dall’altra, inorgogliti dannunzianamente nella vittoria, ferreamente e graniticamente si voleva mantenere lo “status quo”.

La partecipazione alle cerimonie in Osimo del Milite Ignoto, come nel resto delle Marche e del Paese,  fu massiccia, ognuno in cuor suo allevando la speranza che il futuro fosse migliore degli anni appena passati.

 

 

giovedì 28 aprile 2022

Il Nostro granello di sabbia

 

 Da La Meridiana, Anno XXVII, n. 16 (1251) 23 aprile 2022


Dopo le vicissitudini a cui siamo stati costretti a causa della pandemia, in questo inizio di primavera può finalmente partire una iniziativa che era stata predisposta prima della emergenza covid. Iniziativa che consiste nel dare spazio ad una attività finalizzata a creare spazio e luogo per riflettere sui valori che, almeno secondo noi, dovrebbero essere fondanti del vivere civile al di sopra delle ideologie e delle convinzioni di parte. Un foro di riflessione esclusivamente a livello culturale. In pratica si tratta di dare spazio alla attività di una istituzione che nel prossimo 2023 raggiunge i cento anni di vita e che in questo lungo percorso ha attraversato tutta la storia italiana ed è sopravvissuto a tutte le tempeste grazie a quei valori, di cui è permeata, che abbiamo sopra definito fondanti. Stiamo parlando dell’Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare

 

Ovviamente con la nostra iniziativa siamo in una dimensione minimale, quasi un granello di sabbia in una spiaggia vastissima, dinanzi ad un mare, che in questo tempi e sempre in tempesta.

 

L’Istituto del Nastro Azzurro fu fondato a Roma il 26 marzo 1923, questo per ricordare che 90 anni prima, il 26 marzo 1833, Carlo Alberto, Re di Sardegna, con Regio Viglietto istituiva la Medaglia d’Oro e la Medaglia d’Argento al Valor Militare.  Non nacque dalla sera alla mattina. Nell’immediato dopoguerra sorse una “Legione Azzurra, che negli anni tristi del primo dopoguerra voleva svolgere nella società opera di persuasione e di conciliazione al fine di riuscire a superare i fortissimi contrasti che la vittoria nella Grande Guerra aveva portato. Contribuì  la Legione Azzurra alla affermazione della idea di Giulio Douhet che vide la traslazione e tumulazione di un Solato Ignoto all’Altare della Patria, segno indelebile che la guerra era stata vinta dall’umile soldato. In tutta la storia dei popoli è l’umile soldato che vince o perde le guerre, le sfide, le pandemie, ma spesso non è riconosciuto scippato di queste vittorie da vertici senza scrupoli. Con la costituzione delle Corti d’Onore L’Istituto riuscì a cancellare la piaga del “duello” in gran voga i quegli anni.

Il 26 aprile 1926 viene pubblicato il primo numero del periodico “Il Nastro Azzurro”. Con R.D. 31/05/1928 l’Istituto viene dichiarato Ente Morale. Sono Soci d’onore 108 Provincie e Comuni, di cui 51 Decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare e numerosissimi Reparti delle Forze Armate. I Decorati dell’Ordine Militare d’Italia, i decorati di Croce d’Onore alle vittime di atti di terrorismo o di atti ostili in operazioni militari e civili all’estero, e di medaglie al valore dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, possono far parte dell’Istituto quali soci ordinari.

L’Istituto apolitico ed apartitico si prefigge di: nobilitare il segno del valore, affermare ed esaltare il valore le virtù militari italiane, tutelare il rispetto e l’amore per la Patria; ravvivare il ricordo degli eroismi compiuti, assistere gli iscritti e tutelare gli interessi morali e materiali della categoria. L’Istituto è retto da un Consiglio Nazionale, eletto ogni 4 anni dai Presidenti delle 82 Federazioni Provinciali riuniti in Congresso Nazionale. I Soci assommano attualmente a 5324. Dal 2014, su iniziativa del presidente Carlo Maria Magnani, è stato istituito il Centro Studi sul Valore Militare - CESVAM, che, tra gli altri, ha il compito di promuovere ricerche e studi sul Valore Militare e sulla funzione attuale dell’Istituto nella società. Proprio il CESVAM, tra le altre iniziative (info www.cesvan.org) attraverso la Federazione Provinciale di Ancona ha promosso l’iniziativa di promuovere qui a Osimo un punto di divulgazione, a premessa di attività di più ampio respiro quali presentazioni di libri, conferenze, mostre ed altre iniziative culturali in sinergia con associazioni e istituzioni di Osimo con cui già si è instaurato un proficuo rapporto di collaborazione. Scendendo sul pratico si è attivata su questo versante la collaborazione con La Meridiana, che consideriamo la vetrina del dibatto socio-culturale di Osimo, e dal 25 aprile 2022 si attiva, riprendendo una desueta ma molto efficace soluzione del secondo dopoguerra, l’ edizione di un “Giornale Murale” che sarà pubblicato con cadenza decadale attraverso l’attivazione di una “vetrina” fissa approfittando del fatto che Osimo ha questa bella organizzazione delle bacheche pubbliche poste nei luoghi di incontro cittadini. Mentre sulla Meridiana si approfondirà i concetti nel taglio di sintesi sua caratteristica, nella Bacheca compariranno  elementi iconografici e didascalici sullo stesso argomento, creando una simbiosi che si integrano a vicenda. “Il Giornale Murale”, sostenuto e ampliato dalla “La Meridiana” si va ad aggiungere alle altre pubblicazione dell’Istituto, che sono il “Periodico”, bimestrale “ la rivista I “Quaderni”, trimestrali, tutti e due su edizione su carta, i “Quaderni on Line”, quotidiano, sulla rete, il sito (www.Istitutodelnastroazzurro,org”) e la Piattaforma Cesvam (www.cesvam.org).

Lunedi 25 aprile il primo numero del “Giornale Murale” sarà in bacheca dedicato al partigiano combattente cattolico Teresio Olivelli, Medaglia d’Oro al Valore Militare, ricordando questa data anniversaria con le parole di Ruggero Zangrandi sulla crisi armistiziale del 1943: il comportamento di capi vili ed inetti dovrà essere compensato dal sacrificio di milioni di uomini umili, i quali non riceveranno nulla in cambio, nemmeno il ricordo del loro sacrificio. Teresio Olivelli è uno di questi.

 

 

lunedì 18 aprile 2022

Rivista QUADERNI, Supplemento XX, 2021, n3, 20° della Rivista CESVAM REPORT Settembre 2019 Agosto 2021

 


SOMMARIO

Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3,

20° della Rivista “Quaderni”

www.istitutodelnastroazzurro.it

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

www.cesvam.org

 

CESVAM REPORT.  SETTEMBRE 2019 – AGOSTO 2021

 

1.      INTRODUZIONE

La necessità di un Report.

 

2.      STRUTTURA DEL CESVAM

a.       Istituto del Nastro Azzurro Ente Morale

Statuto; Regolamento

b.      Lo Statuto del CESVAM

c.       Il Regolamento del CESVAM

d.      Il Verbale  costitutivo del CESVAM del Consiglio Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro

 

3.      ATTIVITA’ DEL CESVAM

Editoria

a.       La Emeroteca del CESVAM

b.      L’Archivio-Biblioteca del CESVAM

c.       I Progetti di Ricerca. La realizzazione e la finalizzazione

Ricerca

d.      Le attività in essere.

e.       La Rivista “Quaderni del Nastro Azzurro”

f.        I “Quaderni On Line”

g.      I Blog di carattere storico, estensione di ricerca

h.      I Blog di carattere geografico, estensione di ricerca

i.        I Blog di carattere associativo e divulgativo

j.        I CESVAM Papers, collana “occasional” di pubblicazioni

k.      I Libri della Collana del Nastro Azzurro”

Didattica

l.        L’Attività didattica per Master di 1° e 2° Livello

m.    L’Attività didattica per Corsi di Formazione

Divulgazione

n.      Il Sito dell’Istituto del Nastro Azzurro. Concorso alla Gestione

o.      La Piattaforma del CESVAM. Lo strumento di divulgazione al passo con i tempi

p.      I Convegni e le Conferenze

q.      Gli “Incontri con l’Autore”

r.       Collaborazione con Enti, Istituti, Accademie, Università. Il Confronto

 

4.      CONCLUSIONE

. Lineamenti per il futuro

5.      IL PERIODICO “NOTIZIARIO DEL NASTRO AZZURRO

 

Nota redazionale:

Questo numero della Rivista “QUADERNI” come si può notare, pur mantenendo la struttura base, non porta la tradizionale suddivisione “Il mondo da cui veniamo: la memoria” e “Il mondo in cui viviamo: la realtà d’oggi” e le relative rubriche. Questo per lasciare lo spazio al Report del CESVAM, Questo Report, come ampiamente si è riportato nel Report stesso, vuole essere una documentazione fattiva della risposta che la Presidenza Nazionale ha voluto dare, con il Report pubblicato nel 2019 (N. 3° della Rivista, Supplemento XIII, Luglio-agosto 2019) alla lenta crisi che aveva attanagliato l’Istituto culminata, in chiave di retrospettiva storica, con l’anno 2014, considerando il 2015 l’anno della svolta a cui tutti hanno dato un ampio contributo. Questo numero della Rivista vuole essere la continuazione del Report per il quinquennio settembre 2014 – agosto 2019, mantenendo la stessa articolazione ed aggiornandone i contenuti per il periodo di riferimento. Si vogliono fornire elementi di riflessione sulle scelte fatte, sui successi ottenuti, sugli scostamenti da correggere, per proseguire, in vista degli anni futuri, verso una affermazione dell’Istituto sempre più ferma e decisa.

(massimo coltrinari)

 

I di Copertina: Lo stemma del CESVAM


 

Info:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

Il presente numero può essere richiesto gratuitamente in formato digitale. Su carta (fino ad esaurimento  copie ed addebito spese postali)   previo versamento di euro 5 a copia in bianco e nero e euro  10 a copia a colori da versare su conto corrente postale n. 25938002 intestato ad Istituto del Nastro Azzurro  oppure su C.C. Bancario BPER Banca Piazza Madonna di Loreto 24 C.C.703202000000002122 IBAM IT 85P0 5387 0320 200000000 2122.

mercoledì 6 aprile 2022

Associazione di Storia Contemporanea Senigallia Programma di Aprile 2022

 

APRILE 2022

LA FRASE del MESE

Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo,

 abbiamo sempre una mela per uno.

Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ce le scambiamo,

allora abbiamo entrambi due idee.

GEORGE BERNARD SHAW

Gent.me Socie e Soci,

ecco gli incontri previsti nel mese entrante.

Stiamo promovendo, in particolare, il libro G. Mazzini, Dei doveri dell’uomo, citato di seguito, e chiediamo a tutti i docenti di ogni ordine e grado della penisola di ospitare il curatore o un nostro socio/a per dedicare un’ora scolastica al tema; ovviamente doneremo alla classe una copia dell’opera, che invieremo subito (basta una semplice richiesta alla casella di posta associativa) al docente. Alcuni incontri si sono già tenuti, altri sono previsti. Non mancate di sostenere questa iniziativa, a costo zero.

Cordiali saluti.

Marco Severini

Presidente ASC

 

1)      martedì 7 aprile, ore 17.00, Senigallia, Teatro Portone, incontro organizzato da ASC-Scuola di Pace e ANPI-Senigallia, Testimonianze sulla guerra russo-ucraina. Coordinano Marco Severini, Daniele Marzi e Leonardo Giacomini che dialogano con il socio-prof. Stefano Aloe (Università di Verona).

2)      martedì 8 aprile, Ancona, Libreria Fogola, ore 18.30, presentazione della nuova edizione (5a) del Dizionario biografico delle donne marchigiane (1815-2022), a cura di L. Pupilli e M. Severini (Ed. Il lavoro editoriale, 2022). Presenta Simona Rossi. Intervengono i curatori e alcuni tra gli autori e le autrici del volume.

3)      martedì 14 aprile, Senigallia, Sala Conferenze della Biblioteca Comunale “Antonelliana”, presentazione del libro di Andrea Pongetti, Non solo un gioco. Le Marche del calcio, Il lavoro editoriale, 2019.

4)      mercoledì 27 aprile, Ancona, Archivio di Stato di Ancona (via Maggini, 60), presentazione del libro G. Mazzini, Dei doveri dell’uomo, a cura con introduzione di M. Severini, introduzione di A. D’Alessandro, Aras, Fano 2022.

5)      venerdì 29 aprile, Ancona, ore 17.00,  Libreria Fogola, ore 18.30, presentazione del libro di Marco Severini, Da Conte a Draghi. Problemi e scenari del biennio pandemico, Ed. Aras, Fano 2022. Dialoga con l’autore l’avv.to-socio Michele Servadio.

6)      sabato 30 aprile, Macerata, Radio Nuova inblu, ore 12.00, Morena Oro intervista Lidia Pupilli sul Dizionario biografico delle donne marchigiane.

sabato 19 marzo 2022

Giuseppe Alabastro. Il Piano Polacco per la conquista di Ancona

 


 

La situazione tattico-operativa: una occasione non colta.

 

Il II Corpo d’Armata Polacco, che sostituisce nel versante adriatico il I Corpo d’Armata Britannico, è duramente provato a Cassino ed ha bisogno di organizzarsi, tantochè il gen. Anders, per non usurarlo troppo ed andare incontro a spiacevoli sorprese, impiega una sola divisione, la Karpatica, lungo la litoranea, tenendo praticamente in riserva il resto del Corpo.

All’interno la manovra è affidata al Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.). Inizialmente, oltre Pescara, del Corpo Italiano di Liberazione è operativa solo la 184a compagna motociclisti della Nembo, che si dirige prima verso l’Aquila e poi verso Teramo. Sono zone praticamente sgombre di Tedeschi, tranne qualche elemento ritardatore. I soldati della Nembo invitano la popolazione a dare un contributo sostanziale al ripristino delle strade. Quando il grosso del Corpo Italiano di Liberazione si mette in marcia, questa funzione risulterà essere ben assolta.

Il fronte adriatico, quindi, vede lungo la litoranea l’avanzare della divisione Karpatica, ed all’interno il Corpo Italiano di Liberazione. Questi, nell’avanzata, mostra tutti i suoi limiti oggettivi, il principale del quale è il fatto che non è motorizzato, per cui in realtà su mezzi, autotrasportata, si muove solo la Nembo, scaglionata in profondità.

Questo dello scaglionamento in profondità delle truppe è una caratteristica dell’impiego del Corpo Italiano di Liberazione in quanto il pericolo sul fianco da parte dei Tedeschi è praticamente inesistente.

Scrive Massimo Mazzetti:

 

“…..per cui abbiamo sempre una forza rilevante a sinistra non si sa bene perche. Comunque è chiaro, che la forza d’urto di queste unità, l’una scarsamente motorizzata e l’altra duramente provata, non poteva essere trascinante, anche se l’avanzata procede bene in effetti, però, la prima resistenza, è nell’area di Filottrano, rappresenta per gli Italiani l’unico grande combattimento che hanno sostenuto. Per quanto riguarda i Polacchi, le cose sono un po’ diverse...”[1]

 

I Polacchi combattono in Italia, pensando alla Polonia; devono conseguire vittorie sul terreno da far pesare poi sul piano politico a vittoria ottenuta. Questo si sposa con l’interesse britannico a non dare per contro agli Italiani opportunità atte a conseguire sul terreno vittorie che poi sarebbero imbarazzanti sul piano politico. Su questo interesse di fondo si basa il piano generale dell’azione su Ancona, che prevedeva l’azione sostanzialmente sviluppata solo dai Polacchi nei tratti principali, lasciando agli Italiani, di cui non si può fare a meno, quelli secondari.

L’azione principale, quella di rottura, viene svolta dai Polacchi stessi; agli Italiani vengono affidati compiti di copertura e sicurezza del solo  fianco sinistro d’attacco; quello destro non esiste in quanto vi è il mare, ove si è costretti a sostenere solo piccoli scontri, ma in cui - come vedremo - verranno svolti compiti di inganno ed occultazione.

 

Scrive ancora Massimo Mazzetti:

 

Non mi sembra che il comando del Corpo di Liberazione Italiano si sia reso conto, preoccupato come era solo di limitare le perdite, che in realtà c’erano dei problemi più gravi, i tempi d’arresto imposto dai Tedeschi avevano un motivo ben preciso, cioè di far perdere tempo. Quando gli Americani sono arrivati ormai all’Arno, quando gli Inglesi si sono avvicinati a Firenze, questi ultimi si sono resi conto, ed è il Comando dell’VIII Armata, non la testa gloriosa del Comando del Gruppo d’Armate, (il Maresciallo Harold Alexander, n.d.a), che si rende conto che la direttrice di penetrazione più facile è quella adriatica. Allora viene ritirato il Corpo di Liberazione Italiano, e viene sostituito da una serie di unità di punta canadesi, che dovevano impartire il colpo d’ariete.” [2]

 

In questa situazione, l’errore di Alexander è di non aver compreso che la direttrice adriatica era la più redditizia, attirati come sono i Comandanti alleati abbagliati dal miraggio di arrivare a liberare Roma per primi, come accadde al gen. Clark, ed allo stesso Alexander, Firenze, per trovarsi poi ai piedi degli Appennini al termine della stagione estiva.

 Mazzetti - e non si può non concordare con lui - muove una critica al Comando del Corpo di Liberazione Italiano attribuendo ad Utili ed a tutto il suo Stato Maggiore il demerito non solo di non aver afferrato l’importanza di non subire perdite e di non esporsi a rischi come quello dal quale è derivata la disfatta di Montelungo, ma anche il non aver saputo cogliere l’importante occasione di intervento operativo venutasi a creare a seguito sia degli errori strategico-decisionali di Alexander che dall’assenza di presidio nemico sul territorio, determinatesi con il ritiro tedesco dal settore adriatico.

Nel sopra descritto contesto, estremamente importante e vantaggioso per gli Italiani si palesava un eventuale accreditamento  a punta di diamante dell’offensiva, dapprima su Ancona e poi verso la Linea Gotica, e ciò non solo in termini di rinnovamento motivazionale, bensì anche e soprattutto perché una rapida avanzata sul versante adriatico avrebbe certamente dato una svolta decisiva verso la fine della guerra in Italia.

La mancata comprensione ed attuazione di tale circostanza ha condizionato tutto l’operato del Corpo Italiano di Liberazione nell’estate del 1944.

 

Utili, dopo la battaglia di Filottrano, avrebbe potuto e dovuto con fermezza tentare di convincere Anders all’utilizzo del Corpo Italiano di Liberazione, al fine di poter svolgere un ruolo attivo e fondamentale nella conquista di Ancona. Le posizioni tedesche sul Monte della Crescia, perno della difesa tedesca, potevano essere attaccate e la partecipazione a ciò, insieme ai Polacchi, avrebbe dato ampio lustro sia al Corpo Italiano di Liberazione che all’Italia.

 

Queste riflessioni, naturalmente, non cambiano il corso della Storia, ma sottolineano come il  Corpo Italiano di Liberazione, dopo Filottrano, abbia perso una concreta occasione per essere protagonista dell’attacco diretto su Ancona. Per contro, tuttavia, troppo debole era il tessuto tattico-operativo di provenienza, troppo labile il potere del Capo di Stato Maggiore Generale maresciallo Messe e ancora più fragile il potere politico. Non si poteva rischiare quel poco che Filottrano aveva dato in termini di prestigio, investendolo in azioni certamente di ampia redditività politico-strategica, ma tali da andare ben al di là delle risorse con le quali il Corpo Italiano di Liberazione stava già affrontando la difficile situazione tattica nella quale era venuto a trovarsi.

Il Corpo Italiano di Liberazione partecipò, dunque, all’attacco di Ancona, accontentandosi tuttavia di un ruolo subalterno nel quadro delle operazioni, con una partecipazione di bassissimo profilo, al fine di evitare il rischio di un'altra Montelungo.  

 

 

 

 

 

 



[1] Mazzetti M., Aspetti operativi della campagna primavera-estate 1944, in Atti del Convegno di Studi, Corinaldo 22.23.24 Giugno 1994, Sala Grande del Comune, Roma, Centro Studi e Ricerche sulla Guerra di Liberazione, Scena Illustrata Editrice, 1996.

[2] Mazzetti M., Aspetti operativi della campagna primavera-estate 1944, cit.. Secondo Mazzetti, …”la mancata comprensione dell’utilità della direttrice adriatica, ha provocato  il prolungamento  di alcuni mesi, quelli invernali 1944-1945, della guerra in Italia. Questo perché, se la gravitazione sulla linea adriatica fosse stata operata fin dall’inizio, avrebbe dato la possibilità alle truppe alleate di trovarsi al di là della linea degli Appennini, prima che le piogge bloccassero ogni cosa, avrebbe permesso di muovere senza troppe difficoltà come avverrà, in fondo, nell’aprile dell’anno dopo”.

giovedì 10 marzo 2022

l'Etica Femminile


 

Una vittima della furia nazista. Alberto Trionfi. La traslazione dei resti mortali al Cimitero di Ancona

 


GENERALE ALBERTO TRIONFI

Sabato 29/01/2022 sono stati traslati i resti del generale Granatiere A.Trionfi, pluri decorato al VM.

La cerimonia si è tenuta al campo militare dei caduti della seconda guerra mondiale nel cimitero di Tavernelle di Ancona con la presenza di autorità civili e militari, rappresentanti di alcune associazioni d’arma e del Labaro dell’Istituto del Nastro Azzurro.

Una breve storia del decorato: nasce a Jesi (Ancona) il 2 luglio 1892 da antica e nobile famiglia ed inizia la carriera delle armi il 7 novembre 1911 quale allievo volontario alla Scuola Militare di Modena da dove uscì sottotenente dei Granatieri il febbraio 1913.

Dall’aprile 1914 al marzo 1916 fu in Libia ove conseguì la promozione a Tenente (luglio 1915). Durante la Prima Guerra mondiale fu ferito tre volte ricevendo una medaglia di bronzo al Valor Militare.

Dal 1924 al 1926 frequentò con successo i corsi della Scuola di Guerra a Torino. Promosso maggiore nel gennaio 1927, venne destinato al Corpo di Stato Maggiore e successivamente al Comando della Divisione di Napoli nel gennaio 1931.

Tenente colonnello nel maggio 1932 e nel 1935 capo della Delegazione Trasporti di Napoli. Nel 1936 viene trasferito al Corpo di Armata di Napoli come sottocapo di Stato Maggiore.

Promosso colonnello nel 1937 assunse il Comando del Terzo Reggimento Granatieri con il quale nel luglio 1939 partecipò all’occupazione dell’Albania. Nel 1939 fu Capo di Stato Maggiore della Divisione “Siena” a Napoli e nel 1940 fece ritorno in Albania.

Nel dicembre dello stesso anno raggiunse la Divisione “Lombardia” quale Capo di Stato Maggiore. Nel 1941 fu trasferito allo Stato Maggiore, poi al Comando della Difesa Territoriale di Roma e nel settembre al Comando del XVII° Corpo d’Armata.

Nell’ottobre del 1941 ebbe il comando della Scuola Militare di Roma.

Promosso generale di Brigata nell’ottobre 1942, venne destinato al Comando della Divisione “Cagliari” quale comandante della fanteria divisionale in Grecia a Navarino nel distretto di Pylos.

Dopo una breve licenza in Italia,  partì da Roma la mattina del 7 settembre 1943 ed arrivato in Grecia fu preso prigioniero dai tedeschi; non avendo aderito alla RSI, venne internato in Polonia, nel lager 64Z (Oflag 64/Z) situato a Schokken (attuale Skoki).


La prigionia durò dal 30 settembre 1943 al 28 gennaio 1945, quando, in una marcia di trasferimento, in località Kusnica Zelichowaska fu trucidato insieme ai generali Carlo Spatocco, Emanuele Balbo Bertone, Alessandro Vaccaneo, Giuseppe Andreoli ed Ugo Ferrero.

I polacchi del posto interrarono le salme dei generali e le posero nel cimitero locale.

Il 7 gennaio 1956  la salma rientrò on Ancona e venne provvisoriamente posta in una tomba di un parente, fino alla traslazione del 29 gennaio 2022 nel cimitero riservato ai caduti della seconda guerra mondiale. 

Il generale è decorato con 1 Medaglia d'Argento al V.M. e  2 Medaglie di Bronzo al V.M. .

 

( A Cura di Massimo Ossidi, Vice Presidente dell'Istituto del Nastro Azzurro - Federazione di Ancona