Notizie,documenti, contributi,riguardanti la Storia di Ancona e delle Marche.Inoltre contributi e note alla Storia Militare delle Marche sotto l'egida del Comitato Scientifico del Club Ufficiali Marchigiani. E' spazio esterno del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro per la collaborazione il CUM. (Info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
Traduzione
domenica 31 luglio 2022
martedì 19 luglio 2022
Osimo e la questione agraria 3 La Popolazione
La premessa di uno
studio. Osimo negli anni trenta. La popolazione.
L’agricoltura Italiana era la base della ricchezza della
nazione, negli anni dei primi dopoguerra. L’industria non aveva preso quel ruolo
che ebbe bel secondo dopoguerra, nonostante il grande sviluppo che ebbe per
fornire armi e mezzi all’esercito combattente nella grande guerra. Filippo
Scarponi nella sua tesi sostiene che “studiar
ei contadini nell’ambiente in cui vivono è pertanto uno dei compiti della nuova
Economia Rurale Italia, uno dei compiti più importanti che richiederà molto
tempo, ma che porterà vantaggi inestimabili a tutti coloro che dell’Economia
Rurale hanno fatto la loro scienza prediletta, ed attraverso essa cercano di
dare alla Nazione nostra tutto il suo prestigio”
Il tema allora era di grande attualità, che poi negli anni
successivi darà vita a quella che ebbe un ruolo fondamentale negli anni trenta,
quelle che sarebbe chiamate “le battaglie del grano”.
È un presupposto logico alla tesi la descrizione del comune
ove operano poi i contadini oggetti dello studio quello di descrive Osimo negli
anni trenta nei suoi caratteri generali, fisici, demografici, economici,
sociali.
Osimo allora come oggi è in provincia di Ancona e si estende
su una superficie di Kmq 105.403. Posto alla sommità di una collinetta
preapenninica a 265 s.l.m dista in linea d’aria circa 7 km. Il suo territorio è
in prevalenza collinare, disposto su piccoli colli che limitano tra loro brevi
tratti di terreno pianeggiante, fresco e fertile. Tra questi tratti assume la
maggior e importanze quello traversato dal corso del fiume Musone. IL clima
stante la vicinanza al mare, e specialmente per quella parte di territorio
volto a mezzogiorno, si può considerare marittimo, ove le stagioni si
susseguono con una certa regolarità nelle loro variazioni atmosferiche e ove
non si raggiungano limiti di temperature bassissimi od elevati fatta eccezione
della parte nord del territorio più vicina alla catena Appenninica, che è anche
la parte più alta di esso. I venti che dominano sono quelli di tramontana, la
bora di Trieste ed i venti di scirocco. Il centro del Comune dista 19 km dal
capoluogo di provincia e Km. 7,5 dalla propria stazione ferroviaria, situata a
75 m.s.m sulla linea ferroviaria Ancona Pescara. Gli abitanti del Comune erano,
al censimento del 1911 n. 19844, a quello del 1921 numero 19803, al 31 dicembre
1928 numero 20448. La situazione demografica del Comune è riassunta in un
prospetto con dati dedotti dallo Stato Civile. La tabella riporta dati dagli
anni che vanno dal 1911 al 1929 pere mortalità, natalità, Matrimoni,
Emigrazione Interna, Immigrazione Emigrazione transoceanica ed Emigrazione
continentale. In genere i dati riportati sono sull’ordine delle centinaia, con
un range delle varie voci dal 300 a 600. Il commento a questi dati si riferisce
alla emigrazione interna ed alla immigrazione. I valori rispettivi, grosso
modo, si equivalgono nei rispettivi anni ed è lecito ritenere che tali valori
si riferiscono nella loro totalità alla popolazione rurale del Comune. Nel caso
specifico non si può parlare di emigrazione vera e propria, giacché lo Stato
Civile registra sotto tale voce il numero delle persone che annualmente
cambiano la loro residenza passano sotto altro Comune. Orbene, ogni anno nella
zona, si verificano per le più svariate cause, alcuni movimenti e cambiamenti
di famiglie coloniche, che da un fondo vanno a coltivare un altro posto nel
territorio famiglie che precedentemente si trovano sotto la giurisdizione di un
altro Comune. Tali movimenti, anche se chiamati con il termine “emigrazione”
non risentano del concetto che generalmente si concede alla parola indicante il
fenomeno, poiché le famiglie che mutano la loro residenza non mutano l’ambiente
in cui svolgono la loro attività, quindi non variano questa e nelle linee
fondamentali il regime della loro esistenza si mantiene costante. I dati di tale emigrazione sono 477 (1926), 516 (1927), 371 !928) 2 479
(1929) L’emigrazione continentale è un fenomeno quasi del tutto sconosciuto nel
Comune e nella sua popolazione rurale; quasi rarissimi casi che si hanno sono
compresi nella cifra indicante l’emigrazione transoceanica. I dato sono: 98
casi (1926), 104 (1927) 56 (1928) 51 ( 1929). Secondo Filippo Scarponi i dati
di questa emigrazione transoceanica sono trascurabili. Oggi possiamo notare che
da Osimo si emigrava nel continente americano si al nord che al sud. E se si
legge la tabella riporta si evince che l’emigrazione transoceanica da Osimo non
era così trascurabile: nel 1911 era di 209 casi, 320 nel 1912, 223 nel 1913,
anno in cui il dato nazionale era di 4.500.000 italiani emigrane nel nuovo
continente.
domenica 10 luglio 2022
mercoledì 29 giugno 2022
Osimo ela questione agraria. Il Contadino Osimano
Osimo e la Questione Agraria. /2
La premessa di uno studio. IL
contadino osimano.
Terminate le celebrazioni per la traslazione della Salma del
Milite Ignoto da Aquileja a Roma, e raccolto introno all’evento il massimo
consenso possibile, il passo successivo nella scena politica nazionale italiana
era concretizzare, in quel fine 1921 i risultati della Vittoria nella Grande
Guerra, ovvero si era creato un clima di aspettative e di fiducia affinchè i
tanti sacrifici fatti, i lutti subiti e sopportati avessero compenso in qualche
cosa di tangibile. Il re nel suo proclama dell’8 novembre 1917, nei giorni più
cupi del ripiegamento dall’Isonzo al Piave, quando tutto sembrava perduto, in
un proclama all’Esercito ed al Popolo Italiano promise senza mezzi termini e a
chiare lettere che, se la vittoria fosse stata conseguita, si sarebbe
affrontata la annosa questione agraria, che dall’Unità per oltre 60 anni era
stata il nodo di contrasto tra le classi dominanti, con gli agrari in testa, e
le classi proletarie, con i contadini in testa.
Un illustre figlio di
Osimo, che nel campo della Agricoltura sarà protagonista di importati stagioni
a cavallo della Seconda guerra Mondiale, Filippo Scarponi, scelse come tesi di
laurea, nell’Anno Accademico 1929 -1930 di affrontare nei suoi dettagli quello
che sarebbe stato il nodo non sciolto degli eventi del 1922: la mezzadria. Il
Titolo della tesi è “
Il Colono Mezzadro ed il Piccolo Proprietario Coltivatore in
un Comune Rurale di una provincia marchigiana.” Inutile dire che il comune
rurale era Osimo e l’oggetto della tesi era l’analisi socio-economica delle due
figure enunciate: il colono mezzadro e
il piccolo proprietario coltivatore. Dalla
lettura della tesi, che sarà il filo conduttore delle nostre note per questo
giornale, emerge uno spaccato della società osimana sia nelle sue componenti
cosiddette “ricche”, cioè il proprietario terriero che vide del capitale
“terra” che di colui che in varie forme presta “il lavoro”, cioè il contadino.
Anticipando quelle che potrebbero essere delle conclusioni, entrambe le
categorie, sia i “ricchi” che “i contadini con questo sistema attraverso i
sistemi adottati, come la mezzadria avevano un rapporto costo/efficacia molto
basso. Cioè a dire i “ricchi” non erano poi così ricchi come si poteva credere,
avendo loro grosse difficoltà; ed i contadini, nonostante l’impiego di tutta la
famiglia, di tutte le braccia disponibili della famiglia, anche dei minorenni, non
riuscivano ad uscire dalla povertà cronica che avevano ereditato dai loro
padri. Difendere questo sistema fu uno degli errori più gravi di allora; basti
vedere gli sviluppi che si ebbero dal 1848/1849 quando fu risolta la questione
agraria quanta ricchezza arrivò per entrambi le parti.
Questo, a latere, presenta Osimo come era negli anni trenta,
uno spaccato della realtà osimana che Filippo Scarponi descrive con precisione
ed oggettività Dato il costume del tempo, però, la presentazione del lavoro non
poteva non avere una certa qual forma retorica.
“Con le più alate
parole, che la fantasia è capace di dettare, con le concezioni sublimi della
loro mente eletta, poeti antichi e moderni, prosatori illustri, giornalisti
emeriti, hanno cantato e cantano le lodi dell’uomo, che alla terra dedica la
sua intelligenza e che su essa sparge le gocce della sua fronte. Hanno cantato
questo lavoratore, immerso nella pace feconda del campo, con il torace
allargato nel respiro ampio, nelle cui braccia nude i muscoli poderosi
risaltano, come se uno scalpello l’avesse cesellati nel marmo; hanno veduto di
esso la parte poetica, la parte sentimentale. Questo hanno fatto i poeti, le
anime elette. Poco però gli studiosi sono entrati nell’intimo della vita di
questi individui, hanno studiato la loro esistenza, hanno veduto le loro
condizioni. SE qualche lavoro si nota in tal senso, prima della guerra rari o
quasi nulli invece, sono quelli che si trovano oggi dopo il fenomeno bellico.
Quindi se ancora nelle deduzioni eventuali noi ci riportassimo a quelle notizie
prebelliche, commetteremmo un errore fondamentale, giacché molteplici fattori,
concomitanti hanno influenzato l’agricoltura italiana, sì da modificarne
sostanzialmente la vita. E’ necessario pertanto conoscere intimamente questa
massa poderosa, per saper dettare ad essa giuste leggi; è necessario studiare
profondamente la vita di questi artefici, molte volte inconsapevoli, del
benessere nazionale. Come raggiungere questo scopo Le monografia di famiglia ci
offrono il mezzo migliore.”
Rileva come la guerra ha cambiato tutti i parametri e nel
1930 il contadino non è più quel dell’anteguerra. Rileva anche il dato
essenziale che il contadino era l’artefice del benessere nazionale, in una
società come quella di allora, sostanzialmente basata sull’agricoltura.
(continua)
venerdì 10 giugno 2022
Osimo e la Questione Agraria 1.
Osimo e la Questione Agraria. /1
Il Milite Ignoto vincitore della
Grande Guerra. Il significato Politico
Le
Celebrazioni per il 1° centenario della traslazione del Milite Ignoto hanno
portato alla luce uno degli snodi più importanti e difficili della Storia
d’’Italia: la soluzione della questione agraria. Sembra un paradosso, ma in una
analisi anche superficiale questo collegamento è lapalissiano.
Nel momento
più tragico delle giornate seguite a Caporetto, il Re in un proclama
all’Esercito ed alla Nazione in toni chiari e precisi prometteva che, se si
fosse resistito, e l’Italia fosse uscita ancora unita dalla guerra in corso e
vittoriosa, avrebbe affrontato la questione agraria. Ovvero avrebbe dato la
terra a chi la coltivava, sconfiggendo una volta per tutte il latifondo, la
mezzadria ed ogni altro sfruttamento di altri del lavoro agricolo prestato.
La promessa
fu creduta da un esercito che oltre il 70% era composto da contadini. Il
ragionamento del soldato-contadino era semplice: se sopravvivo a questa guerra,
ho un futuro sulla mia terra; se muoio questa andrà ai miei figli. Gli
Austriaci furono fermati, e poi sconfitti. La Guerra fu vinta. Nel 1919 Giulio
Douhet, uno dei pensatori più insigni del novecento italiano, propone una idea
che era rivoluzionaria. Tutte le guerre hanno un vincitore e dall’antichità
questo vincitore era il Generale, il Dux, che ha diritto al bottino. I Romani
gli decretavano il trionfo in Campidoglio e tutte le ricchezze che aveva
conquistato. Douhet propone che il vero vincitore della Grande Guerra sia l’umile soldato, per giunta ignoto, che
ha dato tutto e in cambio non ebbe nemmeno una croce. Nasce l’Idea del Milite
Ignoto. Ognuno di noi conosce i dettagli di questa proposta che si realizza dal
28 ottobre al 4 novembre 1921.
Il Soldato è
scelto fra undici soldati ignoti e, con tutto il popolo che partecipa, viene accompagnato a Roma e sepolto ai piedi
del padre della Patria, Vittorio Emanuele II.
IL Risorgimento era compiuto. Il Padre aveva fatto l’Italia, il figlio aveva
fatto gli Italiani.
All’indomani delle celebrazioni bisognava
passare ai fatti. Il Re doveva mantenere la sua promessa. Gli anni violenti del
primo dopoguerra si inaspriscono. Le classi agiate non accettano che i profitti
di guerra siano divisi fra tutte le classi; gli agrari e i latifondisti si
mobilitano. I partiti di sinistra rispondono con la medesima violenza.
In pratica si doveva affrontare il nodo
agrario, in una Italia sostanzialmente agricola e pre-industriiale. La
questione era sul tappeto dall’Unità d’Italia. Brixio a Bronte da una
dimostrazione di come la borghesia intende mantenere i suoi privilegi, viene poi
Andrea Costa ed il socialismo in Romagna e la tassa del macinato, a cui si
risponde nel 1996 con i cannoni di Bava Beccaris. La settimana rossa ha,
soprattutto in Romagna, una base di rivendicazione contadina, anche se i
comunisti di oggi la rivendicano in quel solco di interpretazioni della storia
già scelto dai fascisti di appropriarsi di valori e meriti altrui.
La terra
deve rimanere ai padroni e i contadini devono solo lavorare. Una delle cause
per cui esponenti della sinistra progressista vogliono la guerra, tra cui
Filippo Corridoni, è la speranza che con la guerra si riesca lì dove gli
scioperi di oltra un decennio avevano fallito.
Ora il tempo
era arrivato: il Re aveva promesso l’8 novembre 1917 e doveva mantenere la sua
parola, in quanto la guerra era stata vinta, e vinta dal soldato ignoto, espressione
delle classi inferiori, soprattutto quella contadina
Il nodo da
sciogliere era la mezzadria, uno strumento in cui, come vedremo in note
successive, portando esempi di famiglie contadine di Osimo sia il mezzadro che
il piccolo proprietario terriero, nonostante durissimo lavoro che impegnava la
sua famiglia allargata, non riusciva a trova un benchè minimo reddito per se,
dovendo daer la metà dei profitti al
“padrone” che forniva “il capitale” ovvero la terra e che si sottraeva il più
delle volte ad uno dei suoi obblighi più importanti, quello di apportare
miglioramenti e strumenti innovativi. IL risultato era una sostanziale povertà
generale, sia degli uni che, relativamente, degli altri.
Le famiglie
cosiddette benestanti di Osimo basavano tutta la loro ricchezza sulla
agricoltura, non essendo possibile considerale le oltre 35 filande che erano
presenti sul territorio osimano una attività industriale vera e propria. In
quel 1921 le speranze, attraverso le cerimonie del Milite Ignoto, in cui da una
parte si vedeva che i sacrifici fatti avevano dato i suoi frutti come
costruzione della Unità Nazionale, ma ora era arrivato il momento di affrontare
le questioni economiche e quindi dare un senso a questi sacrifici, dall’altra,
inorgogliti dannunzianamente nella vittoria, ferreamente e graniticamente si
voleva mantenere lo “status quo”.
La
partecipazione alle cerimonie in Osimo del Milite Ignoto, come nel resto delle
Marche e del Paese, fu massiccia, ognuno
in cuor suo allevando la speranza che il futuro fosse migliore degli anni
appena passati.
martedì 31 maggio 2022
venerdì 20 maggio 2022
Rivista QUADERNI, Anno LXXXII, Supplemento XXI, n. 5 21° della Rivista, novembre dicembre 2021
Info: www.valoremilitare.blogspot.com
lunedì 9 maggio 2022
giovedì 28 aprile 2022
Il Nostro granello di sabbia
Da La Meridiana, Anno XXVII, n. 16 (1251) 23 aprile 2022
Dopo
le vicissitudini a cui siamo stati costretti a causa della pandemia, in questo
inizio di primavera può finalmente partire una iniziativa che era stata
predisposta prima della emergenza covid. Iniziativa che consiste nel dare
spazio ad una attività finalizzata a creare spazio e luogo per riflettere sui
valori che, almeno secondo noi, dovrebbero essere fondanti del vivere civile al
di sopra delle ideologie e delle convinzioni di parte. Un foro di riflessione
esclusivamente a livello culturale. In pratica si tratta di dare spazio alla
attività di una istituzione che nel prossimo 2023 raggiunge i cento anni di
vita e che in questo lungo percorso ha attraversato tutta la storia italiana ed
è sopravvissuto a tutte le tempeste grazie a quei valori, di cui è permeata,
che abbiamo sopra definito fondanti. Stiamo parlando dell’Istituto del Nastro Azzurro fra
Combattenti Decorati al Valor Militare
Ovviamente con la nostra iniziativa siamo in una
dimensione minimale, quasi un granello di sabbia in una spiaggia vastissima,
dinanzi ad un mare, che in questo tempi e sempre in tempesta.
L’Istituto
del Nastro Azzurro fu fondato a Roma il 26 marzo 1923, questo per ricordare che 90 anni prima, il 26 marzo 1833, Carlo Alberto, Re di Sardegna, con
Regio Viglietto istituiva la Medaglia d’Oro e la Medaglia d’Argento al Valor
Militare. Non nacque dalla sera alla
mattina. Nell’immediato dopoguerra sorse una “Legione Azzurra, che negli anni
tristi del primo dopoguerra voleva svolgere nella società opera di persuasione
e di conciliazione al fine di riuscire a superare i fortissimi contrasti che la
vittoria nella Grande Guerra aveva portato. Contribuì la Legione Azzurra alla affermazione della
idea di Giulio Douhet che vide la traslazione e tumulazione di un Solato Ignoto
all’Altare della Patria, segno indelebile che la guerra era stata vinta
dall’umile soldato. In tutta la storia dei popoli è l’umile soldato che vince o
perde le guerre, le sfide, le pandemie, ma spesso non è riconosciuto scippato
di queste vittorie da vertici senza scrupoli. Con la costituzione delle Corti
d’Onore L’Istituto riuscì a cancellare la piaga del “duello” in gran voga i
quegli anni.
Il 26 aprile
1926 viene pubblicato il primo numero del periodico “Il Nastro Azzurro”. Con
R.D. 31/05/1928 l’Istituto viene dichiarato Ente Morale. Sono Soci d’onore 108
Provincie e Comuni, di cui 51 Decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare e
numerosissimi Reparti delle Forze Armate. I Decorati dell’Ordine Militare d’Italia,
i decorati di Croce d’Onore alle vittime di atti di terrorismo o di atti ostili
in operazioni militari e civili all’estero, e di medaglie al valore
dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dell’Arma dei Carabinieri e
della Guardia di Finanza, possono far parte dell’Istituto quali soci ordinari.
L’Istituto apolitico ed apartitico si prefigge di: nobilitare il segno del
valore, affermare ed esaltare il valore le virtù militari italiane, tutelare il
rispetto e l’amore per la Patria; ravvivare il ricordo degli eroismi compiuti,
assistere gli iscritti e tutelare gli interessi morali e materiali della
categoria. L’Istituto è retto da un Consiglio Nazionale, eletto ogni 4 anni dai
Presidenti delle 82 Federazioni Provinciali riuniti in Congresso Nazionale. I
Soci assommano attualmente a 5324. Dal 2014, su iniziativa del presidente Carlo
Maria Magnani, è stato istituito il Centro Studi sul Valore Militare - CESVAM,
che, tra gli altri, ha il compito di promuovere ricerche e studi sul Valore
Militare e sulla funzione attuale dell’Istituto nella società. Proprio il CESVAM,
tra le altre iniziative (info www.cesvan.org) attraverso la Federazione Provinciale
di Ancona ha promosso l’iniziativa di promuovere qui a Osimo un punto di
divulgazione, a premessa di attività di più ampio respiro quali presentazioni
di libri, conferenze, mostre ed altre iniziative culturali in sinergia con
associazioni e istituzioni di Osimo con cui già si è instaurato un proficuo
rapporto di collaborazione. Scendendo sul pratico si è attivata su questo
versante la collaborazione con La Meridiana, che consideriamo la vetrina del
dibatto socio-culturale di Osimo, e dal 25 aprile 2022 si attiva, riprendendo
una desueta ma molto efficace soluzione del secondo dopoguerra, l’ edizione di
un “Giornale Murale” che sarà pubblicato con cadenza decadale attraverso
l’attivazione di una “vetrina” fissa approfittando del fatto che Osimo ha
questa bella organizzazione delle bacheche pubbliche poste nei luoghi di incontro
cittadini. Mentre sulla Meridiana si approfondirà i concetti nel taglio di
sintesi sua caratteristica, nella Bacheca compariranno elementi iconografici e didascalici sullo
stesso argomento, creando una simbiosi che si integrano a vicenda. “Il Giornale
Murale”, sostenuto e ampliato dalla “La Meridiana” si va ad aggiungere alle
altre pubblicazione dell’Istituto, che sono il “Periodico”, bimestrale “ la
rivista I “Quaderni”, trimestrali, tutti e due su edizione su carta, i “Quaderni
on Line”, quotidiano, sulla rete, il sito (www.Istitutodelnastroazzurro,org”) e la Piattaforma Cesvam (www.cesvam.org).
Lunedi 25
aprile il primo numero del “Giornale Murale” sarà in bacheca dedicato al
partigiano combattente cattolico Teresio Olivelli, Medaglia d’Oro al Valore
Militare, ricordando questa data anniversaria con le parole di Ruggero Zangrandi
sulla crisi armistiziale del 1943: il comportamento di capi vili ed inetti
dovrà essere compensato dal sacrificio di milioni di uomini umili, i quali non
riceveranno nulla in cambio, nemmeno il ricordo del loro sacrificio. Teresio
Olivelli è uno di questi.
lunedì 18 aprile 2022
Rivista QUADERNI, Supplemento XX, 2021, n3, 20° della Rivista CESVAM REPORT Settembre 2019 Agosto 2021
SOMMARIO
Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3,
20° della Rivista “Quaderni”
www.istitutodelnastroazzurro.it
centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org
www.cesvam.org
CESVAM
REPORT. SETTEMBRE 2019 – AGOSTO 2021
1.
INTRODUZIONE
La necessità di un Report.
2.
STRUTTURA
DEL CESVAM
a.
Istituto
del Nastro Azzurro Ente Morale
Statuto;
Regolamento
b.
Lo
Statuto del CESVAM
c.
Il
Regolamento del CESVAM
d.
Il
Verbale costitutivo del CESVAM del
Consiglio Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro
3.
ATTIVITA’
DEL CESVAM
Editoria
a.
La
Emeroteca del CESVAM
b.
L’Archivio-Biblioteca
del CESVAM
c.
I
Progetti di Ricerca. La realizzazione e la finalizzazione
Ricerca
d.
Le
attività in essere.
e.
La
Rivista “Quaderni del Nastro Azzurro”
f.
I
“Quaderni On Line”
g.
I
Blog di carattere storico, estensione di ricerca
h.
I
Blog di carattere geografico, estensione di ricerca
i.
I
Blog di carattere associativo e divulgativo
j.
I
CESVAM Papers, collana “occasional” di pubblicazioni
k.
I
Libri della Collana del Nastro Azzurro”
Didattica
l.
L’Attività
didattica per Master di 1° e 2° Livello
m. L’Attività
didattica per Corsi di Formazione
Divulgazione
n.
Il
Sito dell’Istituto del Nastro Azzurro. Concorso alla Gestione
o.
La
Piattaforma del CESVAM. Lo strumento di divulgazione al passo con i tempi
p.
I
Convegni e le Conferenze
q.
Gli
“Incontri con l’Autore”
r. Collaborazione con
Enti, Istituti, Accademie, Università. Il Confronto
4.
CONCLUSIONE
.
Lineamenti per il futuro
5.
IL
PERIODICO “NOTIZIARIO DEL NASTRO AZZURRO
Nota redazionale:
Questo numero della Rivista
“QUADERNI” come si può notare, pur mantenendo la struttura base, non porta la
tradizionale suddivisione “Il mondo da cui veniamo: la memoria” e “Il mondo in
cui viviamo: la realtà d’oggi” e le relative rubriche. Questo per lasciare lo
spazio al Report del CESVAM, Questo Report, come ampiamente si è riportato nel
Report stesso, vuole essere una documentazione fattiva della risposta che la
Presidenza Nazionale ha voluto dare, con il Report pubblicato nel 2019 (N. 3°
della Rivista, Supplemento XIII, Luglio-agosto 2019) alla lenta crisi che aveva
attanagliato l’Istituto culminata, in chiave di retrospettiva storica, con
l’anno 2014, considerando il 2015 l’anno della svolta a cui tutti hanno dato un
ampio contributo. Questo numero della Rivista vuole essere la continuazione del
Report per il quinquennio settembre 2014 – agosto 2019, mantenendo la stessa
articolazione ed aggiornandone i contenuti per il periodo di riferimento. Si
vogliono fornire elementi di riflessione sulle scelte fatte, sui successi
ottenuti, sugli scostamenti da correggere, per proseguire, in vista degli anni
futuri, verso una affermazione dell’Istituto sempre più ferma e decisa.
(massimo
coltrinari)
I di Copertina: Lo stemma del CESVAM
Info:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org
Il presente numero può essere
richiesto gratuitamente in formato digitale. Su carta (fino ad esaurimento copie ed addebito spese postali) previo
versamento di euro 5 a copia in bianco e nero e euro 10 a copia a colori da versare su conto
corrente postale n. 25938002 intestato ad Istituto del Nastro Azzurro oppure su C.C. Bancario BPER Banca Piazza Madonna
di Loreto 24 C.C.703202000000002122 IBAM IT 85P0 5387 0320 200000000 2122.
mercoledì 6 aprile 2022
Associazione di Storia Contemporanea Senigallia Programma di Aprile 2022
APRILE 2022
LA FRASE del MESE
Se tu hai una
mela e io ho una mela e ce le scambiamo,
abbiamo sempre una mela per uno.
Ma se tu hai
un’idea e io ho un’idea e ce le scambiamo,
allora abbiamo entrambi
due idee.
GEORGE BERNARD SHAW
Gent.me
Socie e Soci,
ecco
gli incontri previsti nel mese entrante.
Stiamo
promovendo, in particolare, il libro G. Mazzini, Dei doveri dell’uomo,
citato di seguito, e chiediamo a tutti i docenti di ogni ordine e grado della
penisola di ospitare il curatore o un nostro socio/a per dedicare un’ora
scolastica al tema; ovviamente doneremo alla classe una copia dell’opera, che
invieremo subito (basta una semplice richiesta alla casella di posta
associativa) al docente. Alcuni incontri si sono già tenuti, altri sono
previsti. Non mancate di sostenere questa iniziativa, a costo zero.
Cordiali
saluti.
Marco
Severini
Presidente ASC
2)
martedì 8 aprile, Ancona, Libreria Fogola, ore 18.30, presentazione della
nuova edizione (5a) del Dizionario biografico delle donne marchigiane
(1815-2022), a cura di L. Pupilli e M. Severini (Ed. Il lavoro editoriale,
2022). Presenta Simona Rossi. Intervengono i curatori e alcuni tra gli autori e
le autrici del volume.
3)
martedì 14 aprile, Senigallia, Sala Conferenze della Biblioteca
Comunale “Antonelliana”, presentazione del libro di
Andrea Pongetti, Non solo un gioco. Le Marche del calcio, Il lavoro
editoriale, 2019.
4)
mercoledì 27 aprile, Ancona, Archivio di Stato di Ancona (via
Maggini, 60), presentazione del libro G. Mazzini, Dei doveri dell’uomo,
a cura con introduzione di M. Severini, introduzione di A. D’Alessandro, Aras,
Fano 2022.
5)
venerdì
29 aprile, Ancona, ore 17.00, Libreria
Fogola, ore 18.30, presentazione del libro di
Marco Severini, Da Conte a Draghi. Problemi e scenari del biennio pandemico,
Ed. Aras, Fano 2022. Dialoga con l’autore l’avv.to-socio Michele Servadio.
6)
sabato 30 aprile, Macerata, Radio Nuova inblu, ore 12.00, Morena Oro
intervista Lidia Pupilli sul Dizionario biografico delle donne marchigiane.
sabato 19 marzo 2022
Giuseppe Alabastro. Il Piano Polacco per la conquista di Ancona
La situazione tattico-operativa: una occasione non colta.
Il II Corpo
d’Armata Polacco, che sostituisce nel versante adriatico il I Corpo d’Armata
Britannico, è duramente provato a Cassino ed ha bisogno di organizzarsi,
tantochè il gen. Anders, per non usurarlo troppo ed andare incontro a
spiacevoli sorprese, impiega una sola divisione, la Karpatica, lungo la litoranea, tenendo praticamente in riserva il
resto del Corpo.
All’interno la
manovra è affidata al Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.). Inizialmente,
oltre Pescara, del Corpo Italiano di Liberazione è operativa solo la 184a
compagna motociclisti della Nembo, che
si dirige prima verso l’Aquila e poi verso Teramo. Sono zone praticamente
sgombre di Tedeschi, tranne qualche elemento ritardatore. I soldati della Nembo invitano la popolazione a dare un
contributo sostanziale al ripristino delle strade. Quando il grosso del Corpo
Italiano di Liberazione si mette in marcia, questa funzione risulterà essere
ben assolta.
Il fronte
adriatico, quindi, vede lungo la litoranea l’avanzare della divisione Karpatica, ed all’interno il Corpo
Italiano di Liberazione. Questi, nell’avanzata, mostra tutti i suoi limiti
oggettivi, il principale del quale è il fatto che non è motorizzato, per cui in
realtà su mezzi, autotrasportata, si muove solo la Nembo, scaglionata in profondità.
Questo dello
scaglionamento in profondità delle truppe è una caratteristica dell’impiego del
Corpo Italiano di Liberazione in quanto il pericolo sul fianco da parte dei
Tedeschi è praticamente inesistente.
Scrive Massimo
Mazzetti:
“…..per cui abbiamo sempre una forza
rilevante a sinistra non si sa bene perche. Comunque è chiaro, che la forza
d’urto di queste unità, l’una scarsamente motorizzata e l’altra duramente
provata, non poteva essere trascinante, anche se l’avanzata procede bene in
effetti, però, la prima resistenza, è nell’area di Filottrano, rappresenta per
gli Italiani l’unico grande combattimento che hanno sostenuto. Per quanto
riguarda i Polacchi, le cose sono un po’ diverse...”[1]
I Polacchi
combattono in Italia, pensando alla Polonia; devono conseguire vittorie sul
terreno da far pesare poi sul piano politico a vittoria ottenuta. Questo si
sposa con l’interesse britannico a non dare per contro agli Italiani
opportunità atte a conseguire sul terreno vittorie che poi sarebbero
imbarazzanti sul piano politico. Su questo interesse di fondo si basa il piano
generale dell’azione su Ancona, che prevedeva l’azione sostanzialmente
sviluppata solo dai Polacchi nei tratti principali, lasciando agli Italiani, di
cui non si può fare a meno, quelli secondari.
L’azione
principale, quella di rottura, viene svolta dai Polacchi stessi; agli Italiani
vengono affidati compiti di copertura e sicurezza del solo fianco sinistro d’attacco; quello destro non
esiste in quanto vi è il mare, ove si è costretti a sostenere solo piccoli
scontri, ma in cui - come vedremo - verranno svolti compiti di inganno ed
occultazione.
Scrive ancora
Massimo Mazzetti:
“Non mi sembra che il comando del Corpo di
Liberazione Italiano si sia reso conto, preoccupato come era solo di limitare
le perdite, che in realtà c’erano dei problemi più gravi, i tempi d’arresto
imposto dai Tedeschi avevano un motivo ben preciso, cioè di far perdere tempo.
Quando gli Americani sono arrivati ormai all’Arno, quando gli Inglesi si sono
avvicinati
In questa
situazione, l’errore di Alexander è di non aver compreso che la direttrice
adriatica era la più redditizia, attirati come sono i Comandanti alleati
abbagliati dal miraggio di arrivare a liberare Roma per primi, come accadde al
gen. Clark, ed allo stesso Alexander, Firenze, per trovarsi poi ai piedi degli
Appennini al termine della stagione estiva.
Mazzetti - e non si può non concordare con lui
- muove una critica al Comando del Corpo di Liberazione Italiano attribuendo ad
Utili ed a tutto il suo Stato Maggiore il demerito non solo di non aver
afferrato l’importanza di non subire perdite e di non esporsi a rischi come
quello dal quale è derivata la disfatta di Montelungo, ma anche il non aver
saputo cogliere l’importante occasione di intervento operativo venutasi a
creare a seguito sia degli errori strategico-decisionali di Alexander che dall’assenza
di presidio nemico sul territorio, determinatesi con il ritiro tedesco dal
settore adriatico.
Nel sopra
descritto contesto, estremamente importante e vantaggioso per gli Italiani si
palesava un eventuale accreditamento a
punta di diamante dell’offensiva, dapprima su Ancona e poi verso
La mancata
comprensione ed attuazione di tale circostanza ha condizionato tutto l’operato
del Corpo Italiano di Liberazione nell’estate del 1944.
Utili, dopo la
battaglia di Filottrano, avrebbe potuto e dovuto con fermezza tentare di convincere
Anders all’utilizzo del Corpo Italiano di Liberazione, al fine di poter
svolgere un ruolo attivo e fondamentale nella conquista di Ancona. Le posizioni
tedesche sul Monte della Crescia, perno della difesa tedesca, potevano essere
attaccate e la partecipazione a ciò, insieme ai Polacchi, avrebbe dato ampio
lustro sia al Corpo Italiano di Liberazione che all’Italia.
Queste
riflessioni, naturalmente, non cambiano il corso della Storia, ma sottolineano
come il Corpo Italiano di Liberazione,
dopo Filottrano, abbia perso una concreta occasione per essere protagonista
dell’attacco diretto su Ancona. Per contro, tuttavia, troppo debole era il
tessuto tattico-operativo di provenienza, troppo labile il potere del Capo di Stato
Maggiore Generale maresciallo Messe e ancora più fragile il potere politico.
Non si poteva rischiare quel poco che Filottrano aveva dato in termini di
prestigio, investendolo in azioni certamente di ampia redditività
politico-strategica, ma tali da andare ben al di là delle risorse con le quali
il Corpo Italiano di Liberazione stava già affrontando la difficile situazione
tattica nella quale era venuto a trovarsi.
Il Corpo
Italiano di Liberazione partecipò, dunque, all’attacco di Ancona, accontentandosi
tuttavia di un ruolo subalterno nel quadro delle operazioni, con una
partecipazione di bassissimo profilo, al fine di evitare il rischio di un'altra
Montelungo.
[1]
Mazzetti M.,
Aspetti operativi della campagna
primavera-estate
[2] Mazzetti M., Aspetti operativi della campagna
primavera-estate 1944, cit.. Secondo Mazzetti, …”la mancata comprensione dell’utilità della direttrice adriatica, ha
provocato il prolungamento di alcuni mesi, quelli invernali 1944-1945,
della guerra in Italia. Questo perché, se la gravitazione sulla linea adriatica
fosse stata operata fin dall’inizio, avrebbe dato la possibilità alle truppe
alleate di trovarsi al di là della linea degli Appennini, prima che le piogge
bloccassero ogni cosa, avrebbe permesso di muovere senza troppe difficoltà come
avverrà, in fondo, nell’aprile dell’anno dopo”.
giovedì 10 marzo 2022
Una vittima della furia nazista. Alberto Trionfi. La traslazione dei resti mortali al Cimitero di Ancona
GENERALE ALBERTO TRIONFI
Sabato
29/01/2022 sono stati traslati i resti del generale Granatiere A.Trionfi, pluri
decorato al VM.
La cerimonia
si è tenuta al campo militare dei caduti della seconda guerra mondiale nel
cimitero di Tavernelle di Ancona con la presenza di autorità civili e militari,
rappresentanti di alcune associazioni d’arma e del Labaro dell’Istituto del
Nastro Azzurro.
Una breve
storia del decorato: nasce a Jesi (Ancona) il 2 luglio 1892 da antica e
nobile famiglia ed inizia la carriera delle armi il 7 novembre 1911 quale
allievo volontario alla Scuola Militare di Modena da dove uscì sottotenente dei
Granatieri il febbraio 1913.
Dall’aprile 1914 al marzo 1916 fu in Libia ove
conseguì la promozione a Tenente (luglio 1915). Durante la Prima Guerra mondiale
fu ferito tre volte ricevendo una medaglia di bronzo al Valor Militare.
Dal 1924 al 1926 frequentò con successo i corsi della
Scuola di Guerra a Torino. Promosso
maggiore nel gennaio 1927, venne destinato al Corpo di Stato Maggiore e
successivamente al Comando della Divisione di Napoli nel gennaio 1931.
Tenente colonnello nel maggio 1932 e nel 1935 capo
della Delegazione Trasporti di Napoli. Nel
1936 viene trasferito al Corpo di Armata di Napoli come sottocapo di Stato
Maggiore.
Promosso colonnello nel 1937 assunse il Comando del
Terzo Reggimento Granatieri con il quale nel luglio 1939 partecipò
all’occupazione dell’Albania. Nel
1939 fu Capo di Stato Maggiore della Divisione “Siena” a Napoli e nel 1940 fece
ritorno in Albania.
Nel dicembre dello stesso anno raggiunse la Divisione
“Lombardia” quale Capo di Stato Maggiore. Nel 1941 fu trasferito allo Stato Maggiore, poi al Comando della
Difesa Territoriale di Roma e nel settembre al Comando del XVII° Corpo
d’Armata.
Nell’ottobre del 1941 ebbe il comando della Scuola
Militare di Roma.
Promosso generale di Brigata nell’ottobre 1942, venne
destinato al Comando della Divisione “Cagliari” quale comandante della fanteria
divisionale in Grecia a Navarino nel distretto di Pylos.
Dopo una breve licenza in Italia, partì da Roma la mattina del 7 settembre 1943
ed arrivato in Grecia fu preso prigioniero dai tedeschi; non avendo aderito
alla RSI, venne internato in Polonia, nel lager 64Z (Oflag 64/Z) situato a
Schokken (attuale Skoki).
La prigionia durò dal 30 settembre 1943 al 28 gennaio
1945, quando, in una marcia di trasferimento, in località Kusnica Zelichowaska
fu trucidato insieme ai generali Carlo Spatocco, Emanuele Balbo Bertone,
Alessandro Vaccaneo, Giuseppe Andreoli ed Ugo Ferrero.
I polacchi del posto interrarono le salme dei
generali e le posero nel cimitero locale.
Il 7 gennaio 1956
la salma rientrò on Ancona e venne provvisoriamente posta in una tomba
di un parente, fino alla traslazione del 29 gennaio 2022 nel cimitero riservato
ai caduti della seconda guerra mondiale.
Il generale è decorato con 1 Medaglia d'Argento al
V.M. e 2 Medaglie di Bronzo al V.M. .









