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venerdì 30 giugno 2023

Le azioni che portarono alla conquista di Ancona 18 luglio 1944

 (Da La meridiana - Settimanale di Osimo , 18 luglio 2021)

La liberazione di Osimo.  Ricordare chi ci liberò

 

Secondo articolo ispirato all’intervento di Paolo Mieli, lo scorso 16 luglio 2021, nel quadro delle celebrazioni per il 77° anniversario della Liberazione di Osimo; come noto il giornalista ha proposto un interessante motivo di recupero della memoria e contrasto all’oblio, significando che sarebbe cosa degna di nota che strade, vie, rondò ed altro fossero intestati ai protagonisti di quelle giornate, i soldati polacchi del II Corpo e i soldati italiani del Corpo Italiano di Liberazione. Con la nota precedente abbiamo delineato l’iniziativa[1] ed indicato i nomi dei Comandanti polacchi, con questa indichiamo i nomi dei comandati del C.I.L. che furono i protagonisti di quelle giornate.

Perché i comandanti del Corpo Italiano di Liberazione ? Che cosa centrano costoro con la liberazione di Osimo? e con la battaglia per Ancona?

Negli anni si è costruita una storia che è basata su pochi presupposti. Noi abbiamo adottato un approccio più ampio sulla Guerra di Liberazione che si basa sul concetto militare di una guerra su cimque fronti; il sud, il movimento partigiano al nord, l’internamento in Germania ( la resistenza del “No”), la resistenza dei soldati italiani all’Estero (Grecia, Jugoslavia, Francia, Albania ecc.) e la prigionia di guerra (1943-1945)[2]. Rinviando al dizionario citato in nota per il framework adottato, qui possiamo dire che i Polacchi, senza l’intervento di ulteriori forze non avrebbero con le loro forze disponibili potuto conquistare Ancona. I rapporti di forza tra tedeschi (difesa) e polacchi (attaccanti) erano si a favore dei polacchi ma non sufficienti. Ovvero i polacchi non erano in grado di attuare una manovra a livello corpo d’armata, ma solo a livello divisionale. Questo lo appreso a loro spese con la sconfitta nella Prima battaglia per Ancona (1-6 Luglio 1944) in cui attuando una manovra a livello divisionale, avendo come obiettivo Ancona, a mala pena riuscirono a sorpassare Loreto e giungere sulla costa orientale di Crocette-Castelfidardo, perdendo il 25% delle forze corazzate (49 carri armati sui 200 disponibili) in quattro giorni di battaglia. Perdite inaccettabili per i risultati conseguiti. Sospesa la battaglia, riconsiderati i termini operativi, come da dottirna, Ancona poteva essere conquista solo con una manovra di Corpo d’Armata, ovvero impiegando con differenti compiti tre divisioni. I Polacchi avevano solo due divisioni la 3a “Lancieri dei Carpazi” e la 5a “Krescowa”.  Nel loro organico dal mese di aprile 1944 vi era anche il C.I.L., Corpo Italiano di Liberazione, 25 mila uomini con i supporti, ovvero una unità a livello divisionale. Questa era disseminata da Macerata fermo fino in Abruzzo, e si muoveva per via ordinaria, cioè a piedi. Il Comando della VIII Armata Britannica ed il XV Gruppo d’Armate in Italia avevano chiaramente detto che non vi era disponibili  per i prossimi mesi nessuna divisione ne altre turppe.

Convocato il gen. Utili comandante del C.I.L. (ed il suo capo di SM, Col Lombardi) al HQ Polacco  si elaborò in piano per l’attacco su Ancona, in gran parte suggerito dallo stesso Utili, facendo conto anche della sua esperienza come Capo di SM del gen. Messe in Russia con il CSIR. Il Piano prevedeva che, avendo come obiettivo Ancona, la 3a “Lancieri dei Carpazi” esercitasse il fissaggio (cioè bloccare il massimo forze tedesche minacciando attacchi) sulla parte destra dello schieramento (in pratica dalla Baraccola al mare verso est), la 5a “Krescowa” sfondasse al centro lungo la via di facilitazione Casenuove, Croce di San Vincenzo, Agugliano Cassero e sbucare a nord di Falconara (chiudendo in una sacca tutte le forze tedesche a difesa), il C.I.L. avanzare sulla sinistra, gravitare verso occidente puntare su Jesi, dando sicurezza e protezione al fianco attaccante polacco. Ancona sarebbe stata conquista per manovra, evitando combattimenti nel centro abitato.

Premessa fondamentale a questo piano era il controllo del crocivia di Filottrano punto focale delle vie di facilitazione che portano ad Ancona. Chi controlla Filottrano arriva in Ancona e questo i tedeschi lo sapevano bene tanto che, percepita la minaccia, il 7 luglio fanno affluire a Filottrano un intero battaglione della loro esigua  riserva. Compito di attaccare e conquistare Filottrano fu affidato al C.I.L., che in 24-36 ore, fu portato con autocarri sulle basi di partenza per l’attacco a Filottrano (gli autocarri che erano stati per mesi negati, spuntarono miracolosamente in poche ore e furono messi a disposizione degli Italiani). Conquista Filottrano il 9 luglio, entro una settimana il piano per Ancona poteva essere attuato. E così fu.[3] La volontà inglese di minimizzare ad ogni costo ed in ogni luogo ed in ogni momento l’apporto degli italiani alla guerra al tedesco (Prima con il I Raggruppamento Motorizzato, poi con il C.I.L., poi con i Gruppi di Combattimento) ha fatto si che noi nella nostra storia abbiamo cancellato questo apporto. Nessuno nel nostro territorio, Osimo compreso, sa che Osimo come Ancona sono state liberate con la partecipazione dagli uomini del C.I.L., come in effetti avvenne. Ancona è stata liberata dai Polacchi. Prova indiretta è il comportamento del Comando Polacco che avevano sul campo constatato che senza i 25.000 uomini del C.I.L. Ancona non sarebbe stata presa se non chiamando una divisone alleata, che non era disponibile al momento, da altri settori. La concezione brillante del piano, l’azione vittoriosa su Filottrano, premesse di successo, sono opera del C.I.L. l’azione di sicurezza svolta durante l’attacco, fondamentale per impedire manovre aggiranti tedesche sono così evidenti che permettono di dire che anche gli Italiani parteciparono alla liberazione del nostro capoluogo. A conferma di ciò l’atteggiamento tedesco: quando il 20 luglio mattina gli uomini del C.I.L. entrarono e conquistarono Jesi, il gen Hoppe, comandante tedesco diede l’ordine di abbandonare tutte le posizioni di resistenza e porsi in salvo oltre il fiume Cesano. Ancona era definitivamente al riparo di ogni minaccia tedesca. Normalmente se una cosa uno non la vuole ottenerem non la ottiene, così come se uno vuole negare una cosa normalmente la  nega. In tutta questa vicenda prevale la volontà britannica,  di non dare nessun merito agli Italiani. Fino al 1949, dopo il trattato di pace, e l’entrata dell’Italia nella NATO questa era la loro posizione. L’apporto delle Forze Armate Italiane ( oltre 500 mila uomini alla fine della guerra) è negato. Dopo il 1949, ma ormai l’onda era passata,  arrivarono i riconoscimenti,, quelli che ancora oggi non sono arrivati dagli Italiani per gli uomini che combatterono nel I Fronte la Guerra di Liberazione.

Con questa iniziativa cerchiamo di fare del nostro meglio e quindi onorare chi partecipò come soldati italiani alla liberazione delle nostre terre, sotto comando Polacco, dedicando loro vie, vicoli, larghi e rondò di terre per cui combatterono. Fuor di retorica, ricordare e combattere l’oblio, ormai dominante potrebbe essere degno di nota ricordare, con i comandanti, quei soldati che sono stati e sono gli ispiratori dei componenti dell’Esercito attuale, loro erede, che come loro, non si è mai risparmiato e non si risparmia per il bene di tutti.

Questi comandanti erano:

Gen. Giovanni Messe, Capo di Stato Maggiore Generale, comandante di tutte le forzr armate italiane nel 1944

Gen. Paolo Berardi, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, nel luglio 1944

Gen. Umberto Utili, Comandante del Corpo Italiano di Liberazione del luglio 1944

Col. Lanfranco Lombardo, Capo di SM del Corpo Italiano di Liberazione

Gen. Ettore Fucci, vice comandante del Corpo Italiano di Liberazione

I Comandanti sono a livello di Comandante di Corpo. Ovviamente non è nel progetto, per ragioni di opportunità, indicare i Comandanti di Brigata, come il gen. Moriggi, l’artefice di Filottrano, di reggimento, Ten.Col. Briatorre, artecice della liberazione di Jesi, , Col Valfè di Bonzo, Col. Leandro Giaccone ecc. o equivalenti che sono oltre una decina e men che meno i comandanti di battaglione che sono tre volte tanto.

Nelle pubblicazioni indicate in nota[4] saranno compilate le biografie dei Comandanti citati, ed anche quelli di livello ordinativo inferiore non citati, che potrebbero essere di utilità nel corpo del progetto.[5] Anche attraverso le colonne della “La Meridiana”, oltre che sul blog “marche1944.blogspot.com,  aggiorneremo chi è interessato a questa iniziativa degli sviluppi futuri.

 

 



[1] Chi volesse ulteriori dettagli Info: federazione.ancona@istitutonastroazzurro.org

[2] Vds Dizionario minimo della Guerra di Liberazione, Roma-Viterbo, Edizioni ArcheAres, Collana I Libri del Nastro Azzurro, 2018-2022, 8 Volumi.

[3] Una dettaglia ricostruzione di quanto detto sta in Coltrinari M., Il Corpo Italiano di Liberazione e Ancona. Il passaggio del fronte: giugno-luglio 1944. Il tempo delle oche versi e del laro rosso, Roma, Università la Sapienza. Ed Nuova Cultura, 2014, La ricostruzione è correlata dalle Note di Diario ( Giugno - Luglio 1944) dell’osimana Francesco Bonci che riporta come ha vissuto Lei e la sua famiglia in Osimo quei giorni di paura e di tragedia

[4] Via via che si completano saranno pubblicate su “www.coltrinarimarche1944.blogspot.com”

[5] Le foto sono tratte da Giuseppe Campana (a cura di) La Battaglia di Ancona del 17-19 luglio 1944 ed il Corpo d’Armata Polacco, Ancona, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione delle Marche. Il progetto vuole anche rendere omaggio a Giuseppe Campana che si impegnò con estremo successo  a ricostruire  questi avvenimenti  ed a mettere a disposizione di tutti materiale di archivio di estremo interesse. Un doveroso omaggio allo studioso ed all’amico difficilmente dimenticabile.

lunedì 19 giugno 2023

Dizionario di Araldica R -S

 I PRECEDENTI POST SONO STATI PUBBLICATI IN DATA 10 E 20 MARZO E 20 E 30 APRILE 2023 CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLO STEMMA DI ANCONA



R

Rabescato, in araldica si definiscono le screziature del campo e dello smalto di alcune pezze.

Ramo di cervo, in araldica è un solo corno di cervo a sei punte.

Ramoso, in araldica è attributo delle corna del cervo di smalto diverso dal corpo.

Rampante, in araldica è la posizione normale del leone, per cui non si blasona; esso è dritto sulla zampa sinistra posteriore e di profilo; la zampa destra anteriore più alta della sinistra. Il cavallo, invece, si dirà "inalberato", l’orso "levato", il toro "furioso" ed il lupo "rapace" a volte con l'agnello tra le fauci.

Re,  in araldica si raffigura con il manto e la corona.

Reciso, in araldica si dice di rami d'albero e di membra di animali entrambi tagliati.

Re d'armi, in araldica si dice di capo degli araldi; egli custodiva gli stemmi e apportava le modifiche che venivano introdotte per concessioni ed alleanze.

Re moro, in araldica si dice di testa di arabo con turbante, viene posto di fronte o di profilo.

Ridecussato,  in araldica ,disposto nuovamente "in decusse".

Riguardante, in araldica si dice di figura che fissa un'altra figura.

Rimirante, in araldica si dice di due figure di animali, spesso sostegni o tenenti, che sono affrontati ma con la testa girata all’esterno.

Rincontro, in araldica si dice di testa recisa di animale, spesso di cervo, posta di fronte; se è di leopardo essa è nella posizione normale quindi non si blasona.

Ristretto, in araldica si definisce terreno o monte non uscente da una partizione bensì isolato.

Ritirate, in araldicasi dice di pezze onorevoli che toccano lo scudo solo con un'estremità; possono essere ritirate in capo o in punta.

Ritto, in araldica è caratteristica dell'orso in posizione rampante.

Rivoltato o rivolto, in araldica si dice di animali o figure volte verso la sinistra dello scudo; l'aquila, ha rivoltata solo la testa ed in questo caso si blasona; come ad esempio l'aquila guelfa.

Rombo, fuso o losanga, in araldica è una pezza onorevole.

Rosa (araldica), in araldica si rappresenta come un fiore a cinque foglie arrotondate con un bottone al centro.

Rosso, vedi smalti.

Rostrato, in araldica si definisce così il rostro dell'aquila di smalto diverso dal corpo.

Rotella di sperone, in araldica di dice di stella a sei punte forata al centro, simboleggia nobiltà ed antica cavalleria.

Rovere, in araldica è sinonimo di quercia.

Ruota, in araldica è solitamente ad otto raggi; se ne ha più o meno si blasonano.

Ruota dentata, in araldica è la ruota tipica dei meccanismi.

S

Sagittario, in araldica è centauro armato solitamente rappresentato mentre scocca la freccia.

Salamndra, in araldica rappresentata in mezzo al fuoco, essa è rivoltata con la coda alzata. |

Sbarra, vedi pezze onorevoli.

Scaglionato, in araldica si dice di scudo o pezza coperta di scaglioni sempre in numero pari con gli smalti alternati; se composto da sei pezzi non si blasona.

Scaglione, vedi pezze onorevoli.

Scaglionetto, in araldica si dice di scaglione ridotto a metà della sua larghezza.

Scorciato, in araldica si dice delle pezze che non toccano con le estremità i bordi dello scudo.

Scudetto,  in araldica di dice di piccolo scudo che si inserisce nell’arme; spesso si pone sull’inquartatura.

Scudo, in araldica è il fondo sul quale vengono poste le figure e le pezze araldiche.

Seminato, in araldica si dice dello scudo cosparso di stelle, gigli, api, bisanti ecc.

Semivolo,  in araldica è l'ala destra dell'aquila; se è la sinistra va precisato.

Serpe,  in araldica è verde ed è rappresentata ondeggiante ed in palo

Sfera celeste, in araldica è la sfera sulla quale sono rappresentati i segni zodiacali e le costellazioni.

Sfinge, in araldica si dice l' animale chimerico che ha il viso ed il busto di donna, corpo di leone o di cane, zampe di leone e coda di drago.

Sinistrocherio,  in araldica è il contrario di destrocherio; è il braccio sinistro che, muovendosi dal lato dello scudo, è rappresentato nel campo.

Smalti, in araldica si definiscono nel linguaggio araldico i "colori" i "metalli" le "pelliccie" di cui sono composti gli scudi. In particolare i metalli sono oro e argento; i colori, rosso, azzurro, nero, verde, porpora. Le pelliccie sono ermellino e vaio.

Sole,  in araldica si raffigura rotondeggiante e con occhi naso e bocca, "figurato", contornato da 16 raggi d'oro, metà dritti e metà ondeggianti.

Sonagliato, in araldica è la caratteristica del falcone dalle cui zampe pendono i sonagli.

Sorante, in araldica è la caratteristica posizione di un volatile nell'atto di spiccare il volo.

Sormontato, in araldica si dice di una figura o pezza che ne ha un'altra sopra senza contatto.

Sostegni, in araldica si dice di figure o animali che sostengono lo scudo lateralmente.

Spada,  in araldica è solitamente d’argento guarnita d'oro, si rappresenta verticalmente, "in palo", con la punta in alto.

Spaventato,  in araldica è attributo del cavallo nella posizione "rampante", si dice anche "inalberato".

Spiegato,  in araldica è la caratteristica del volatile con le ali aperte verso il lato superiore dello scudo; es.: aquila spiegata di nero.

Sradicato, in araldica si dice delle radici di una pianta con smalto diverso dal rimanente.

Stella,  figura araldica di cinque raggi; se i raggi sono più numerosi essi vanno menzionati, "blasonati".

Stella di David, in araldica stella a sei raggi composta di due triangoli equilateri sovrapposti; essa è generalmente vuota.

Stellato, in araldica è caratteristica di figura o pezza "seminata" di stelle.

Stendardo,  in araldica è un sinonimo di bandiera, insegna.

Sul tutto, in araldica si dice di figura o più spesso scudetto posto su una inquartatura o su una partizione dello scudo.

Supporti,  in araldica si dice di figure poste ai lati dello scudo per sostenerlo; vedi sostegni.

Svolazzi o lambrecchini, in araldica si dice di ornamenti esteriori frastagliati e smaltati che scendono dall'elmo ai lati dello scudo.