Il prossimo 17 giugno si terrà ad Ancona l'incontro di primavera del CLB Ufficiali Marchigiani. Il programma prevede la visita all'ex convent francescato "Ad Alto" sede del CRME Marche, la visita alla Pinacoteca di Via Pizzecolli e la giornata si concluderà con la tradizionale cena sociale che si svolgerà al Circolo della Marina
Notizie,documenti, contributi,riguardanti la Storia di Ancona e delle Marche.Inoltre contributi e note alla Storia Militare delle Marche sotto l'egida del Comitato Scientifico del Club Ufficiali Marchigiani. E' spazio esterno del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro per la collaborazione il CUM. (Info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
Traduzione
mercoledì 31 maggio 2023
sabato 20 maggio 2023
Parresia, Ovvero Dire il Vero
Ten. Cpl Art. Pe. Sergio Benedetto
Sabetta
Nell’attuale fase storica dove dalla globalizzazione informe dei principi
e valori schiacciati sull’unico valore economico si è passati ad una
conflittualità globale nella ricerca di una nuova suddivisione di aree di
influenza e rideterminazione di scale di potere a valori, nasce la necessità
della cura del sé quale conoscenza dell’Io premessa per una ricerca di
autonomia dalla globalizzazione desertificante (Habermas).
La libertà
di ricerca o di pensiero è nel mondo occidentale di fatto direzionata dalla
logica di mercato, se non nella ricerca, a posteriore nella sua divulgazione da
parte dei media secondo tesi di parte, ma anche i progetti culturali e il
finanziamento che ne consegue vengono ad influire, in molti casi anche secondo
criteri ideologici.
Già i Greci
individuarono due tipi di verità, innanzitutto il Logos, ossia la verità nel pubblico, e successivamente attraverso
l’insegnamento di Socrate il Bios, la
verità nel privato ovvero la conoscenza del “sé”.
Tuttavia,
come in tutto l’agire umano, vi è una possibile doppia lettura, la parresia o
libertà di parola può in democrazia essere pervertita in una forma di
“demagogia”, se non “insolenza”.
Nel mondo
greco l’accesso alla verità risiede nel possesso delle qualità morali e nel
dovere comunicare la verità, nell’età moderna in Cartesio vi è il dubbio e la
verità risiede nella sua evidenza, dove opinione e verità coincidono.
La verità
non risiede per il “parresiastes” nel
discorso lungo e retorico, bensì nel
dialogo aperto, questo tuttavia comporta nel dire la verità un rischio o
pericolo nell’irritare l’interlocutore, la parresia è quindi legata al coraggio
nell’essere esercitata dal “basso” verso
“l’alto”, ovvero del potere di “uno” o della “maggioranza”, essendo la
“parresia democratica” differente dalla “parresia monarchica”, dove vi è un
dovere da parte del consigliere del sovrano di dire la verità.
1
Per Platone il pericolo della
parresia risiede non tanto nella presa di potere da parte di un demagogo, bensì
nella mancanza di uno stile di vita comune, ossia di alcuni valori di vita
fondamentali da condividere, che creano unità.
Se la
libertà di dire (logos) corrisponde
alla libertà di fare (bios), questa
per Demostene non è solo un diritto o privilegio ma risulta nei fatti essere
una attitudine personale, che in Aristotele diviene una qualità etico-morale.
La parresia,
quale verità, si pone anche nel rapporto tra logos (discorso) e nomos
(legge), in cui Platone individua la parresia politica nel rapporto “logos, verità, nomos”, mentre la
parresia etica risiede nel rapporto “logos,
verità, bios”, òa parresia deve quindi superare il puro concetto per
diventare una pratica.
Mentre
Plutarco pone il problema dell’autoinganno, Socrate quello della conoscenza di
se stessi, entrambi legati alla risolutezza nei propositi, passando dal dire la
verità agli altri al dire la verità a se stessi, temi tra loro legati.
“Noi siamo gli adulatori di noi stessi” (89,
M.Foucault), per questo abbiamo bisogno
del “parresiastes”, ma chi può
essere questi se non colui che è in un
rapporto armonico tra le parole (logoi)
e le sue azioni (erga), solo in
questa possibilità di resoconto vi è la conferma del ruolo di esaminatore (basanos) della vita altrui, superando la
distanza tra discorso e pensiero propria dei sofisti.
Nascono due
interrogativi, come stabilire se un’affermazione è vera, qual è l’importanza di
dire la verità e di conoscere la verità, sia per l’individuo che per la
società.
Diogene dice
ad Alessandro “ So che sei stato offeso e
so anche che sei libero. Tu hai sia la capacità che la legittimazione giuridica
per uccidermi. Ma sarai abbastanza coraggioso da ascoltare dalla mia bocca la
verità, o sei così codardo da dovermi uccidere?”. “Ebbene, puoi uccidermi, ma
se lo fai nessun altro ti dirà la verità”. (85, M. Foucault)
2
BIBLIOGRAFIA
· AA.VV., Vero o falso. L’uso politico
della storia, a cura di Marina Caffiero e M. Micaela Procaccia, Donzelli Ed.
2008;
· Foucault M., Discorso e verità nella
Grecia antica, Donzelli Ed. 2005;
· Hadot P., Esercizi spirituali e
filosofia antica, Einaudi 1988;
· Jaeger W., Paideia. La formazione
dell’uomo greco, La Nuova Italia, 1978.
mercoledì 10 maggio 2023
Dizionario di Araldica O- Q
Post precedenti in data 10 e 20 Marzo e 20 aprile 2023. Materiali di Araldica per lo studio e le ricerche sullo stemma di Ancona
Nodrito, in
araldica si definisce il vegetale che nasce od esce da una figura.
Nodoso, in
araldica si definiscono i rami di un albero con i nodi opposti.
Naturale (al),
in araldica si dice di oggetto con il suo colore naturale.
Nebulose,
in araldica si definiscono le pezze onorevoli e le partizioni rappresentate
ondate a forma di nuvole.
O
Ombelico (in),
in araldica si dice dello scudetto posto in cuore.
Ondato,
in araldica si dicono le linee di partizione ondulate.
Ordinato,
in araldica si dicono più figure disposte secondo precise posizioni
dell'araldica quali; in banda, in sbarra, in palo ecc.
Orlo,
vedi pezze onorevoli.
P
Padiglione,
in araldica esso si compone del manto e del colmo che lo sovrasta, più in
particolare è il tendaggio che copre l'arme del sovrano.
Palato,
in araldica si dice dello scudo coperto di sei pali di smalto alternati; se in
numero maggiore o minore di sei si blasona il numero.
Palma,
in araldica simboleggia la virtù ricompensata.
Pantera,
in araldica è un animale che ha il corpo, le zampe posteriori e la coda di
leone, la testa di drago, le zampe anteriori di grifone, le fiamme uscenti
dalle fauci.
Parlanti (armi),
in araldica sono quelle che tramite immagini e figure riconducono alla famiglia
o alla città che le utilizza.
Partizioni principali
dello scudo, in araldica esse sono quattro, il
partito, il troncato, il tagliato, il trinciato (vedi spiegazioni e disegni nel
testo). Inoltre, dall’intersezione di due rette perpendicolari o dalla
convergenza delle stesse vengono a formarsi altre partizioni, spiegate
dettagliatamente nel testo, che si enunciano di seguito: calzato, cappato,
gheronato, inquartato, interzato.
Passante,
in araldica si dice di animale (leopardo escluso) rappresentato in atto di
camminare.
Patente, in araldica è la croce con le braccia che si
allargano verso l'estremità dello scudo.
Pastorale,
in araldica è il bastone ecclesiastico.
Pater noster,
in araldica è sinonimo araldico del rosario.
Pegaso,
in araldica è il cavallo alato della mitologia.
Pellicano,
in araldica si rappresenta in atto di aprirsi il petto con il becco per nutrire
i suoi piccoli; esso rappresenta carità ed amore per il prossimo.
Pellicce, in araldica esse sono principalmente due:
l’ermellino e il vajo.
Pentagramma,
in araldica si dice di stella a cinque punte, vuota, detta anche stella di
David, essa è comune negli stremmi ebraici
Pezze onorevoli, in araldica non tutti i testi sono concordi
nella divisione delle pezze onorevoli in pezze di primo, secondo ed anche terzo
ordine; esse sono principalmente: capo, palo, fascia, banda, sbarra, croce,
pergola, gherone, scaglione bordura, quarto franco, campagna, girone, scudo in
cuore, punta, pila, capo palo, cantone, lambello, orlo, amaidi, losanghe, fusi,
bisanti, torte (v. disegni nel testo).
Pianura, in araldica è una campagna (vedi pezze
onorevoli) ridotta di altezza.
Pieno,
in araldica si dice dello scudo che ha un solo smalto.
Pomettato,
in araldica si dice di figure che terminano con sfere o cerchi.
Porpora,
vedi smalti.
Potenziato,
in araldica si dice di croci od oggetti che terminano a "T".
Punta dello scudo,
in araldica si dice la parte inferiore di esso.
Punti equipollenti,
in araldica si dice lo scudo scaccato di
9 scacchi, di cui cinque di uno smalto e quattro di un altro, simboleggia la
vittoria.
Q
Quadrifoglio,
in araldica è foglia quadrilobata a punta.
Quartier franco,
in araldica è una pezza onorevole (descritta nel testo).
Quattro foglie,
in araldica si dice di fiore araldico composto da quattro petali senza il
bottone centrale.
domenica 30 aprile 2023
giovedì 20 aprile 2023
Dizionario di Araldica I - M
Post precedenti in data 10 e 20 Marzo. Materiali di Araldica per lo studio e le ricerche sullo stemma di Ancona
Idra,
in araldica si dice di mostro favoloso a sette teste, ali di pipistrello, zampe
d’aquila, coda di serpente; si pone di profilo.
IHS,
in araldica si dice di trigramma greco del nome di Gesù riportato nelle insegne
di "ordini religiosi".
Illeonito,
in araldica si dice di leopardo in posizione rampante.
Illeopardito, in
araldica dicesi del leone passante.
Illuminato, in
araldica si definisce l’animale con occhi di smalto diverso da quello del
corpo; in particolare il cavallo si dirà "animato".
Il tutto di,
in araldica si dice di più figure, che nominate nella blasonatura, abbiano lo
stesso smalto.
Immortalità,
in araldica è il rogo della Fenice.
Impresa,
in araldica può essere di corpo o di anima; nel primo caso è una figura che
sostiene il motto, nel secondo caso una sentenza o frase allegorica e si pone
in fascia sotto lo scudo.
Inalberato,
in araldica è la definizione del cavallo o dell’unicorno, ritti sulle zampe
posteriori.
In banda, in sbarra,
in fascia, in palo, in araldica sono precisazioni circa
la posizione delle figure.
In cinta o in orlo,
in araldica si dice di sei, sette o più figure poste nello scudo a girare ad
ugual distanza dal bordo.
In divisa, in
araldica è la definizione della banda, fascia o sbarra ridotte a 2/3 della loro
normale larghezza; se la divisa è in banda si dice "banda in
divisa"; se in fascia si dirà "fascia in divisa"; se in sbarra
si dirà "traversa".
Ingegno,
in araldica è parte della chiave che entra nella serratura.
Insù (all'),
in araldica si dice di arma con la punta verso l'alto.
Ingiù (all'),
in araldica si dice di arma con la punta verso il basso
Inquartato,
in araldica vedasi partizioni principali dello scudo; è lo scudo diviso in
quattro parti uguali.
Interzato,
in araldica vedasi partizioni principali dello scudo; è lo scudo diviso in tre
parti uguali.
Labaro,
in araldica si dice di stendardo rettangolare o quadrato.
|Lambello,
vedasi pezze onorevoli.
Lambrecchini, in
araldica si dice di drappi che escono dall’elmo che riportano alterati i colori
dello scudo.
Lampassato, in
araldica definisce i quadrupedi che hanno la lingua di smalto diverso dal
corpo.
Leone,
in araldica si dice di figura molto comune negli scudi; le numerose posizioni
sono illustrate nelle tavole del testo.
Luna, in
araldica si dice di piena, figurata e
d'argento, ma spesso in forma di falce di luna; v. crecenti.
Lupo, in
araldica si rappresenta passante e con la coda pendente il che lo distingue
dalla volpe che la porta dritta.
M
Motto,
in araldica si dice di frase o parola che accompagna uno stemma o una impresa.
Moscature,
in araldica sono le code dell'ermellino.
Moro,
in araldica è la testa di Re Moro con turbante posto di profilo o di fronte.
Quattro teste di moro sono inserite nello stemma della Sardegna.
Mitra,
in araldica è il copricapo dei prelati con la sommità divisa in due punte;
dallo stesso pendono due larghi nastri detti infule,
Minerva,
in araldica è la dea romana della sapienza, viene raffigurata con l'elmo e la
lancia.
Metalli,
vedi smalti.
Merlato,
in araldica è la linea di contorno a merlatura, può essere alla guelfa (piano)
alla ghibellina (a coda di rondine).
Melusina,
in araldica è la sirena uscente dal
tino.
Medusa, in araldica si dice di mostro alato
mitologico, una delle Gorgoni anguicrinite uccise da Perseo. Se ne rappresenta
normalmente la testa.
Massacro,
in araldica si dice di testa di cervo o di bue scarnificata e posta di fronte.
Mare,
in araldica si rappresenta nella punta dello scudo, di solito è ondato
d'azzurro, d'argento, di verde.
Mantello,
in araldica è adottato da chi è insignito della sovranità o di rango
principesco e su di esso, coperto dal padiglione, sembrano appoggiarsi le armi
di sovrani o principi.
Mano,
in araldica si dice dell'aquila o più esattamente artiglio alato. Zampa
d’aquila sostenente un mezzovolo.
Manicato,
in araldica si dice del manico di uno strumento diversamente smaltato dal
resto.
Maestà (in),
in araldica si definiscono gli elmi, gli animali o le loro teste poste
frontalmente; i sovrani assisi sul trono.
lunedì 10 aprile 2023
domenica 26 marzo 2023
Istituto del Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare 26 marzo 1923 - 26 marzo 2023
La Federazione Provinciale di Ancona è stata fondata nel 1923, una delle prime Federazioni costituitesi
domenica 19 marzo 2023
Dizionario di Araldica. D - G
D
Decusse (in):
in araldica si dice di figure o pezze poste con la croce di S. Andrea; per non
usare un linguaggio araldico, ma solo per chiarire la posizione, le definiremo
poste ad "X".
Destra dello scudo,
in araldica sta ad indicare, in realtà, la sinistra di chi guarda lo scudo.
Difesa,
in araldica si definisce il dente dell'elefante, o del cinghiale o il corno del
liocorno, sia isolati che di diverso smalto da quello dell'animale.
E
Elmi,
in araldica essi, a seconda della posizione degli smalti e delle
caratteristiche, indicano il grado di nobiltà; essi sono descritti nel testo;
di seguito sono elencati gli elmi relativi all’araldica italiana: reale, del
principe reale e del sangue, di principe e duca, di marchese, di conte, di
barone, di patrizio, di nobile, di cavaliere ereditario, delle famiglie di
cittadinanza.
F
Falcone,
in araldica si dice di rapace che di solito si rappresenta in volo.
Fascia,
in araldica si dice di pezza onorevole; v. pezze onorevoli.
Fenice,
in araldica si dice di uccello chimerico che ogni cinquecento anni si immola
sul proprio rogo detto “immortalità’’ per bruciare e rinascere dalle proprie
ceneri.
Fermo,
in araldica si dice degli animali che posano tutte e quattro le zampe.
Fiamma,
in araldica si rappresenta con una lingua di fuoco a tre o cinque punte.
Figurate,
in araldica si dice delle figure sulle quali appare il volto umano.
Figure,
in araldica sono tutti i corpi che possono “caricare’’ uno scudo. Si dividono
in “naturali’’ se si trovano in natura: uomini, donne, astri, montagne ecc.
Sono “artificiali” quelle create dall'uomo: armi, scudi, chiavi, ecc. Sono
invece ‘‘chimeriche’’ quelle frutto della fantasia: centauri, arpie, fenici,
ecc.
Filetto,
in araldica si dice di linea di partizione più grossa del normale e di smalto
per dividere due o più parti dello scudo a volte dello stesso colore:
— possono essere il palo, la fascia, la
banda, la sbarra, tutte però sottilissime.
Fiorone,
in araldica è la foglia d'orata d'oppio posta in ornamento alle corone.
Fiume,
in araldica si rappresenta normalmente con un ondato d'argento o d’azzurro.
Fondato (di),
in araldica si dice per indicare lo smalto che sta alla base sulla quale poggia
una costruzione.
Fruttato,
in araldica si dice dell'albero con i frutti di smalto diverso dal resto.
Furioso,
in araldica si dice del toro ritto sulle zampe posteriori.
G
Gaio,
in araldica si dice di attributo del cavallo passante senza finimenti.
Ghibellina (alla),
in araldica si definiscono i merli del castello tagliati a coda di rondine.
Gherone,
vedasi pezze onorevoli.
Globo imperiale,
in araldica è d’oro, crociato, tenuto con una zampa dall’aquila imperiale.
Grido d'arme,
in araldica si dice di parole o frasi che i cavalieri usavano nei tornei o in
battaglia per riconoscersi e caricarsi emotivamente nel lanciarsi in
combattimento.
Grifone o grifo,
in araldica si dice di animale chimerico con il capo, le ali, la metà superiore
del corpo e le zampe anteriori d’aquila, le zampe posteriori e la coda di
leone.
Gru,
in araldica si rappresenta di profilo con la zampa destra alzata che trattiene
un sasso detto "vigilanza".
Gualdrappa,
in araldica si dice di drappo che copre il dorso del cavallo, spesso riporta le
insegne del guerriero che lo cavalca.
Guarnito,
in araldica si dice dell’elsa delle spade e delle sciabole di smalto diverso
dalla lama.
Guelfa (alla), in
araldica si definiscono le merlature quadre o rettangolari dei castelli, torri,
ecc.
Guerriero,
in araldica si dice di combattente appiedato.
venerdì 10 marzo 2023
Dizionario di Araldica. A B C
Si riporta le voci ABC di un ipotetico dizionario di Araldica per la comprensione e lo studio dello Stemma di Ancona
Abbassato,
in araldica si dice di una pezza abbassata dalla sua normale posizione; si dice
inoltre abbassato il capo di uno scudo quando al suo posto si inse-’ risce un
altro capo di concessionecapo di concessione.
Abisso (in), in araldica si dice il centro dello scudo,
allorché in esso si trova una figura più
piccola delle altre, questa figura si dice abisso.
Accantonato,
in araldica si dice attributo delle figure che sono accompagnate da altre nei
quattro cantoni dello scudo.
Acceso,
in araldica si dice di lampade, torce o tizzoni con la fiamma di smalto
diverso.
Accollato, in
araldica si definiscono gli scudi e le figure che sono unite l’una all'altra
toccandosi.
Accompagnato,
in araldica si dice di una figura principale dello scudo che ne ha altre vicine
ma isolate.
Accoppiati,
in araldica si definiscono i cani da caccia, e gli altri animali legati
insieme a due a due.
Accostato, in
araldica si dice caratteristica di pali, fasce, bande e di figure
comunque allungate che hanno altre figure ai loro lati.
Addestrata,
in araldica si dice di quella figura che ne ha un'altra alla sua destra o di un
palo o di un partito spostati verso il lato destro dello scudo.
Addossato,
in araldica si dice contrario di affrontato; si dice di animali o figure poste
dorso contro dorso.
Afferrante, in araldica si dice di uccello rapace o di
belva che afferra un'altra bestia o un oggetto.
Affrontati,
in araldica si dice di due animali o due figure con la faccia rivolta l'uno
verso l’altra.
Agitato,
in araldica si dice di mare agitato
rappresentato con alte onde spumose.
Agnello, in araldica si dice simbolo di Cristo, dei
Martiri e degli Apostoli, solitamente d’argento, passante di profilo, tenente
con la zampa anteriore una bandierina incrociata (vedi Agnus Dei).
Agnus Dei,
in araldica si dice di Agnello Pasquale detto anche Santo Agnello.
Aguzzate,
in araldica si dice di quelle figure che hanno estremità appuntite.
Aguzzato,
vedi ‘’Aguzzate”.
Airone,
in araldica si dice uccello
trampoliere rappresentato senza becco e zampe.
Alato,
in araldica si dice di animale che ha le ali contro la sua natura e di smalto
diverso da quello del corpo.
Alerione, in araldica si dice aquiletta mutilata, senza
becco e artigli, si ritiene rappresenti i nemici vinti in guerra.
Algamoniche,
in araldica si definiscono le armi parlanti.
Ali abbassate,
in araldica si dice se sono rivolte verso gli angoli inferiori.
Ali chiuse,
in araldica si dice se sono raccolte sul corpo del volatile.
Ali piegate,
in araldica si dice quando sono volte verso i fianchi dello scudo.
Ali spiegate,
in araldica si dice quelle le cui punte sono rivolte verso gli angoli superiori
dello scudo e si presentano aperte.
Allegro,
in araldica si dice di attributo araldico del cavallo nudo e passante.
Allumato,
in araldica si dice di attributo degli animali, che hanno gli occhi di colore
diverso dal rimanente; es.: aquila di nero allumata di rosso.
Alternato,
in araldica aggettivo usato per descrivere l'avvicendamento di figure che si
oppongono alternativamentel'una all'altra.
Alzate,
in araldica si dice di figure poste più in alto dell'ordinario.
Amaide,
vedi ‘‘Pezze onorevoli”.
Anatra,
in araldica si rappresenta sempre di profilo o nuotante sull'acqua o ferma sul
terreno.
Anatrella,
in araldica si dice di anatra mutilata, senza becco né zampe.
Ancorata,
in araldica si dice della croce avente la punta.
Angelo,
in araldica si dice di figura di giovane, sempre sbarbato, vestito di bianco,
con le ali lunghe aperte o abbassate.
Aperto,
in araldica si definiscono gli edifici con le porte di smalto diverso da quello
della costruzione.
Appuntate,
in araldica si definiscono due o più figure che si toccano con la punta, due
spade, lance, ecc.
Aquilla,
in araldica è il più regale degli uccelli, si rappresenta generalmente con ali
che hanno da tre ad otto piume, corpo di fronte, ali spiegate, testa voltata
verso la destra dello scudo, zampe divaricate, coda distesa verso la punta
dello scudo, (le innumerevoli posizioni dell'aquila sono rappresentate nel
testo).
Aquila bicipite
dell'Impero d'Oriente, in araldica spiegata d'oro in campo di
rosso, eccezionalmente coronata d’oro.
Aquila bicipite russa,
in araldica è spiegata e talvolta coronata di nero in campo d'oro, prima monocipite
poi bicipite con la testa aureolata.
Aquila evangelica,
in araldica è ordinariamente con le ali ripiegate, con le ali poggianti su di
un libro chiuso (Vangelo); essa è aureolata, si rappresenta al naturale o
d'argento in campo azzurro.
Aquila guelfa,
in araldica è al volo abbassato di rosso, dominante un drago di verde.
Aquila italiana,
in araldica è rigorosamente con una sola testa, ali aperte, coda distesa.
Aquila mostruosa,
in araldica è con la testa di nano, donna o animale.
Aquila napoleonica,
in araldicaè d'oro al volo abbassato, afferrante con gli artigli un fulmine
pure d’oro, in campo azzurro.
Aquila spagnola,
in araldica è di fronte, con le ali coperte, con la coda semiaperta, la testa
rivolta a destra con un'aureola.
Aquila tirolese,
in araldica si definisce quella con il volo caricato di due spranghette d’oro.
Aquilone,
in araldica si dice del vento rappresentato come un viso uscente da una nuvola
in atto di soffiare.
Arabescato,
vedi ‘‘Damascinato”’.
Ariete,
in araldica normalmente appare di profilo e passante.
Argento, vedi ‘“Smalti”.
Arma o arme,
in araldica è l'insieme dello scudo, delle pezze araldiche e degli smalti.
Armate,
in araldica si dice di caratteristica di
lancie, frecce ecc., che hanno la punta di smalto diverso da quello dell'asta.
Armati,
in araldica si definiscono soldati vestiti di corazza o il braccio con la
stessa.
Armato,
in araldica si dice di attributo degli animali che hanno unghie di colore
diverso dal rimanente, es.: leone di nero armato di rosso.
Arpia,
in araldica si dice di mostro rappresentato con ali, faccia di donna, corpo
d’aquila, mani e piedi artigliati, coda d’avvoltoio e orecchie d’'orso.
Arrestati,
in araldica si definiscono gli animali con i piedi posati e fermi in terra.
Attraversante,
in araldica si dice di una figura o pezza sovrapposta o che passa su di
un'altra.
B
Banda,
vedi ‘’Pezze onorevoli”’.
Bandato,
in araldica è lo scudo coperto di bande di smalti alternati.
Banderuolato,
in araldica si dice di torri, castelli con banderuole svolazzanti.
Bandiera,
in araldica si dice di nome che comprende insegne di tessuto usati da parte di
eserciti, chiese, confraternite ecc.
Barbuto,
in araldica si dice di uomo con barba.
Bardato,
in araldica dicesi di cavallo con le barde ovvero guarnito per la battaglia.
Bastone,
in araldica è la terza parte della banda, serve a distinguere i cadetti dai
primogeniti.
Bastone di Esculapio,
in araldica si definisce quello posto in palo attorno al quale attorcigliata
una serpe con la testa in alto e volta a destra (dello scudo) e la coda in
basso volta a sinistra (dello scudo).
Belgico,
in araldica si definisce il leone nero in campo d’oro.
Bendate,
in araldica si dice delle teste dei mori con la benda sugli occhi.
Bisantato,
in araldica si dice di scudi e figure seminati di bisanti.
Bisanti,
(pezze onorevoli) in araldica si dice di
figure simili a monete d’oro o d’argento.
Blasonare,
in araldica è descrivere uno stemma usando il linguaggio araldico.
Bomba o granata,
in araldica si rappresenta come una palla dalla cui parte superiore esce una
fiamma.
Bordato,
in araldica si dice delle pezze che hanno un bordo di uno smalto diverso che
gira attorno.
Bordura,
vedi pezze onorevoli e disegno nel testo.
Bottonato,
in araldica si dice del bottone o bocciolo della rosa araldica, quando è
diversamente smaltato.
Braccio,
in araldica si dice se definito senza
altro attributo, si definisce il braccio umano destro, movente dal lato
sinistro dello scudo e piegato a scaglione.
Brisura,
in araldica è francesismo per una pezza che nelle armi di uno scudo sta ad
indicare i vari rami di una famiglia.
Burella,
in araldica è una pezza onorevole; in particolare è una fascia diminuita nella
sua larghezza.
C
Cadente,
in araldica si dice della freccia o armi simili con la punta rivolta in basso.
Caduceo,
in araldica si dice di bastone di Mercurio sul quale sono attorcigliate due
serpi le cui teste sono affrontate e le cui code sono divergenti in punta, esso
cimato da un volo spiegato (due ali aperte) o da due semivoli (un'ala a destra
ed un'ala a sinistra).
Calzato,
in araldica si dice di tipo di partizione dello scudo (v. partizioni dello
scudo).
Campagna,
in araldica si dice di figura che occupa la terza parte inferiore dello scudo,
vedi pezze onorevoli.
Campo,
in araldica si dice l’area dello scudo.
Campo di cielo, in araldicaè la definizione che caratterizza
il cielo al naturale (celeste) e non azzurro; é abbastanza rara.
Capo,
vedi pezze onorevoli.
Capo palo,
vedi pezze onorevoli.
Cappato, vedi
partizioni principali.
Caricare,
in araldica è posizionare una figura
sopra una pezza e viceversa.
Carnagione (di),
in araldica si dice di smalto del corpo umano non coperto da indumenti.
Castello,
in araldica è di forma solitamente quadrangolare, merlato alla guelfa o alla
ghibellina, formato da una torre centrale, può anche essere di due torri
laterali o di tre torri, ognuna delle quali ha tre merli solitamente
banderlonati (con bandiera).
Cavallo,
in araldica la sua testa si rappresenta sempre di profilo; può avere tanti
attributi; (vedi tavole nel testo).
Cavallo alato,
in araldica è il Pegaso; una figura chimerica.
Centauro,
in araldica si dice di una figura chimerica con il corpo di cavallo ed il busto
d'uomo. Si rappresenta passante.
Cercine,
in araldica si dice di striscia di stoffa, che prende i colori dell'arma dello
scudo, attorcigliata a ciambella e collocata sull'elmo per trattenere gli
svolazzi.
Chiave,
in araldica è solitamente rappresentata in palo, con l'ingegno verso l'alto
volto alla destra dello scudo.
Chimera,
in araldica si dice di mostro con la testa di leone, il corpo di capra, la coda
di serpente, vomitante fuoco dalla bocca e le narici.
Chiuso,
in araldica è il contrario di aperto, per le porte di torri e castelli, ma si
definiscono, in tal modo, anche le mani e gli elmi.
Cimato,
in araldica si dice di figure che ne hanno altre superiormente.
Cimiero,
in araldica dicesi di una figura che cima l'elmo di uno scudo: aquila, leone
ecc.
Ciclamoro,
in araldica si dice di grande anello che si inserisce isolato nello scudo.
Cinquefoglie, in araldica si dice di figura di fiore a
cinque petali a punta, col bottone centrale tondo, forato da cui si vede il
campo sottostante.
Cinta,
in araldica si dicono delle mura, con o senza merli che cingono una torre o
altro edificio.
Colmo, in araldica è il "capo" ridotto ad
un terzo della sua altezza.
Colori, vedi smalti.
Concessione (di),
in araldica si dice delle armi e delle pezze araldiche che si ricevevano in
concessione dai sovrani come ricompensa a vari servigi.
Coperto,
in araldica si dice di torri e di edifici che hanno il tetto spiovente oppure
con i tetti di smalto diverso.
Cornato,
in araldica si dice se ha le corna di smalto diverso; cornuto se l’animale ha
le corna.
Cornucopia, in araldica si dice di corno pieno di fiori,
frutta e spighe; simboleggia l'abbondanza.
Corona,
in araldica indica il grado di nobiltà dello stemma; si pone sopra lo scudo,
isolata, o sulla cima dell’elmo. Esistono svariati tipi di corone, vedasi testo
e disegni.
Cotissa, vedi pezze onorevoli.
Crancelino,
in araldica si dice di mezza corona di foglie di ruta posta in banda.
Crescente,
in araldica si definisce la falce di luna; vedi testo e disegni.
Croce,
in araldica si dice di pezza onorevole graficamente formata dall'incrocio di un
palo con una fascia. In araldica esistono quasi cento tipi di croci diverse; di
seguito si prenderanno in considerazione solo alcuni tipi più ricorrenti
nell'araldica militare.
Croce a chiave o di
Pisa, in araldica ha le braccia che
terminano a forma di chiave antica; si nominano della croce di Pisa e di Tolosa
è in particolare una croce patente, rintrinciata e pomettata agli angoli. Si
differenzia da quella di Tolosa che è invece vuota.
Croce alzata o del
calvario, in araldica si dice di croce latina
posta sui tre monti.
Croce a Tau,
in araldica si dice di croce di tre sole braccia; v. Tau.
Croce attorcigliata,
in araldica è composta di rami spine o tralci di vite attorcigliati.
Croce biforcata o di
Malta, in araldica ha i bracci che si
incidono divaricando le punte.
Croce costantiniana,
in araldica è con i bracci che terminano ad ancora di tre punte ed attraversata
dalle lettere greche X P.
Croce decussata o di
S. Andrea, in araldica è con i bracci posti in
decusse.
Croce dei Templari o
di Lorena, in araldica è una croce doppia.
Croce di Gerusalemme,
in araldica è una croce potenziata, accantonata da quattro crocette.
Croce finestrata o
mulinata, in araldica ha le caratteristiche di
avere un foro all'incrocio delle due traverse dal quale si vede il campo sottostante.
Croce greca,
in araldica è piana scorciata ed equilatera.
Croce latina,
in araldica si differenzia da quella greca per avere il braccio verticale di
lunghezza superiore a quello orizzontale.
Croce papale,
in araldica è a tre bracci trasversali; il primo corto, il secondo medio, il
terzo più lungo.
Croce patente,
in araldica nella quale i bracci si allargano verso i lati dello scudo.
Croce piana,
in araldica i bracci toccano i lati dello scudo.
Croce potenziata,
in araldica i bracci terminano con una piccola traversa perpendicolare ad essi.
Croce scorciata,
in araldica si dice della croce le cui braccia non toccano i lati dello scudo.
Croce vuota,
in araldica si dice della croce che lascia vedere il campo sottostante.
Crocetta,
in araldica si dice di piccola croce o numerose croci scorciate che si
posizionano all'interno dello scudo in modo diverso.
Cucito,
in araldica si dice generalmente di pezze e figure di metallo su metallo o
colore su colore.
Cuore (in),
in araldica si dice della figura posta al centro dello scudo.



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