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martedì 23 luglio 2019

Un anconetano del novecento

Fazio Fazioli 


nasce in Ancona nel 1888, figlio di Rinaldo e Luisa Ciarpaglini e quindi nipote di Michele Fazioli, primo Sindaco di Ancona sotto il Regno d’Italia. Egli quindi appartiene a quella sfortunata generazione che ha dovuto affrontare per ben due volte una guerra mondiale e soprattutto i difficili anni di ricostruzione, negli anni che le hanno seguite.
Appena diciottenne, si ritrova ad essere l'unica figura maschile della famiglia, perché tra il 1901 e il 1906 scompaiono il padre Rinaldo, il nonno Michele e gli zii Andrea e Alfredo. Di lì a poco, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale lo costringe ad interrompere gli studi e a raggiungere il fronte sull’altopiano di Asiago (Cima 11) al comando di una batteria di fotoelettriche con il grado di Tenente del Genio.
Riesce a laurearsi in Ingegneria solo nel 1920 e, poco dopo, si iscrive al Partito Nazionale Fascista ed entra nella Milizia Nazionale. In quel periodo, gli vengono affidati alcuni incarichi civici, tra cui quello dal nome curioso di “Commissario alle Acque e alla Grandine”.
Il suo grado nella milizia lo fece designare per frequentare un corso di artiglieria a Nettunia ed è proprio con quell'abilitazione che gli viene assegnato il Comando della Difesa Contraerea di Ancona, che comprendeva una serie di postazioni a Monte Cardeto, al Campo degli Ebrei, a Pietralacroce, al Molo Nord e a Forte Scrima.
Nei primi anni di guerra, il suo servizio scorreva senza particolari problemi, in quanto Ancona sembrava dimenticata. I guai veri incominciarono dopo l’8 settembre 1943: i Tedeschi iniziarono la ritirata sabotando le installazioni, il Regio Esercito era praticamente allo sbando perché nessuno sapeva più che pesci prendere, e Fazio fu posto in Licenza Illimitata. Poté fare quindi ben poco quando Ancona subì il primo bombardamento aereo alleato il 15 ottobre, che colpì la zona della stazione e ancor meno il 1° novembre: nella distruzione della città vecchia, tra gli altri, andò distrutta anche la casa di famiglia che Fazio aveva ereditato dal nonno Michele e che aveva finito di ristrutturare da pochi anni.
Verso la primavera del ‘44 Fazio decide di partire per Reggio Emilia con la famiglia: il fronte si stava avvicinando ed aveva qualche preoccupazione per eventuali ritorsioni o rancori per il suo passato fascista.
Il ritorno in Ancona dopo il passaggio del fronte fu molto triste. Fazio ristabilì la sua famiglia a Pietralacroce, tentando come tutti di rimboccarsi le maniche per tornare alla normalità. Nessuno mai si sognò minimamente di rinfacciare alcunché nei suoi confronti, anche se i suoi trascorsi e molto probabilmente l’età non più giovane, non gli hanno consentito di riprendere un’attività lavorativa vera e propria.
Gli fu di grande conforto la famiglia, che si era progressivamente allargata con l’arrivo dei nipoti, fino a quando non si spegne serenamente nel 1966.